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  1. #1
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    Predefinito tagli a pensioni e sanita' ma i 10 miliardi per telekom li aveva trovati...

    tanto noi pagavamo ed i suoi amici banchieri guadagnavano senza rischi


    Le tentazioni della cassadi Francesco Giavazzi STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    È possibile che il ministro dell’Economia sia faticosamente alla ricerca di 30 miliardi di euro con i quali far tornare i conti della legge finanziaria e negli stessi giorni i consiglieri del presidente del Consiglio pensino di spenderne 10 per acquistare un pezzo di Telecom Italia, e così consentire a qualche privato di rimborsare i propri debiti con i denari dello Stato? È una coincidenza curiosa e che desta stupore e incredulità nei cittadini. Questa incongruenza è possibile solo perché esiste la Cassa depositi e prestiti. È la Cassa la «madre di tutte le tentazioni ». Senza la Cassa il progetto di scorporo della Telecom ideato da Angelo Rovati e da altri collaboratori di Prodi non sarebbe stato neppure immaginabile.
    Fino a qualche anno fa la Cassa — che è una specie di banca dello Stato — esercitava una sua tranquilla funzione: raccoglieva i risparmi delle famiglie presso gli sportelli postali e li usava per concedere mutui ai Comuni. Cinque anni fa Giulio Tremonti scoprì che i regolamenti europei non esigevano il consolidamento della Cassa nel bilancio dello Stato. Per ridurre il debito non era più necessario privatizzare imprese pubbliche: era sufficiente spostare le loro azioni dal bilancio dello Stato a quello della Cassa. Ed era anche possibile finanziare alcuni investimenti pubblici senza pesare sul bilancio: bastava chiedere alla Cassa di farsene carico. Evidentemente si trattava di illusioni contabili, pur legittimate da Bruxelles, e Tremonti le usò con disinvoltura. Con il tempo il risparmio postale non fu più sufficiente: Tremonti chiese alle Fondazioni bancarie di fare un prestito alla Cassa.
    Con questi denari il ministero dell’Economia, padrone della Cassa, acquistò da se stesso azioni di Eni, Enel, Terna e StMicroelectronics, chiamandole privatizzazioni. In cambio le Fondazioni ebbero la garanzia di un buon rendimento (privo di rischio perché nella Cassa esse godono del diritto di recesso), qualche posto in consiglio di amministrazione e soprattutto la speranza che Tremonti abbandonasse la coraggiosa battaglia che da anni conduceva contro queste istituzioni. (L’aspetto poco elegante ed eticamente discutibile sta nel fatto che le risorse delle Fondazioni sono gestite da consigli di amministrazione autonominati, come se il loro patrimonio non fosse un bene pubblico). Due sono le implicazioni.
    Ormai per privatizzare davvero Eni ed Enel non è più sufficiente una decisione del governo: bisogna convincere la Cassa, dove le Fondazioni contano molto. Inoltre, la nuova Cassa non è più una tranquilla istituzione priva di rischio: le sue passività sono titoli a reddito fisso, ma oggi i suoi investimenti sono, almeno in parte, azioni. Immagino che la Vigilanza della Banca d’Italia la terrà sotto osservazione. Dopo aver tuonato per cinque anni contro la finanza creativa di Giulio Tremonti, il governo dell’Unione non ha saputo resistere alla tentazione. Perché non ricorrere alla Cassa per statalizzare qualche impresa privata e difenderne così l’italianità? La Cassa non ha risorse sufficienti? Non è un problema: dopo le Fondazioni si può ricorrere alla nuova grande banca nazionale, Intesa- San Paolo, che non a caso Prodi chiama «la banca dello sviluppo».
    Anche in questo caso basterà garantire un buon rendimento e nessun rischio, il tutto a carico dei contribuenti. Intanto il ministro dell’Economia fatica a trovare i soldi anche per finanziare la missione di pace in Libano.
    18 settembre 2006

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da dragone Visualizza Messaggio
    tanto noi pagavamo ed i suoi amici banchieri guadagnavano senza rischi


    Le tentazioni della cassadi Francesco Giavazzi STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    È possibile che il ministro dell’Economia sia faticosamente alla ricerca di 30 miliardi di euro con i quali far tornare i conti della legge finanziaria e negli stessi giorni i consiglieri del presidente del Consiglio pensino di spenderne 10 per acquistare un pezzo di Telecom Italia, e così consentire a qualche privato di rimborsare i propri debiti con i denari dello Stato? È una coincidenza curiosa e che desta stupore e incredulità nei cittadini. Questa incongruenza è possibile solo perché esiste la Cassa depositi e prestiti. È la Cassa la «madre di tutte le tentazioni ». Senza la Cassa il progetto di scorporo della Telecom ideato da Angelo Rovati e da altri collaboratori di Prodi non sarebbe stato neppure immaginabile.
    Fino a qualche anno fa la Cassa — che è una specie di banca dello Stato — esercitava una sua tranquilla funzione: raccoglieva i risparmi delle famiglie presso gli sportelli postali e li usava per concedere mutui ai Comuni. Cinque anni fa Giulio Tremonti scoprì che i regolamenti europei non esigevano il consolidamento della Cassa nel bilancio dello Stato. Per ridurre il debito non era più necessario privatizzare imprese pubbliche: era sufficiente spostare le loro azioni dal bilancio dello Stato a quello della Cassa. Ed era anche possibile finanziare alcuni investimenti pubblici senza pesare sul bilancio: bastava chiedere alla Cassa di farsene carico. Evidentemente si trattava di illusioni contabili, pur legittimate da Bruxelles, e Tremonti le usò con disinvoltura. Con il tempo il risparmio postale non fu più sufficiente: Tremonti chiese alle Fondazioni bancarie di fare un prestito alla Cassa.
    Con questi denari il ministero dell’Economia, padrone della Cassa, acquistò da se stesso azioni di Eni, Enel, Terna e StMicroelectronics, chiamandole privatizzazioni. In cambio le Fondazioni ebbero la garanzia di un buon rendimento (privo di rischio perché nella Cassa esse godono del diritto di recesso), qualche posto in consiglio di amministrazione e soprattutto la speranza che Tremonti abbandonasse la coraggiosa battaglia che da anni conduceva contro queste istituzioni. (L’aspetto poco elegante ed eticamente discutibile sta nel fatto che le risorse delle Fondazioni sono gestite da consigli di amministrazione autonominati, come se il loro patrimonio non fosse un bene pubblico). Due sono le implicazioni.
    Ormai per privatizzare davvero Eni ed Enel non è più sufficiente una decisione del governo: bisogna convincere la Cassa, dove le Fondazioni contano molto. Inoltre, la nuova Cassa non è più una tranquilla istituzione priva di rischio: le sue passività sono titoli a reddito fisso, ma oggi i suoi investimenti sono, almeno in parte, azioni. Immagino che la Vigilanza della Banca d’Italia la terrà sotto osservazione. Dopo aver tuonato per cinque anni contro la finanza creativa di Giulio Tremonti, il governo dell’Unione non ha saputo resistere alla tentazione. Perché non ricorrere alla Cassa per statalizzare qualche impresa privata e difenderne così l’italianità? La Cassa non ha risorse sufficienti? Non è un problema: dopo le Fondazioni si può ricorrere alla nuova grande banca nazionale, Intesa- San Paolo, che non a caso Prodi chiama «la banca dello sviluppo».
    Anche in questo caso basterà garantire un buon rendimento e nessun rischio, il tutto a carico dei contribuenti. Intanto il ministro dell’Economia fatica a trovare i soldi anche per finanziare la missione di pace in Libano.
    18 settembre 2006
    ha ragione giavazzi, ma che la cdp fosse una cagata di origine tremontiana si sapeva..

  3. #3
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    ha ragione giavazzi, ma che la cdp fosse una cagata di origine tremontiana si sapeva..
    in realta' pur se usata male credo che sia una risorsa in piu' perche' un paese con i conti come i nostri non potrebbe muovere un euro che non sia destinato a pagare il debito . questa e' una furbata se vuoi ma ion un periodo di recessione tutto puo' essere utile.peccato che 3monti abbia fatto cattivo uso dello strumento

  4. #4
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    in realta' pur se usata male credo che sia una risorsa in piu' perche' un paese con i conti come i nostri non potrebbe muovere un euro che non sia destinato a pagare il debito . questa e' una furbata se vuoi ma ion un periodo di recessione tutto puo' essere utile.peccato che 3monti abbia fatto cattivo uso dello strumento
    come può dire questo? E' il punto più alto della finanza creativa! Tu crei debito con la cdp, ma sei contento perchè ufficialmente non risulta e la UE non calcola quelle spese come debito. Tutto può essere utile, come dannoso...

  5. #5
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    come può dire questo? E' il punto più alto della finanza creativa! Tu crei debito con la cdp, ma sei contento perchè ufficialmente non risulta e la UE non calcola quelle spese come debito. Tutto può essere utile, come dannoso...
    se sia il punto piu' alto non lo so.
    pero' quando l'economia era ferma francia e germania per es.fottendosene altamente di sforare per diversi anni il deficit hanno alimentato l economia non riducendo la spesa ed aumentando il debito.
    noi ,visto il debito non potevamo aumentarlo di cosi' tanto, dovevamo trovare un'altra soluzione...poi ripeto e' stata usata male...
    ricordo che con telekom questo governo...o forse solo il premier voleva fare lo stesso

  6. #6
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    se sia il punto piu' alto non lo so.
    pero' quando l'economia era ferma francia e germania per es.fottendosene altamente di sforare per diversi anni il deficit hanno alimentato l economia non riducendo la spesa ed aumentando il debito.
    noi ,visto il debito non potevamo aumentarlo di cosi' tanto, dovevamo trovare un'altra soluzione...poi ripeto e' stata usata male...
    ricordo che con telekom questo governo...o forse solo il premier voleva fare lo stesso

    Il progetto di ROvati era questo ed era sbagliato secondo me.
    E' bene che la smettiamo di guardare quello che fanno gli altri, non possiamo cercare giustificazioni di nostri errori in quelli altrui.
    Dire che la cdp sarebbe stata una soluzione è sbagliato, secondo me, perchè crea debito, ma in modo artificioso non si vede. Non mi sembra un buon metodo di gestione dei conti.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Libdx Visualizza Messaggio
    Il progetto di ROvati era questo ed era sbagliato secondo me.
    E' bene che la smettiamo di guardare quello che fanno gli altri, non possiamo cercare giustificazioni di nostri errori in quelli altrui.
    Dire che la cdp sarebbe stata una soluzione è sbagliato, secondo me, perchè crea debito, ma in modo artificioso non si vede. Non mi sembra un buon metodo di gestione dei conti.
    io ho parlato per 3 post della cdp ed alla fine ho aggiunto una frase su prodi dunque mi sembra alquanto secondario.
    concordo sul fatto che crei eff.negativi ma quale strada avresti proposto visto che le soluzioni di francia e germania non ce le potevamo permettere?
    ora che il ciclo economico e' positivo possiamo fare a meno della cdp ma in recessione...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da dragone Visualizza Messaggio
    io ho parlato per 3 post della cdp ed alla fine ho aggiunto una frase su prodi dunque mi sembra alquanto secondario.
    concordo sul fatto che crei eff.negativi ma quale strada avresti proposto visto che le soluzioni di francia e germania non ce le potevamo permettere?
    ora che il ciclo economico e' positivo possiamo fare a meno della cdp ma in recessione...

    io sono dell'idea che se uno stato ha un debito alto, una spesa alta e questa è mal gestita in modo tale da creare un surplus di spese che non sono necessarie il governo debba procedere a tagli (o riorganizzazione della spesa in modo più efficiente) anche in recessione. Anche perchè si possono usare artifici contabili come quelli della cdp, ma poi il problema prima o poi arriva.

  9. #9
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    Iri, no grazie

    Cosa succederebbe se la Cassa depositi e prestiti statalizzasse la rete Telecom



    Non indurre in tentazione gli uomini politici. L’acquisto da parte della Cassa depositi e prestiti della rete fissa di Telecom Italia sarebbe molto preoccupante, anche al di là del merito specifico dell’operazione. Dopo avere assaggiato il piacere di mangiarsi la rete fissa di Telecom, chi frenerà il governo e i parlamentari della maggioranza dalla ricerca di altre analoghe operazioni mediante la Cassa, in veste di resuscitata Iri? C’è l’Alitalia, che rischia di dovere chiudere i battenti o di finire in mano estera. Affibbiandola alla Cassa depositi e prestiti, si assicurerebbe alla nazione la sua compagnia di bandiera e se ne salvaguarderebbe la precaria situazione occupazionale. Alitalia perde, ma la Cassa, titolare di redditizie reti fisse, potrebbe permettersi di gestire queste perdite, in attesa di trovare qualche capitalista senza capitali, simpatico alla maggioranza, disposto a fare una società mista. Poi c’è la Rai: è proprio un’impresa di comunicazioni e potrebbe entrare nella Cassa, dando luogo, magari per un solo ramo, a un’altra impresa con qualche gruppo privato. E c’è anche l’Anas, ibrido fra impresa pubblica e autorità di controllo delle autostrade. Spogliata dei compiti di controllo, sarebbe un acquisto ideale per la Cassa depositi e prestiti. E la si potrebbe poi fondere con Autostrade o con qualche altra società proprietaria di tratte a pedaggio. Varie ex municipalizzate potrebbero entrare nella Cassa con un ingegnoso swap fra debiti degli enti locali verso la Cassa e azioni di tali società di proprietà comunale. E le fondazioni bancarie, che hanno attualmente azioni privilegiate della Cassa, potrebbero convertirle in azioni ordinarie, pagando un sovraprezzo di qualche miliardo di euro che darebbe alla Cassa medesima nuove risorse finanziarie per le sue acquisizioni. Si potrebbe pensare alle Poste, accarezzare un progettino proprietario sulle Ferrovie, mettere le mani sulla Snam. Queste sarebbero buone operazioni con cui si potrebbe realizzare la miglior formula Iri, con uno sformato metà lepre e metà cavallo, in cui la lepre sarebbero gli azionisti di minoranza privati

    il Foglio
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    Iri, no grazie

    Cosa succederebbe se la Cassa depositi e prestiti statalizzasse la rete Telecom



    Non indurre in tentazione gli uomini politici. L’acquisto da parte della Cassa depositi e prestiti della rete fissa di Telecom Italia sarebbe molto preoccupante, anche al di là del merito specifico dell’operazione. Dopo avere assaggiato il piacere di mangiarsi la rete fissa di Telecom, chi frenerà il governo e i parlamentari della maggioranza dalla ricerca di altre analoghe operazioni mediante la Cassa, in veste di resuscitata Iri? C’è l’Alitalia, che rischia di dovere chiudere i battenti o di finire in mano estera. Affibbiandola alla Cassa depositi e prestiti, si assicurerebbe alla nazione la sua compagnia di bandiera e se ne salvaguarderebbe la precaria situazione occupazionale. Alitalia perde, ma la Cassa, titolare di redditizie reti fisse, potrebbe permettersi di gestire queste perdite, in attesa di trovare qualche capitalista senza capitali, simpatico alla maggioranza, disposto a fare una società mista. Poi c’è la Rai: è proprio un’impresa di comunicazioni e potrebbe entrare nella Cassa, dando luogo, magari per un solo ramo, a un’altra impresa con qualche gruppo privato. E c’è anche l’Anas, ibrido fra impresa pubblica e autorità di controllo delle autostrade. Spogliata dei compiti di controllo, sarebbe un acquisto ideale per la Cassa depositi e prestiti. E la si potrebbe poi fondere con Autostrade o con qualche altra società proprietaria di tratte a pedaggio. Varie ex municipalizzate potrebbero entrare nella Cassa con un ingegnoso swap fra debiti degli enti locali verso la Cassa e azioni di tali società di proprietà comunale. E le fondazioni bancarie, che hanno attualmente azioni privilegiate della Cassa, potrebbero convertirle in azioni ordinarie, pagando un sovraprezzo di qualche miliardo di euro che darebbe alla Cassa medesima nuove risorse finanziarie per le sue acquisizioni. Si potrebbe pensare alle Poste, accarezzare un progettino proprietario sulle Ferrovie, mettere le mani sulla Snam. Queste sarebbero buone operazioni con cui si potrebbe realizzare la miglior formula Iri, con uno sformato metà lepre e metà cavallo, in cui la lepre sarebbero gli azionisti di minoranza privati

    il Foglio

    Il foglio capisce il problema, ma dov'era quando questi giochini con la Cassa li faceva il cdx? Eravamo solo in pochi inorriditi da questo statalismo.

 

 
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