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    Predefinito Napolitano risponde a Welby e invita i parlamentari: Decidete sull'eutanasia

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=121032&START=0

    n. 226 del 24-09-2006 pagina 15

    Napolitano ai parlamentari: «Decidete sull’eutanasia»
    Vittorio Macioce


    La voce, metallica, di Calibano è salita fino al Quirinale. Era solo ieri. Piergiorgio Welby, l'uomo che ha preso il testimone da Luca Coscioni e vive con un tubo attaccato alla gola, il blogger che ha scelto di chiamarsi Calibano, il mostro rozzo e brutale della Tempesta </B>di Shakespeare, il malato che da anni combatte per il diritto alla dolce morte, ha chiesto pietà. E lo ha fatto nel modo più solenne, con una lettera al presidente della Repubblica.

    Giorgio Napolitano ha letto e subito, proprio subito, ha risposto. Il postino ha bussato a casa Welby alle due del pomeriggio. Era la busta del capo dello Stato. Alle cinque il messaggio è diventato pubblico. «Caro Welby, ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l'appello che lei ha voluto rivolgermi. Raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà. La sua lettera può rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi complessi sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere la conclusione approvata dai più. Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione e l'elusione di ogni responsabile chiarimento».

    La lettera è da presidente, ogni parola è radiografata dalla saggezza istituzionale, ma chiarisce che su questi temi il dibattito va affrontato. Ognuno con la sua idea e la sua morale. Ma va affrontato in fretta. E questo per Welby, e l'associazione Coscioni, è un successo. Sul resto si può discutere. Sulle questioni etiche, quelle che vanno alla profondità della vita e della morte, dell'essere e non essere, del diritto e della vita, le linee di demarcazione politiche sono frastagliate. Non ci sono maggioranze e coalizioni. C'è la coscienza. Ognuno ha la sua su cui riflettere.



    Il ministro della Salute Livia Turco, per esempio, apprezza la sensibilità di Napolitano. E spera che il dibattito non si esaurisca in un referendum per il sì o il no all'eutanasia.


    «Io - dice - penso che ci sia tanto da fare su come rendere dignitosa la fase terminale della vita. Penso al lavoro da fare per estendere l'esperienza degli ospedali senza dolore. Serve, comunque, una normativa sul testamento biologico». Luca Volonté, capogruppo Udc alla Camera, ricorda che il suo partito è per la «tutela della vita dal concepimento alla fine naturale. Senza accanimento e senza eutanasia». Riccardi Pedrizzi di An parla di «sacralità della vita umana». Domenico Di Virgilio di Forza Italia dice no a chi diffonde la cultura della morte.

    Benedetto Della Vedova, sempre di Forza Italia, invita il Parlamento a rispondere all'appello di Welby: «L'eutanasia è già un atto diffuso e non sarà certo una legge a inventarla». Il primo passo sarà al Senato, commissione Sanità, dove la prossima settimana partiranno le audizioni sul testamento biologico. I disegni di legge parcheggiati in soffitta sono cinque.

    L'ultimo atto di questa giornata spetta a Maria Antonietta Coscioni, la vedova del politico radicale morto l'ultimo febbraio. Lei racconta:«Questa è una giornata di forti emozioni. Forse i tempi sono maturi per guardare con ottimismo alla nostra battaglia. La lettera del presidente Napolitano porta la questione eutanasia al centro del dibattito politico. Vedo Piergiorgio e penso che la sua vita è legata a un intervento, la tracheostomia, che Luca non ha voluto fare. Lo vedo soffrire. Lo sento stanco per questa vita che non è vita. E riconosco il suo coraggio. Ricordo i loro discorsi, quell'incontro di voci metalliche. Vedo quel tubo al collo e mi chiedo perché, dopo un intervento invasivo che ti tiene in vita, un uomo non può dire: “Scusate, mi sono sbagliato, staccate questa macchina e lasciatemi al mio destino”. La nipote di Welby è stata l'infermiera di mio marito. Forse lei vi può raccontare cosa significa vivere all'ultimo stadio di una malattia senza speranza».

    •   Alt 

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  2. #2
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    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...pannella.shtml

    Intervista al leader dei Radicali
    Pannella: «Sull'eutanasia la gente è con noi»

    «Come per il divorzio, c'è il sostegno della gente. Dal Colle è arrivata una risposta ineccepibile»

    ROMA — Marco Pannella adesso parla di divorzio, gli torna alla mente quella battaglia, quei giorni tumultuosi, proprio nelle ore successive alla divulgazione della lettera di Napolitano a Piergiorgio Welby. Il diritto a una vita «non crudelmente biologica», il diritto a morire.

    Che cosa c'entra il divorzio, Pannella?
    «Allora fu il divorzio. Oggi, l'eutanasia. Allora in Parlamento eravamo in minoranza schiacciante. Tre quarti dei deputati e dei senatori contro di noi e contro la possibilità di rompere il matrimonio. Così è oggi sull'eutanasia».

    La battaglia fu vinta, alla fine.
    «Perché si scoprì che l'opinione pubblica era dalla nostra parte. E io credo che anche stavolta, sull'eutanasia, possa andare nell'identica maniera».
    Quindi, il tentativo di introdurre in Italia una legislazione che permette l'eutanasia, come accade in Olanda, continuerà?
    «Sì, certo, e con più forza. L'intervento del presidente della Repubblica, la risposta a Welby, è ineccepibile, dal punto di vista istituzionale e politico».

    Lei appare davvero soddisfatto.
    «Ho ritrovato il Napolitano del 25 dicembre, quando partecipò alla marcia di Natale per l'amnistia».

    Perché considera l'intervento «ineccepibile»?
    «Napolitano ha una cultura istituzionale e politica che gli altri presidenti non avevano. Ciampi ha usato molto il "potere di indirizzo", in realtà il presidente non ha tale potere».

    Invece?
    «Invece Napolitano si è richiamato al suo dovere di ascolto. E di richiamo ai valori tutelati dalla Costituzione, in quanto tutore di quei valori. Ora le forze istituzionali e politiche debbono trarne le conseguenze».

    Vale a dire?
    «Debbono trovare una soluzione. Welby stesso riconosce come improprio il suo ricorso al presidente della Repubblica, ma il presidente ha interpretato quel ricorso come un richiamo ai diritti costituzionali, articolo 32: nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario, la legge non può violare il rispetto della persona».

    Si aspettava questa risposta?
    «Napolitano possiede la virtù della prudenza. Se ha deciso di rispondere in questo modo lo ha fatto esercitando la prudenza, contro il distacco delle istituzioni dai valori costituzionali. Ha voluto mettere al centro la legalità. Qualcosa che non si può ignorare».

    Le forze politiche e parlamentari parlano ora di approvare in Parlamento il testamento biologico.
    «Ma non ci si può limitare a questo! Nel 2001 il Parlamento italiano ratificò una convenzione europea secondo la quale "il medico dinanzi a un paziente non cosciente deve richiamarsi a dichiarazioni precedenti del paziente stesso"».

    Quindi?
    «Il testamento biologico è già nella nostra normativa. Anche se finora tutti hanno fatto finta di nulla».

    Voi volete andare oltre.
    «Noi presentiamo progetti per disciplinare l'interruzione delle terapie ai malati terminali da più di vent'anni. Il primo fu Loris Fortuna, nel 1984. L'intervento di Napolitano conferisce nuovo vigore alla battaglia. Molto dipenderà dal comportamento della sinistra».

    Che deve fare la sinistra?
    «Affrontare il problema. C'è l'input prestigioso del Quirinale, deve seguire l'impegno conseguente. Quello che è mancato, ad esempio, riguardo alla legge 40 sulla fecondazione assistita. Una legge approvata perché la sinistra è stata zitta e buona. Viceversa, non sarebbe passata».

    Attorno all'eutanasia esistono molti timori.
    «Vorrei ricordare che sul divorzio alla fine varammo la legge più severa in Europa».

    Molti temono un'Italia alla Zapatero.
    «No, non faremo cose alla Zapatero. Ci rendiamo conto della situazione reale. Faremo le cose in modo serio e responsabile. Non vorrei che dietro alcuni di questi timori ci siano le consuete ipocrisie».

    Quali, Pannella?
    «Sappiamo che l'eutanasia clandestina è praticata in diversi ospedali italiani. Come ha avuto occasione di ricordare il professor Veronesi, esistono molti sistemi per farlo. Il problema è che, per colpa della Chiesa, sull'eutanasia non si è aperto il dibattito nel nostro Paese e non si tiene conto dell'opinione di molti cittadini».

    Andrea Garibaldi

    24 settembre 2006

  3. #3
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    Solo la risposta di Napolitano a Piergiorgio Welby costringe radio e TV a parlare dell'angosciosa domanda del giornalista paralizzato. E allora esce allo scoperto la fauna sado-maso della politica e della religione. La sofferenza è un dono di dio e dovete godervela per conquistare il paradiso. Del resto con la legalizzazione dell' eutanasia crollerebbe il mercato dei miracoli, dei pellegrinaggi, delle offerte agli idoli e del potere religioso che ne consegue.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Morghen Visualizza Messaggio
    Solo la risposta di Napolitano a Piergiorgio Welby costringe radio e TV a parlare dell'angosciosa domanda del giornalista paralizzato. E allora esce allo scoperto la fauna sado-maso della politica e della religione. La sofferenza è un dono di dio e dovete godervela per conquistare il paradiso. Del resto con la legalizzazione dell' eutanasia crollerebbe il mercato dei miracoli, dei pellegrinaggi, delle offerte agli idoli e del potere religioso che ne consegue.
    persino la turco ha detto no.......... che anche i Ds ora abbiano qualche immagineta mitracolosa da vendere?? magari con la garanzia di indulgenze???
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

 

 

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