BENEVENTO STREGATA
La leggenda
Narra la leggenda che ai tempi del Ducato Longobardo, un paio di miglia fuori dalla città di Benevento, un serpente di bronzo appeso ad un albero di noce era meta di un culto misterioso che trascinò alla perdizione gli abitanti della città, la quale venne scelta dal Demonio come casa.
Sotto il magico noce, nelle notti di giovedì e venerdì, in alcuni periodi dell'anno più che in altri, si radunavano le streghe, che qui convenivano da ogni parte e ballavano danze di morte, si univano ai demoni e portavano la perdizione su tutta la terra intorno.
Erano tempi bui come la notte, mentre le armate dell'esercito Bizantino cingevano d'assedio la città, affamando e portando morte, il cielo chiedeva per la salvezza di Benevento, che quel culto pagano e diabolico fosse soppresso e che il Noce delle streghe fosse sradicato. La pianta fu abbattuta con la scure da San Barbato, allora vescovo, ma il culto delle streghe nere non cessò e resistette nel silenzio delle notti fredde ed umide per la vicinanza del fiume. Lo stesso albero "grandioso e verdeggiante anco in mezzo inverno, ricompariva nelle notti di Sabba" nello stesso punto e in altri ancora e, poiché quando un luogo è maledetto, tale resta per sempre. Ancora oggi si dice che le creature della notte tornino nel luogo che chi le ha precedute aveva scelto e di esse nessuno ha dato testimonianza per il terrore, ma solo i passanti ne descrivono le urla e gli agghiaccianti rumori.
Le testimonianze storiche
Il materiale sulle streghe di Benevento e sul Noce é vastissimo, non si contano i libri che sono stati scritti, per ovvi motivi qui sono riportate poche essenziali notizie, tali da rendere l'idea della storia, senza creare confusioni.
Gran parte di ciò che abbiamo sul Noce di Benevento e sulla sua possibile ubicazione é noto da scritti medievali che narrano testimonianze dirette e indirette delle streghe e sui processi dell'Inquisizione di tutta Italia.
Tuttavia la fama di questo posto si diffuse così tanto che ne troviamo traccia, oltre che nella letteratura italiana, anche in quella straniera e citazioni le abbiamo anche nel Machbeth di Shakespeare.
Ma la leggenda, le citazioni, le tradizioni sono molto più antiche. Il noce, sotto cui si radunavano le streghe e i demoni, fu abbattuto intorno all'anno 665; il vescovo Barbato condusse nel posto maledetto una gran processione di persone e, dopo averlo abbattuto, fece estirpare le radici così da cavar via il male dalla terra; nelle radici trovò un demone che lo stesso santo ammazzò con l'acqua santa.
Tuttavia, questo non servì a purificare il luogo dal male.
Le adunanze di streghe continuarono per secoli, tanto che noi ne possiamo trovare testimonianze precise e dettagliate anche nel periodo dell'Inquisizione e fino al 1600.
La storia delle streghe di Benevento quindi si protrae per almeno un millennio, ma ci sono validi motivi per credere, che non solo essa sia molto più antica del sesto secolo, ma che ancora oggi sia attuale e veritiera.
Prima delle Guerre Sannitiche la città si chiamava Maleventum, ed era una potente citta sannitica poi, dopo la conquista Romana e la vittoriosa battaglia che qui si combattè contro il re Pirro nel 275 a.C., i Romani ne cambiarono il nome in Beneventum. Ed é certo che essa fu il luogo di un importante e diffuso culto pagano legato alla dea egizia Iside, dea della magia. Pare che i riti di questo culto si svolgessero attorno a due alberi magici già nel'88 d.C.; ma sul perché la città portasse quel nome, si fano solo ipotesi.
Quelle che seguono sono solo una piccola parte delle numerosissime testimonianze che abbiamo sul luogo a cui convenivano le streghe ed i maghi da tutto il mondo.
La maga Alcina fu una delle potenti streghe che qui venivano ad adorare i demoni, venne ad abitare in questa città nel luogo che si chiamava Pietra Pulcina, Pietrelcina.
La strega Violante confessò al tribunale del Santo Officio della città, che non era consentito a tutte le streghe di recarsi al Noce, ma solo a quelle che avessero particolari requisiti, le cosiddette arcistreghe.
Il giorno in cui avvenivano i raduni era il venerdì, forse perché secondo la tradizione cattolica questo é il giorno della morte di Gesù.
Nell'anno 1428 la strega umbra, Matteuccia, si recava al Noce di Benevento in volo per partecipare "alle immortali tregende", dopo aver recitato questa formula:
"Unguento, unguento,
mandame alla noce de Benevento.
Supra acqua e supra vento
et supra omne maletempo".
Dai verbali del suo processo a Todi nel 1428.
Altra citazione é quella di Bernardino da Siena, durante il suo discorso quaresimale a piazza del Campo.
L'uditore Paolo Grillando di Castiglione Fiorentino, in alcuni processi tenutisi dal 1524 al 1527, affermava che il maggior luogo di ritrovo delle streghe, era sotto un noce nel beneventano.
Durante uno dei sui interrogatori nel 1524, due streghe gli confessarono gli orrendi riti che erano solite praticare sotto il magico Noce. Ad ognuna di esse era assegnato un demone, che doveva accompagnarle sempre e servirle a comando, ma loro non dovevano contraddirlo mai, altrimenti sarebbero andate incontro a tormenti senza fine, il nome del suo demone era Martinetto o Maestrino.
Pietro Piperno ha scritto un'opera, il "De nuce maga Beneventana". Il trattato é del 1635 circa e narra la completa storia della leggenda e degli episodi che si verificarono nel secolo precedente, in maniera dettagliata e precisa, e parte delle sue storie sono trattate anche in questo articolo.
All'epoca il noce era già stato abbattuto da parecchio, la leggenda di San Barbato infatti, é non anteriore del IX secolo, e ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, che la perversione andò avanti per secoli.
Le varie descrizioni fanno trasparire una grande preoccupazione per il fatto che anche gli abitanti della città erano a volte trascinati nella perdizione, le streghe tendevano a fare allievi tra la popolazione, il male si diffondeva come una pestilenza e sembrava inarrestabile, fin che la scure del coraggioso vescovo beneventano non spazzò via l'albero del male .... ma era solo un illusione.
Si narra che del Noce era rimasto il grosso tronco cavo all'interno, e in esso venivano spesso ritrovate ossa, a volte anche di bambini e di giovani in tenera età, innocenti rapiti dalle Janare cattive.
Il luogo
Sull'esatta ubicazione del Noce ancora oggi gli studiosi non sono concordi, infatti anche dalle testimonianze medievali che ora si riportano, la descrizione dei posti fa pensare che ci fossero più punti in cui si radunavano le streghe, cosa questa che trova conferma nella leggenda originaria.
Il luogo dove era collocato il Noce, quello sradicato da San Barbato, si pensa sia allo Stretto di Barba, gola sinistra sulla strada vecchia per Avellino, dove oggi sorge una chiesetta abbandonata, che apre la strada ad un bosco spettrale.
Ad avvalorare questa ipotesi ci sono alcune descrizioni contenute in antichi testi. Si racconta di uomo chiamato Lamberto di Altavilla, della terra di Altavilla lontana sei miglia da Benevento; una sera partì da Benevento per Altavilla e, lungo la strada, vide una grande riunione di uomini e donne. Un'altra storia narra di una strega che si era recata al Sabba, ma sulla via per il ritorno era stata colta dall'alba e così abbandonata dal suo demone accompagnatore, cadde a terra sofferente e stremata, fu raccolta da un viandante sulla strada per Altavilla, un contadino che la portò a casa sua e se ne prese cura, ma fu troppo curioso, insisteva perché la donna gli rivelasse la verità sul luogo dove era stata la notte prima. La curiosità fu fatale al contadino, poichè di lui non si seppe più niente, di lui furono trovati solo i vestiti che indossava, dalla madre e dalle sorelle.
Tuttavia ci sono altre testimonianze, che ci fanno pensare che il luogo fosse un'altro, sempre lungo il fiume Sabato, ma più vicino alla città, in pianura e, strana coincidenza, anche in questo posto oggi sorge una vecchia chiesetta abbandonata, oltre ad un vecchio cimitero, i quali hanno probabilmente ispirato le storielle delle vecchie abitanti della contrada.
Paolo Grillando narra la storia di un contadino laziale che, vedendo la moglie uscire di notte di gran fretta e rincasare all'alba, la costrinse a farsi portare con lei.
Nonostante le sue raccomandazioni, di non pronunciare mai le parole, "DIO, Gesù" il contadino giunto al Sabba, chiese del sale per insaporire i pasti che gli erano offerti (le streghe non usano il sale) e poiché questo tardava, quando finalmente glielo portarono esclamo: "... sia lodato Gesù, finalmente il sale..."
Tutto intorno a lui sparì e rimase solo e quasi morì di freddo, infatti questo luogo é in una pianura vicino al fiume Sabato, dove per l'umidità del fiume e per le vicine colline che lo circondano, vi é molto freddo.
Questo luogo é verosimilmente una zona poco abitata al di là del Ponte Leproso, dove inizia una stradina stretta; si incontra subito un grosso crocifisso che apre la strada il quale, quasi come un monito o una protezione, si mostra agli occhi di chi passa di lì.
Questo posto é molto caratteristico o meglio era perché la superstrada che hanno costruito, lo ha completamente rovinato; é abitato da anziane signore, spesso vedove e da poche famiglie che vivono lì da decenni.
Oltre le poche case che sorgono nei pressi della vecchia chiesa stregata, c'é la piana del fiume Sabato.
Questo luogo é infestato dai Folletti che non sono creature cattive, in quanto i poveri anziani contadini del posto non ne possono proprio più dei loro scherzi.
Infatti la passione dei folletti é quella di intrecciare il crine ai cavalli; a volte la notte infastidiscono gli animali e fanno un rumore del "diavolo", ma i poveri contadini non riescono mai a beccarli sul fatto, sono solo costretti a dover sciogliere la criniera dei loro poveri cavalli.
Le storie che si raccontano in queste contrada sono storie di altri tempi, alcune saranno proposte in seguito. Le anziane signore vestite di nero della periferia le raccontano ai loro nipoti per farli stare buoni ed é un vero peccato, perché l'impressione è che questo immenso patrimonio folcloristico sia destinato a scomparire insieme a quelle vecchie signore, che non mettono in dubbio nemmeno per un momento l'esistenza reale, passata e attuale delle Streghe nere di Benevento.
Streghe al rogo
Mariana di San Sisto.
Nell'anno 1456, Mariana venne accusata di andare con una sua compagna a danzare con i diavoli sotto un noce nel beneventano, torturata alla fine confessò. Andavano a rapire i bambini nella notte per succhiare da loro l'anima, e ne bevevano anche il sangue. Accusata di aver ridotto in fin di vita il bambino di Paolo Giacomo, detto il Barbiere, e Flora Schiavo, fu condannata al rogo.
Bellezza Orsini, 1600 circa.
Questa é la storia più famosa dalle nostre parti, era una strega dichiarata, era famosa per i suoi malefici e venefici.
Era esperta di erbe e medicinali, un giovane in cura presso di lei, morì a seguito di una malattia e i suoi parenti accusarono Bellezza di averlo stregato e ucciso.
Questo fu solo l'inizio di una lunga serie di denuncie che seguirono.
Così fu condotta al carcere di Fiano e sottoposta a crudeli interrogatori, confessò che il luogo dei raduni era sotto il Noce e che le riunioni più importanti avvenivano ogni tre anni (ma si sa che non era affatto così, forse volle proteggere il culto), tra le altre cose diceva di possedere un libro con scritti tutti i "segreti del mondo".
Condannata al rogo, si suicidò in carcere, colpendosi piu volte la gola con un chiodo.
Faustina Orsi, anno 1552.
Fu accusata di aver ucciso molti bambini dopo averli "stregati con le sue medicine"; anche lei confessò, pur con descrizioni meno dettagliate di quelle di Bellezza. Lei però affermava di aver commesso molte opere malvagie, ma anche di essersi pentita, infatti da più di due anni non si recava più al Noce. All'epoca del processo aveva 80 anni; l'anzianità e il suo pentimento non le risparmiarono il rogo. Morì bruciata come le altre streghe.
Abele De Blasio, studioso dell'argomento, ci dice che a Benevento erano conservati i verbali di oltre 200 processi per stregoneria, presso la Curia Arcivescovile.
Ma gli atti furono fatti sparire, distrutti probabilmente, nel 1860, prima dell'arrivo delle truppe garibaldine, per evitare che fossero utilizzati come propaganda anticlericale nel difficile periodo che precedeva la presa di Roma.
"… io non conosco leggende che come questa siano diffuse in ogni parte del vecchio continente; salvo ovviamente la legge di adattamento, ond'essa è uscita qua è là modificata da elementi etnici, ma il nome di Benevento vi è sempre conservato ..."
A. Jamalio da "La Regina del Sannio"
In mezzo a noi…
La gente di queste parti non ci tiene a raccontare le proprie storie, si crede che quando si racconta a qualcuno la storia di una strega, questa poi ritorni a bussare alla tua porta. Ma ci sono alcuni ragazzi che hanno fornito un contributo importante, hanno chiesto di rimanere anonimi e qui si riportano alcuni dei loro racconti. Alcuni fatti hanno avuto un epilogo tragico e di questo non si dirà niente per rispetto delle persone interessate.
La Janara è la strega di Benevento.
Una delle derivazioni del termine è dal latino "ianua", che vuol dire "porta", ed essa è considerata dalla leggenda come l'insediatrice delle porte.
Tuttavia non si sa se le Janare e le streghe siano la stessa cosa, in effetti ci sono differenze nel loro modo di agire, ma anche molte similitudini, come la passione per i bambini innocenti.
Entra in casa tua come il vento, di solito lo capisci, perché un gelido soffia e ti sfiora il viso.
Quando una Janara ti fa visita una volta, dopo ritorna, fino a quando non riesci a vederla e allora le devi dire, "Vieni domani a prendere il sale!"; la Janara se ne va e il giorno dopo, per qualche misterioso motivo, deve tornare da te a prendersi il sale e la prima donna che entrerà in casa tua sarà una Janara.
Le Janare sono di solito descritte come donne malvagie, anche se non è chiaro di che tipo di entità si tratti, di solito molestano i bambini, si siedono sul loro petto e gli impediscono di respirare, intanto li maltrattano; infatti, premendogli il petto con il loro peso, i bambini non riescono ad emettere un grido.
Questo tipo di entità è presente in molti paesi, lungo il corso del fiume Calore, nella provincia di Benevento, mentre in città si parla di Streghe.
Le vecchie streghe di Benevento agiscono in modo un pò diverso. Così come il lupo mannaro che non entra nelle case, se davanti la porta ci sono più di due scalini, anche la strega ha una fobia, un ossessione da cui non può sottrarsi. Di notte entra dalla porta principale ma se si trova davanti una scopa, o un sacchetto di grani di sale, deve contare tutte le setole della scopa e tutti i grani del sacchetto senza sbagliare, altrimenti non può entrare.
E mentre conta, intanto si fa giorno e la luce le fa perdere i poteri, così l'abitante della casa è salvo, almeno per un'altra notte.
E' cosi che si difendono le persone da queste parti, almeno quelle che sono già state "visitate" da una strega, mettono una scopa davanti alla porta.
Ma c'è un'altra cosa che non bisogna mai fare: mai aprire la porta. A differenza delle Janare, infatti, la strega bussa prima di entrare. La più famosa strega di questi tempi, forse ancora in circolazione, è la Zucculara, che infesta il quartiere storico del Triggio. Si chiama così perché corre per le stradine strette con dei grossi zoccoli, che fanno un gran rumore sulle strade di pietra, bussa alle porte delle vecchie case medievali, abitate per lo più da famiglie che sono lì da una vita e ancora più spesso da anziani e vedove. Ma se vai ad aprire la porta, fuori non c'è nessuno, senti solo il rumore dei suoi zoccoli e la sua risata che si spegne lentamente dietro la sua ombra.
Sono anni che si racconta di lei, ma in verità non si sa chi sia in realtà, se solo uno spirito femminile inquieto oppure una vecchia strega ancora viva e vegeta.
Le persone che dicono di averla vista sono molte, ma la storia è sempre la stessa, lei bussa violentemente alla porta e quando vanno ad aprire, se ne riesce a vedere solo l'ombra fuggente.
Gli avvistamenti della Zucculara, sono talmente tanti, che la possiamo considerare più che una realtà.
Non sembra che ci siano episodi di sangue legati alla sua presenza, pare che si diverta semplicemente a mettere paura alla gente, ma ci sono storie che forse la riguardano, che ci raccontano una versione differente.
Nel 1985, si diffuse una storia: in una scuola elementare alcuni bambini tornavano piangendo dal bagno e con lividi sul dorso delle mani; raccontavano di una vecchia signora che li rimproverava dicendo: "Se continui a dire le bugie, una di queste notti vengo e ti porto via …"
Le maestre e i maestri non hanno mai trovato conferme a queste storie, non c'era mai nessuno nei bagni, ma si limitavano a raccomandare ai genitori di venire sempre a prendere i figli a scuola, anche quando abitavano vicino, tuttavia l'unica cosa che accadde è che si diffuse il sospetto che i maestri maltrattassero i bambini.
Un insegnante di questa scuola, notò all'uscita, una signora anziana, quasi tutti i giorni, ma mai di venerdì, che se ne stava in un angolo e con una caramella nella mano cercava di attirare i bambini soli. La cosa era molto strana, tanto che il maestro, raccomandò alla classe di non avvicinarsi mai a quella vecchia e nel caso fossero stati seguiti, di cominciare ad urlare e chiedere aiuto.
Ma si sa come sono i bambini e così un gruppetto di loro, evidentemente nessuno di quelli che aveva visto una "vecchia nel bagno", all'uscita dalla scuola, cominciò ad infastidirla, gli tiravano anche le arance della mensa. Il maestro a questo punto, intervenne rimproverando i bambini e così fecero anche i genitori ma quando chiedevano alla signora dove abitasse, chi aspettava a scuola, lei non rispondeva, si agitava ed emetteva una specie di lamento, come se fosse muta.
Un giorno, poiché i bambini continuavano ad infastidirla e non andavano per niente per il sottile, il maestro le chiese nuovamente di accompagnarla a casa in macchina e questa volta la signora accettò, quello che ci è stato raccontato a questo punto è frutto dei ricordi del figlio di quell'uomo, che frequentava la stessa scuola ed era in macchina col padre.
L'anziana donna entro nella macchina, si sedette a fatica sul sedile anteriore, il suo corpo emanava una specie di gelido alito "... era come stare vicini al frigorifero aperto ...", arrivati alla casa lei scese e si avvicino alla porta.
Era una normalissima casa, tipica del quartiere, ma quando l'uomo girò la macchina per tornare indietro, vide la sagoma della vecchia che velocissima, non sembrava nemmeno camminasse, che entrava in un'altra casa di fronte a quella dove si era incamminata, la quale era ed è completamente in rovina. Sceso dalla macchina la seguì, ma quando entrò nella casa, non trovò nient'altro che erba alta e ferro arrugginito ovunque.
Quella casa a pezzi si è sempre ritenuta stregata ed è da sempre meta di curiosi, soprattutto bambini del posto all'uscita dalla vicina scuola; ma purtroppo si sono verificati molti incidenti lì, alcuni molto gravi, per cui le porte e le finestre, anche quelle del secondo e terzo piano, sono state murate. Secondo alcuni per via delle siringhe buttate lì dai drogati, secondo altri per evitare altri strani incidenti; molti dicono, per chiudervi dentro il male, fatto sta che nessuno ha più visto o sentito quella signora.
Il giovane che ha raccontato questa storia, attribuisce a quella vecchia "strega", molte sventure che hanno colpito la sua famiglia.
Nel settembre del 1999, due giovani beneventani, appassionati di misteri, hanno girato un filmato allo Stretto del Barba, luogo dove pare sorgesse il magico Noce.
Il filmato dura circa mezz'ora, ed è la testimonianza che in quel luogo, ancora oggi accade qualcosa di inspiegabile. All'epoca del filmato, la strada che porta alla chiesa era chiusa, bisognava procedere a piedi per circa un chilometro, costeggiando il bosco, in un posto isolato e buio come la notte.
E' un sabato notte, quando i due amici decidono di andare "dalle streghe", prendono la telecamera e partono per la loro avventura. Una volta giunti allo Stretto, parcheggiano la macchina davanti ai blocchi di cemento che chiudono la strada e si avviano a piedi verso la chiesa. Sorridono e scherzano, illuminando la strada con la luce debole della videocamera, il freddo è pungente, e l'unico rumore che si sente è lo scorrere del fiume; a circa metà strada, si fermano per mettersi i giubbotti, a questo punto cominciano a sentirsi rumori inquietanti che diventano sempre più forti e frequenti, dal filmato è difficile dire di che si tratti. Sembrano proprio rumori di rami secchi che si spezzano e "… pietre che battono con violenza su altre pietre …". Uno dei due, impaurito, vorrebbe andarsene, ma l'altro lo convince a proseguire, ma è qui che i rumori diventano veramente intensi, come se si avvicinassero sempre di più, nel nastro non si vede niente, ma è come se qualcuno stia tirando delle pietre. Allora i due si allontanano, camminando all'indietro per illuminare la strada verso la chiesa; arrivati ai blocchi, i rumori cessano.
Invece di andar via, i ragazzi rimangono accanto alla macchina e rivedono il filmato per cercare di capire cosa fosse successo.
Nel punto dove comincia la strada chiusa, c'è un segnale stradale di divieto, l'unica luce è quella delle stelle, quando i ragazzi ricominciano a riprendere, uno di loro dice all'altro: "secondo me laggiù c'è una strega ...", in questo esatto momento due pietre colpiscono il segnale stradale e questo basta perchè i due salgano in macchina e se ne tornino indietro.
Se anche volessimo pensare ad uno scherzo, e la cosa sembra molto improbabile per la collocazione del posto (completamente isolato a circa 6 km dalla città), allora la persona che ha colpito il segnale per ben due volte, doveva essere un tiratore scelto, i due ragazzi hanno dato una spiegazione che mi sembra perfettamente appropriata: "Qualcuno quella sera, ha voluto dirci con le buone di andarcene, é stato solo un avvertimento, non sarà più così …"
Se non fosse per la durata, questo filmino non avrebbe niente da invidiare al famoso film "The Blair Witch Project", con la differenza che qui è tutto vero.
Per i tre giorni successivi, i due ragazzi hanno raccontato di non riuscire a mettersi in contatto telefonico l'uno con l'altro, quando uno chiamava l'altro, il telefono del ricevente non squillava, era come se qualcuno o qualcosa impedisse il contatto.
I due ragazzi si sono promessi di ritornare in quel posto per capire, solo che hanno detto: "Ci andremo un pò più numerosi …". Ora la strada è stata riaperta ed è possibile arrivare alla chiesa in macchina anche di notte senza pericoli, è probabile che qualunque cosa succeda lì, si sia spostata nel bosco o alle spalle della montagna.
Oggi la gente vive la propria vita e crede che tutto ciò che non riesce a vedere o a capire sia solo una fantasia, una leggenda.
Da queste parti ci sono persone che prima di andare a letto, chiudono bene porte e finestre e non lo fanno per proteggersi dai ladri, tuttavia sono poche le persone che coltivano la passione per il paranormale e sono quelle poche persone, animate da uno spirito d'avventura e dalla ricerca della verità che tengono in vita il patrimonio di miti e leggende che in ogni angolo di queste terre depresse è più forte che in altre parti del mondo.
Nessuno è mai riuscito a dimostrare, con assoluta certezza, che qui si radunavano e si radunano le streghe e gli spiriti inquieti, così come nessuno può affermare con assoluta certezza che nei boschi fuori città, non succeda nulla.
Tuttavia proprio la diffidenza è la prova più lampante che tutto è reale. Questa è la terra delle streghe da più di 1500 anni, molti di noi non vedono e non sentono, ed é solo perché non vogliono vedere … solo perché non vogliono credere.
Dal sito http://www.creepynet.com/




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) Una strega confessa della Savoia disse ai suoi inquisitori che ordinava semplicemente alla sua scopa: Và! in nome del diavolo và!
