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    Predefinito Il sondaggio della Rivista Area su Alleanza Nazionale

    Nel nuovo numero di "Area" è uscito un articolo interessante e molto critico in cui sono usciti i rissultati del sondaggio della Rivista Area su come la base di Alleanza Nazionale vede se stessa e devo dire che la fotografia è molto distante dalla rappresentazione ufficiale e dalla stessa strategia del suo segretario nazionale (a dir poco).



    "Cos’è oggi veramente Alleanza nazionale dopo cinque anni di governo e undici anni dopo la svolta di Fiuggi? In che modo è cambiata, se è cambiata? Come vedono la realtà politico-sociale attuale gli uomini e le donne che ne costituiscono l’ossatura e che animano quotidianamente l’attività sul territorio di questo partito? Come giudicano l’azione governativa dei propri dirigenti e soprattutto chi sono questi uomini e queste donne e cosa auspicano avvenga in futuro?
    Ad un numero significativo di “quadri di struttura” e attivisti è stato chiesto di rispondere ad un questionario composto da 15 domande a risposta multipla. Ci interessava sapere da quanto tempo gli intervistati militano a destra, quale professione esercitano e se la loro situazione familiare è in linea con i cambiamenti che hanno investito in questo ambito la società italiana negli ultimi vent’anni o piuttosto riflette i valori di riferimento di An. Abbiamo inoltre domandato di fornirci il loro parere sull’operato del governo della Cdl; dal punto di vista ideologico-politico i quesiti spaziavano dalla politica internazionale all’economia, dall’ambiente ai valori, dal rapporto con il Cristianesimo a quello con l’Islam e con gli immigrati. Infine si è cercato di capire come An si autopercepisce e come la sua base spera che si evolva lo scenario politico italiano.
    Senza alcuna pretesa di scientificità, riteniamo tuttavia che lo spaccato che emerge da questo sondaggio fornisca un’impressione abbastanza realistica sullo stato attuale del partito, in quanto il campione su cui si fondano i nostri risultati, oltre ad essere significativo dal punto di vista quantitativo, è stato raccolto su tutto il territorio nazionale e comprende una fascia d’età che va dai 17 agli 82 anni. Non è dunque viziato da provenienze geografiche, né da peculiarità anagrafiche, elementi che pure sono utili ad avviare alcuni ragionamenti.



    La continuità con il Msi
    Il primo dato che emerge in maniera forte, oltre all’atavica scarsa presenza femminile in seno alla struttura militante della destra italiana (solo il 12% del campione) nonostante tutti gli sforzi avviati in questo senso dalla dirigenza, è la sostanziale continuità del personale politico con il vecchio Msi. In effetti, ben il 58,8% degli intervistati ha affermato di aver cominciato la propria attività prima della svolta di Fiuggi (ricordiamo che la presente indagine non riguarda l’elettorato di An, ma la struttura del partito). Si tratta di un dato che merita una riflessione. Se per molti la continuità ideale con il vecchio Movimento sociale è un valore positivo - opinione che emerge con evidenza anche dalle risposte che ci sono state fornite come vedremo più avanti - è legittimo chiedersi se questo non sia un sintomo della scarsa capacità di aggregazione di Alleanza nazionale. In effetti la Svolta di Fiuggi avrebbe dovuto rappresentare qualcosa di più che un semplice cambio di nome: doveva segnare un’apertura della destra a nuovi settori della società, della politica e della cultura italiana che fino a quel momento avevano preferito accasarsi in altri partiti (soprattutto nella Dc) a causa della ghettizzazione di cui era vittima il Msi.

    Tale apertura e capacità di attrazione non doveva avere una natura esclusivamente elettorale. Il dubbio che emerge, e che più volte è stato segnalato sulle colonne di questa rivista, è che dopo Fiuggi non sia stato avviato quel processo di adeguamento ideologico e organizzativo che la nuova situazione richiedeva. Anche quel 18,8% di nuovi aderenti che si sono avvicinati ad An negli ultimi cinque anni è costituito per quasi la metà da giovani di età inferiore ai 25 anni, insomma il fisiologico ricambio generazionale che qualunque organizzazione politica dotata di un minimo di vitalità deve prevedere e che pure rappresenta una quota troppo bassa.
    L’ulteriore paradosso è costituito dal fatto che la maggioranza di coloro che auspicano nel prossimo futuro un ritorno alle ataviche radici missine da parte di An sono proprio i giovani e i giovanissimi. Certamente l’età dell’adolescenza e dell’immediata post-adolescenza è contrassegnata dal bisogno di rappresentazioni identitarie forti, bisogno che di sicuro ottiene un notevole appagamento dalle suggestioni del radicalismo neofascista, ma riteniamo che questa spiegazione avrebbe il sapore di una giustificazione di comodo. La nuova destra ha bisogno invece di un progetto politico-culturale dotato di un fascino intrinseco adeguato all’attualità dei tempi.

    Il partito dei quarantenni
    Legata allo scenario precedente è la constatazione successiva: il ricambio generazionale è come dicevamo relativamente basso. Soltanto il 13,2% degli intervistati ha un’età inferiore ai 25 anni. Il grosso dei quadri è costituito da persone appartenenti ad una fascia d’età compresa tra i 26 e i 40 anni (40%) e tra i 41 e i 60 anni (32,4%). In pratica, oltre allo zoccolo duro rappresentato da coloro che hanno cominciato a fare politica negli anni ’70, questo risultato è il frutto di una stagione politicamente proficua ed effervescente per la destra, quella degli anni ’80 e dei primi anni ’90, conclusasi appunto con l’arrivo alla soglia della stanza dei bottoni.

    Interessante è anche la composizione sociale del campione e il suo livello d’istruzione, che spiega anche la domanda pressante di una politica culturale più incisiva di cui parleremo in seguito: in effetti se il 12,4% degli intervistati sono studenti, quasi il doppio (21,6%) è costituito da liberi professionisti, tra i quali la parte del leone la fanno gli avvocati (circa la metà degli intervistati che appartengono a questa categoria).
    Molto significativa è anche la quota dei lavoratori dipendenti: il 14,4% si dichiarano impiegati in un’azienda privata, mentre l’11,6% sono dipendenti della pubblica amministrazione. In totale (all’interno del quale sono conteggiati anche gli operai, che tuttavia sono presenti in misura alquanto scarsa nella struttura di partito, ed altre categorie come i docenti) il 28,8% di coloro che hanno compilato il nostro questionario vive di stipendio.
    Ancora, l’11,6% si qualifica come imprenditore, mentre del tutto marginali appaiono i commercianti, evidentemente troppo impegnati nel proprio lavoro per lasciarsi coinvolgere nella politica attiva.
    In conclusione, oltre ad essere il partito dei quarantenni, An si conferma il partito della piccola e media borghesia, soprattutto impiegatizia, che ne costituisce il nerbo e il riferimento naturale.

    Nel solco della tradizione?
    Ma andiamo a vedere se nella sfera privata e dei valori su cui viene fondata l’esistenza quotidiana i militanti di An hanno subito gli stessi mutamenti che i sociologi riscontrano nel grosso della società italiana.
    Sembrerebbe in misura inferiore, ma pure qualche cambiamento di rilievo sussiste. In effetti, solo il 6,4% del campione convive e addirittura il numero dei divorziati si arresta al 6,8%: cifre oggettivamente basse in confronto alla media nazionale, che vanno a braccetto con quel 70% degli intervistati che si dichiara strenuo difensore della famiglia tradizionale, senza alcun compromesso. Certo, c’è un 27,6% che si dice favorevole ad un riconoscimento da parte dello Stato delle nuove forme di legame familiare come la convivenza e le coppie di fatto: esso è costituito, com’è ovvio, soprattutto da quei conviventi e divorziati cui accennavamo prima, ma è evidente che sussiste uno scarto percentuale relativamente consistente. Si potrebbe presumere che a tale scarto contribuiscano soprattutto i più giovani, ma si sbaglierebbe strada. I giovani di An percepiscono le questioni etiche come un tratto di distinzione rispetto al grosso dei loro coetanei, e in massa si ergono a bastione della famiglia classicamente intesa. Piuttosto è il dato geografico ad influire maggiormente, ovvero la provenienza da una grande città, soprattutto del Centro-Nord. Insomma c’è un’Italia profonda che incide anche su An…

    Proseguendo, possiamo rilevare che, se la chiusura nei confronti dei Pacs e delle nozze tra gay è pressoché assoluta, a destra sussiste invece un’altissima presenza di single, oltre il 45%. È questo il dato che maggiormente evidenzia gli influssi che i cambiamenti della società italiana esercitano sul popolo di An: eccessivo rispetto nei confronti dell’istituto familiare? Politica che assorbe troppo tempo, risorse ed energie? È difficile spiegarne le cause. Forse semplicemente la coerenza con un trend nazionale che coinvolge soprattutto chi oggi ha meno di 35 anni e tende a sposarsi più tardi sia per ragioni di stabilità economica sia di psicologica diffidenza nei confronti dei legami duraturi.
    D’altronde, anche il rapporto con la religione è abbastanza in linea con il dato generale, sebbene si percepisca una sostanziale adesione ai valori del Cattolicesimo e agli insegnamenti della Chiesa più massiccia rispetto ad altre organizzazioni politiche: infatti ben il 77,2% si definisce cattolico, malgrado la percentuale degli osservanti e praticanti si riduca al 23,2%, che pure è una quota notevole in un periodo di secolarizzazione diffusa. Il 15,6% preferisce dichiararsi genericamente cristiano, mentre gli agnostici e gli atei appaiono del tutto marginali (3,6 e 1,6% degli intervistati).
    Un dato di folklore… in An c’è ancora qualche pagano…

    Cinque anni sofferti
    I cinque anni che An ha passato al governo non sono stati facili. Molti i malumori della base che, dopo aver atteso per decenni l’accesso al potere, si aspettava una vera rivoluzione del Paese. Tutto ciò era percepibile e, non a caso, emerge in maniera ancora più evidente adesso. Basti pensare che solo il 18% dei nostri intervistati si dice soddisfatto dell’azione di governo svolta dal partito, mentre ben il 34,8% ne dà un giudizio negativo, con un 14% che addirittura si dichiara totalmente insoddisfatto. È interessante però riscontrare come l’indice di gradimento sia superiore tra quanti si sono avvicinati ad An più di recente, anzi possiamo dire che le rimostranze siano molto scarse: è chiaro che sono i militanti storici ad avere maggiormente da ridire.
    Per scendere più in dettaglio abbiamo chiesto ai nostri intervistati di indicarci con un massimo di tre risposte facoltative quali fossero gli ambiti di intervento valutati in modo più o meno positivo. È possibile verificare una certa contraddittorietà nelle risposte soprattutto per quanto concerne i settori giudicati più favorevolmente.
    Il caso della sicurezza è paradigmatico: l’operato del governo Berlusconi viene giudicato con favore a questo proposito dal 33,6% degli intervistati, mentre un altrettanto congruo 20,8% lo segnala come uno dei settori peggio gestiti. Soprattutto a Roma e al Sud il giudizio risulta negativo.
    Il contrario avviene con i provvedimenti relativi al contenimento dell’immigrazione che ben il 39,2% valuta positivamente contro un 11,2% che afferma l’esatto opposto e che è composto soprattutto da giovani, settentrionali e romani.
    Generalmente positivo è il giudizio relativo al modo in cui è stata condotta la politica estera: ben il 51,2% la indica come uno degli elementi positivi dell’operato della Cdl. L’effetto-Fini in questo caso è lapalissiano, come in generale l’impressione di notevole attivismo internazionale data dall’Italia in questi anni, compresa la maggiore intransigenza nella difesa degli interessi nazionali in ambito europeo (non a caso il 20% si dichiara euroscettico). Eppure anche in questo caso si rileva un 13,6% della struttura che è tutt’altro che contenta di come è stata gestita la politica estera nella scorsa legislatura: in fondo esiste pur sempre un 16% del partito che si è preso la briga di definirsi palesemente antiamericano - contro un 14,4% che invece guarda agli Usa con entusiasmo da stadio (soprattutto tra chi ha più di 40 anni) - e che non ha visto con piacere l’eccessivo appiattimento del nostro Paese sulle posizioni d’Oltreoceano.

    Anche le opinioni sulla politica economica del precedente governo sono divergenti. Se il 36,4% si dichiara insoddisfatto, il 15,2% lo indica come un settore in cui vanno riscontrate iniziative felici.
    Alleanza nazionale resta senza dubbio un partito dalle molte anime.
    Eppure in alcuni ambiti il giudizio è più netto. Le politiche agricole, per esempio, seppure non indicate esplicitamente tra le opzioni del sondaggio, vengono spontaneamente ricordate per essere valutate come un settore in cui si è operato bene.
    Al contrario, proprio in due settori che più di altri venivano visti come strategici nel programma berlusconiano volto a modernizzare il Paese, emergono delle insoddisfazioni simili a speranze deluse. Stiamo parlando del fisco e della riforma dei corpi dello Stato e della società, che vengono indicati come campi d’azione mal gestiti rispettivamente dal 16,4 e dal 20,4% del campione.
    Una bocciatura drastica viene infine data in merito alla politica culturale. Il 42,8% la indica tra gli ambiti di azione politica peggio curati e praticamente nessuno esprime un opposto giudizio. In questo caso ci pare opportuno sottolineare come la struttura del partito mostri una lungimiranza maggiore rispetto alla sua classe dirigente, riuscendo ad intuire l’importanza di saper influire sulla pubblica opinione e sullo humus culturale del Paese, egemonizzando il quale diventa più facile anche veicolare il messaggio politico.



    Frammenti di idee

    Se è vero, come è vero, che la politica non è soltanto occupazione di spazi di potere e scontro tra gruppi organizzati, ci è sembrato cruciale andare a verificare, per quanto in modo frammentario, quali siano attualmente le posizioni ideologiche più in auge nell’ambito del partito, che si presentano peraltro abbastanza variegate.
    Partiamo dall’economia, un ambito verso il quale da sempre la destra mostra una notevole sensibilità per quanto molto articolata e sfaccettata. Il 17,6% degli intervistati si proclama fautore di un ruolo attivo da parte dello Stato volto a garantire un’equa redistribuzione della ricchezza secondo il modello keynesiano: tra costoro è significativa la presenza di molti giovani. La stessa percentuale si dice al contrario favorevole ad un’economia di tipo liberista, opinione diffusa soprattutto tra imprenditori e lavoratori autonomi.
    Ciò che invece è indice di una notevole maturità acquisita in questi anni da parte dei quadri di partito è la percentuale straordinariamente alta, il 53,6%, di coloro che si dichiarano in cerca di nuove forme di solidarietà sociale di tipo non statalista ispirate al principio di sussidiarietà così come viene declinato dalla dottrina sociale della Chiesa.
    Un ulteriore dato di estrema importanza è la sensibilità che gli uomini e le donne di An dimostrano nei confronti della salvaguardia dell’ambiente. Il 51,2% lo reputa addirittura un problema prioritario e solo il 4,8% una questione sovrastimata. A nostro avviso si tratta di una vera e propria cifra ideologica di cui non tutta la classe dirigente del partito ha saputo tenere il debito conto. Non a caso il 18,8% degli intervistati ha segnalato proprio l’ambiente come uno dei settori peggio curati dal governo Berlusconi.
    Della compattezza del partito in tema di valori abbiamo già detto, così come delle variegate idee in ambito geopolitico, dove, occorre aggiungere, nonostante l’alta presenza di euroscettici, oltre la metà dei quadri di An si dichiara europeista con convinzione.
    Riguardo al tema di maggiore attualità, quello del rapporto con l’Islam, An si mostra abbastanza frammentata. Quasi la metà degli intervistati si sente di assumere una posizione responsabile e rispettosa dell’alterità culturale della civiltà mussulmana, auspicando un dialogo. Al contrario un consistente 27,6% tende ad abbracciare in toto la posizione dettata dai propagandisti dello scontro di civiltà e considera gli islamici come i più pericolosi nemici dell’Occidente e della nostra cultura. Il resto invece abbraccia una posizione che potremmo definire etnocentrico-compassionevole, vedendo in quello arabo-mussulmano un mondo ancora arcaico e sottosviluppato da aiutare a progredire proprio per disattivarne la pericolosità.




    Un futuro incerto
    Torniamo infine al punto di partenza: il futuro di Alleanza nazionale.

    Essa viene ritenuta un’autentica novità nel panorama politico italiano solo dal 14,8% del campione. Oltre il 70% invece la giudica un superamento del Msi solo parzialmente riuscito.
    Indicativa anche l’opinione del resto degli intervistati, che l’ha intesa semplicemente come un prolungamento del Msi con una diversa denominazione. Una valutazione che non ha un sapore critico, dal momento che in pratica gli stessi che hanno apposto la loro croce su questa opzione compongono l’ossatura di quel 22,8% che spera che nei prossimi anni An torni alle proprie origini missine.
    Ma il futuro resta incerto, nonostante il partito avverta la crucialità del momento e l’esigenza di prospettare nuovi scenari.
    Indubbiamente si avverte una diffusa allergia verso il partito unico, auspicato da meno di un quinto dei nostri intervistati. Qualcuno sogna di vedere accantonato l’attuale sistema bipolare in favore di uno “tripolare” con una nuova An effettivamente capace di aggregare energie politiche attualmente collocate altrove.
    I più, il 39,2% per la precisione quindi non una maggioranza schiacciante, auspica una federazione dei partiti della Cdl che mantenga sostanzialmente gli assetti attuali.

  2. #2
    Cuore Nero
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    grazie Fabio per l'interessante contributo.
    Appena ho un pò di tempo me lo leggo.

  3. #3
    Cuore Nero
    Ospite

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    beh..non penso di essere in An da cosi tanto tempo per tranciare un giudizio netto comunque l'analisi mi pare più che veritiera. C'è all'interno della base (e aggiungo anche nell'elettorato) una distribuita voglia di identità e di recupero di tematiche forti. questo mi è parso evidente anche se è da poco che partecipo a riunioni interne al partito.

  4. #4
    macht geht vor recht
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    AN sbanda a destra e a sinistra come i DS, conviene che qualcuno dia un'impostazione chiara al partito il prima possibile.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da W. Von Braun Visualizza Messaggio
    AN sbanda a destra e a sinistra come i DS, conviene che qualcuno dia un'impostazione chiara al partito il prima possibile.
    Possibilmete non in stile neo con...

  6. #6
    macht geht vor recht
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    Citazione Originariamente Scritto da benelos Visualizza Messaggio
    Possibilmete non in stile neo con...
    Se preferisci in stile gran muftì fai pure...

  7. #7
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    Se preferisci in stile gran muftì fai pure...


    preferiamo in stile italiano ed europeo.

  8. #8
    macht geht vor recht
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    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardista Visualizza Messaggio
    preferiamo in stile italiano ed europeo.
    E quale sarebbe?

  9. #9
    Cuore Nero
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    Citazione Originariamente Scritto da W. Von Braun Visualizza Messaggio
    E quale sarebbe?


    la mia Destra ideale è una destra europeista ma che vuole cambiare l'europa, patriottica ma che vuole cambiare l'Italia. La destra che affonda le radici nello stato organico e che da esso sviluppa una forma di economia di mercato sociale sul modello renano. La destra che è orgogliosa del suo passato, che sa riconoscerne gli errori e che non è nostalgica o reducista. La destra che mette al primo posto gli interessi dell'Italia e dell'Europa intesa come comunità di popoli come insieme di identità. Una destra che non guarda agli Stati Uniti come una guida, come un padrone ma come un soggetto con cui dialogare e con cui competere anche. Una destra che vuole un'europa forte, una grande potenza indipendente e che sappia essere determinante negli equilibri mondiali.

  10. #10
    macht geht vor recht
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    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardista Visualizza Messaggio
    la mia Destra ideale è una destra europeista ma che vuole cambiare l'europa, patriottica ma che vuole cambiare l'Italia. La destra che affonda le radici nello stato organico e che da esso sviluppa una forma di economia di mercato sociale sul modello renano. La destra che è orgogliosa del suo passato, che sa riconoscerne gli errori e che non è nostalgica o reducista. La destra che mette al primo posto gli interessi dell'Italia e dell'Europa intesa come comunità di popoli come insieme di identità. Una destra che non guarda agli Stati Uniti come una guida, come un padrone ma come un soggetto con cui dialogare e con cui competere anche. Una destra che vuole un'europa forte, una grande potenza indipendente e che sappia essere determinante negli equilibri mondiali.
    Niente da dire, soltanto che si faceva riferimento al presunto stile italiano ed europeo attuale, che per l'inciso non esiste, non alle condivisibili aspirazioni a lungo termine.

 

 
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