Confermo il mio giudizio critico e sostanzialmente negativo circa la proposta avanzata sulla costituzione della sezione italiana della Sinistra europea, così come abbiamo fatto fin da quando questa proposta è stata avviata sul piano europeo alcuni anni fa. Una scelta che non significa estraniazione, ma critica ad un progetto politico che non condividiamo. Non significa estraniazione anche perché ho sentito qui oggi confermare che il nostro Partito resterà in campo con il suo nome, il suo simbolo e con la necessità, aggiungo io, di rilanciare quel processo di Rifondazione Comunista sempre evocato, ma mai praticato in questi nostri primi 15 anni di esistenza. Devo aggiungere molto francamente che se invece -come mi pare abbia ipotizzato Alfonso Gianni - l'operazione fosse quella della costituzione di un partito socialista di sinistra alla cui base mettere il pensiero di Riccardo Lombardi, non parteciperei e il mio comportamento sarebbe analogo a quello che sta tenendo la sinistra ds rispetto all'operazione di costruzione del partito democratico. Ma siccome questa proposta è stata nettamente respinta dal Segretario del partito, vediamo come procedere in questo processo rispetto al quale manteniamo comunque una nostra contrarietà. Ho già avuto modo di dirlo in parecchie occasioni, ma vorrei ribadirlo per non essere equivocato. Chi, come me, contesta il progetto della Sinistra Europea non è affatto contrario alla unificazione sul piano europeo e in Italia di tutte le forze che si collocano alla sinistra delle socialdemocrazie. Al contrario, riteniamo questa una esigenza prioritaria. Constatiamo che, sia in Italia che in Europa, per come è stato impostato il processo dai promotori della Sinistra Europea, queste forze si sono divise. E' un dato di fatto: in Europa meno della metà delle forze della sinistra di alternativa si riconoscono nel Partito della Sinistra Europea e, in Italia, non si può certo dire che il processo avviato più di un anno fa abbia registrato il consenso prevalente dei soggetti - sia politici che di movimento - che in questi anni hanno lottato contro la guerra e il liberismo. Occorre altro. Ed è quello che continueremo a proporre criticamente nel percorso di costruzione della Sezione italiana della Sinistra Europea che la maggioranza del Partito intende mandare avanti.
In primo luogo proponiamo di investire di più sul rafforzamento del nostro Partito. Non si tratta di una semplice proposta conservativa, al contrario proponiamo di mettere finalmente mano alla Rifondazione Comunista, ad un percorso di ricerca critica della nostra storia, dei nostri presupposti teorici e ideologici. Avvertiamo profondamente l'esigenza di una riflessione che sia al tempo stesso non liquidatoria, ma anche molto aperta e spregiudicata. E anche sul piano organizzativo dobbiamo discutere per attuare cambiamenti coraggiosi, poiché è sempre più evidente lo scarto tra le nostre strutture e la realtà nella quale operano. Ma tutto questo con la convinzione che una forza comunista sia una presenza necessaria nel nostro paese, utile ai movimenti e ai lavoratori e che abbia una possibilità di espansione sia organizzativa che elettorale. Di questo siamo profondamente convinti. Così come siamo profondamente convinti - sulla base anche dei risultati fortemente negativi di Izquierda Unida in Spagna - che sia sbagliato pensare di superare le difficoltà che abbiamo di fronte, attraverso la diluizione progressiva della nostra identità e della nostra forza organizzativa entro un contenitore non più comunista. Una tale deriva non potrebbe che peggiorare la situazione. E ci vedrebbe fermamente contrari. Quindi al primo posto mettiamo il rilancio della Rifondazione Comunista.
In secondo luogo e parallelamente a questo dobbiamo operare per dare gambe alla sinistra di alternativa. Anche qui non proponiamo di meno, ma di più di quanto non propongano i compagni della maggioranza. La proposta della Sezione italiana della Sinistra Europea è riduttiva. Essa, come abbiamo visto in questi mesi, non raccoglie tutto quello che bisogna raccogliere per reggere la sfida del Partito Democratico. Dobbiamo ripartire dalle forze che hanno sostenuto il referendum per l'estensione dell'art. 18. Senza forzature organizzative - che inevitabilmente farebbero naufragare tutto - ma partendo dai contenuti. Così si può costruire una forte aggregazione, in Parlamento e nel Paese, rappresentativa di almeno il 15% ell'elettorato italiano. Le forme che si possono trovare sono molteplici: nelle istituzioni costruendo patti di consultazione preventivi dei rispettivi gruppi; nella società, attraverso la costituzione di forum della sinistra di alternativa aperti ai partiti, ai movimenti e a tutte le soggettività interessate. Allo stesso modo, si può dar vita ad una fondazione che, a partire dalle riviste che già operano nella sinistra di alternativa, apra il cantiere del confronto sul progetto di società, sulla necessità della trasformazione, sui cambiamenti avvenuti nei processi produttivi e sulle tante altre questioni su cui tutti noi della sinistra alternativa, comunque collocati, avvertiamo l'inadeguatezza della nostra analisi e della nostra proposta e la necessità, quindi, di un approfondimento.




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