RASSEGNA STAMPA
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La Repubblica, 02/08/2006
Antisemitismo, colpiti 20 negozi
A Tuscolano e Marconi rivendicazione dei "Fasci armati rivoluzionari".
La condanna di Veltroni e Marrazzo Colla ai lucchetti e volantini: "Onore alle milizie Hezbollah"
Pacifici: "Sappiamo chi sono, cambiano sigle ma li conosciamo bene"
di GABRIELE ISMAN
Due episodi di antisemitismo al Tuscolano e a Marconi: in una ventina di negozi in tutto, l´altra notte i lucchetti delle serrande sono state riempiti di colla e, in alcuni casi, di chiodi per impedire l´apertura nella mattinata di ieri. In entrambe le zone sono stati rinvenuti volantini firmati «Fasci armati rivoluzionari»: una pagina di delirio e di odio contro Israele, dove si parla di «i combattenti libanesi, ma anche afgani, palestinesi, iracheni», e dove si rende «onore allo sceicco Ahmed Yassin, al guerrigliero Al Zarkawi, alla milizia Hezbollah». «Un linguaggio da cellula araba più che da fascisti» osserva uno dei commercianti ebrei del Tuscolano che, pur dichiarando di non aver paura, preferisce mantenere l´anominato; «e nella loro ignoranza hanno anche sbagliato: alcuni dei negozi colpiti, appartengono a cattolici» aggiunge.
«Si tratta dei soliti balordi - dice Riccardo Pacifici, vicepresidente della comunità ebraica romana - perché cambiano le sigle, ma sappiamo chi sono, e quindi confidiamo in un´attenzione particolare dalle forze dall´ordine». «Roma e i romani sono contro ogni forma di antisemitismo». Così il sindaco Veltroni esprime la totale condanna da parte del Campidoglio. Veltroni, esprimendo solidarietà ai commercianti colpiti, aggiunge: «Nella nostra comunità non c´è posto per chi si nasconde dietro deliranti sigle per firmare ancora più deliranti volantini. Sono personaggi squallidi, vigliacchi e solo in cerca di pubblicità non si sa bene per quale fine». E il presidente della Regione Marrazzo parla di «gesto vergognoso».
Pacifici, dal canto suo, fa accuse precise: «Tutto va ricondotto al tifo a stadio, ai gruppi xenofobi, ben identificati, che usano gli stadi per attività politica con opposte tifoserie unite nella stessa ideologia. D´altra parte, anche al ghetto soltanto un mese fa, abbiamo visto svastiche e segni di chiara matrice nazi-fascista». Nonostante tutto, la comunità ebraica non è preoccupata: «Il pericolo - dice Pacifici - che sentiamo maggiore è la tensione interna che cresce. Arrivano e-mail affettuose, altre ancora piene di insulti, violentemente antisemite, dall´estrema destra all´estrema sinistra. Ma in alcuni casi l´odio contro noi ebrei emerge, come se noi che viviamo in Italia fossimo colpevoli di quanto accade in Medioriente».
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