Intervista a Bersani su Repubblica di oggi, il ministro messo alle corde è costretto a minimizzare e anche ad ammettere errori di gestione del Governo.
Bersani:"Questa è l'occasione giusta
per riformare il capitalismo italiano"
di ROBERTO MANIA
Il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani
ROMA - "Questa è l'occasione per riformare il capitalismo italiano". Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, chiede di voltare pagina, di smetterla di andare dietro ai "pettegolezzi" del caso-Telecom, e lancia le sue proposte: modificare le regole di governo delle società per renderne più stabile e trasparente il controllo, far decollare subito i fondi pensione, rivoltare da cima a fondo il sistema degli incentivi alle imprese. E chiama a raccolta tutti i soggetti dell'economia - aziende, sindacati, banche, assicurazioni, governo - per fissare insieme gli obiettivi strategici dello sviluppo industriale. Una nuova programmazione economica? "Se vuol dire darsi traguardi comuni, selezionando gli sforzi e chiudere la stagione degli interventi a pioggia, allora sì", risponde il ministro diessino.
Prima, però, dobbiamo parlare di Tronchetti Provera che si è dimesso sostenendo che dopo lo scontro con Prodi la sua permanenza avrebbe solo danneggiato l'azienda. La convince questa spiegazione?
"Non sono in grado di valutarla. Tuttavia non mi sembra una motivazione che contribuisce a illuminare questo delicato passaggio della Telecom. Per capire dovremo aspettare un po' e verificare se saranno confermate o meno le ultime decisioni prese dal consiglio di amministrazione. Posso dire che l'interesse del governo è che si torni a parlare della missione industriale della più grande azienda del Paese".
Intanto il Financial Times ha criticato il governo per aver svelato alcuni dettagli delle trattative tra Murdoch e Tronchetti, sostenendo che ora l'Italia ha perso credibilità e che sarà più difficile investire da noi.
"Senta, qualche sbavatura in questa storia c'è anche stata, ma francamente queste mi sembrano critiche infondate. Chiedano, piuttosto, che ospitalità hanno trovato in Italia Endesa, Edf o Vodafone...".
Nel caso-Telecom, come in quello Autostrade, ma anche nella maxi fusione Sanpaolo-Intesa, firmata da banchieri notoriamente vicini al premier Prodi, sembra emergere una tentazione dirigista da parte del governo nell'economia. È questo il vostro intento?
"Considero questi argomenti un diversivo pericoloso".
Perché "pericoloso"?
"Perché sarebbe curioso che per mesi si discutesse di questo mentre chi lavora alla Telecom o alla Tim non capisce bene qual è il progetto industriale. Invece è proprio quello che vorremmo conoscere anche noi".
Nega che nella maggioranza ci sia una voglia di "nuova Iri"?
"Nel governo non esiste alcuna volontà dirigistica. È un timore risibile. Piuttosto si guardi a cosa fanno gli altri governi: da quello francese a quello tedesco, da quello statunitense alla stessa Inghilterra. Resta il fatto che noi non possiamo non saper quale sarà il futuro industriale di Telecom".
Lei ritiene la telefonia mobile un asset strategico?
"Io non sono affezionato all'aggettivo strategico. Comunque considero strategico tutto ciò che ci dà da mangiare, che ci fa creare valore aggiunto, che ci fa stare nel mondo. Insomma per me è strategica anche l'industria calzaturiera. Il punto, tornando alla Telecom, è un altro: qual è il fondamento del nuovo piano industriale, visto che non ha convinto nessuno, dal governo ai mercati, e che ha lasciato dubbi a tutti? Tanto è vero che si è arrivati a parlare di vendita di Tim e di pubblicizzazione della rete fissa, mentre Tronchetti non l'ha confermate".
L'ipotesi della pubblicizzazione della rete si trova nel documento elaborato dal consigliere di Prodi Angelo Rovati.
"Siamo in una fase in cui non c'è consulente che non faccia delle ipotesi".
È una lettura un po' troppo minimalista del caso: Rovati è il consigliere del presidente del Consiglio, non un advisor qualunque.
"Credo che Rovati sia stato incauto e, credo, anche innocente. Poiché ritengo di essere "persona informata dei fatti" posso dire che non mi risulta in alcun modo che il governo abbia mai esaminato ipotesi di passaggio allo Stato della rete telefonica. Sono favole!".
Insomma quello di Rovati è stato solo un errore di ingenuità?
"Un gesto incauto e innocente. Come incauta, ma non so quanto innocente, è stata la pubblicazione di quel documento".
Ma intanto l'opposizione chiede un confronto in Parlamento.
"Credo che sia giusto e opportuno discutere di politica industriale in Parlamento. Certo, però, non ci possono chiedere di contribuire ad alzare dei polveroni".
Il superamento dei "patti di sindacato", come in maniera provocatoria ha proposto qualche tempo fa il neo-presidente di Telecom, Guido Rossi, sarebbe un primo passo per rendere più trasparente la governance delle aziende?
"Credo che sia un tema ben posto ma la soluzione è complessa. Sicuramente dobbiamo rendere più stabili i governi delle società. Da noi, diversamente che dagli altri paesi, c'è troppa precarietà proprietaria che rischia di pregiudicare la stabilità degli assetti industriali. Ritengo che non solo gli imprenditori dovrebbero concentrarsi sugli investimenti, perché la finanza da sola non produce ricchezza, ma che anche le banche dovrebbero scommette di più sull'industria. Non dimentichiamo che la Fiat si è salvata grazie a Marchionne ma anche grazie alle banche. E poi si deve uscire rapidamente dalla paralisi reciproca tra banche e imprese che impedisce il decollo dei fondi pensione. Infine il sistema degli incentivi: basta con i meccanismi a pioggia, bisogna convogliare le risorse (pubbliche e private) verso obiettivi condivisi e puntare sull'innovazione. Qui ci giochiamo il nostro futuro industriale".




Rispondi Citando

