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EMILIANO FITTIPALDI da Il Mattino 19/09/2006
Carlo di Borbone ne è stato il presidente solo per qualche mese, e dice addio al sogno di tornare protagonista in quello che fu il regno dei sui antenati. Anche il principe Lillio Sforza Ruspoli, vicepresidente e già candidato della Lega Nord, non potrà ripetere le gesta degli avi, banchieri a Siena più di 500 anni fa. La Banca del Mezzogiorno, nata a marzo per volere dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, verrà infatti cancellata per decreto dal governo. Il comitato promotore che si insediò pomposamente a Napoli, a Palazzo Reale, lo scorso marzo è finito nella lista nera di Paolo Cento, il sottosegretario di Tommaso Padoa-Schioppa addetto a scovare gli enti inutili da sopprimere. «La Banca del Sud è tra gli organismi che saranno eliminati - spiega al Mattino l’esponente dei Verdi - L’abbiamo considerato un comitato non più utile, e non credo verrà rimpiazzato». Da una prima ricognizione dei vari ministeri, in totale sono oltre una settantina le commissioni e gli enti considerati obsoleti. Tutti i (nobili) componenti del Comitato lavoravano a titolo gratuito, dunque la decisione dell’esecutivo non è legata alla lotta agli sprechi. La decisione è politica: già a luglio il presidente operativo Gerlando Genuardi aveva spedito una lettera a Padoa-Schioppa chiedendo lumi sul destino del Comitato, ma dal Tesoro non s’è mai degnato di rispondere risposta. La creatura di Tremonti, d’altronde, era subito stata aspramente criticata dal centrosinistra, che la considerava solo una butade elettorale, mentre le Regioni meridionali avevano fatto spallucce e non avevano aderito all’iniziativa. Di sviluppo per il Sud, del costo del denaro e di rapporti tra credito e imprese meridionali il governo però continuare a occuparsi. «Su cosa fare nell’immediato futuro c’è una discussione in corso - aggiunge Cento - Ma non credo che sostituiremo la Banca con un ente analogo». Di certo Padoa-Schioppa sembra puntare molto sulla nuova Fondazione Sud, che verrà presentata oggi a Via Venti Settembre. L’ente, che il viceministro Roberto Pinza ha contribuito a far nascere, vede coinvolte l’Acri, l’associazione delle fondazioni bancarie, e il Forum del Terzo Settore, che gestiranno i progetti per la creazione di nuovi posti di lavoro per le fasce disagiate, per l’educazione alla legalità e al recupero degli immigrati. «Le fondazioni sono una sorta di opera di bene che agisce sul sociale, non una banca - sottolinea un esponente del comitato della Banca del Mezzogiorno - Il governo non risolve certo il problema dell’accesso al credito per i piccoli imprenditori». Per ora si sa solo che la Fondazione sarà la prima, nel meridione, che potrà contare su risorse di tutto rispetto: il capitale sociale ammonta a 315 milioni di euro, mentre nei due anni successivi arriveranno altri 50 milioni. L’erede del Regno delle Due Sicilie, l’aristocratico Sforza Ruspoli («li ho scelti per far parlare della banca», disse Tremonti) e il vicepresidente della Bei Genuardi non sembra sapessero ancora nulla della decisione del governo. Lillio continuerà, giurano gli amici, a far politica come sempre, mentre il principe si ributterà nelle faccende dell’Ordine Costantiniano - nelle vesti di Gran Prefetto - che riunisce capi di stato di governi cattolici, ministri e rappresentanti delle forze militari. Ieri avranno invece brindato i manager della Banca del Sud spa, i banchieri napoletani che, depositando il nome prima di Tremonti, avevano a lungo polemizzato con il ministero del Tesoro, minacciando anche di passare a vie legali. Ora non ce ne sarà più bisogno.