Mio caro Chevalley...
"Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi.
Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui noi abbiamo dato il la; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia.
Non lo dico per lagnarmi: è colpa nostra. Ma siamo stanchi e svuotati lo stesso...
Questa violenza del passaggio, questa crudeltà del clima, questa tensione continua di ogni aspetto, questi monumenti, anche, del passato, magnifici ma incomprensibili perchè non edificati da noi e che stanno intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti questi governi, sbarcati in armi da chissà dove, subito serviti, presto detestati, e sempre incompresi, che si sono espressi soltanto con opere d'arte per noi enigmatiche e con concretissimi esattori d'imposte spese poi altrove: tutto questo hanno formato il carattere nostro, che così rimane condizionato da falsità esteriori oltre che da una terrificante insularità d'animo."
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo




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