Berlusconi, il PDL e i conservatori
di Florian
Il carisma di Berlusconi nuoce al PDL? E' un valore aggiunto, come dicono i berlusconiani, oppure un'anomalia che impedisce al partito di spiccare il volo, come dicono gli antipatizzanti del Cav.?
Probabilmente l'una e l'altra cosa. Senza Berlusconi è palese che il PDL oggi non vince, in quanto il PDL è Silvio Berlusconi e nessun'altra cosa. C'è il fondato sospetto infatti che se Berlusconi sparisse improvvisamente dalla circolazione le percentuali di voto dell'attuale centrodestra verrebbero dimezzate, oppure potrebbero nascere nuovi partiti per gemmazione. Tutto è possibile. Sta di fatto, però, che il PDL non vada benissimo: il tesseramento langue e il formarsi di una nuova classe dirigente di "centrodestra" incontra evidenti difficoltà, come evidenziato dalla campagna per le elezioni regionali.
Eppure non si può non riscontrare come un pensiero di destra, nel nostro Paese, stia avanzando non arretrando, e questo a prescindere da Silvio Berlusconi, che tra l'altro uomo di destra non è. A prescindere da ciò che malignano gli intellettuali del Corriere, il cui "terzismo" non è affatto conservatore, non si può sottacere la rilevante azione che da alcuni anni svolgono think tank come Magna Carta e riviste come Il Foglio, l'Occidentale e Il Timone, grazie ai quali dobbiamo un rinnovato uso dei termini "conservatore" e "destra" non più solo appannaggio dell'area postfascista. Paradossalmente, anzi, se gli gli ex aennini vanno all'eterna ricerca di nuove e ardite sintesi, si sta affermando al di fuori della vecchia destra italiana una destra di nuovo conio, cattolica, economicamente liberale e conservatrice dei valori, una destra italiana che per la prima volta nella sua storia sembra non guardare più alla tradizione continentale - la Francia, innanzitutto - ma a quanto accade di là dell'Atlantico.
Ora, sarebbe sbagliato sovrappore i destini di questa nascente destra conservatrice liberale alle fortune o sfortune del PDL. Il PDL è infatti solo l'arma partitica che si è scelto Berlusconi per meglio governare, e dipende totalmente dal suo leader. E' un carrozzone assai ampio in cui la destra conservatrice è soltanto parzialmente rappresentata. Tuttavia se guardiamo alle battaglie culturali in corso non possiamo non notare come gli unici spunti validi per il PDL siano forniti da questo piccolo movimento di idee nel quale anche il nostro forum nel suo piccolo si riconosce. Basti pensare all'azione svolta sul web dai vari blogs facenti capo a tocque.ville: questo ventaglio di idee cattoliche, conservatrici, liberali e libertarie ha già dato vita ad un "fusionismo" liberalconservatore piuttosto innovativo, sviluppatosi autonomamente da Berlusconi e dunque in grado di sopravvivergli. Altrove c'è FareFuturo, assai più isolato e Fini-dipendente. Tutto il resto sembrerebbe non contare.
Dunque, se è possibile che, una volta sparito di scena Berlusconi, i contraccolpi per il PDL saranno talmente forti che gli oppositori della sinistra dovranno affrontare una lunga traversata del deserto, è possibile pensare che sarà il conservatorismo liberale a farsi carico della battaglia antiprogressista nell'era post-berlusconiana.
Oggi però accade spesso, tra i conservatori liberali, di riporre ogni loro speranza in Silvio Berlusconi e nel PDL, sottovalutando così tutto ciò che si sono guadagnati finora con le loro esclusive forze. I conservatori dovrebbero sapere infatti che sia Forza Italia, sia AN affondano le loro radici nella Prima Repubblica, essendo gli eredi di quella tradizione politica - MSI, DC, PLI, PSI -, in cui il conservatorismo, nell'accezione atlantica che si è oggi dato, era totalmente assente.
La destra conservatrice italiana a ben vedere non solo nasce dopo Tangentopoli, ma anche dopo Fini e Berlusconi. Spesso si vuol far risalire le sue origini al 1994, anno della discesa in campo del Cavaliere. Tuttavia, quella promessa da Berlusconi era allora una "rivoluzione liberale", nel senso di un'apertura del nostro Paese alle libertà economiche. Ciò ancor oggi interessa molto i conservatori, ma non basta a spiegare la loro presenza nel panorama politico. E allora quale data di nascita proporre per il movimento?
Se ne possono dare tre, risalenti ognuna alle fasi attraverso le quali il conservatorismo italiano ha maturato consapevolezza di sè e delle sue battaglie politiche: 2001, 2004, 2005.
Il 2001 è stato l'anno dell'attentato terrorista islamico contro l'Occidente, manifestatosi nella distruzione delle Torri Gemelle. Il repubblicano conservatore George W. Bush si è già insediato da alcuni mesi alla Casa Bianca, ma è dopo l'11 settembre che in Italia inizia a prendere corpo un autentico sentimento pro-occidentale che si affina grazie anche alla vibrante battaglia culturale portata avanti da Oriana Fallaci contro l'Islam.
Nel 2004 questo patriottismo occidentale acquista in Italia un preciso connotato conservatore e cristiano in seguito alla rielezione di Bush, avvenuta sull'onda di una forte adesione popolare alle istanze della destra cristiana: no ai matrimoni gay, no all'aborto, no alla ricerca sulle cellule staminali. Poco dopo esce in Italia il fondamentale libro "Senza radici" scritto da Marcello Pera e Joseph Ratzinger, incentrato sul declino della civiltà occidentale causato dal relativismo. E' questa una data importante perchè pone le basi per l'incontro fra una parte del liberalismo non progressista e una parte del cattolicesimo conservatore.
L'anno successivo, il 2005, vede Ratzinger salire al Soglio Pontificio. Un'elezione a papa, quella di Benedetto XVI, che i conservatori italiani sentiranno come una precisazione ancora più netta di quel percorso "controrivoluzionario" già iniziatosi nella Chiesa con Giovanni Paolo II. Sempre nel 2005 i conservatori italiani, ormai consapevoli del loro ruolo nella politica italiana, scendono in campo per quella che è la loro prima vera battaglia contro il progressismo laicista, ovvero il referendum sulla libertà di ricerca e la fecondazione assistita. Nonostante l'enorme fuoco di sbarramento nemico, i mass media contrari e la defezione di importanti segmenti della sedicente destra partitica, i conservatori vincono la loro battaglia grazie anche all'azione congiunta del cardinale Camillo Ruini e di Giuliano Ferrara col suo Foglio.
Nonostante la battuta d'arresto, avutasi nel 2008, con la vittoria del democratico americano progressista e abortista Barack Obama, i conservatori italiani hanno modo di confermare la loro forza politica quando agli inizi del 2009 l'Italia si spacca in merito alla dolorosa vicenda di Eluana Englaro, a cui verrà interrotta la nutrizione artificiale, atto considerato dalla destra equivalente all'eutanasia e contro i cui esiti il consiglio dei ministri approverà (invano) un decreto legge per impedire la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione dei pazienti. La morte di Eluana rappresenta un'ulteriore momento di crescita per il conservatorismo liberale italiano, ormai rappresentato non solo da giornalisti e intellettuali ma anche da politici, quali ad esempio i Senatori Gasparri e Quagliariello del Popolo della Libertà.
Sono questi eventi, ancor più della nascita di un partito unitario di centrodestra, ad aver segnato la nascita e l'affermazione di quel movimento italiano che oggi si vuole liberale e conservatore sull'esempio, vincente, dell'omologa realtà americana della Right Nation. Se i conservatori italiani anteporranno la fede nei loro propositi alla politica partitica ordinaria avranno ancora molto da dire, perchè come ha dimostrato l'esperienza americana di Goldwater "le idee hanno conseguenze".




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