A fianco del compagno-patriota Massimo Nappi!

La notizia del malore che ha colpito il compagno-patriota Massimo Nappo in seguito allo sciopero della fame avviato l’11 settembre (a due mesi dall’ondata di arresti e perquisizioni della cosiddetta “Operazione Arcadia”) e del suo ricovero d’urgenza all’ospedale civile di Sassari ci lascia profondamente scossi e rattristati.

Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e l’invito a non mollare a Massimo, alla sua famiglia e all’intera organizzazione a Manca pro s’Indipendentzia, martoriata in questi ultimi due mesi da incarcerazioni, perquisizioni e una campagna mediatica diffamatoria e menzognera.

Il gesto di Massimo, la determinazione e la fermezza che ha dimostrato insieme alla volontà di non vedere calpestati la proprio dignità e il proprio onore, rimandano a numerosi casi di patrioti di ogni epoca e nazionalità, che contro la repressione e l’ingiustizia coloniale che hanno fatto propria la medesima tipologia di protesta e ribellione.
Guardando alla storia recente della nostra Nazione come non ricordare il caso di Salvatore Meloni, indipendentista che, arrestato il 15 dicembre 1981 (con le accuse mai provate di detenzione di armi, pseudo-attentato agli uffici della Tirrenia di Cagliari e cospirazione con i servizi segreti libici contro l’unità statuale italiana), mise in atto a partire dal 4 luglio 1982, dopo lunghi mesi di maltrattamenti e cinque giorni e quattro notti di torture, uno sciopero della fame a oltranza che lo portò a una drammatica condizione a cui si rimediò soltanto con l’alimentazione mediante flebo, fatta contro la sua volontà. Memorabile la frase che scrisse da Buon Cammino in quei terribili mesi e che diventò l’emblema delle mobilitazioni di allora: “la libertà di un popolo vale più della mia vita”.

In seguito, il 3 dicembre 1982, più di dieci altri indipendentisti vennero arrestati con le medesime accuse e con delle prove tanto vaghe, campate in aria e montate ad arte da richiamare i recenti arresti del 31 marzo e 11 luglio.
Come si vede le analogie tra le ondate repressive che lo stato italiano ha messo in atto in passato e quella attuale sono numerose; si può anzi affermare che arresti e operazioni poliziesche fondate sul nulla siano una vera e propria costante, la puntuale e sistematica reazione che si verifica ogni qual volta il popolo lavoratore sardo alza la testa nella lotta per la propria sovranità nazionale, per la propria emancipazione sociale, per la salvaguardia del proprio patrimonio linguistico e culturale e contro l’occupazione militare, la contaminazione e l’inquinamento della nostra Terra, dei nostri mari e dei nostri cieli.

In questo momento i 3 compagni arrestati il 31 marzo, dopo essere stati deportati in Italia in 3 carceri diversi -Antonella a S.M. Capua Vetere (CE), Paolo a Palmi (RC) e Ivano a Palermo-, si trovano in stato di isolamento costretti a condizioni di vita disumane e, dei 10 compagni arrestati l’11 luglio, 6 (Manuela, Bobore, Pierfranco, Roberto, Marco P. e Marco D.) si trovano ancora rinchiusi nel carcere di Buon Cammino a Cagliari, 3 (Stefania, Alessandro e lo stesso Massimo) sono agli arresti domiciliari e uno (Bruno) è stato scarcerato perché il giorno delle presunte intercettazioni, che ancora la difesa non ha avuto modo di esaminare, era al di fuori dei territori dello stato italiano!

Ribadiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà a Massimo, in questo momento difficile, e a tutti i compagni-patrioti prigionieri e, soprattutto, ribadiamo che la repressione che lo stato italiano attua nei confronti del movimento di liberazione nazionale e sociale sardo è solo benzina gettata sul fuoco della nostra ribellione, come ha dimostrato la consistente e decisa mobilitazione popolare seguita alla “Operazione Arcadia”.

SA DIRI NOSTA AD’A BENNI! FINTZAS A BINCI, IMOI E PO SEMPRI!


Casteddu, 19 de Cabudanni de su 2006



Tzírculu Comunista Natzionalitariu “28 de Abrili”
po s’Indipendentzia, sa Democratzia direta e su Sotzialismu