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TROVATO VIVO 2 GIORNI DOPO IL CROLLO, MUORE IN OSPEDALE
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AGRIGENTO - Dopo una durissima giornata culminata con il salvataggio da sotto le macerie del crollo di una palazzina di 5 piani e 17 appartamenti a Torre di Gaffe a Licata è morto in serata, appena giunto in ospedale, Spiridon Mircea, 32 anni, sposato con 3 figli, operaio che era stato estratto vivo poco prima, seppur dopo aver subito l'amputazione dei piedi. Il vicecomandante dei vigili del fuoco di Agrigento, Andrea Abruzzo, che con i suoi uomini ha lavorato per salvare l' operaio romeno con le squadre cinofile di Siracusa e Palermo, e con la Protezione civile, dice "Siamo veramente dispiaciuti. Ero in auto con altri colleghi ed eravamo allegri dopo una durissima giornata di lavoro per aver salvato quest' uomo. Poi mi hanno telefonato dandomi la triste notizia".
"Nel nostro lavoro - aggiunge - sono cose che capitano. Ci abbiamo messo tutto l'impegno possibile, abbiamo fatto il nostro dovere. Le ricerche comunque continuano sotto le macerie anche se la possibilità che vi siano persone vive è remotissima: l'unica intercapedine rimasta dopo il crollo era quella in cui si trovava l'operaio morto in ospedale". Secondo Abruzzo, comunque, dalla comunità rumena di Palma di Montechiaro non vi sono denunce di scomparsa e nessuno mancherebbe all'appello. Si riduce così di molto la possibilità che sotto le macerie della palazzina vi siano altri operai rumeni che lavoravano in nero.
Il romeno è rimasto due giorni sotto le macerie del crollo della palazzina e un'altra giornata l' ha trascorsa mentre vigili del fuoco e uomini della protezione civile hanno lavorato per estrarlo. Poi i medici hanno dovuto amputargli i piedi per liberarlo da un groviglio di ferri che, hanno detto i pompieri, erano ormai tutt'uno con gli arti. L'uomo è stato subito poggiato, in fin di vita, sulla barella e accompagnato nell' elicottero che lo ha portato all'ospedale Sant' Elia di Caltanissetta dov'é morto.
La palazzina era crollata mercoledì scorso alle 14. L'allarme sulla possibilità che sotto le macerie vi fosse qualcuno è stato dato dalla moglie di Mircea che ha detto che il marito lavorava lì. Sono cominciate le ricerche da parte dei vigili del fuoco che hanno utilizzato i geofoni, segnalatori di suoni, e soprattutto i cani. Grazie alle tecnologie moderne e alla sensibilità di Brenda, Helmut, Falco e Kiria, i pastori tedeschi dell' unita cinofila regionale dei vigili del fuoco, l' operaio romeno è stato individuato e in mattinata sono cominciate le operazioni di salvataggio durate alla fine oltre 10 ore. Spiridon Mircea è stato liberato dai detriti gli è stata data acqua è stato visitato dal medico.
Nel pomeriggio vi era stato un momento di esultanza quando praticamente tutto il corpo del giovane muratore dell' Est era stato liberato da detriti e ferro e sembrava potesse essere sollevato. Poi invece i tecnici si sono accorti che i piedi erano immobilizzati e i sanitari poco a poco hanno capito che l'unico modo per salvare Mircea era amputarli. Ma anche questo non è bastato perché evidentemente l'uomo era debilitato: aveva perso anche tanto sangue.
La procura agrigentina ha avviato subito un' inchiesta sul crollo mentre la Cgil e il sindacato di categoria Fillea sono durissimi: "Siamo di fronte a un evidente comportamento criminale del titolare dell'impresa edile e a gravi ritardi nei soccorsi". "Perché - chiedono Italo Tripi, segretario generale della Cgil siciliana, ed Enzo Campo, segretario del sindacato edili - l'imprenditore non ha detto subito che mancavano all'appello alcune persone? Perché si è dovuto aspettare la denuncia della moglie dell'operaio? E perché dopo la denuncia prima che scattassero i soccorsi sono trascorse 24 ore?". Il sindacato sottolinea che "vicende come quella di Licata accadono in Sicilia perché mancano i controlli e ci si può consentire di tenere in nero lavoratori clandestini, sfruttarli e in caso di incidenti lasciarli al proprio destino".
Campo aggiunge: "La ditta che doveva ristrutturare la palazzina crollata a Licata aveva assunto solo una persona il 18 settembre scorso ed aveva una concessione del comune del maggio scorso che prevedeva il restauro della palazzina con 17 appartamenti. Questa è la chiara dimostrazione dell' illegalità dell' impresa di Antonino di Vincenzo di Palma di Montechiaro che faceva lavorare persone in nero".
"E' impensabile - aggiunge - che una sola persona possa ristrutturare il prospetto e l'interno di una palazzina con 17 appartamenti. Ecco perché l' impresa ha denunciato in ritardo che forse c'era un operaio lì sotto e che forse ce ne sono altri due". E dopo la tragica notizia il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, ha espresso il proprio cordoglio e dolore per la morte del muratore romeno.
Sapete cosa succederà al titolare di quella Ditta? Nulla, assolutamente nulla...





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