Poiché al nostro presidente del Consiglio Romano Prodi sta tanto a cuore la privacy dei cittadini e, mi immagino anche quella dei cittadini-lavoratori ed il rispetto delle leggi di questo stato, illustro questo caso attendendomi che anche in questo caso intervenga immediatamente.
Dunque una lavoratrice, dipendente di una azienda, riceve l'ennesima contestazione disciplinare (dal 1999 e solo da quell'anno, in cui il governo dalemiano mette alla guida di quell'ex ente pubblico gente da lui voluta) recentemente e viene chiamata a rispondere di alcune e-mail che avrebbe inviato dal suo computer. Vengono citati solo i destinatari e null'altro elemento di identificazione.
La lavoratrice richiede immediatamente di essere ascoltata così come prevede il contratto di lavoro e, contestualmente a tale richiesta, chiede che ad assisterla ci sia il suo sindacato e che per fare in modo che quest'ultimo disponga dui tutti gli elementi per svolgere il proprio ruolo, vengano fornite le e-mail oggetto della contestazione.
Le viene risposto (con palese pre-giudizio) che le mail sono in possesso della lavoratrice dando peraltro per scontata la valutazione finale visto che in questi casi si deve dimostrare e provare innanzi tutto che una e-mail sia stata effettivamente inviata da quella persona e come l'azienda ne è venuta in possesso. I carabinieri, infatti (ed è stato possibile verificarlo dalla diretta deposizione di un imputato) usano chiedere innanzi tuto se l'imputato riconosce in un certo documento (CHE VIENE MOSTRATO) la sua paternità e che egli si riconosca direttamente responsabile del documento stesso.
In sede di audizione giustificativa invece, alla lavoratrice NON VIENE mostrato alcun documento né mail che dimostri la sua diretta responsabilità sia dell'invio della mail sia che l'abbia effettivamente scritta lei. L'avvocato ATERNO del movimento Italia dei Valori, decritta simile procedura la definisce, almeno "kafkiana", sottintendendo, credo, essere una delle prime elementari regole del diritto alla difesa mostrare l'"oggetto" del reato o ciò che comunque viene contestato e di cui si chiama il cittadino a rispondere.
Nulla di tutto questo. E' del tutto ovvio che non conoscendo ciò che le viene contestato la lavoratrice non abbia nulla da dire a difesa nel merito di una cosa che non conosce.
Non dimostrando peraltro come l'azienda ha ottenuto simile documento si potrebbe prefigurare la violazione dell'art. 4 della legge 300 (Statuto dei lavratori) che IMPONE al datore di lavoro di informare sia i lavoratori che i sindacati che un controllo sui lavoratori venga esercitato. Ciò a fronte di una lettera che un sindacato trasmette all'azienda con la quale si chiede proprio di rispondere di un software installato nei computers dei dipendenti a loro insaputa e senza che il sindacato ne sia stato informato. Per questo e per la violazione delle leggi e dell'etica che ciò rappresenterebbe il sindacato, insieme agli altri, si richiede un URGENTE incontro con l'azienda stessa.
Ma l'azienda, sapendo perfettamente che può fare questo e molto di più indisturbata "se ne frega". L'INCONTRO urgente NON SI FA E L'AZIENDA COMMINA, del tutto indisturbata e senza contestazione alcuna da parte sindacale nonostante risult in palese la violazione di più leggi, ALLA LAVORATRICE DUE GIORNI DI SOSPENSIONE DAL SERVIZO E LO STIPENDIO!
Ovviamente la lavoratrice ricorre alla direzione provinciale del lavoro, certo non incoraggiata dal suo sindacato che le prefigura il rischio, se soccombente, di pagare le spese. Cosa che OVVIAMENTE non scoraggia minimamente la lavoratrice dall'esigere sia salvaguardato un DIRITTO sancito dalle leggi di questo STATO (diritto alla privacy secondo lo Statuto dei lavoratori, alla difesa, ecc.).
La lavoratrice chiede nel frattempo, sembrandole la cosa di una gravità inaudita, conto sia all'azienda che al suo sindacato di fare sapere a lei ed a tutti i lavoratori di quella azienda se sia o meno vera la notizia, ufficialmente riportata da fonte sindacale, e non smentita da alcuno, che i computers dei lavoratori siano o meno controllati a loro insaputa violando l'art. 4 della legge 300.
Nessuna risposta giunge né dall'azienda, né dal suo sindacato, né dall'Authority per la tutela dei dati personali cui invia lettera raccomandata con ricevuta di ritorno che, puntualmente, le ritorna a conferma dell'avvenuto ricevimento.
Segue, invece, da parte aziendale, ennesima contestazione disciplinare con la quale si contesta alla lavoratrice di aver trasmesso a più soggetti una mail ed altra con espressioni contestate. Nessun altra specificazione consente l'individuazione della mail: né l'oggetto della stessa, né il contenuto. Di una vaghezza assolutamente sconcertante. Però le contestazioni disciplinari assunte a questo scopo fanno si che per anni il lavoratore "si tenga buono" e lo si dissuada dal denunciare anche irregolarità e violazioni possibili delle legge.
In gergo si chiamerebbe "incaprettamento".
E anche stavolta, richiesta l'audizione, questa si è svolta senza venisse mostrato l'"OGGETTO" della presunta colpa. La lavoratrice dunque rimane in attesa anche di questo responso contro il quale, ovviamente, anche stavolta riterrà di opporsi.
Informati di quanto accadeva in una azienda ancora parzialmente di proprietà del Tesoro, il Presidente del Consiglio, il Ministro del lavoro, quello dei lavori pubblici, alcuni parlamentari, alcuni giornali e programmi televisivi tra i quali Report, alcuna risposta è giunta da alcuno, né da chi, come l'authyority per la protezione dei dati personali ed i sindacati sarebbero TENUTI per il proprio ruolo istituzionale e funzione ad intervenire!
Forse la lavoratrice riteneva che al nostro presidente del consiglio della privacy dei cittadini, di quella dei lavoratori, del rispetto delle LEGGI non potesse fregar di meno dato il pervicace silenzio! Ma poiché è stata notata la solerzia con la quale Romano Prodi ha disposto via decreto la distruzione di tutti i dossier accumulati da dipendenti Telecom per spiare la gente e la classe politica, ciò ha fatto ritenere che la cosa gli interessi eccome! E poiché il suo decreto impone pene severissime per chi detiene documenti acquisiti ILLEGALMENTE a danno dei cittadini, non pare vi siano dubbi che si attiverà immediatamente, non appena entrato in vigore il decreto per verificare se le circostanze illustrategli si siano verificate anche a danno della cittadina lavoratrice e procedere di conseguenza mediante denuncia all'autorità giudiziaria di comportamenti che violino il suo stesso decreto. Nel frattempo allo stato degli atti se la privacy gli sta tanto a cuore risulterebbe che l'art. 4 della legge 300 sia stato già violato e quindi può senz'altro già ora agire di conseguenza!
Riguarderebbe "solo" alcune decine di migliaia di lavoratori italiani (quindi spazzatura) che possono essere attualmente controllati a loro insaputa, violando le leggi e nella completa indifferenza generale, e non i mammasantissima della politica, però se vale un principio ed una legge, costituzione e DIRIITTO ci insegnano che questa è uguale per tutti. O no?