Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi di diverso tipo a livello mondiale in diversi ambiti osservato a partire dalla fine del XX secolo. Sebbene con questo termine ci si riferisca prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende, il fenomeno va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici e politici e delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni 80, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione.
La globalizzazione presenta enormi effetti positivi se viene vissuta tramite relazioni di parità, correttezza e utilità reciproca: diversi popoli che insieme collaborano al benessere comune, indipendentemente dalla proprie differenze, arricchendosi culturalmente, economicamente, fraternamente. Altrimenti, se vissuta in maniera selvaggia, tende a inasprire le disuguaglianze economiche tra gli esseri umani, incrementando la povertà di alcuni a vantaggio della ricchezza di altri.
Evitare la globalizzazione significa sancire che ciò che divide i popoli é maggiore di ciò che li unisce: significa sancire l'asocialità tra gli esseri umani di diversi Stati. L'umanità è una comunità composta da popoli diversi ma ciò che li unisce è molto maggiore di ciò che li divide. Come comunità è assurdo che l'umanità non abbia un organismo politico di governo comune e sovranazionale, ovviamente nel rispetto dell'autonomia di ogni singolo Stato; che si occupi di gestire in maniera positiva la globalizzazione e le risorse disponibili in modo rispettoso delle caratteristiche ambientali locali e della trasmissibilità alle generazioni future.
Questo organismo non può essere altro che una federazione mondiale. Perché si abbia una federazione mondiale occorre trasformare l'attuale Organizzazione delle Nazione Unite affinché sia davvero un ente rappresentativo e mondiale di macropolitica comune.
Ogni persona non può disinteressarsi delle condizioni di vita disagiate di altre persone, solo perché persone appartenenti ad altri Stati, lontane, di diverse etnie o culture. Non può esserci pace senza un minimo di giustizia e benessere in tutto il mondo.
L'istituzione della federazione mondiale è anche un'urgenza politica di sicurezza per tenere sotto controllo Stati potenzialmente pericolosi per l'intero pianeta, considerando l'accentuata potenza che deriva dall'attuale livello tecnologico.
L'attuale situazione, in cui vi è prevalentemente una scorretta globalizzazione economica, contribuisce ad aggravare pericolosamente le ingiustizie sociali.
In un mercato globale lo sfruttamento dei lavoratori privi di tutela sociale, che non hanno una legge che tuteli per esempio gli orari lavorativi e le retribuzioni, le condizioni di lavoro, costituisce un danno grave per quelle aziende che invece rispettano i diritti dei lavoratori: possiamo vedere come in questi anni la Cina abbia approfittato di questo meccanismo per vincere la concorrenza commerciale.
Pertanto i casi attuali di ingiustizia sociale, non derivano dalla globalizzazione ma dalla mancanza di una corretta globalizzazione politica ed economica: dall'assenza di una legge salda che si impone a tutti.
La riforma dell'Onu dovrà prevedere tra l'altro delle regole comuni di concorrenza e quindi di diritti sociali comuni della comunità umana. Gli Stati che non adotteranno gli standard minimi di diritti sociali dovranno essere sottoposti a sanzioni e dazi. In questo modo si può creare un circuito virtuoso che implementi il benessere delle nazioni con mezzi pacifici.




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