LA SCRITTRICE LAVORAVA A UNA GRANDE STORIA DI FAMIGLIA: L’AVEVA INTERROTTA L’11 SETTEMBRE, E SI ERA RIMESSA AL LAVORO NEL 2004
Fallaci, il mistero delle cinquanta pagine mancanti
17/9/2006
di Mario Baudino
Oriana Fallaci
FIRENZE. Tutto quel che manca è la certezza sul titolo, custodito piuttosto gelosamente dalle pochissime persone che ne hanno discusso con Oriana Fallaci. Per il resto, il giallo del romanzo che la scittrice annunciò di avere interrotto l'11 settembre, e di cui poi non si seppe più nulla, è giunto al suo culmine e quindi a un passo dalla soluzione, proprio nel giorno che precede la sepoltura.
Perché lei, in qualche modo, aveva pensato a quanto tempo le rimaneva, e si era posta il problema di quelle pagine (almeno 300, battute a macchina) dove attraverso vari personaggi che si susseguono dal '700 alla liberazione di Firenze, ma tutti insieme rappresentano l'unica voce dell'autrice, narra la storia della famiglia Fallaci, anzi di due famiglie, quella materna e quella paterna, intrecciata ai grandi eventi che si muovono sullo scenario del mondo. Il testimone passa da un saltimbanco a una strega, viene ripreso da personaggi magari minori che raccontano ognuno la loro porzione di esperienza, ma tutta la saga famigliare è rigorosamente documentata.
Un romanzo d'addio, una sorta di sprofondamento nelle origini, nel buio frenetico della storia, nel gioco delle generazioni. Lei aveva condotto ricerche minuziose, consultato documenti, scavato in biblioteche, ordinato da New York una quantità di libri ai suoi abituali interlocutori della Rizzoli. I due testimoni E ne aveva parlato con i più cari amici fiorentini, due, che ora si schermiscono, anche se qualcosa ammettono. Il ritorno al romanzo data del 2004, anno in cui uscì la sua prima intervista a se stessa. Oriana Fallaci, già malata, aveva cercato di riprendere il lavoro. «La famiglia è sempre stato uno dei suoi interessi, ci teneva davvero - racconta l'amico -. Nelle nostre lunghe converazioni, amava infilare aneddoti sugli antenati, spesso molto divertenti». Per esempio? «Ora non li ricordo. Mi sembrava un tradimento, una volta uscito da casa sua, fissare quelle conversazioni sul taccuino».
Quelle impressioni sono però rimaste nelle pagine tormentate (e di volta in volta fotocopiate) che ora quasi certamente troveranno la via della pubblicazione. Il romanzo resterà una «incompiuta», anche se di poco. Secondo Gianni Vallardi, che alla Rizzoli - prima di passare alla Cairo editore ed ora a Mondadori - ne lesse una stesura già molto avanzata, mancava pochissimo, «tre o quattro pagine al massimo nell'ultimo capitolo».
Altri correggono parzialmente il quadro, probabilmente perché nel frattempo Oriana Fallaci, che nella scrittura era una terribile perfezionista, mai soddisfatta di sé, aveva cambiato idea. Nel febbraio scorso, a New York, parlò di quel libro con interlocutori editoriali: potrei anche bruciarlo, ma in ogni caso le ultime 50 pagine sono ancora tutte qui, disse battendosi un dito sulla fronte. E terminò con una delle sue battute provocatorie: «Così non potrete mai pubblicarlo, perché è incompiuto». Stava semplicemente cercando di risolvere gli ultimi dubbi, o voleva davvero che restasse inedito? In ogni caso, è assai improbabile che sia questa la conclusione. Se la nostra fonte non esclude che il libro potrebbe persino essere stato distrutto - la Fallaci non ha mai usato il computer, e salvo le carte che affidava a una biblioteca newyorkese, bruciava volentieri i fogli riiutati, o li riduceva in mille pezzi -, altri, sempre con discrezione, fanno capire che nelle sue ultime volontà ha avuto modo di occuparsene, dando precise istruzioni agli eredi. Si è parlato anche di un titolo, forse semplicemente «Padri». Vallardi lo giudica «di gran lunga il suo libro più straordinario».
«Dal punto di vista dell'autrice - spiega - aveva ancora bisogno di una robusta messa a punto, diciamo un anno di lavoro. Dal mio, invece, era assolutamente pubblicabile nello stato in cui si trovava quando l'ho letto». Sarà bestseller Se, com'è ormai quasi certo, troverà la via della pubblicazione, sarà l'ultimo, grande bestseller postumo, con il marchio Rcs International. Sulla sigla editoriale, almeno, le incertezze sono veramente pochi. Nonostante baruffe quasi quotidiane, il legame con la casa editrice è sempre stato saldissimo, un altro vincolo «famigliare», appunto. Oriana Fallaci non incassava neppure le royalties dei suoi libri con la cadenza abituale degli autori. Le lasciava «depositate» in Rizzoli, prelevando il denaro mano a mano che le serviva. Proprio come, una volta, si faceva in famiglia.


Rispondi Citando
