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    Predefinito Venezia - La Lega: «Il patto con la Cdl è concluso»

    Il raduno del Carroccio a Venezia.

    Bossi: «Il federalismo riparte dalle regioni. Il popolo di Padania si mobiliti, avanti anche i figli»

    E dal palco l'annuncio della prossima riapertura del «Parlamento del Nord»

    VENEZIA - La lotta per il federalismo ricomincia nelle istituzioni. La Lega Nord rilancia dalla Festa dei popoli padani di Venezia la propria azione politica e nel ripetere il «rito dell'ampolla» con il travaso nella laguna dell'acqua raccolta alle sorgenti del Po è il leader Umberto Bossi a rilanciare la battaglia per l'autonomia delle regioni annunciando la prossima riapertura del «Parlamento del Nord». Archiviata l'esperienza degli anni al governo, conclusa con la delusione per la riforma costituzionale bocciata dagli italiani con il referendum di giugno, il Carroccio fa un passo indietro e torna alle sue origini movimentiste. E mentre il Senatùr invita il popolo leghista ad una sempre maggiore mobilitazione e partecipazione, Roberto Maroni, l'eterno numero due del partito, delinea dal palco la nuova linea politica: mani libere e assoluta indipendenza perché «di fatto il patto con la Casa delle Libertà è sciolto».

    IL GIURAMENTO - L'asse del nord che era risultato portante nella coalizione di centrodestra sembra dunque venire meno. Ma, precisa Maroni, non certo per colpa della Lega: «Ci sono partiti che fanno l'occhiolino alla sinistra e sostengono le loro proposte. Per questo a Roma dobbiamo tenere le mani libere, non essere schiavi di nessuno, per portare fino in fondo le nostre battaglie sull'indulto, l'immigrazione, l'Islam. La lunga battaglia federalista sarà sul territorio». «Siamo qui - ha detto ancora Maroni - per mantenere un impegno, il giuramento fatto dieci anni fa per la libertà. Noi siamo qui finchè Umberto Bossi ce lo chiederà».

    «AVANTI LE REGIONI» - Bossi nel suo intervento aveva usato, malgrado i limiti di una voce ancora roca, i consueti toni da capopopolo. «Fino a quando ci sarà questa partecipazione popolare - ha detto il Senatùr ad una folla entusiasta nonostante la pioggia scrociante - non c'è forza che può opporsi alla spinta che viene dal nord». Il fondatore della Lega ha spiegato che «il federalismo questa volta passa in maniera giusta, attraverso la via democratica direttamente da parte delle regioni: la Lombardia va avanti, il Veneto seguirá, assieme alle altre regioni del Nord». Quindi il leader ha esortato la sua gente alla mobilitazione: «Da questo momento - ha detto - dovrete partecipare molto di più, perchè il federalismo ha bisogno di questo. Se volete che diventi realtà dovete partecipare, io sarò il primo a farlo con i miei figli. Bisogna che ognuno si faccia avanti e il popolo ha già partecipato molto. Alcuni dirigenti li vedo invece un pò restii a partecipare». «Abbiamo accettato di essere schiavi di questo paese - ha detto ancora Bossi, che nel suo intervento aveva parafrasato Enrico di Borbone dicendo che "la Padania val bene una messa" - ma per liberarci dalla schiavitù dobbiamo essere tutti insieme, convinti che si possa ottenere la libertà».

    Corriere.it 17 settembre 2006

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Liutprando Visualizza Messaggio
    Il raduno del Carroccio a Venezia.

    Bossi: «Il federalismo riparte dalle regioni. Il popolo di Padania si mobiliti, avanti anche i figli»

    E dal palco l'annuncio della prossima riapertura del «Parlamento del Nord»

    VENEZIA - La lotta per il federalismo ricomincia nelle istituzioni. La Lega Nord rilancia dalla Festa dei popoli padani di Venezia la propria azione politica e nel ripetere il «rito dell'ampolla» con il travaso nella laguna dell'acqua raccolta alle sorgenti del Po è il leader Umberto Bossi a rilanciare la battaglia per l'autonomia delle regioni annunciando la prossima riapertura del «Parlamento del Nord». Archiviata l'esperienza degli anni al governo, conclusa con la delusione per la riforma costituzionale bocciata dagli italiani con il referendum di giugno, il Carroccio fa un passo indietro e torna alle sue origini movimentiste. E mentre il Senatùr invita il popolo leghista ad una sempre maggiore mobilitazione e partecipazione, Roberto Maroni, l'eterno numero due del partito, delinea dal palco la nuova linea politica: mani libere e assoluta indipendenza perché «di fatto il patto con la Casa delle Libertà è sciolto».

    IL GIURAMENTO - L'asse del nord che era risultato portante nella coalizione di centrodestra sembra dunque venire meno. Ma, precisa Maroni, non certo per colpa della Lega: «Ci sono partiti che fanno l'occhiolino alla sinistra e sostengono le loro proposte. Per questo a Roma dobbiamo tenere le mani libere, non essere schiavi di nessuno, per portare fino in fondo le nostre battaglie sull'indulto, l'immigrazione, l'Islam. La lunga battaglia federalista sarà sul territorio». «Siamo qui - ha detto ancora Maroni - per mantenere un impegno, il giuramento fatto dieci anni fa per la libertà. Noi siamo qui finchè Umberto Bossi ce lo chiederà».

    «AVANTI LE REGIONI» - Bossi nel suo intervento aveva usato, malgrado i limiti di una voce ancora roca, i consueti toni da capopopolo. «Fino a quando ci sarà questa partecipazione popolare - ha detto il Senatùr ad una folla entusiasta nonostante la pioggia scrociante - non c'è forza che può opporsi alla spinta che viene dal nord». Il fondatore della Lega ha spiegato che «il federalismo questa volta passa in maniera giusta, attraverso la via democratica direttamente da parte delle regioni: la Lombardia va avanti, il Veneto seguirá, assieme alle altre regioni del Nord». Quindi il leader ha esortato la sua gente alla mobilitazione: «Da questo momento - ha detto - dovrete partecipare molto di più, perchè il federalismo ha bisogno di questo. Se volete che diventi realtà dovete partecipare, io sarò il primo a farlo con i miei figli. Bisogna che ognuno si faccia avanti e il popolo ha già partecipato molto. Alcuni dirigenti li vedo invece un pò restii a partecipare». «Abbiamo accettato di essere schiavi di questo paese - ha detto ancora Bossi, che nel suo intervento aveva parafrasato Enrico di Borbone dicendo che "la Padania val bene una messa" - ma per liberarci dalla schiavitù dobbiamo essere tutti insieme, convinti che si possa ottenere la libertà».

    Corriere.it 17 settembre 2006
    un vero volpone, prepara per i figli la strada, troverà il modo per epurare i dirigenti che gli stanno sul caxxo, si mettono le mani avanti per abbandonare berlusca e trovare accordi con la sinistra al potere

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Ken il warriero Visualizza Messaggio
    si mettono le mani avanti per abbandonare berlusca
    hmmm... ah, fosse vero ...

    Niente fretta.

    ps: curiosità del tutto personale: su Zeta Reticuli conoscete una bevanda chiamata caffè? O, al limite, vi appartiene l'uso di distendervi su una branda, una stuoia, un canapé, un'amaca, un'ottomana... il tutto per risolvere il problema del sonno, naturalmente. Sa, non è educazione nemmeno nella Terra di Mezzo sostenere conversazioni continuando a sbadigliare a bocca aperta...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbalbero Visualizza Messaggio
    hmmm... ah, fosse vero ...

    Niente fretta.

    ps: curiosità del tutto personale: su Zeta Reticuli conoscete una bevanda chiamata caffè? O, al limite, vi appartiene l'uso di distendervi su una branda, una stuoia, un canapé, un'amaca, un'ottomana... il tutto per risolvere il problema del sonno, naturalmente. Sa, non è educazione nemmeno nella Terra di Mezzo sostenere conversazioni continuando a sbadigliare a bocca aperta...
    cosa vuole che le dica ? orari impossibili di lavoro e interlocutori testoni
    sono una miscela fonte di innumerevoli sbadigli , riguardo al caffè non si usa su Zeta Reticuli come vino e sigarette , il letto lo conosciamo ma poco , propio se la stanchezza si fa esasperante come una suocera terrestre

  5. #5
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    Credo di averlo già detto tempo fa, la Lega non va da nessuna parte è di proprietà di Berlusconi e finchè c'è il nano pelato non si va da nessuna parte! Certo molti leghisti alla Maroni sperano in una dipartita del nano (non solo politica) aspettano e sperano e lanciano strali con avvicinamenti del terzo tipo. Il ragionamento è semplice: nessuno è eterno e cribbio mi consenta, creperà prima o poi? O no? Zia Caterina c'hanno fatto scacco matto!!! Ma come non era battaglia navale??? Battaglia navale??? Ora mi tocca la penitenza...

    p.s.
    Maroni ha detto che la Lega vuole avere mani libere...ma per farci cosa? Mi verrebbe una battutacciama mi astengo

  6. #6
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    Domenica, 17 Settembre 2006
    - Luca Zaia, vicepresidente del Veneto, non le sembrano un po' passati di moda, anche tra chi ci credeva, anche tra i leghisti, questi riti padani, l'ampolla, l'acqua del Po in Laguna?
    «Il rito dell'ampolla è una componente sentimentale che evoca l'appartenenza alla terra bagnata dal Po. Quando Bossi lanciò la Padania, si trovò nella necessità di convincere, ma anche di emozionare, di suscitare amore per la nostra identità. Queste tradizioni, questi riti, sono stati un buon progetto di marketing. Sono serviti, hanno dato compattezza, anche se magari non piacevano a tutti, ma la Lega è così, c'è il sentimentale e c'è l'amministratore, e un capo deve unire queste anime verso il comune obiettivo».
    - Allora mettiamola così: questo progetto di marketing, che servì a lanciare l'idea della Padania indipendente, è ancora attuale oggi che gli obiettivi della Lega sono cambiati, e puntano ad un federalismo interno all'attuale Costituzione?
    «C'è molta più continuità di quanto non appaia, nella linea della Lega . I riti e i simboli della nostra storia di movimento dobbiamo tenerceli stretti. Sono serviti a sensibilizzare, a diffondere le nostre idee e affermano la necessità di riscoprire le nostre radici, la nostra identità di popolo, fondamento dei nostri diritti».
    - Tra secessione e autonomia regionale, c'è una bella differenza.
    «La Lega ha affermato sempre il diritto dei popoli ad autogovernarsi. La secessione fu la risposta alla mancanza di riforme. Le battaglie si fanno con le forze che sono a disposizione: e i numeri del referendum sulla devolution hanno dimostrato che il peggior nemico del Nord è il Nord . A fare la rivoluzione, a Roma, abbiamo spedito un esercito del 3,9 per cento. Con una forza come questa, la Lega ha fatto miracoli, se il federalismo oggi è un obiettivo condiviso e riconosciuto, è merito di Bossi e della Lega . Anch'io, tra i militanti, sentivo chi si lamentava della devolution, diceva che era deboluccia. Benissimo, ma provate voi a far passare qualcosa nel vostro consiglio di condominio se avete il 3,9 per cento. Abbiamo fatto le battaglie che si potevano fare. Avessimo avuto il 51 per cento, la riforma sarebbe stata diversa».
    - E dunque ci contentiamo.
    «Si sceglie una strategia possibile, che porti a importanti passi avanti nel senso del federalismo, nel presente assetto costituzionale. Le rivoluzioni non si fanno a pancia piena».
    - Nel 1996 invece, con l'Italia fuori dalla porta dell'euro, la rivoluzione si poteva fare.
    «Un cambiamento radicale era sentito come positivo, auspicabile. Oggi la situazione è diversa, e il partito deve adeguare la strategia. Lo ha detto bene, Bossi, a Ca' San Marco: visto che l'attuale Costituzione ci permette di avere il federalismo, l'autonomia che serve alle Regioni che la chiedono, abbiamo il dovere, prima di fare la rivoluzione, di provare a ottenerlo, seguendo la via retta, la via lega le e democratica, chiedendo l'applicazione di queste norme. Io ho molta fiducia nel federalismo a geometria variabile, poteri e autonomia fiscale alle Regioni che lo chiedono e che vogliono e sanno reggersi da sole».
    - Ma lei crede davvero che il federalismo, in Italia, sia vicinissimo, come dice Bossi?
    «Io credo che abbiamo il dovere di tentare. Se poi, smentendo quanto sta scritto nella Costituzione, non otterremo l'autonomia regionale e il federalismo fiscale di cui le Regioni come il Veneto e la Lombardia hanno bisogno, credo che lo scenario cambierà. Se va avanti così, l'Italia va alla crisi, allo sfascio».
    - Allo sfascio? «L'Italia è una grande azienda schiacciata da una montagna di debiti e da assurdi vincoli centralistici. Se non decide di dar respiro al Veneto, alla Lombardia, al proprio comparto produttivo, è finita, sarà il declino, la gente s'impoverirà drammaticamente, ce ne sono già i segni, e la richiesta di cambiamenti radicali, rivoluzionari, diventerà imperiosa. A Roma c'è un'ariaccia, un livore contro le partite Iva, contro le aree che tirano la carretta, che è una cosa spaventosa. È un'altra mentalità, non c'è nulla da fare, non si può ben governare il Nord con simili criteri. Occorre lasciarci liberi di autogovernarci, nell'interesse dell'Italia. Creda a me, solo la libertà, l'autonomia regionale, il federalismo può salvare l'Italia». Alvise Fontanella

 

 

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