Guzzetti, nun ce provà


Le fondazioni bancarie hanno svolto un ruolo, ma ora non devono strafare

La telenovela della possibile nazionalizzazione
della rete fissa di Telecom
non pare avere fine. Dopo che è
emerso lo scarso gradimento da parte
della comunità finanziaria e di una
maggioranza trasversale delle forze
politiche per un acquisto della rete da
parte della Cassa depositi e prestiti,
ora si fanno avanti le fondazioni bancarie.
Queste sono titolari del venti
per cento del capitale della Cassa, peraltro
in azioni privilegiate, che possono
convertire in azioni con diritto di
voto, pagando un sovrapprezzo o trasformare
in liquidità da impiegare altrimenti.
Il presidente della Fondazione
Cariplo, Giuseppe Guzzetti, leader
storico delle fondazioni dichiara
una loro disponibilità a investire nella
rete fissa di Telecom (anche al di
fuori della Cassa depositi e prestiti,
sembrerebbe). Le fondazioni hanno
svolto un ruolo meritorio nel pilotare
le banche italiane di origine pubblica
verso nuovi assetti proprietari e gruppi
di dimensione maggiore, in cui si è
via via diluita la loro quota. In particolare
ciò è vero proprio per Cariplo.
Ma ora, terminato questo ruolo transitorio,
le fondazioni sono (o debbono
cercare di essere) vere entità senza fine
di lucro che investono il proprio
patrimonio in attività diversificate
senza alcun ruolo imprenditoriale e
di controllo. Una loro partecipazione,
anche al venti per cento, nel capitale
della rete fissa di Telecom Italia costituirebbe
un macroscopico passo indietro
rispetto alla loro attuale natura
e funzione. Infatti è evidente che una
quota di questa entità, in una compagnia
di dimensioni gigantesche, quale
quella della rete fissa di Telecom Italia,
implicherebbe una presenza attiva
nelle sue politiche di investimento
e gestione.
Ora le fondazioni bancarie, data la
loro natura giuridica, non sono contendibili
sul mercato. Non sono scalabili
e il loro vertice è nominato in parte
dagli enti locali e in parte per cooptazione.
Sicché, con tale operazione, si
darebbe luogo al controllo della rete
fissa telefonica italiana da parte dei
governi locali e di soggetti autoreferenziali,
estranei al mercato: un’anomalia
analoga, e per certi versi peggiore,
del controllo dello stato
.
il Foglio