Telecom è un'azienda sana e non deve subire una larvata nazionalizzazione, il suo debito è sostenibile e nessuna banca ha mai detto il contrario ed entro fine anno scenderà da 40 a 38 miliardi di euro. Questi i messaggi principali del neopresidente Telecom Guido Rossi nella sua audizione parlamentare. Assicura poi che di cessioni non si parla, a meno che si tratti di operazioni finalizzate allo sviluppo della compagnia.
"Ho già ricoperto una volta la carica di presidente di Telecom Italia per guidarne la privatizzazione; in questo secondo mandato non intendo certo assistere passivamente a una nuova, sia pure larvata, nazionalizzazione dell'impresa", ha detto Rossi. E ha assicurato che il suo impegno "sarà di operare nel solco della strategia delineata da chi mi ha preceduto, accompagnando il management negli obiettivi di business prefigurati e che sono alla base della riorganizzazione da ultimo approvata dal Cda".
IMPRESE E AUTONOMIA
"Le imprese hanno diritto a vedere pienamente salvaguardata la loro autonomia di gestione", ha poi sottolineato. "Ritengo assolutamente normale e utile che governo e Parlamento si interessino delle sorti di un settore strategico dell'economia del Paese, quali sono le telecomunicazioni. E' altrettanto comprensibile che le aziende ricerchino un dialogo e un confronto con l'esecutivo, soprattutto quando le loro strategie hanno implicazioni internazionali. Occorre però non dimenticare che se le istituzioni sono, nel rispetto dei vincoli europei, sovrane nel loro ambito di decisione, analogamente le imprese hanno diritto a veder pienamente salvaguardata la loro autonomia di gestione".
TELECOM E' SANA
D'altra parte la buona salute di Telecom Italia mette l'azienda assolutamente al sicuro da qualsiasi pericolo. Il neopresidente ha infatti sottolineato che Telecom è "un'azienda industrialmente e finanziariamente sana. Parlare di rischi finanziari è semplicemente fuori dalla realtà. E' infatti non vi è banca italiana o estera, nè analista finanziario, italiano o estero, che abbia messo minimamente in dubbio la sostenibilità del debito di Telecom Italia".
Rossi ha definito il suo incarico assunto meno di due settimane fa "certamente impegnativo". L'azienda, ha ribadito, è "ormai saldamente radicata nella cultura del mercato e dell'impresa privata. Indietro non si può tornare. Ho già ricoperto una volta la carica di presidente dei Telecom Italia per guidarne la privatizzazione e in questo secondo mandato non intendo certo assistere passivamente a nuova, sia pure larvata, nazionalizzazione dell'impresa". Il suo impegno sarà quindi quello "di operare nel solco della strategia delineata da chi mi ha preceduto". Rossi ha ricordato le cifre del gruppo, sottolineando come nel 2005 si sia dimostrata una capacità di "generare un flusso di cassa dalle attività operative, al netto delle imposte, pari a dieci miliardi di euro". Non solo, ma Telecom Italia "ha già mostrato al sua capacità di ridurre l'indebitamento" visto che fra il settembre del 2001 e la fine del 2004, e cioè prima dell'Opa su Tim, "il debito era sceso da 43,4 miliardi a 29,5 miliardi". Per questo motivo, ha concluso, non c'è motivo di parlare di rischi finanziari".
DUE MILIARDI IN MENO DI DEBITO ENTRO DICEMBRE
Rossi ha poi annunciato che alla fine dell'anno il debito di Telecom Italia scenderà a circa 38 miliardi. Ha poi riferito che al 30 giugno scorso il gruppo aveva un indebitamento netto pari a 41,3 miliardi. "La durata media del debito è di oltre otto anni, il 70% è a tasso fisso e il costo medio è del 5%; la liquidità presente oggi nelle casse del gruppo è da sola sufficiente a rispettare tutte le scadenze di debito di qui alla fine del 2007".
IL CASO TRONCHETTI PROVERA
Rossi ha poi dedicato una riflessione al suo predecessore Marco Tronchetti Provera, che si è dimesso in seguito alla bufera Rovati. "Il dottor Tronchetti" ha detto "ha compiuto un gesto di responsabilità verso Telecom Italia: ha preferito fare un passo indietro piuttosto che esporre l'azienda, i suoi dipendenti e i suoi azionisti a una continua tempesta mediatica, che avrebbe rischiato di minare la credibilità del management e indebolito la capacità operativa".
NIENTE VENDITE A BREVE TERMINE
Guido Rossi ha poi ribadito che l'azienda non ha in cantiere nessuna operazione di dismisisone. "Eventuali future cessioni, parziali o totali, di asset saranno prese in considerazione solo alla luce della necessità di reperire le risorse per perseguire gli obiettivi di sviluppo delle nuove reti o della convergenza. Per il momento comunque, lo ribadisco, non è stata presa nessuna decisione al riguardo".




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