BENITO MUSSOLINI
IL DUCE
discorso alla Camera del 13 maggio 1929
RELAZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI SUGLI ACCORDI DEL LATERANO
Onorevoli camerati!
Non è per una ovvia consuetudine che io comincio il mio discorso col mandare un ringraziamento alla Commissione dei diciotto che ha esaminato i disegni di legge, e particolarmente ai relatore onorevole Solmi, che ha compiuto opera sotto ogni aspetto egregia. Così pure voglio sottolineare la serenità e l'importanza della discussione che su questo delicato argomento si è svolta, e, come anticipazione, in sede di discussione sull'indirizzo di risposta ai discorso della Corona, e in sede di discussione dei disegni di legge.
Mi rammarico di non aver potuto ascoltare tutti i discorsi; però li ho letti nei testi stenografici e saranno tutti raccolti a mia cura e pubblicati dalla Libreria dei Littorio. La nazione italiana deve sapere che la discussione s'è svolta con grande dottrina, con fervida passione e che è stata degna dei temperamento politico di quest'Assemblea. Dico politico, poichè tale è la parola che definisce quest'Assemblea.
Il giorno in cui questa parola non avesse più senso, la sorte dell'Assemblea sarebbe segnata.
Tuttavia mi sia concesso di riprendere la formula con la quale l'onorevole
Solmi chiudeva il discorso nella seduta di sabato. Egli ha detto "Chiesa
libera e sovrana; Stato libero e sovrano". Possiamo trovarci di fronte
a un equivoco: è urgente quindi chiarire le idee. Questa formula potrebbe
far credere che ci sia la coesistenza di due sovranità. Un conto è la città del Vaticano, un conto è il Regno d'Italia, che è lo Stato italiano. Bisogna persuadersi che tra lo Stato e la città dei Vaticano c'è una distanza che si può valutare a migliaia di chilometri, anche se per avventura bastano cinque minuti per andare a vedere questo Stato e dieci per percorrerne i confini. (Approvazioni).
Vi sono quindi due sovranità ben distinte, ben differenziate, perfettamente
e reciprocamente riconosciute. Ma, nello Stato, la Chiesa non è sovrana e non è nemmeno libera. Non è sovrana per la "contraddizione che nol consente"; non è nemmeno libera, perchè nelle sue istituzioni e nei suoi uomini è sottoposta alla leggi generali dallo Stato ed è anche sottoposta alla clausola speciali dal concordato.
Ragion per cui la situazione può essere così definita: Stato sovrano nel Regno d'Italia; Chiesa cattolica, con certe preminenze lealmente a volontariamente riconosciuta; libera ammissione dagli altri culti. Ciò precisato - ed io ritengo cha questa precisazione non vi sia dispiaciuta - passo innanzi nel mio preambolo.
Il mio discorso sarà analitico a documentato. D'altra parta, noi abbiamo posto fina ad una questione che ha affaticato non i decenni, ma i secoli. Non c'è nessuna esagerazione retorica nel dire cha per la Questione romana sono corsi fiumi d'inchiostro e si sono stampate montagne di carta. Il Signor Bastgen, tedesco, durante la guerra si è sottoposto alla fatica di raccogliere tutti i documenti concernenti la Questione romana. Ne sono usciti tra volumi ponderosi ad un supplemento di quattrocento pagina. Li ho letti tutti e ho potuto constatare che l'elenco non è completo, anche perchè questo autore si è fermato al 1919. Mancano molti documenti cha figurano, ad esempio, nel Libro Verde, diramato nel 1870 dal ministro dagli Esteri del tempo, Visconti Venosta. Si calcola che non meno di mille siano i progetti cha, a distanza di tempo, sono stati lanciati all'opinione pubblica per risolvere la Questione romana: progetti seri a progetti strampalati, a seconda dei temperamenti e dei climi. Si era finito par concludere cha la Questione romana era uno di quei problemi statici, cronici, cha non hanno soluzione, coma la quadratura dal circolo. Si aggiungeva cha questa soluzione non potava avvenire in regime fascista, perchè il nostro è un regime dittatoriale, perchè ha fatto tabula rasa di molta ideologie, perchè la vecchia diplomazia vaticana, onusta dalla esperienze di due millenni, non avrebbe dato credito al regime cha ha dieci anni di vita a sette di governo.
Il giorno stesso in cui si firmavano gli accordi del Laterano, qualcuno, nella
sua trionfante e obesa stupidità con sicumera quasi dogmatica, diceva cha egli non credeva alla possibilità di questo evento. Viceversa, l'evento era già compiuto, realizzato. Sorpresa, giubilo, commozione, campana, fanfara, bandiere. A tre mesi di distanza questi ardori si sono naturalmente attenuati. Io vi farò quindi il discorso mano lirico possibile, il più freddo possibile; e sono sicuro che non vi stupirete se qua a là vedrete spuntare gli artigli della polemica.
Giova premettere ancora cha non v'è stata nessuna improvvisazione, nessuna precipitazione, nessun miracolo. Vi è stato il logico risultato di determinate premesse storiche, morali e politiche. Io ho continuato la strada che molti avevano percorsa fino ad un certo punto: essi non arrivarono in fondo, il fascismo v'è arrivato! Ma tutto, nella storia, si tiene, e se la natura non fa dei salti nel mondo fisico, non ne fa nemmeno nella storia degli uomini.
Prima constatazione: l'Italia ha il privilegio singolare, di cui dobbiamo andare orgogliosi, di essere l'unica nazione europea che è sede di una religione universale.
Questa religione è nata nella Palestina, ma è diventata cattolica a Roma. Se fosse rimasta nella Palestina, molto probabilmente sarebbe stata una dalle tante sette che fiorivano in quell'ambiente arroventato, come ad Esempio quelle dagli Essani e dei Terapeuti, e molto probabilmente si sarebbe
spenta, senza lasciare traccia di sè. Il nostro collega Orano non ama i precursori e si batte valentemente contro il pracursorismo. Non si dorrà dunque, se io, che ho letto nella prima e nella seconda edizione il suo pregevole libro "Cristo e Quirino", gli ricordo che agli stesso addita un precursore dal cristianesimi nel poeta Orazio. Recentemente, un noto letterato, cha ha scritto una storia di Cristo molto famosa, ma forse non troppo cristiana, nel suo libro "Gli operai della vigna", ritiene che ci siano altri due precursori del cristianesimo: Virgilio, e questo nome non vi stupisca, e Giulio Cesare, è questo forse vi potrebbe stupire di più.
Avendo ripensato la vita di questo straordinario Capitano, conquistatore dalla Gallie, e avendo avuto occasione di rileggere in questi ultimi tempi l'apologia di Giulio Cesare, fatta nel XVII secolo dal Guarino, mi sono convinto cha veramente quest'uomo era di una singolare bontà: è forse il primo romano cha ha il senso del prossimo. Quei formidabili inglesi dall'antichità che furono i romani, avevano la formula: "Io, ancora io, poi il mio cane, e finalmente il mio prossimo". Non è vero, però, cha questa sia la formula di vita dai nostri amici inglesi contemporanei.
L'altruismo romano non usciva dai confini della "gens romana"; tutto il resto era barbaro, spregevole. Comunque, sta di fatto, e su questa constatazione tutti possiamo essere concordi, che il cristianesimo trova il
suo ambiente favorevole in Roma. Lo trova, prima di tutto, nella lassitudine
della classi dirigenti a delle famiglia consolari, che ai tempi di Augusto erano diventate stracche, grasse a sterili, e lo trova, soprattutto, nel brulicante
formicaio dell'umanità levantina che affliggeva il sottosuolo sociale di Roma, e per la quale un discorso come quello della Montagna apriva gli orizzonti della rivolta a dalla rivendicazione.
Ma da queste constatazioni non bisogna però trarre illazioni d'ordine contemporaneo. Qui è l'errore di qualche polemista, cha su questo argomento ha dissertato in questi ultimi giorni. Bisogna distinguere le mèta e le funzioni dal proselitismo chiesastico dagli ideali dalla nostra conquista imperiale.
Altra constatazione: nei primi otto secoli dal cristianesimo non vi è traccia di principato civile nella storia della Chiesa: ci sono soltanto,specialmente durante e dopo Costantino, alcune proprietà più o meno vaste che formano il nucleo primigenio del Patrimonio di San Pietro.
Documenti dell'epoca assicurano che queste proprietà vennero lasciate da religiose, pietose persone non solo a Roma, ma in varie parti d'Italia e anche da individui che avevano bisogno di farsi perdonare i loro delitti e le loro ruberie.
Del resto la storia più sommaria ci dice che nei primi tre secoli il cristianesimo fu la religione di una minoranza mal conosciuta, mal tollerata e finalmente nonchè intermittentemente perseguitata dagli imperatori.
E' solo negli anni 311-313 che viene elargita prima da Galerio, poi da Costantino e Licinio, col famoso editto di Milano, la libertà religiosa ai cristiani.
Questo evento coincide colla terribile strage di tutti i discendenti delle vecchie famiglie imperiali - uomini, donne, fanciulli - ordinata da Licinio, dopo la disfatta e il suicidio di Massimino. Quindici secoli dopo, è accaduto qualche cosa di similmente orrendo in Russia, colla strage di tutti i Romanoff.


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