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    Predefinito Le streghe e... la caccia alle medesime

    BENEVENTO STREGATA

    La leggenda

    Narra la leggenda che ai tempi del Ducato Longobardo, un paio di miglia fuori dalla città di Benevento, un serpente di bronzo appeso ad un albero di noce era meta di un culto misterioso che trascinò alla perdizione gli abitanti della città, la quale venne scelta dal Demonio come casa.
    Sotto il magico noce, nelle notti di giovedì e venerdì, in alcuni periodi dell'anno più che in altri, si radunavano le streghe, che qui convenivano da ogni parte e ballavano danze di morte, si univano ai demoni e portavano la perdizione su tutta la terra intorno.

    Erano tempi bui come la notte, mentre le armate dell'esercito Bizantino cingevano d'assedio la città, affamando e portando morte, il cielo chiedeva per la salvezza di Benevento, che quel culto pagano e diabolico fosse soppresso e che il Noce delle streghe fosse sradicato. La pianta fu abbattuta con la scure da San Barbato, allora vescovo, ma il culto delle streghe nere non cessò e resistette nel silenzio delle notti fredde ed umide per la vicinanza del fiume. Lo stesso albero "grandioso e verdeggiante anco in mezzo inverno, ricompariva nelle notti di Sabba" nello stesso punto e in altri ancora e, poiché quando un luogo è maledetto, tale resta per sempre. Ancora oggi si dice che le creature della notte tornino nel luogo che chi le ha precedute aveva scelto e di esse nessuno ha dato testimonianza per il terrore, ma solo i passanti ne descrivono le urla e gli agghiaccianti rumori.

    Le testimonianze storiche

    Il materiale sulle streghe di Benevento e sul Noce é vastissimo, non si contano i libri che sono stati scritti, per ovvi motivi qui sono riportate poche essenziali notizie, tali da rendere l'idea della storia, senza creare confusioni.
    Gran parte di ciò che abbiamo sul Noce di Benevento e sulla sua possibile ubicazione é noto da scritti medievali che narrano testimonianze dirette e indirette delle streghe e sui processi dell'Inquisizione di tutta Italia.
    Tuttavia la fama di questo posto si diffuse così tanto che ne troviamo traccia, oltre che nella letteratura italiana, anche in quella straniera e citazioni le abbiamo anche nel Machbeth di Shakespeare.
    Ma la leggenda, le citazioni, le tradizioni sono molto più antiche. Il noce, sotto cui si radunavano le streghe e i demoni, fu abbattuto intorno all'anno 665; il vescovo Barbato condusse nel posto maledetto una gran processione di persone e, dopo averlo abbattuto, fece estirpare le radici così da cavar via il male dalla terra; nelle radici trovò un demone che lo stesso santo ammazzò con l'acqua santa.

    Tuttavia, questo non servì a purificare il luogo dal male.
    Le adunanze di streghe continuarono per secoli, tanto che noi ne possiamo trovare testimonianze precise e dettagliate anche nel periodo dell'Inquisizione e fino al 1600.
    La storia delle streghe di Benevento quindi si protrae per almeno un millennio, ma ci sono validi motivi per credere, che non solo essa sia molto più antica del sesto secolo, ma che ancora oggi sia attuale e veritiera.

    Prima delle Guerre Sannitiche la città si chiamava Maleventum, ed era una potente citta sannitica poi, dopo la conquista Romana e la vittoriosa battaglia che qui si combattè contro il re Pirro nel 275 a.C., i Romani ne cambiarono il nome in Beneventum. Ed é certo che essa fu il luogo di un importante e diffuso culto pagano legato alla dea egizia Iside, dea della magia. Pare che i riti di questo culto si svolgessero attorno a due alberi magici già nel'88 d.C.; ma sul perché la città portasse quel nome, si fano solo ipotesi.
    Quelle che seguono sono solo una piccola parte delle numerosissime testimonianze che abbiamo sul luogo a cui convenivano le streghe ed i maghi da tutto il mondo.
    La maga Alcina fu una delle potenti streghe che qui venivano ad adorare i demoni, venne ad abitare in questa città nel luogo che si chiamava Pietra Pulcina, Pietrelcina.
    La strega Violante confessò al tribunale del Santo Officio della città, che non era consentito a tutte le streghe di recarsi al Noce, ma solo a quelle che avessero particolari requisiti, le cosiddette arcistreghe.
    Il giorno in cui avvenivano i raduni era il venerdì, forse perché secondo la tradizione cattolica questo é il giorno della morte di Gesù.
    Nell'anno 1428 la strega umbra, Matteuccia, si recava al Noce di Benevento in volo per partecipare "alle immortali tregende", dopo aver recitato questa formula:

    "Unguento, unguento,
    mandame alla noce de Benevento.
    Supra acqua e supra vento
    et supra omne maletempo".
    Dai verbali del suo processo a Todi nel 1428.

    Altra citazione é quella di Bernardino da Siena, durante il suo discorso quaresimale a piazza del Campo.
    L'uditore Paolo Grillando di Castiglione Fiorentino, in alcuni processi tenutisi dal 1524 al 1527, affermava che il maggior luogo di ritrovo delle streghe, era sotto un noce nel beneventano.
    Durante uno dei sui interrogatori nel 1524, due streghe gli confessarono gli orrendi riti che erano solite praticare sotto il magico Noce. Ad ognuna di esse era assegnato un demone, che doveva accompagnarle sempre e servirle a comando, ma loro non dovevano contraddirlo mai, altrimenti sarebbero andate incontro a tormenti senza fine, il nome del suo demone era Martinetto o Maestrino.

    Pietro Piperno ha scritto un'opera, il "De nuce maga Beneventana". Il trattato é del 1635 circa e narra la completa storia della leggenda e degli episodi che si verificarono nel secolo precedente, in maniera dettagliata e precisa, e parte delle sue storie sono trattate anche in questo articolo.
    All'epoca il noce era già stato abbattuto da parecchio, la leggenda di San Barbato infatti, é non anteriore del IX secolo, e ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, che la perversione andò avanti per secoli.
    Le varie descrizioni fanno trasparire una grande preoccupazione per il fatto che anche gli abitanti della città erano a volte trascinati nella perdizione, le streghe tendevano a fare allievi tra la popolazione, il male si diffondeva come una pestilenza e sembrava inarrestabile, fin che la scure del coraggioso vescovo beneventano non spazzò via l'albero del male .... ma era solo un illusione.
    Si narra che del Noce era rimasto il grosso tronco cavo all'interno, e in esso venivano spesso ritrovate ossa, a volte anche di bambini e di giovani in tenera età, innocenti rapiti dalle Janare cattive.

    Il luogo

    Sull'esatta ubicazione del Noce ancora oggi gli studiosi non sono concordi, infatti anche dalle testimonianze medievali che ora si riportano, la descrizione dei posti fa pensare che ci fossero più punti in cui si radunavano le streghe, cosa questa che trova conferma nella leggenda originaria.
    Il luogo dove era collocato il Noce, quello sradicato da San Barbato, si pensa sia allo Stretto di Barba, gola sinistra sulla strada vecchia per Avellino, dove oggi sorge una chiesetta abbandonata, che apre la strada ad un bosco spettrale.
    Ad avvalorare questa ipotesi ci sono alcune descrizioni contenute in antichi testi. Si racconta di uomo chiamato Lamberto di Altavilla, della terra di Altavilla lontana sei miglia da Benevento; una sera partì da Benevento per Altavilla e, lungo la strada, vide una grande riunione di uomini e donne. Un'altra storia narra di una strega che si era recata al Sabba, ma sulla via per il ritorno era stata colta dall'alba e così abbandonata dal suo demone accompagnatore, cadde a terra sofferente e stremata, fu raccolta da un viandante sulla strada per Altavilla, un contadino che la portò a casa sua e se ne prese cura, ma fu troppo curioso, insisteva perché la donna gli rivelasse la verità sul luogo dove era stata la notte prima. La curiosità fu fatale al contadino, poichè di lui non si seppe più niente, di lui furono trovati solo i vestiti che indossava, dalla madre e dalle sorelle.

    Tuttavia ci sono altre testimonianze, che ci fanno pensare che il luogo fosse un'altro, sempre lungo il fiume Sabato, ma più vicino alla città, in pianura e, strana coincidenza, anche in questo posto oggi sorge una vecchia chiesetta abbandonata, oltre ad un vecchio cimitero, i quali hanno probabilmente ispirato le storielle delle vecchie abitanti della contrada.
    Paolo Grillando narra la storia di un contadino laziale che, vedendo la moglie uscire di notte di gran fretta e rincasare all'alba, la costrinse a farsi portare con lei.
    Nonostante le sue raccomandazioni, di non pronunciare mai le parole, "DIO, Gesù" il contadino giunto al Sabba, chiese del sale per insaporire i pasti che gli erano offerti (le streghe non usano il sale) e poiché questo tardava, quando finalmente glielo portarono esclamo: "... sia lodato Gesù, finalmente il sale..."
    Tutto intorno a lui sparì e rimase solo e quasi morì di freddo, infatti questo luogo é in una pianura vicino al fiume Sabato, dove per l'umidità del fiume e per le vicine colline che lo circondano, vi é molto freddo.

    Questo luogo é verosimilmente una zona poco abitata al di là del Ponte Leproso, dove inizia una stradina stretta; si incontra subito un grosso crocifisso che apre la strada il quale, quasi come un monito o una protezione, si mostra agli occhi di chi passa di lì.
    Questo posto é molto caratteristico o meglio era perché la superstrada che hanno costruito, lo ha completamente rovinato; é abitato da anziane signore, spesso vedove e da poche famiglie che vivono lì da decenni.
    Oltre le poche case che sorgono nei pressi della vecchia chiesa stregata, c'é la piana del fiume Sabato.
    Questo luogo é infestato dai Folletti che non sono creature cattive, in quanto i poveri anziani contadini del posto non ne possono proprio più dei loro scherzi.
    Infatti la passione dei folletti é quella di intrecciare il crine ai cavalli; a volte la notte infastidiscono gli animali e fanno un rumore del "diavolo", ma i poveri contadini non riescono mai a beccarli sul fatto, sono solo costretti a dover sciogliere la criniera dei loro poveri cavalli.

    Le storie che si raccontano in queste contrada sono storie di altri tempi, alcune saranno proposte in seguito. Le anziane signore vestite di nero della periferia le raccontano ai loro nipoti per farli stare buoni ed é un vero peccato, perché l'impressione è che questo immenso patrimonio folcloristico sia destinato a scomparire insieme a quelle vecchie signore, che non mettono in dubbio nemmeno per un momento l'esistenza reale, passata e attuale delle Streghe nere di Benevento.

    Streghe al rogo

    Mariana di San Sisto.
    Nell'anno 1456, Mariana venne accusata di andare con una sua compagna a danzare con i diavoli sotto un noce nel beneventano, torturata alla fine confessò. Andavano a rapire i bambini nella notte per succhiare da loro l'anima, e ne bevevano anche il sangue. Accusata di aver ridotto in fin di vita il bambino di Paolo Giacomo, detto il Barbiere, e Flora Schiavo, fu condannata al rogo.

    Bellezza Orsini, 1600 circa.
    Questa é la storia più famosa dalle nostre parti, era una strega dichiarata, era famosa per i suoi malefici e venefici.
    Era esperta di erbe e medicinali, un giovane in cura presso di lei, morì a seguito di una malattia e i suoi parenti accusarono Bellezza di averlo stregato e ucciso.
    Questo fu solo l'inizio di una lunga serie di denuncie che seguirono.
    Così fu condotta al carcere di Fiano e sottoposta a crudeli interrogatori, confessò che il luogo dei raduni era sotto il Noce e che le riunioni più importanti avvenivano ogni tre anni (ma si sa che non era affatto così, forse volle proteggere il culto), tra le altre cose diceva di possedere un libro con scritti tutti i "segreti del mondo".
    Condannata al rogo, si suicidò in carcere, colpendosi piu volte la gola con un chiodo.

    Faustina Orsi, anno 1552.
    Fu accusata di aver ucciso molti bambini dopo averli "stregati con le sue medicine"; anche lei confessò, pur con descrizioni meno dettagliate di quelle di Bellezza. Lei però affermava di aver commesso molte opere malvagie, ma anche di essersi pentita, infatti da più di due anni non si recava più al Noce. All'epoca del processo aveva 80 anni; l'anzianità e il suo pentimento non le risparmiarono il rogo. Morì bruciata come le altre streghe.
    Abele De Blasio, studioso dell'argomento, ci dice che a Benevento erano conservati i verbali di oltre 200 processi per stregoneria, presso la Curia Arcivescovile.
    Ma gli atti furono fatti sparire, distrutti probabilmente, nel 1860, prima dell'arrivo delle truppe garibaldine, per evitare che fossero utilizzati come propaganda anticlericale nel difficile periodo che precedeva la presa di Roma.

    "… io non conosco leggende che come questa siano diffuse in ogni parte del vecchio continente; salvo ovviamente la legge di adattamento, ond'essa è uscita qua è là modificata da elementi etnici, ma il nome di Benevento vi è sempre conservato ..."
    A. Jamalio da "La Regina del Sannio"


    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    In mezzo a noi…

    La gente di queste parti non ci tiene a raccontare le proprie storie, si crede che quando si racconta a qualcuno la storia di una strega, questa poi ritorni a bussare alla tua porta. Ma ci sono alcuni ragazzi che hanno fornito un contributo importante, hanno chiesto di rimanere anonimi e qui si riportano alcuni dei loro racconti. Alcuni fatti hanno avuto un epilogo tragico e di questo non si dirà niente per rispetto delle persone interessate.

    La Janara è la strega di Benevento.
    Una delle derivazioni del termine è dal latino "ianua", che vuol dire "porta", ed essa è considerata dalla leggenda come l'insediatrice delle porte.
    Tuttavia non si sa se le Janare e le streghe siano la stessa cosa, in effetti ci sono differenze nel loro modo di agire, ma anche molte similitudini, come la passione per i bambini innocenti.
    Entra in casa tua come il vento, di solito lo capisci, perché un gelido soffia e ti sfiora il viso.

    Quando una Janara ti fa visita una volta, dopo ritorna, fino a quando non riesci a vederla e allora le devi dire, "Vieni domani a prendere il sale!"; la Janara se ne va e il giorno dopo, per qualche misterioso motivo, deve tornare da te a prendersi il sale e la prima donna che entrerà in casa tua sarà una Janara.
    Le Janare sono di solito descritte come donne malvagie, anche se non è chiaro di che tipo di entità si tratti, di solito molestano i bambini, si siedono sul loro petto e gli impediscono di respirare, intanto li maltrattano; infatti, premendogli il petto con il loro peso, i bambini non riescono ad emettere un grido.
    Questo tipo di entità è presente in molti paesi, lungo il corso del fiume Calore, nella provincia di Benevento, mentre in città si parla di Streghe.
    Le vecchie streghe di Benevento agiscono in modo un pò diverso. Così come il lupo mannaro che non entra nelle case, se davanti la porta ci sono più di due scalini, anche la strega ha una fobia, un ossessione da cui non può sottrarsi. Di notte entra dalla porta principale ma se si trova davanti una scopa, o un sacchetto di grani di sale, deve contare tutte le setole della scopa e tutti i grani del sacchetto senza sbagliare, altrimenti non può entrare.
    E mentre conta, intanto si fa giorno e la luce le fa perdere i poteri, così l'abitante della casa è salvo, almeno per un'altra notte.
    E' cosi che si difendono le persone da queste parti, almeno quelle che sono già state "visitate" da una strega, mettono una scopa davanti alla porta.

    Ma c'è un'altra cosa che non bisogna mai fare: mai aprire la porta. A differenza delle Janare, infatti, la strega bussa prima di entrare. La più famosa strega di questi tempi, forse ancora in circolazione, è la Zucculara, che infesta il quartiere storico del Triggio. Si chiama così perché corre per le stradine strette con dei grossi zoccoli, che fanno un gran rumore sulle strade di pietra, bussa alle porte delle vecchie case medievali, abitate per lo più da famiglie che sono lì da una vita e ancora più spesso da anziani e vedove. Ma se vai ad aprire la porta, fuori non c'è nessuno, senti solo il rumore dei suoi zoccoli e la sua risata che si spegne lentamente dietro la sua ombra.
    Sono anni che si racconta di lei, ma in verità non si sa chi sia in realtà, se solo uno spirito femminile inquieto oppure una vecchia strega ancora viva e vegeta.
    Le persone che dicono di averla vista sono molte, ma la storia è sempre la stessa, lei bussa violentemente alla porta e quando vanno ad aprire, se ne riesce a vedere solo l'ombra fuggente.
    Gli avvistamenti della Zucculara, sono talmente tanti, che la possiamo considerare più che una realtà.
    Non sembra che ci siano episodi di sangue legati alla sua presenza, pare che si diverta semplicemente a mettere paura alla gente, ma ci sono storie che forse la riguardano, che ci raccontano una versione differente.

    Nel 1985, si diffuse una storia: in una scuola elementare alcuni bambini tornavano piangendo dal bagno e con lividi sul dorso delle mani; raccontavano di una vecchia signora che li rimproverava dicendo: "Se continui a dire le bugie, una di queste notti vengo e ti porto via …"
    Le maestre e i maestri non hanno mai trovato conferme a queste storie, non c'era mai nessuno nei bagni, ma si limitavano a raccomandare ai genitori di venire sempre a prendere i figli a scuola, anche quando abitavano vicino, tuttavia l'unica cosa che accadde è che si diffuse il sospetto che i maestri maltrattassero i bambini.
    Un insegnante di questa scuola, notò all'uscita, una signora anziana, quasi tutti i giorni, ma mai di venerdì, che se ne stava in un angolo e con una caramella nella mano cercava di attirare i bambini soli. La cosa era molto strana, tanto che il maestro, raccomandò alla classe di non avvicinarsi mai a quella vecchia e nel caso fossero stati seguiti, di cominciare ad urlare e chiedere aiuto.
    Ma si sa come sono i bambini e così un gruppetto di loro, evidentemente nessuno di quelli che aveva visto una "vecchia nel bagno", all'uscita dalla scuola, cominciò ad infastidirla, gli tiravano anche le arance della mensa. Il maestro a questo punto, intervenne rimproverando i bambini e così fecero anche i genitori ma quando chiedevano alla signora dove abitasse, chi aspettava a scuola, lei non rispondeva, si agitava ed emetteva una specie di lamento, come se fosse muta.

    Un giorno, poiché i bambini continuavano ad infastidirla e non andavano per niente per il sottile, il maestro le chiese nuovamente di accompagnarla a casa in macchina e questa volta la signora accettò, quello che ci è stato raccontato a questo punto è frutto dei ricordi del figlio di quell'uomo, che frequentava la stessa scuola ed era in macchina col padre.
    L'anziana donna entro nella macchina, si sedette a fatica sul sedile anteriore, il suo corpo emanava una specie di gelido alito "... era come stare vicini al frigorifero aperto ...", arrivati alla casa lei scese e si avvicino alla porta.
    Era una normalissima casa, tipica del quartiere, ma quando l'uomo girò la macchina per tornare indietro, vide la sagoma della vecchia che velocissima, non sembrava nemmeno camminasse, che entrava in un'altra casa di fronte a quella dove si era incamminata, la quale era ed è completamente in rovina. Sceso dalla macchina la seguì, ma quando entrò nella casa, non trovò nient'altro che erba alta e ferro arrugginito ovunque.
    Quella casa a pezzi si è sempre ritenuta stregata ed è da sempre meta di curiosi, soprattutto bambini del posto all'uscita dalla vicina scuola; ma purtroppo si sono verificati molti incidenti lì, alcuni molto gravi, per cui le porte e le finestre, anche quelle del secondo e terzo piano, sono state murate. Secondo alcuni per via delle siringhe buttate lì dai drogati, secondo altri per evitare altri strani incidenti; molti dicono, per chiudervi dentro il male, fatto sta che nessuno ha più visto o sentito quella signora.

    Il giovane che ha raccontato questa storia, attribuisce a quella vecchia "strega", molte sventure che hanno colpito la sua famiglia.
    Nel settembre del 1999, due giovani beneventani, appassionati di misteri, hanno girato un filmato allo Stretto del Barba, luogo dove pare sorgesse il magico Noce.
    Il filmato dura circa mezz'ora, ed è la testimonianza che in quel luogo, ancora oggi accade qualcosa di inspiegabile. All'epoca del filmato, la strada che porta alla chiesa era chiusa, bisognava procedere a piedi per circa un chilometro, costeggiando il bosco, in un posto isolato e buio come la notte.
    E' un sabato notte, quando i due amici decidono di andare "dalle streghe", prendono la telecamera e partono per la loro avventura. Una volta giunti allo Stretto, parcheggiano la macchina davanti ai blocchi di cemento che chiudono la strada e si avviano a piedi verso la chiesa. Sorridono e scherzano, illuminando la strada con la luce debole della videocamera, il freddo è pungente, e l'unico rumore che si sente è lo scorrere del fiume; a circa metà strada, si fermano per mettersi i giubbotti, a questo punto cominciano a sentirsi rumori inquietanti che diventano sempre più forti e frequenti, dal filmato è difficile dire di che si tratti. Sembrano proprio rumori di rami secchi che si spezzano e "… pietre che battono con violenza su altre pietre …". Uno dei due, impaurito, vorrebbe andarsene, ma l'altro lo convince a proseguire, ma è qui che i rumori diventano veramente intensi, come se si avvicinassero sempre di più, nel nastro non si vede niente, ma è come se qualcuno stia tirando delle pietre. Allora i due si allontanano, camminando all'indietro per illuminare la strada verso la chiesa; arrivati ai blocchi, i rumori cessano.

    Invece di andar via, i ragazzi rimangono accanto alla macchina e rivedono il filmato per cercare di capire cosa fosse successo.
    Nel punto dove comincia la strada chiusa, c'è un segnale stradale di divieto, l'unica luce è quella delle stelle, quando i ragazzi ricominciano a riprendere, uno di loro dice all'altro: "secondo me laggiù c'è una strega ...", in questo esatto momento due pietre colpiscono il segnale stradale e questo basta perchè i due salgano in macchina e se ne tornino indietro.
    Se anche volessimo pensare ad uno scherzo, e la cosa sembra molto improbabile per la collocazione del posto (completamente isolato a circa 6 km dalla città), allora la persona che ha colpito il segnale per ben due volte, doveva essere un tiratore scelto, i due ragazzi hanno dato una spiegazione che mi sembra perfettamente appropriata: "Qualcuno quella sera, ha voluto dirci con le buone di andarcene, é stato solo un avvertimento, non sarà più così …"
    Se non fosse per la durata, questo filmino non avrebbe niente da invidiare al famoso film "The Blair Witch Project", con la differenza che qui è tutto vero.

    Per i tre giorni successivi, i due ragazzi hanno raccontato di non riuscire a mettersi in contatto telefonico l'uno con l'altro, quando uno chiamava l'altro, il telefono del ricevente non squillava, era come se qualcuno o qualcosa impedisse il contatto.
    I due ragazzi si sono promessi di ritornare in quel posto per capire, solo che hanno detto: "Ci andremo un pò più numerosi …". Ora la strada è stata riaperta ed è possibile arrivare alla chiesa in macchina anche di notte senza pericoli, è probabile che qualunque cosa succeda lì, si sia spostata nel bosco o alle spalle della montagna.

    Oggi la gente vive la propria vita e crede che tutto ciò che non riesce a vedere o a capire sia solo una fantasia, una leggenda.
    Da queste parti ci sono persone che prima di andare a letto, chiudono bene porte e finestre e non lo fanno per proteggersi dai ladri, tuttavia sono poche le persone che coltivano la passione per il paranormale e sono quelle poche persone, animate da uno spirito d'avventura e dalla ricerca della verità che tengono in vita il patrimonio di miti e leggende che in ogni angolo di queste terre depresse è più forte che in altre parti del mondo.

    Nessuno è mai riuscito a dimostrare, con assoluta certezza, che qui si radunavano e si radunano le streghe e gli spiriti inquieti, così come nessuno può affermare con assoluta certezza che nei boschi fuori città, non succeda nulla.
    Tuttavia proprio la diffidenza è la prova più lampante che tutto è reale. Questa è la terra delle streghe da più di 1500 anni, molti di noi non vedono e non sentono, ed é solo perché non vogliono vedere … solo perché non vogliono credere.

    Dal sito http://www.creepynet.com/

  2. #2
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    LE STREGHE DI SALEM

    La comunità di Salem Village era stata fondata nel 1626 da Roger Conant, come luogo ideale per ospitare una stazione di pesca e un emporio commerciale sulla costa atlantica del Massachusetts, nella contea dell'Essex. Da centro di scambi commerciali, Salem si era trasformata dopo il 1630, in coincidenza con l'ondata di immigrazione dei pellegrini puritani da un'Europa lacerata dalle guerre di religione, in un vero e proprio paese retto da un consiglio municipale che, nel giro di un decennio, aveva concesso terre verso l'interno per diverse miglia a favore della nuova popolazione in costante aumento, tanto che a Salem Village si era affiancata una Salem Town, mostrando una perfetta coesione tra potere religioso e potere mercantile.

    Una delle più terribili e apparentemente inspiegabili caccia alla streghe ebbe inizio sul finire del 1691. Alcune giovanette erano solite riunirsi, per gioco, cercando di indovinare il loro futuro (chi avrebbero sposato, che mestiere avrebbero fatto i loro mariti ecc.). Una di esse ideò una specie di rudimentale sfera di cristallo: un bianco d'uovo sospeso in un bicchiere pieno d'acqua. Si chiamava Sarah Cole e disse al processo di aver intravisto galleggiare "uno spettro in sembianza di bara".

    Quell'esperienza preoccupò alcuni genitori delle ragazze che nel febbraio 1692 si rivolsero al reverendo Samuel Parris, padre di una delle giovani, Betty, di nove anni, e zio di un'altra, Abigail Williams, di undici. Samuel, a sua volta, si rivolse al medico William Griggs e insieme convennero che poteva trattarsi di "malocchio" o "stregoneria malefica". In tal caso, essendo la stregoneria severamente proibita, occorreva sporgere denuncia contro ignoti. Tuttavia, su consiglio di altri pastori puritani, il reverendo Parris non prese alcuna iniziativa.

    Poco tempo dopo una coppia di schiavi caraibici di casa Parris, Tituba e John Indian, istigati da una donna del villaggio, Mary Tibley, fecero mangiare a un cane una focaccia composta da farina di segale mista a urina delle giovani colpite dal maleficio, per vedere se l'animale avrebbe provato gli stessi effetti. Parris denunciò ovviamente la Tibley, ma da quel giorno, come per contagio, altre otto ragazze, comprese tra i dodici e i diciannove anni, cominciarono a mostrare strani comportamenti.

    Alla fine del febbraio dello stesso anno, dopo insistenti interrogatori alle ragazze, furono arrestate tre donne: la schiava Tituba, che confessò subito di essere una strega, e altre due donne: Sarah Good e Sarah Osborne, che invece negarono. Furono incarcerate e durante la detenzione, pare per motivi naturali, morì la Osborne.

    Il reverendo Parris organizzò vari digiuni presso le famiglie colpite da questi fenomeni, ma proprio durante un incontro comune alcune giovani si lasciarono andare a manifestazioni ancora più gravi (convulsioni, irrigidimento degli arti, ecc.). Poi la diciassettenne Mary Walcott mostrò un morso sul braccio; la dodicenne Ann Putnam gridò di vedere un uccello giallo sul cappello di un pastore; la stessa nipote di Parris, Abigail, emetteva suoni sibilanti e prendeva dal caminetto tizzoni ardenti lanciandoli per la casa, e così via.

    La goccia che fece traboccare il vaso fu l'arresto di un'altra donna, Martha Cory, che al momento dell'interrogatorio era in grado di far provare a distanza alle giovanette lì presenti, muovendo semplicemente le mani o le labbra, sensazioni di tipo fisico. I pastori cominciarono a predicare esplicitamente dal pulpito che si era in presenza di fenomeni di stregoneria vera e propria.
    La conferma di questa situazione anomala fu data dalla confessione di Abigail Williams, secondo cui un ex pastore del luogo, trasferitosi in una parrocchia di frontiera del Maine, era il principale stregone artefice di tutto quel complotto malefico. Anche lui venne arrestato. Nella primavera del 1692 le carceri di Boston e di altri centri limitrofi straboccavano di presunte streghe e stregoni.

    Il primo processo si svolse il 2 giugno dello stesso anno. Otto giorni dopo salì sul patibolo una donna di Salem Village, Brigdet Bishop. Il 29 giugno la corte mandò a morte altre cinque imputate, tra cui Sarah Good, che al vicario di Salem Town disse al momento di morire: "Non sono una strega più di quanto tu sia un mago". Il 5 agosto furono giustiziate altre cinque donne. Due settimane dopo finirono sulla forca due uomini, tra cui il reverendo George Burroughs, che proclamò la propria innocenza. Ai primi di settembre la corte condannò a morte altre sei presunte streghe (a una la forca fu risparmiata perché incinta; un'altra riuscì a fuggire). Il 17 dello stesso mese altre nove persone furono condannate a morte, a cinque delle quali però fu commutata la pena. Giles Cory, marito di Martha (una delle prime "streghe" arrestate) fu torturato a morte. Il 22 settembre altre otto donne salirono il patibolo.

    A questo punto quindici pastori puritani, guidati da Increase Mather di Boston, stilarono un documento in cui si dichiarava che prima di condannare a morte qualcuno bisognerebbe avere delle prove inconfutabili. I giudici infatti si erano basati prevalentemente sulle confessioni degli accusati e ritenevano prove schiaccianti affermazioni relative a "manici di scopa, rituali blasfemi, rapporti carnali col demonio, patti luciferini firmati col sangue o apparizioni spettrali, forme di telepatia o manifestazioni di poteri particolari, irreligiosità dell'inquisito".

    Sul fine dell'estate del 1692 si manifestò tra i giudici della Corte di giustizia un certo disagio quando si accorsero che le esecuzioni non erano riuscite a metter fine all'ondata di stregoneria che aveva colpito la comunità di Salem. Il 12 ottobre il governatore Phips proibì ogni ulteriore carcerazione o processo per fatti di stregoneria e sciolse la Corte.

    Dal sito: http://www.criad.unibo.it/galarico/



    Johann Heinrich Füssli, Le tre streghe (1783) - Zurigo, Kunsthaus


    *^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^


    Il processo fu un fulgido esempio di violazione di tutte le regole procedurali e il clima di isteria collettiva era tale che alcuni accusati confessarono colpe che materialmente non potevano aver commesso.
    I giudici ebbero mano libera nel condannare chi era accusato, puntando sul senso di colpa collettivo di fronte al castigo divino, impresso a fuoco nella morale puritana. La faccenda finì quasi all’improvviso, forse perché si esaurì la fantasia delle isteriche accusatrici, o forse perché si cominciò a prendere di mira personaggi intoccabili.
    Abigail Williams rubò tutti i risparmi del reverendo Parris e fuggì a Boston dove, finiti i soldi, si diede alla prostituzione. Le persone imprigionate furono rilasciate, quelle giustiziate riabilitate: sia le prime che i parenti delle seconde ebbero, per ordine del governatore, un indennizzo in denaro. I giudici che avevano pronunciato le condanne furono costretti a fare pubblica ammenda e a firmare una dichiarazione in cui chiedevano perdono alle loro vittime.
    Ancora oggi, a Salem, si può vedere la Casa delle streghe, edificio in cui abitava il giudice Jonathan Corwin e nel quale le accusate venivano interrogate: la casa è ora un museo.
    L’anno scorso, dopo più di tre secoli, i discendenti di cinque donne impiccate nel lontano 1692 perché accusate di essere "le streghe di Salem", hanno chiesto ai politici del Massachusetts di riabilitarne ufficialmente la memoria.


    La casa del giudice Jonathan Corwin
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    LE STREGHE DI SALEM

    La comunità di Salem Village era stata fondata nel 1626 da Roger Conant, come luogo ideale per ospitare una stazione di pesca e un emporio commerciale sulla costa atlantica del Massachusetts, nella contea dell'Essex. Da centro di scambi commerciali, Salem si era trasformata dopo il 1630, in coincidenza con l'ondata di immigrazione dei pellegrini puritani da un'Europa lacerata dalle guerre di religione, in un vero e proprio paese retto da un consiglio municipale che, nel giro di un decennio, aveva concesso terre verso l'interno per diverse miglia a favore della nuova popolazione in costante aumento, tanto che a Salem Village si era affiancata una Salem Town, mostrando una perfetta coesione tra potere religioso e potere mercantile.

    Una delle più terribili e apparentemente inspiegabili caccia alla streghe ebbe inizio sul finire del 1691. Alcune giovanette erano solite riunirsi, per gioco, cercando di indovinare il loro futuro (chi avrebbero sposato, che mestiere avrebbero fatto i loro mariti ecc.). Una di esse ideò una specie di rudimentale sfera di cristallo: un bianco d'uovo sospeso in un bicchiere pieno d'acqua. Si chiamava Sarah Cole e disse al processo di aver intravisto galleggiare "uno spettro in sembianza di bara".

    Quell'esperienza preoccupò alcuni genitori delle ragazze che nel febbraio 1692 si rivolsero al reverendo Samuel Parris, padre di una delle giovani, Betty, di nove anni, e zio di un'altra, Abigail Williams, di undici. Samuel, a sua volta, si rivolse al medico William Griggs e insieme convennero che poteva trattarsi di "malocchio" o "stregoneria malefica". In tal caso, essendo la stregoneria severamente proibita, occorreva sporgere denuncia contro ignoti. Tuttavia, su consiglio di altri pastori puritani, il reverendo Parris non prese alcuna iniziativa.

    Poco tempo dopo una coppia di schiavi caraibici di casa Parris, Tituba e John Indian, istigati da una donna del villaggio, Mary Tibley, fecero mangiare a un cane una focaccia composta da farina di segale mista a urina delle giovani colpite dal maleficio, per vedere se l'animale avrebbe provato gli stessi effetti. Parris denunciò ovviamente la Tibley, ma da quel giorno, come per contagio, altre otto ragazze, comprese tra i dodici e i diciannove anni, cominciarono a mostrare strani comportamenti.

    Alla fine del febbraio dello stesso anno, dopo insistenti interrogatori alle ragazze, furono arrestate tre donne: la schiava Tituba, che confessò subito di essere una strega, e altre due donne: Sarah Good e Sarah Osborne, che invece negarono. Furono incarcerate e durante la detenzione, pare per motivi naturali, morì la Osborne.

    Il reverendo Parris organizzò vari digiuni presso le famiglie colpite da questi fenomeni, ma proprio durante un incontro comune alcune giovani si lasciarono andare a manifestazioni ancora più gravi (convulsioni, irrigidimento degli arti, ecc.). Poi la diciassettenne Mary Walcott mostrò un morso sul braccio; la dodicenne Ann Putnam gridò di vedere un uccello giallo sul cappello di un pastore; la stessa nipote di Parris, Abigail, emetteva suoni sibilanti e prendeva dal caminetto tizzoni ardenti lanciandoli per la casa, e così via.

    La goccia che fece traboccare il vaso fu l'arresto di un'altra donna, Martha Cory, che al momento dell'interrogatorio era in grado di far provare a distanza alle giovanette lì presenti, muovendo semplicemente le mani o le labbra, sensazioni di tipo fisico. I pastori cominciarono a predicare esplicitamente dal pulpito che si era in presenza di fenomeni di stregoneria vera e propria.
    La conferma di questa situazione anomala fu data dalla confessione di Abigail Williams, secondo cui un ex pastore del luogo, trasferitosi in una parrocchia di frontiera del Maine, era il principale stregone artefice di tutto quel complotto malefico. Anche lui venne arrestato. Nella primavera del 1692 le carceri di Boston e di altri centri limitrofi straboccavano di presunte streghe e stregoni.

    Il primo processo si svolse il 2 giugno dello stesso anno. Otto giorni dopo salì sul patibolo una donna di Salem Village, Brigdet Bishop. Il 29 giugno la corte mandò a morte altre cinque imputate, tra cui Sarah Good, che al vicario di Salem Town disse al momento di morire: "Non sono una strega più di quanto tu sia un mago". Il 5 agosto furono giustiziate altre cinque donne. Due settimane dopo finirono sulla forca due uomini, tra cui il reverendo George Burroughs, che proclamò la propria innocenza. Ai primi di settembre la corte condannò a morte altre sei presunte streghe (a una la forca fu risparmiata perché incinta; un'altra riuscì a fuggire). Il 17 dello stesso mese altre nove persone furono condannate a morte, a cinque delle quali però fu commutata la pena. Giles Cory, marito di Martha (una delle prime "streghe" arrestate) fu torturato a morte. Il 22 settembre altre otto donne salirono il patibolo.

    A questo punto quindici pastori puritani, guidati da Increase Mather di Boston, stilarono un documento in cui si dichiarava che prima di condannare a morte qualcuno bisognerebbe avere delle prove inconfutabili. I giudici infatti si erano basati prevalentemente sulle confessioni degli accusati e ritenevano prove schiaccianti affermazioni relative a "manici di scopa, rituali blasfemi, rapporti carnali col demonio, patti luciferini firmati col sangue o apparizioni spettrali, forme di telepatia o manifestazioni di poteri particolari, irreligiosità dell'inquisito".

    Sul fine dell'estate del 1692 si manifestò tra i giudici della Corte di giustizia un certo disagio quando si accorsero che le esecuzioni non erano riuscite a metter fine all'ondata di stregoneria che aveva colpito la comunità di Salem. Il 12 ottobre il governatore Phips proibì ogni ulteriore carcerazione o processo per fatti di stregoneria e sciolse la Corte.

    Dal sito: http://www.criad.unibo.it/galarico/



    Johann Heinrich Füssli, Le tre streghe (1783) - Zurigo, Kunsthaus


    *^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^


    Il processo fu un fulgido esempio di violazione di tutte le regole procedurali e il clima di isteria collettiva era tale che alcuni accusati confessarono colpe che materialmente non potevano aver commesso.
    I giudici ebbero mano libera nel condannare chi era accusato, puntando sul senso di colpa collettivo di fronte al castigo divino, impresso a fuoco nella morale puritana. La faccenda finì quasi all’improvviso, forse perché si esaurì la fantasia delle isteriche accusatrici, o forse perché si cominciò a prendere di mira personaggi intoccabili.
    Abigail Williams rubò tutti i risparmi del reverendo Parris e fuggì a Boston dove, finiti i soldi, si diede alla prostituzione. Le persone imprigionate furono rilasciate, quelle giustiziate riabilitate: sia le prime che i parenti delle seconde ebbero, per ordine del governatore, un indennizzo in denaro. I giudici che avevano pronunciato le condanne furono costretti a fare pubblica ammenda e a firmare una dichiarazione in cui chiedevano perdono alle loro vittime.
    Ancora oggi, a Salem, si può vedere la Casa delle streghe, edificio in cui abitava il giudice Jonathan Corwin e nel quale le accusate venivano interrogate: la casa è ora un museo.
    L’anno scorso, dopo più di tre secoli, i discendenti di cinque donne impiccate nel lontano 1692 perché accusate di essere "le streghe di Salem", hanno chiesto ai politici del Massachusetts di riabilitarne ufficialmente la memoria.


    La casa del giudice Jonathan Corwin
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    La strega e i suoi legami oggettuali

    Il termine strega deriva dal latino strix (nome scientifico di alcune famiglie di rapaci) e si mutò in striga nel latino popolare ed assunse il significato di maga, incantatrice, esperta di filtri e magie. Al pari, il termine inglese witch deriva dall’anglo-sassone wicca che significa “saggia”. Per l’inglese Margaret Murray, esperta di studi sulla stregoneria, le streghe erano quelle donne che, tenacemente, malgrado il mutare dei tempi, avevano continuato ad celebrare i riti di quella religione precristiana che era estesa in tutta l’Europa occidentale, dall’antichità fino alla nascita della nuova religione che la soppiantò. Proprio perché le streghe erano ancora legate agli antichi rituali furono definite, da chi tali rituali non condivideva, “donne possedute dal diavolo”, e i loro misteriosi convegni vennero considerati manifestazioni peccaminose. La loro bellezza venne col tempo sempre più negata, fino all’odierna idea di bruttezza, e le loro arti tanto confuse e fraintese che di loro non rimase altro che l’immagine di vecchie megere che volavano a cavallo delle scope, si trasformavano in animali e passavano il tempo a mescolare strani intrugli in ribollenti calderoni. E’ questo un bagaglio di arnesi, strumenti e prerogative che ha sempre accompagnato l’immagine della strega… Esiste un’ espressione, spesso usata nella pratica, per intendere il collegamento con un oggetto che è, appunto, legame oggettuale: gli strumenti della strega sono legami oggettuali. Nessuno di essi è veramente indispensabile, ma tutti servono per sostenere e “legare” l’immaginazione e la volontà della strega: “legano” cioè quel meccanismo di cui la strega si serve per rendere effettivi e funzionanti i suoi incantesimi.

    Il famiglio
    Era un animale che accompagnava sempre la strega, a cui lei chiedeva consiglio, ed il loro rapporto era così stretto e indissolubile che la strega, a volte, poteva assumerne le sembianze e diventare lei stessa il famiglio. Tutte le streghe trattavano il loro famiglio con grande cura, senza mai offenderlo e contrariarlo, perché si diceva che quella creatura avesse poteri soprannaturali e che, senza il suo aiuto, la strega sarebbe diventata un comune essere umano.
    La tradizione popolare vedeva i famigli come folletti a cui venivano di sovente attribuiti poteri diabolici. Molte sono anche le leggende che raccontano di come le streghe sapessero assumere, a loro piacimento, aspetto animale. Le streghe, anche quando non erano viste direttamente in veste di animali, erano comunque considerate loro custodi, così come erano custodi di boschi, sorgenti, montagne e grotte considerate sacre, che proteggevano dall’invadenza umana, non risparmiando a tale scopo nessun mezzo.
    E’ probabíle che l’aspetto tremendo per cui sono ricordate in alcune leggende venisse assunto proprio per difendere ciò che per esse era sacro. In altri casi sembra invece che i famigli fossero entità burlone che si divertivano a spaventare gli uomini, sostituendosi alle stesse streghe. Nei racconti relativi alle adunanze delle streghe si parla spesso, oltre che della presenza di animali, anche della presenza di una figura maschile innanzi alla quale esse danzavano e a cui rendevano omaggio. Tale figura assumeva spesso l’aspetto di un caprone e ciò riporta alla mente quelle antichissime raffigurazioni rupestri dove una figura maschile con le corna è circondata da donne che sembrano danzare.

    La scopa
    Il compito della scopa e’ quello di “pulire” dalle energie negative lo spazio sacro dove ci si appresta ad operare e potrebbe ricollegarsi al significato di questo oggetto nei tempi antichi. Simbolicamente, infatti, la scopa era segno e simbolo di potenza sacra, tanto che negli antichi templi spazzare il pavimento aveva il significato di pulire il suolo dagli elementi esterni intervenuti a sporcarlo e poteva essere fatto solo da mani pure. Nel caso delle streghe poi, essendo usata per volare altrove, poteva rappresentare anche il mezzo di collegamento tra i due mondi, quello profano e quello e sacro. Anche nelle leggende alla scopa, al bastone e alla bacchetta, che parrebbe la stessa delle fate, erano attribuiti poteri enormi. In Valcamonica, ad esempio, si racconta che le streghe conoscessero un incantesimo che trasformava le loro scope in cavalli e che sopra quelli raggiungessero la cima del Tonale ove tenevano i loro conciliaboli.
    La scopa (o bune wand, come veniva chiamata dalle streghe scozzesi) era utilizzata soprattutto per voli notturni. Nei primi resoconti relativi alla stregoneria, si trattava di una bacchetta biforcuta, oppure di un bastone di legno.
    Alla fine del XVI secolo, il cacciatore di streghe Henri Boguet, annotava: Françoise Secretain ammise che, per recarsi al sabba, poneva un bastone bianco tra le gambe e poi pronunciava certe parole ed era trasportata in aria fino al luogo del convegno. La strega scozzese Issobel Gowdie giunse perfino a rivelare la sua formula per far volare una scopa, una stecca o una paglia: Cavallo e cappello, cavallo và, cavallo a sfera, Ha! Ha! Ha!. ( ) Una strega confessa della Savoia disse ai suoi inquisitori che ordinava semplicemente alla sua scopa: Và! in nome del diavolo và!

    Il calderone
    Nelle antiche raffigurazioni, le streghe sono rappresentate accanto ad un misterioso calderone nel quale girano e rigirano un grosso mestolo e dove il fuoco arde dentro anziché fuori. Nel calderone preparavano filtri e pozioni magiche i cui terribili ingredienti venivano spesso elencati con dovizia. Anne Marie de Georgel, una strega che viveva a Tolosa nel XIV secolo, ammise di aver preparato uno stufato a base di erbe velenose, pezzi di cadaveri umani e di animali, assieme a lembi di indumenti strappati ad un impiccato.
    Il calderone, in ferro, aveva un’apertura piu’ stretta rispetto alla circonferenza del corpo e nella tradizione celtica era legato alla Dea Cerridwen, che utilizzava erbe magiche per preparare il suo Calderone dell’ispirazione: il suo intruglio doveva bollire a fuoco lento per un anno e un giorno e, alla fine, produceva le tre Gocce di Saggezza.
    Le tre gambe su cui poggiava il calderone simboleggiavano la triplice divinità della luna e tre dei quattro elementi della vita: l’acqua, che colmava il calderone, il fuoco, che lo faceva
    ribollire e le erbe che provenivano dalla madre terra.

    L’ athame
    Nessun “arsenale” di fattucchiera poteva dirsi completo se non era fornito di uno speciale coltello, l’Athame, che però non veniva usato per scopi terreni.
    Questo pugnale, presentava un’impugnatura nera con simboli magici impressi lungo la lama, era consegnato ad una nuova strega la notte della sua iniziazione e veniva usato per scopi mistici, come tracciare il cerchio magico, mescolare il sale e l’acqua sacri all’ Esbat (incontro mensile di una congrega di streghe).

    Il Libro delle ombre
    Ogni strega (se sapeva scrivere…) teneva un libro dove prendeva nota delle ricette per le pozioni e delle formule corrette degli incantesimi. Il libro delle ombre era l’equivalente di un diario di bordo. Questi libri venivano tenuti nascosti (a causa dell’inquisizione) e, alla morte della strega, i suoi compagni avevano l’ordine di prendere da esso quel che volevano e poi bruciare l’originale.
    Tuttavia, dai resoconti e dai libri che rimangono, sembra che esistessero alcuni sistemi collaudati che venivano usati dalle streghe per raggiungere i propri fini magici.

    La sfera di cristallo o speculum
    Talvolta lo speculum consisteva in una palla di cristallo, talvolta in uno specchio magico. La fattucchiera usava la sfera magica per praticare la cistalloscopia o presagire avvenimenti: scrutando nelle profondità riflettenti riusciva a vedere oltre i confini del tempo e dello spazio.
    Nelle città costiere, si sapeva che le streghe utilizzavano i globi di vetro usati dai pescatori per tenere a galla le reti. La famosa strega irlandese, Biddy Early, aveva una bottiglia di vetro azzurro che prediligeva. Ogni genere di speculum doveva essere consacrato prima di venir utilizzato, e quest’ obiettivo si raggiungeva esponendolo alla luce lunare.

    Il pentacolo
    E’ il simbolo che rappresenta la Terra, l'Aria, il Fuoco, l'Acqua, circondati dall'amore infinito (il cerchio) dello Spirito.. E’ una stella a cinque punte, con una rivolta verso l’alto, racchiusa in un cerchio: la stella simboleggia anche l’uomo (l’uomo vitruviano di Leonardo, può essere racchiuso perfettamente nel pentacolo), come anche il microcosmo e il macrocosmo. Forse.
    Molte streghe lo utilizzavano come talismano, portandolo addosso sotto forma di ciondolo o monile, altre lo indossavano come segno distintivo del loro credo. Molti testi parlano di un talismano di pergamenta, legno, pietra o metallo con su tracciati simboli magici racchiusi in un pentacolo come protezione ed in generale lo si adoperava sull’altare o lo si tracciava sia per proteggere, sia per evocare le forze cui ci si rivolgevano per bandirle a fine rituale.
    Il suo valore è quinario e il 5 è il numero che rappresenta l’uomo, il microcosmo. Opportunamente costruito è il pentacolo della protezione e della felicità. Dopo tutto è comprensibile: è un segno composto da una stella e da un cerchio, figura perfetta, simbolo di chiusura come di infinito.
    In effetti, il cerchio è il simbolo più importante della stregoneria e rappresenta l’integrità della strega, la sua inviolabilità , il suo potere, ma anche la sua segretezza, la sua congrega e il conforto che ne riceve.

    Ah, quasi dimenticavo: tutti questi oggetti andavano accuratamente conservati lontano dalla luce del Sole.



  5. #5
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    La strega e i suoi legami oggettuali

    Il termine strega deriva dal latino strix (nome scientifico di alcune famiglie di rapaci) e si mutò in striga nel latino popolare ed assunse il significato di maga, incantatrice, esperta di filtri e magie. Al pari, il termine inglese witch deriva dall’anglo-sassone wicca che significa “saggia”. Per l’inglese Margaret Murray, esperta di studi sulla stregoneria, le streghe erano quelle donne che, tenacemente, malgrado il mutare dei tempi, avevano continuato ad celebrare i riti di quella religione precristiana che era estesa in tutta l’Europa occidentale, dall’antichità fino alla nascita della nuova religione che la soppiantò. Proprio perché le streghe erano ancora legate agli antichi rituali furono definite, da chi tali rituali non condivideva, “donne possedute dal diavolo”, e i loro misteriosi convegni vennero considerati manifestazioni peccaminose. La loro bellezza venne col tempo sempre più negata, fino all’odierna idea di bruttezza, e le loro arti tanto confuse e fraintese che di loro non rimase altro che l’immagine di vecchie megere che volavano a cavallo delle scope, si trasformavano in animali e passavano il tempo a mescolare strani intrugli in ribollenti calderoni. E’ questo un bagaglio di arnesi, strumenti e prerogative che ha sempre accompagnato l’immagine della strega… Esiste un’ espressione, spesso usata nella pratica, per intendere il collegamento con un oggetto che è, appunto, legame oggettuale: gli strumenti della strega sono legami oggettuali. Nessuno di essi è veramente indispensabile, ma tutti servono per sostenere e “legare” l’immaginazione e la volontà della strega: “legano” cioè quel meccanismo di cui la strega si serve per rendere effettivi e funzionanti i suoi incantesimi.

    Il famiglio
    Era un animale che accompagnava sempre la strega, a cui lei chiedeva consiglio, ed il loro rapporto era così stretto e indissolubile che la strega, a volte, poteva assumerne le sembianze e diventare lei stessa il famiglio. Tutte le streghe trattavano il loro famiglio con grande cura, senza mai offenderlo e contrariarlo, perché si diceva che quella creatura avesse poteri soprannaturali e che, senza il suo aiuto, la strega sarebbe diventata un comune essere umano.
    La tradizione popolare vedeva i famigli come folletti a cui venivano di sovente attribuiti poteri diabolici. Molte sono anche le leggende che raccontano di come le streghe sapessero assumere, a loro piacimento, aspetto animale. Le streghe, anche quando non erano viste direttamente in veste di animali, erano comunque considerate loro custodi, così come erano custodi di boschi, sorgenti, montagne e grotte considerate sacre, che proteggevano dall’invadenza umana, non risparmiando a tale scopo nessun mezzo.
    E’ probabíle che l’aspetto tremendo per cui sono ricordate in alcune leggende venisse assunto proprio per difendere ciò che per esse era sacro. In altri casi sembra invece che i famigli fossero entità burlone che si divertivano a spaventare gli uomini, sostituendosi alle stesse streghe. Nei racconti relativi alle adunanze delle streghe si parla spesso, oltre che della presenza di animali, anche della presenza di una figura maschile innanzi alla quale esse danzavano e a cui rendevano omaggio. Tale figura assumeva spesso l’aspetto di un caprone e ciò riporta alla mente quelle antichissime raffigurazioni rupestri dove una figura maschile con le corna è circondata da donne che sembrano danzare.

    La scopa
    Il compito della scopa e’ quello di “pulire” dalle energie negative lo spazio sacro dove ci si appresta ad operare e potrebbe ricollegarsi al significato di questo oggetto nei tempi antichi. Simbolicamente, infatti, la scopa era segno e simbolo di potenza sacra, tanto che negli antichi templi spazzare il pavimento aveva il significato di pulire il suolo dagli elementi esterni intervenuti a sporcarlo e poteva essere fatto solo da mani pure. Nel caso delle streghe poi, essendo usata per volare altrove, poteva rappresentare anche il mezzo di collegamento tra i due mondi, quello profano e quello e sacro. Anche nelle leggende alla scopa, al bastone e alla bacchetta, che parrebbe la stessa delle fate, erano attribuiti poteri enormi. In Valcamonica, ad esempio, si racconta che le streghe conoscessero un incantesimo che trasformava le loro scope in cavalli e che sopra quelli raggiungessero la cima del Tonale ove tenevano i loro conciliaboli.
    La scopa (o bune wand, come veniva chiamata dalle streghe scozzesi) era utilizzata soprattutto per voli notturni. Nei primi resoconti relativi alla stregoneria, si trattava di una bacchetta biforcuta, oppure di un bastone di legno.
    Alla fine del XVI secolo, il cacciatore di streghe Henri Boguet, annotava: Françoise Secretain ammise che, per recarsi al sabba, poneva un bastone bianco tra le gambe e poi pronunciava certe parole ed era trasportata in aria fino al luogo del convegno. La strega scozzese Issobel Gowdie giunse perfino a rivelare la sua formula per far volare una scopa, una stecca o una paglia: Cavallo e cappello, cavallo và, cavallo a sfera, Ha! Ha! Ha!. ( ) Una strega confessa della Savoia disse ai suoi inquisitori che ordinava semplicemente alla sua scopa: Và! in nome del diavolo và!

    Il calderone
    Nelle antiche raffigurazioni, le streghe sono rappresentate accanto ad un misterioso calderone nel quale girano e rigirano un grosso mestolo e dove il fuoco arde dentro anziché fuori. Nel calderone preparavano filtri e pozioni magiche i cui terribili ingredienti venivano spesso elencati con dovizia. Anne Marie de Georgel, una strega che viveva a Tolosa nel XIV secolo, ammise di aver preparato uno stufato a base di erbe velenose, pezzi di cadaveri umani e di animali, assieme a lembi di indumenti strappati ad un impiccato.
    Il calderone, in ferro, aveva un’apertura piu’ stretta rispetto alla circonferenza del corpo e nella tradizione celtica era legato alla Dea Cerridwen, che utilizzava erbe magiche per preparare il suo Calderone dell’ispirazione: il suo intruglio doveva bollire a fuoco lento per un anno e un giorno e, alla fine, produceva le tre Gocce di Saggezza.
    Le tre gambe su cui poggiava il calderone simboleggiavano la triplice divinità della luna e tre dei quattro elementi della vita: l’acqua, che colmava il calderone, il fuoco, che lo faceva
    ribollire e le erbe che provenivano dalla madre terra.

    L’ athame
    Nessun “arsenale” di fattucchiera poteva dirsi completo se non era fornito di uno speciale coltello, l’Athame, che però non veniva usato per scopi terreni.
    Questo pugnale, presentava un’impugnatura nera con simboli magici impressi lungo la lama, era consegnato ad una nuova strega la notte della sua iniziazione e veniva usato per scopi mistici, come tracciare il cerchio magico, mescolare il sale e l’acqua sacri all’ Esbat (incontro mensile di una congrega di streghe).

    Il Libro delle ombre
    Ogni strega (se sapeva scrivere…) teneva un libro dove prendeva nota delle ricette per le pozioni e delle formule corrette degli incantesimi. Il libro delle ombre era l’equivalente di un diario di bordo. Questi libri venivano tenuti nascosti (a causa dell’inquisizione) e, alla morte della strega, i suoi compagni avevano l’ordine di prendere da esso quel che volevano e poi bruciare l’originale.
    Tuttavia, dai resoconti e dai libri che rimangono, sembra che esistessero alcuni sistemi collaudati che venivano usati dalle streghe per raggiungere i propri fini magici.

    La sfera di cristallo o speculum
    Talvolta lo speculum consisteva in una palla di cristallo, talvolta in uno specchio magico. La fattucchiera usava la sfera magica per praticare la cistalloscopia o presagire avvenimenti: scrutando nelle profondità riflettenti riusciva a vedere oltre i confini del tempo e dello spazio.
    Nelle città costiere, si sapeva che le streghe utilizzavano i globi di vetro usati dai pescatori per tenere a galla le reti. La famosa strega irlandese, Biddy Early, aveva una bottiglia di vetro azzurro che prediligeva. Ogni genere di speculum doveva essere consacrato prima di venir utilizzato, e quest’ obiettivo si raggiungeva esponendolo alla luce lunare.

    Il pentacolo
    E’ il simbolo che rappresenta la Terra, l'Aria, il Fuoco, l'Acqua, circondati dall'amore infinito (il cerchio) dello Spirito.. E’ una stella a cinque punte, con una rivolta verso l’alto, racchiusa in un cerchio: la stella simboleggia anche l’uomo (l’uomo vitruviano di Leonardo, può essere racchiuso perfettamente nel pentacolo), come anche il microcosmo e il macrocosmo. Forse.
    Molte streghe lo utilizzavano come talismano, portandolo addosso sotto forma di ciondolo o monile, altre lo indossavano come segno distintivo del loro credo. Molti testi parlano di un talismano di pergamenta, legno, pietra o metallo con su tracciati simboli magici racchiusi in un pentacolo come protezione ed in generale lo si adoperava sull’altare o lo si tracciava sia per proteggere, sia per evocare le forze cui ci si rivolgevano per bandirle a fine rituale.
    Il suo valore è quinario e il 5 è il numero che rappresenta l’uomo, il microcosmo. Opportunamente costruito è il pentacolo della protezione e della felicità. Dopo tutto è comprensibile: è un segno composto da una stella e da un cerchio, figura perfetta, simbolo di chiusura come di infinito.
    In effetti, il cerchio è il simbolo più importante della stregoneria e rappresenta l’integrità della strega, la sua inviolabilità , il suo potere, ma anche la sua segretezza, la sua congrega e il conforto che ne riceve.

    Ah, quasi dimenticavo: tutti questi oggetti andavano accuratamente conservati lontano dalla luce del Sole.



  6. #6
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    Originally posted by Silvia
    La strega e i suoi legami oggettuali

    Ah, quasi dimenticavo: tutti questi oggetti andavano accuratamente conservati lontano dalla luce del Sole.

    Ottimo lavoro Silvia..solo una cosa, perchè parli al passato?
    Le Streghe usano ancora athame, libro delle ombre,e pentacolo...

  7. #7
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    Originally posted by cristiano72


    Ottimo lavoro Silvia..solo una cosa, perchè parli al passato?
    Mah, forse perché le streghe di una volta non esistono più: vecchie megere con il cappello a cono dedite alla preparazione di strani intrugli, oppure ragazze affascinanti e seminude con i lunghi capelli neri… Esseri demoniaci, oppure superstiti di un’antica religione…Travisate, incomprese, maltrattate e infine completamente distrutte. Per loro, vittime della superstizione, il rogo, per le streghe di oggi, a metà strada tra il folklore e l’affarismo, spesso il successo massmediologico. Come si fa a chiamarle "streghe"?


  8. #8
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    Originally posted by Silvia


    Mah, forse perché le streghe di una volta non esistono più: vecchie megere con il cappello a cono dedite alla preparazione di strani intrugli, oppure ragazze affascinanti e seminude con i lunghi capelli neri… Esseri demoniaci, oppure superstiti di un’antica religione…Travisate, incomprese, maltrattate e infine completamente distrutte. Per loro, vittime della superstizione, il rogo, per le streghe di oggi, a metà strada tra il folklore e l’affarismo, spesso il successo massmediologico. Come si fa a chiamarle "streghe"?

    ci sono ancora le streghe oggi, ma sono lontane anni luce dalle maghe televisive dai risvolti pornografici...e poi la strega vera e propria non era un adoratrice del diavolo, ma spesso una rappresentante del vecchio paganesimo, impotente davanti alle spire dell'Inquisizione... ( mi scusi, signor Torquemada )
    Ciao.

  9. #9
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    Originally posted by antimes(88)


    ci sono ancora le streghe oggi, ma sono lontane anni luce dalle maghe televisive dai risvolti pornografici...e poi la strega vera e propria non era un adoratrice del diavolo, ma spesso una rappresentante del vecchio paganesimo, impotente davanti alle spire dell'Inquisizione... ( mi scusi, signor Torquemada )
    Ciao.
    Concordo pienamente, va anche considerato che per quanto riguarda il nostro paese, soprattutto nelle campagne alcuni riti e tradizioni pagane, in alcuni casi addirittura preesistenti alla nascita del Pantheon latino (ad esempio preesistente era il culto di Diana, Dea della caccia e della fertilità, ma anche dei misteri notturni, e quindi delle pratiche "stregonesche")sono sopravvissuti alla nascita del cristianesimo e in molti casi arrivati fino ad oggi.
    Laddove ha potuto, la Chiesa ha incorporato tali consuetudini o riti in feste cristiane, o ha creato ricorrenze ad hoc per incorporarle(sarebbe banale perchè ormai lo sanno tutti parlare della festività del Natale, ma pensiamo ad esempio alle Feste di chiara origine pagana coincidenti con il periodo di Belthane, chi di voi conosce il Cantamaggio?ma di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe scorrendo i calendari delle feste contadine di questa penisola ).
    In alcuni casi, tali riti rappresentavano una rottura troppo forte coi principi del cristianesimo per essere tollerati,pensate ad esempio a un rito in onore di Diana compiuto di notte, spesso in luna piena, magari nudi(e in questo caso la nudità nulla ha a che fare con la pornografia, la libertà del corpo simboleggia evidentemente quella dello spirito), o a particolari cure compiute seguendo ritualità che si tramandavano da millenni,in questi casi la Chiesa decise di procedere alla repressione per tentare di spezzare i meccanismi di trasmissione orale di quel sapere.
    Perchè si possono distruggere i simboli pagani, ma è molto più difficile cancellare racconti e riti che si tramandano da millenni di padre in figlio, e quelli legati al culto di Diana, o magari di Pan, erano sicuramente visti come i più destabilizzanti per i principi che la chiesa aveva imposto.
    Ora, noi sappiamo che molte di queste tradizioni orali sono sopravvissute fino ad oggi, ma questo, come dice giustamente antimes, non ha davvero nulla a che fare con i teatrini massmediatici.
    Il discorso sarebbe comunque molto lungo, magari ci sarà occasione di ritornarci su

  10. #10
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    Originally posted by cristiano72


    Concordo pienamente, va anche considerato che per quanto riguarda il nostro paese, soprattutto nelle campagne alcuni riti e tradizioni pagane, in alcuni casi addirittura preesistenti alla nascita del Pantheon latino (ad esempio preesistente era il culto di Diana, Dea della caccia e della fertilità, ma anche dei misteri notturni, e quindi delle pratiche "stregonesche")sono sopravvissuti alla nascita del cristianesimo e in molti casi arrivati fino ad oggi.
    Laddove ha potuto, la Chiesa ha incorporato tali consuetudini o riti in feste cristiane, o ha creato ricorrenze ad hoc per incorporarle(sarebbe banale perchè ormai lo sanno tutti parlare della festività del Natale, ma pensiamo ad esempio alle Feste di chiara origine pagana coincidenti con il periodo di Belthane, chi di voi conosce il Cantamaggio?ma di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe scorrendo i calendari delle feste contadine di questa penisola ).
    In alcuni casi, tali riti rappresentavano una rottura troppo forte coi principi del cristianesimo per essere tollerati,pensate ad esempio a un rito in onore di Diana compiuto di notte, spesso in luna piena, magari nudi(e in questo caso la nudità nulla ha a che fare con la pornografia, la libertà del corpo simboleggia evidentemente quella dello spirito), o a particolari cure compiute seguendo ritualità che si tramandavano da millenni,in questi casi la Chiesa decise di procedere alla repressione per tentare di spezzare i meccanismi di trasmissione orale di quel sapere.
    Perchè si possono distruggere i simboli pagani, ma è molto più difficile cancellare racconti e riti che si tramandano da millenni di padre in figlio, e quelli legati al culto di Diana, o magari di Pan, erano sicuramente visti come i più destabilizzanti per i principi che la chiesa aveva imposto.
    Ora, noi sappiamo che molte di queste tradizioni orali sono sopravvissute fino ad oggi, ma questo, come dice giustamente antimes, non ha davvero nulla a che fare con i teatrini massmediatici.
    Il discorso sarebbe comunque molto lungo, magari ci sarà occasione di ritornarci su

    Certo xkè la Chiesa sapeva benissimo che sarebbe stata dura estirpare le tradizioni religiose pre-cristiane...quindi ha adagiato le sue nuove festività su quelle antiche come ad esempio

    -Samain è diventata ognissanti (o volgarmente Halloween)
    -Beltane è diventata la notte di Valpurga ( chiaramente demoniaca)
    -Yul è diventato Natale ( abbinando il simbolismo del Sole Invitto a quello della nascita di Gesù bambino)
    -Ostara è diventata Easter o Pasqua
    e così via...

    quindi le vecchie figure pagane di dei e dee assumono aspetti demoniaci.. esempio Set-an, la stella del Sud egizia, divenuta Satana, il nemico.

    Ciao.

 

 
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