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    Smile altre "prove" sull'evoluzione

    Evoluzione in mostra: il caso del pescegatto Channallabes apus

    Un pescegatto esce improvvisamente dall'acqua e cattura la sua preda sulla terraferma: e' lo spettacolo che potete ammirare se vi recate nelle paludi tropicali del Gabon.

    Channallabes apus e' un pescegatto, delle dimensioni di 30-40 cm e con un corpo allungato e flessibile, studiato da un gruppo di ricercatori belgi dell'Universita' di Anversa. La sua particolarita' consiste nell'essere in grado di cacciare le sue prede preferite, insetti dell'ordine dei coleotteri, uscendo dall'ambiente acquatico e catturando le prede con le sue mascelle: una modalita' che puo' aiutare gli scienziati a capire la transizione che si verifico' circa quattrocento milioni di anni fa, quando alcuni pesci intraprendenti conquistarono la terraferma e diedero inizio al dominio dei tetrapodi. Il biologo Sam Van Wassenbergh e i suoi collaboratori hanno trasferito alcuni esemplari dal loro habitat naturale ad un acquario appositamente preparato presso il loro laboratorio universitario, e hanno filmato la caccia del pescegatto, scoprendo che esso si lancia al di fuori dell'acqua sollevando la parte anteriore del corpo e piegando la testa verso il ventre,
    sovrastando cosi' la preda e trattenendola con le mascelle. Il resto del corpo serve al pesce per mantenersi in equilibrio mentre si trova fuori dall'acqua.
    Piu' che la presenza di pinne pettorali capaci di sostenere il peso corporeo, nel corso dell'evoluzione sarebbero stati proprio gli adattamenti che consentono la flessione dorso-ventrale lungo la colonna vertebrale a permettere agli animali di catturare con successo prede terrestri: lo si evince dalla struttura di alcuni pesci con struttura tetrapode recentemente scoperti, come Panderichthys, nonche' dai tetrapodi ancestrali quali Ichthyostega. Secondo gli autori, Channallabes apus presenta alcuni caratteri simili a Tiktaalik roseae,
    il fossile appena ritrovato nelle remote terre artiche canadesi, oggi indicato come l'anello di congiunzione tra vertebrati acquatici e terrestri.
    Per saperne di piu', potete leggere l'articolo pubblicato su Nature.
    Paola Nardi


    Fonte: da PIKAIA il portale dell'evoluzone.


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    La scoperta dei resti fossili di un pesce osseo nell’Artico è l’ultima conferma delle tesi di Darwin.

    Ancora una prova che l’evoluzionismo è scienza e non ideologia.

    Un articolo del prof. Umberto Veronesi su l’Espresso n.36 del 14 settembre 2006


    Sarebbe stato un giorno assai soddisfacente per Charles Darwin, che vedeva come punti critici nella sua teoria dell’evoluzione gli anelli mancanti: ad aprile di quest’anno tre scienziati americani hanno scoperto nel territorio artico canadese i resti fossili di Tiktaalik, un pesce osseo che nelle membrane natatorie aveva un gomito e un radio, un omero e un abbozzo di dita. Era la fine del Devoniano, tra385 e 365 milioni di anni fa, e questo tipo di pesce osseo, testa piatta e muso da coccodrillo, incominciava ad uscire dalle acque per adattarsi alla terra ferma. Una scoperta importante, perché si può considerarla una vera “icona dell’evoluzione”: dimostra come è avvenuta la transizione tra i pesci e il gruppo dei tetrapodi, che comprende i mammiferi, gli anfibi, i rettili e gli uccelli. Il vero adattamento al cammino fuori dell’acqua avrebbe avuto luogo più tardi, nel Carbonifero (340 milioni di anni fa), ma il ritrovamento ha permesso il puzzle evolutivo tra la vita in mare e la vita sulla terra ferma. Ma Darwin sarebbe stato assai più soddisfatto del fatto che adesso la scienza non deve più accontentarsi solo delle scoperte dei paleontologi: la conferma della spiegazione darwiniana del processo evolutivo di ogni forma vivente ci viene dalla grande scoperta del Dna, che è identico in ogno organismo. E’ la prima cosa che abbiamo imparato, il Dna di un virus è uguale a quello di un elefante, e la vita si costruisce su quattro basi azotate che si uniscono in triplette e formano 20 aminoacidi che a loro volta costruiscono tutti gli organismi.
    E’ di questo che si parlerà nella seconda Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza che si svolgerà a Venezia dal 20 al 23 settembre, e che è dedicata all’Evoluzione perché il principio evoluzionistico, alla luce della genetica moderna, contiene il manifesto del pensiero scientifico.
    La teoria darwiniana è l’unica oggi in grado di spiegare i fatti noti della biologia, e le idee di Darwin rappresentano una maniera di vedere i fenomeni naturali da cui non si può prescindere. Tutta la biologia morale moderna deriva da qui. Nella visione scientifica e darwiniana, la vita è retta da due forze; la casualità e il condizionamento ambientale. Mi rendo conto che questo non lascia molto spazio a interpretazioni metafisiche dell’esistenza umana, e neppure alla centralità dell’uomo nell’universo. Ma discutere semplicemente di evoluzione della materia sconcerta e forse impaurisce chi vuole trovare rassicurazioni e certezze. Figlio di Dio o delle scimmie? La vecchia contrapposizione tra evoluzionismo e creazionismo è tramontata solo formalmente, e c’è chi non vuole rinunciare alla speranza del trascendentale. In tutti i manuali di storia della scienza è riportata la vicenda del processo fatto nel 1925, negli Stati Uniti, al professore di biologia John Scopes, che fu condannato a 100 dollari di ammenda per aver insegnato le teorie di Darwin, e certamente fu una vittoria della ragione quando nel 1987 la giustizia americana vietò definitivamente l’insegnamento del creazionismo, che interpreta in maniera letterale i primi capitoli della Genesi: il mondo fu creato in soli sei giorni e solo seimila anni fa. Con questo divieto, fu sancito il principio della separazione tra Chiesa e Stato, ma proprio negli ultimi anni il creazionismo ha ripreso vigore grazie a una strategia molto più agguerrita, che non nega la teoria evolutiva, ma tenta di completarla e integrarla con l’Intelligent Design. Il centro mondiale di questo movimento di pensiero si trova dal 1996 a Seattle, al Discovery Institute. In partica, e la versione secolare del creazionismo, e rappresenta una sfida molto più seria del vecchio racconto che fotocopiava la Bibbia. Di che si tratta? Nominalmente, non si parla più di Dio , ma di una forza superiore che non può non essere all’origine di questa cosa così complicata che è la vita. I sostenitori dell’Intelligent Design sottolineano la perfezione della meccanica delle cellule, e in particolare tutto il loro funzionamento: le linee di assemblaggio, le centrali energetiche, le unità di riciclaggio, le minirotaie che veicolano gli elementi da una parte all’altra di una cellula. Assolutamente troppo sofisticata, secondo essi, perché sia frutto semplicemente del caso o dell’evoluzione determinata dalle condizioni ambientali. Per i fautori del disegno intelligente, non c’è incompatibilità: perché la scienza non potrebbe accettarlo?
    Su questa strada, quella del teismo evoluzionista, si è incamminata anche l’ala razionalista del pensiero cattolico contemporaneo, che rigetta il creazionismo come un errore grossolano.Incoraggiata nel 1996 da una dichiarazione del papa Giovanni Paolo II che apparve di grandissima apertura : “L’evoluzione non è più una semplice ipotesi”. Altro fatto notevolissimo, fu quando la Commissione teologica internazionale, sotto la presidenza di Joseph Ratzinger dichiarò di “non notare alcuna incompatibilità tra il piano provvidenziale di Dio per la creazione, e le conseguenze di un reale processo evoluzionistico nella natura”. Indubbiamente si tratta di grandi e moderne aperture, che però riaffermano comunque qualcosa che non è dimostrabile, e che quindi esce dagli orizzonti della scienza e non può essere accettato dalla ragione.
    La teoria dell’evoluzione sta trovando continue conferme. Prima con la paleontologia, adesso anche con la gnomica. E’ ideologico, questo neo-darwinismo che continua ad affermare il ruolo della casualità e della necessità? Certamente no, perché la scienza è sperimentale e pragmatica e non ideologica e si costruisce con fatti e dimostrazioni. La scienza ci spiega come si è evoluto l’Universo e come si è evoluta la vita, ma non può spiegare il perché. Questo tema esula dell’ambito della scienza per entrare in quello della filosofia.
    Certo, la strada della ricerca è lunga. Più del 20% della materia che ci circonda è sconosciuta. Oggi sappiamo qualcosa di più della vita delle stelle. Sappiamo innanzitutto che si evolvono. Sappiamo che il Sole scoppierà e sparirà, e con esso il suo sistema, di cui la Terra è parte. Rivorranno milioni di anni, ma credo che tutti comprendano quanto la certezza – anche remota – di questi eventi cosmici impicciolisca la storia dell’uno sulla Terra e renda difficile accettare il principio di un disegno intelligente perché sarebbe un disegno suicida. Sappiamo anche che nella loro evoluzione le stelle si trasformano in supernovae e poi in buchi neri, che sono centrali così piene di luce che l’energia viene trattenuta dalla loro stessa immensa forza di gravità. Oggi con i nuovi telescopi da satellite abbiamo cominciato a scoprire altri pianeti di altre stelle. Conosciamo circa 250 pianeti e sappiamo che circa 1/5 di questi hanno condizioni simili alla Terra, per cui è razionale ipotizzare che ci siano forme di vita simili alle nostre. Questo spazza via la concezione che il firmamento è stato costruito come una immensa volta che protegge e illumina la nostra Terra, per cui è razionale ipotizzare che ci siano forme di vita simili alle nostre. Questo spazza via la concezione che il firmamento è stato costruito come una immensa volta che protegge e illumina la nostra Terra, e ci proietta in un infinito difficile da pensare. Però, proprio la facoltà del pensare ci caratterizza come esseri umani.
    Ma che cos’è il pensiero? Ciò che emerge di nuovo è che una forma di intelligenza esiste anche in una singola cellula. Se la isoliamo e tentiamo di toglierle la vita, la vediamo reagire, difendersi, attivare l’istinto di conservazione del suo Dna, un codice della vita che ha due compiti: il primo è di sopravvivere ad ogni costo, anche a danno di altri Dna, e il secondo è di riprodursi, cosicché anche il filo d’erba tende a diventare due fili d’erba, e così via. Si affollano domande che attendono risposte. Per esempio, se anche in una semplice cellula c’è istinto e reazione, allora c’è un’organizzazione del sistema di difesa per assolvere ai due compiti di sopravvivere e riprodursi? Che cosa è allora il pensiero, e come si determina? Ancora l’evoluzione. Questo apre letture affascinanti del pensiero in ogni sua espressione dalla razionalità all’emozione e alla fantasia. Letture dell’anima e della vita dell’uomo, e soprattutto delle sue possibilità di modificare la vita per sopravvivere e continuare la specie, portandola a vivere in condizioni migliori delle sue.
    Io credo che il ruolo dell’uomo sia proprio quello di assecondare in modo intelligente la spinta del proprio Dna che ci impone di vivere, riprodurci e poi morire per lasciare spazio alle nuove generazioni a cui ha dato origine trasmettendo loro il proprio Dna. Una reincarnazione infinita, da genitori ai figli, ai figli dei propri figli e così via. Nasce di qui l’etica della scienza: che deve essere a servizio dell’uomo per difenderne la vita, migliorarne la qualità, proteggerla dalle malattie. E per dargli la possibilità, con il pensiero etico, di elaborare i grandi valori (libertà, tolleranza, solidarietà, pacifismo) da trasmettere alle future generazioni.

 

 

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