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  1. #1
    M. Murelli
    Ospite

    Predefinito Sul Fascismo immenso e rosso....

    In altro 3d è stata proposto un' interessante argomento, quello sul “Fascismo immenso e rosso”. La vorrei riproporre a partire da una nuova premessa.


    Genesi di un’espressione e osservazioni a margine. [Parte prima].
    “Il Fascismo immenso e rosso” è il titolo che Giano Accame ha dato a un suo bel libro edito nel 1990 dal Settimo Sigillo. Nella introduzione l’Autore annota: “Brasillach aveva parlato di un “fascismo immenso e rosso” sotto l’impressione della marea di bandiere rosse (alcune “immense, alte cinque piani”) al congresso nazista di Norimberga”.
    In “I sette colori” di Robert Brasillach (a pag. 119 nell’edizione Il Borghese) si legge: “Nelle stradine selciate di Norimberga e di Bamberga, lungo i fiumi e i canali, accanto alle cattedrali e ad amabili statue di pietra, l’antica Germania del Sacro Impero si sposa col Terzo Reich. Non mi urtano, infatti, questi milioni di bandiere che adornano le facciate. Niente cartelli qui, come si vedono in Italia. Soltanto bandiere, le une immense, alte cinque piani, altre meno vaste, ma sempre almeno tre per finestra. Fuori di qui [l’Autore intende la Germania] si può immaginare questa fioritura?”
    La memoria certe volte fa brutti scherzi. Sono convinto che “fascismo immenso e rosso” sia una tipica espressione di Brasillach ma al momento non la trovo nero su bianco e allora mi viene da pensare che si tratti di una felice composizione poetica di Accame. L’ho cercato per avere ragguagli ma al momento non è raggiungibile. Quindi mi tengo ancora per un po’ la curiosità.
    A prescindere se Brasillach l’abbia scritta oppure si tratti della traduzione letteraria di immagine, sempre di letteratura-poesia si tratta e per di più riferita a Nazionalsocialismo e non al Fascismo.
    Dopo di che Accame, con il suo libro, formula tutta una sua tesi con la quale si può più o meno essere d’accordo.
    A partire da questo che nesso c’è tra la “suggestione letteraria”, l’indagine sull’evoluzione del filone socialista dentro il fascismo, il fascismo repubblicano, la socializzazione e l’odierna concezione del fascismo?
    Attraverso gli interventi qui succedutisi a me pare di capire che si sono intrecciati più piani. Quello della ricostruzione storica, quello della corretta attribuzione del significato di Fascismo, quello politico, quello ideologico, quello delle interpretazioni, quello dell’eredità, quello dell’identità.
    Non ho l’autorità per dire cosa è e cosa non è legittimo. Porto qui il mio contributo per chi è interessato con una precisazione: NON STO TENTANDO DI CUCIRMI ADDOSSO UNA CAMICIA NERA FATTA SU MISURA DESCRIVENDO UN “MIO” FASCISMO. Spero questo sia chiaro anche per quelli a cui risulto antipatico. E per questo, prima di tutto, muovo da oggettivi dati documentali.
    Tra i miei appunti di conversazione con Manlio Sargenti, sottosegretario al Ministero per l’Economia in RSI che lavorò per conto del ministro Giuseppe Spinelli e, cosa importante, redasse materialmente la carta della socializzazione, ne seguì i vari aggiustamenti e ne curò la riproduzione tipografica, risulta questa domanda: “Cito da L’ideologia del fascismo di A. James Gregor: “Nel gennaio 1945, quattro mesi prima della sua morte, Mussolini nominò Giuseppe Spinelli Ministro del Lavoro e gli affidò la responsabilità di disseminare “mine sociali” sul suolo italiano. Mussolini sperava che il processo di socializzazione potesse essere portato ad un punto tale da non poter essere rovesciato dalla restaurazione monarchica e capitalista, sperava cioè che il Fascismo potesse lasciare in eredità all’Italia del dopoguerra un’economia socializzata”. In questa affermazione del Gregor io vedo un uso “tattico” della socializzazione, per quanto essa, è del tutto evidente, corrisponda ad una esigenza di giustizia sociale. Come se in clima di emergenza con la caduta traumatica del Fascismo, la nascita in situazione di emergenza della RSI, Mussolini si sia preoccupato maggiormente di intralciare monarchici e capitalisti intesi come maggiori ostacoli alla pratica di un'equa giustizia sociale piuttosto che perpetuare il fascismo. Infatti se la socializzazione nasce in clima di emergenza, la concezione corporativa con il relativo statuto nasce a ragion veduta dopo 10 anni di prassi fascista. La socializzazione fa a pezzi la sintesi fascista conseguita negli anni ’30 e recupera solo una delle idee antemarcia, vale a dire che siamo già al “neofascismo”. Si può dunque affermare che la socializzazione sia pensata per avvantaggiare i socialisti nella rifondazione dell’Italia? Che Mussolini l’abbia accettata e sostenuta a prescindere dal fatto che il fascismo gli sopravvivesse, che cioè la socializzazione non fosse qualcosa di esclusivamente fascista ma qualcosa in una certa qual misura “neutra”, condivisibile per esempio con i socialisti che apparivano agli occhi di Mussolini come la terza forza più credibile in Italia dopo Monarchici e comunisti?”.
    Dico subito che la risposta fu complessa. Primo: Sargenti è a tutt’oggi fedele alla idea di socializzazione che reputa come unica alternativa al modello produttivo-sociale in vigore. Secondo: Sargenti non ha elementi per confermare o smentire la mia ipotesi sul pensiero di Mussolini. Di certo dà per scontato che in RSI si lavorava e ci si batteva per l’onore d’Italia e la giustizia sociale prescindendo dal Fascismo. Nel senso che c’erano coloro che facevano valere la nuova idea di Fascismo come c’erano quelli che facevano valere la vecchia, ma c’erano pure coloro che dal fascismo prescindevano e si erano aggregati per ragioni varie. Se altri che ho intervistato mi hanno detto che su Mussolini avevano molto peso consiglieri come Gentile e Bombacci, Sargenti su Bombacci è più cauto, ma da ciò che si può ricavare dalla conversazione con lui e con altri politici (politici, non combattenti) la sensazione che si ricava è proprio quella di socializzazione intesa come qualcosa che va oltre il fascismo. Ovviamente tutte le pezze d’appoggio a questa mia affermazione verranno poi proposte in modo dettagliato nel libro a cui sto lavorando.
    A proposito. Manlio Sargenti è ancora vivo e mi riprometto di riascoltarlo per avere da lui ulteriori precisazioni e puntualizzazioni, visto che la conversazione a cui qui faccio cenno è un po’ datata e nel frattempo ho maturato altre convinzioni e sviluppato ulteriormente la mia ricerca.
    In un 3d qualcuno chiedeva ulteriori notizie sui luoghi di applicazione della socializzazione. “Alla socializzazione furono interessate aziende quali l’Alfa Romeo, la Dalmine, la Montemacchine, la Burgo, la Fiat, la Montecatini, le Acciaierie e Ferriere Lombarde, la Puricelli e l’Olivetti. Ma l’opera di Mussolini era ostacolata dalla forte resistenza delle forze combinate dei militari tedeschi, del capitalismo italiano, dei comitati d’azione socialisti e comunisti e dell’indifferenza delle classi lavoratrici. Questa strana combinazione di forze fece fallire gli ultimi sforzi per giungere a un socialismo fascista” [A. James Gregor, op. cit.].
    Che comunque il C.L.N.A.I. interpretò il decreto legislativo sulla socializzazione come “mina sociale vagante” pensata per intralciare l’edificazione di un ordine politico è attestato dal fatto che il Comitato abrogò quel decreto con un proclama già il 25 aprile 1945!!! “(...) considerati gli obiettivi antinazionali del decreto legislativo fascista [di]... ‘socializzazione’ [...] con la quale il sedicente governo fascista repubblicano ha tentato di aggiogare le masse lavoratrici dell’Italia occupata al servizio e alla collaborazione con l’invasore [...] al fine di assicurare... la continuità ed il potenziamento della attività produttiva nello spirito di una effettiva solidarietà nazionale,... decreta: il decreto legislativo [...] è abrogato” [per intero in: “Decreto sulla ‘socializzazione’ del C.L.N.A.I” in G. Perticone, La Repubblica di Salò].

  2. #2
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    Senza nulla togliere alla bontà del programma di socializzazione, ritengo tuttavia che:
    1. Mussolini non ne fosse poi troppo convinto.
    2. Il programma è un "canto del cigno" e venne assai poco attuato.
    3. Forse, così almeno mi sembra sostenga Sargenti, il programma si deve al ministro Tarchi e non a Spinelli, il quale non so fino a che punto abbia voluto eseguirlo, mentre Tarchi venne messo un po' da parte. Anche perchè il programma allarmava i Tedeschi.

    Poi ci sarebbe da chiarire un paradosso. Almeno, provino a rispondere tutti coloro che hanno esperienze di lavoro dipendente in grandi aziende. Per quanto riguarda la mia, vedere i sindacati "collusi" con il "padrone" (dirigenti), mi faceva un po' rabbia.
    Voglio dire: buona parte della cosiddetta concertazione, tanto di moda nelle politiche sindacali degli ultimi tempi, cioè del coinvolgimento dei sindacati (leggi CGIL-CISL-UIL) nelle politiche aziendali, ha rappresentato una sorta di socializzazione. Socializzazione spuria? Non lo so, vorrei sentire l'opinione Tua e vostra. Se si trattasse di un passo verso la socializzazione, ancora una volta il progressismo di Mussolini sarebbe davvero sorprendente: ha capito che cosa sarebbe successo dopo mezzo secolo.
    Io so comunque che un mucchio di sindacalisti, nella migliore tradizione italiota, sono diventati capi del personale, consiglieri d'amministrazione, dirigenti.
    Non è questo quindi un coinvolgimento del rappresentante del lavoratore nella gestione aziendale? O ne è una subdola cooptazione?
    Sono d'accordo sulla distribuzione degli utili ai dipendenti. Ma farli entrare nei consigli d'amministrazione, non so fino a che punto farebbero gli interessi del lavoro, tutto qui.
    I tribuni della plebe è meglio che facciano i tribuni della plebe e non i consoli. O è meglio che diventino consoli?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli
    La memoria certe volte fa brutti scherzi. Sono convinto che “fascismo immenso e rosso” sia una tipica espressione di Brasillach ma al momento non la trovo nero su bianco e allora mi viene da pensare che si tratti di una felice composizione poetica di Accame.
    Ecco dove Brasillach parla di Fascismo immenso e rosso.
    A me pare ricordare che sia in lettre à un soldat, in ogni caso si tratta di uno dei suoi ultimi scritti in carcere. Quello su cui avevo dubbi è se ne avesse già parlato prima...ma probabilmente usa qui per la prima (e ultima) volta l'espressione.

    "Le fascisme, il y a bien longtemps que nous avons pensé que c'était une poésie et la poésie même du XXe siècle (avec le communisme sans doute). Je me dis que cela ne peut pas mourir. Les petits enfants qui seront les garçons de vingt ans plus tard apprendront avec un sombre émerveillement l'existence de cette exaltation de millions d'hommes, les camps de jeunesse, la gloire du passé, les défilés, les cathédrales de lumière, les héros frappés au combat, l'amitié entre les jeunesses de toutes les nations réconciliées. José Antonio, le fascisme immense et rouge. Je ne pourrai jamais oublier le rayonnement merveilleux du fascisme universel de ma jeunesse"

    Peraltro, mi cito rispetto alla lettura che io ho dato dell'espressione nell'altro topic

    ""Fascismo rosso" e "Fascismo immenso e rosso" non sono in ogni caso sinonimi.
    Fascismo immenso e rosso è il cogliere uno spirito, una weltanschauung, una visione del mondo, che evocava il sogno "immense et rouge", nella parole di Brasillach, "immense et rouge" come il sole raccontato da Prévert: il sogno di un'altra Europa.
    Leggendosi tutto Brasillach, compreso il nostro anteguerra che quasi nessuno legge mai, si capirerà cos'è esattamente il "fascisme immense et rouge" .
    Come ha scritto qualcuno, non un'ideologia, ma un logos..
    Per citare un altro grande del Fascismo francese, Drieu
    "là dove non si è soli, si è assieme
    là dove non si muore ognuno nel suo cantuccio
    ma si vive."

    Questa è la mia personalissima interpretazione dell'espressione, coerente a mio giudizio con il pensiero di Brasillach che del fascismo ha inteso soprattutto raccontare "la concezione del mondo" più che l'ideologia in sè e per sè.

  4. #4
    M. Murelli
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    Ecco dove Brasillach parla di Fascismo immenso e rosso.
    A me pare ricordare che sia in lettre à un soldat, in ogni caso si tratta di uno dei suoi ultimi scritti in carcere. Quello su cui avevo dubbi è se ne avesse già parlato prima...ma probabilmente usa qui per la prima (e ultima) volta l'espressione.

    "Le fascisme, il y a bien longtemps que nous avons pensé que c'était une poésie et la poésie même du XXe siècle (avec le communisme sans doute). Je me dis que cela ne peut pas mourir. Les petits enfants qui seront les garçons de vingt ans plus tard apprendront avec un sombre émerveillement l'existence de cette exaltation de millions d'hommes, les camps de jeunesse, la gloire du passé, les défilés, les cathédrales de lumière, les héros frappés au combat, l'amitié entre les jeunesses de toutes les nations réconciliées. José Antonio, le fascisme immense et rouge. Je ne pourrai jamais oublier le rayonnement merveilleux du fascisme universel de ma jeunesse"

    Peraltro, mi cito rispetto alla lettura che io ho dato dell'espressione nell'altro topic

    ""Fascismo rosso" e "Fascismo immenso e rosso" non sono in ogni caso sinonimi.
    Fascismo immenso e rosso è il cogliere uno spirito, una weltanschauung, una visione del mondo, che evocava il sogno "immense et rouge", nella parole di Brasillach, "immense et rouge" come il sole raccontato da Prévert: il sogno di un'altra Europa.
    Leggendosi tutto Brasillach, compreso il nostro anteguerra che quasi nessuno legge mai, si capirerà cos'è esattamente il "fascisme immense et rouge" .
    Come ha scritto qualcuno, non un'ideologia, ma un logos..
    Per citare un altro grande del Fascismo francese, Drieu
    "là dove non si è soli, si è assieme
    là dove non si muore ognuno nel suo cantuccio
    ma si vive."

    Questa è la mia personalissima interpretazione dell'espressione, coerente a mio giudizio con il pensiero di Brasillach che del fascismo ha inteso soprattutto raccontare "la concezione del mondo" più che l'ideologia in sè e per sè.
    Credo che mia moglie ti odierà. Le ho chiesto di tirar giù la libreria ma di trovarmi assolutamente la prima citazione. Son tre ore che tira giù libri e poco fa mi ha citofonato dicevdomi che ha trovato... Temo abbia trovato quel che tu ora mi comunichi.
    Per il resto concordo con te. Forse questa sera invio il secondo pezzo. Cristiano, non so chi tu sia ma devo dire che non son molte le persone tanto equilibrate e perparate come te. Non ho ancora visto un 3d a tua firma in cui sei trasceso. Mi complimento, indipendentemente dal fatto di avere oppure no affinità... cosa che scopriremo più in là. A presto invio qui il secondo pezzo. Forse questa sera stessa.

  5. #5
    ennerre
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    Credo che mia moglie ti odierà
    Sabato farà un salto al gazebo?

  6. #6
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    Forse un salto lo faccio io se mi reggo in piedi... si può sapere in che zona c'è il gazebo?
    Bazooka!!!

  7. #7
    M. Murelli
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    Citazione Originariamente Scritto da ennerre
    Sabato farà un salto al gazebo?
    Se farà un salto al gazebo non lo so. Ma mi ha trovato il libro dove per la prima volta (nel 1976!!!!) lessi quell'espressione, che non è la citazione di Cristiano.
    "Attraverso i nostri viaggi e le nostre letture, allorché il rintocco della mobilitazione non s'era ancora fatto udire, andavamo per l'Europa, sulle tracce dei nostri viaggi di studenti e giornalisti, e osservavamo. Attorno a noi montava il fascismo immenso e rosso, con le sue maree di bandiere sventolanti alla luce dei riflettori, le canzoni di primavera e di sacrificio, il nome di Josè Antonio, i giovani martiri mai dimenticati, i campi e la gioventù. E ci dicevamo: possibile che tutto ciò non debba avere un giorno, nel mondo, anche un'appartenenza francese?" [Je suis partout, 25 aprile 1942 cit. in Lettera ad un soldato della classe 40, a cura di Adriano Romualdi, Volpe ed. 1975 pag. 23]. La letttura di questo libretto la raccomando ai più giovani.

  8. #8
    M. Murelli
    Ospite

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    Però, attenzione, le righe che aprono questa discussione preludono ad uno sviluppo del ragionamento circa il nesso socializzazione fascismo. Possibile che sfugga il senso della frase di Mussolini? "Mine sociali" per il post fascismo... Socializzazione = divaricazione dalla carta sullo Stato corporativo, asse portante del Fascismo maturo e imperiale. Deve arrivare la seconda parte prima che qualcuno si senta stimolato a sviluppare una riflessione autonoma e non condizionata da dati e citazioni?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli
    Se farà un salto al gazebo non lo so. Ma mi ha trovato il libro dove per la prima volta (nel 1976!!!!) lessi quell'espressione, che non è la citazione di Cristiano.
    "Attraverso i nostri viaggi e le nostre letture, allorché il rintocco della mobilitazione non s'era ancora fatto udire, andavamo per l'Europa, sulle tracce dei nostri viaggi di studenti e giornalisti, e osservavamo. Attorno a noi montava il fascismo immenso e rosso, con le sue maree di bandiere sventolanti alla luce dei riflettori, le canzoni di primavera e di sacrificio, il nome di Josè Antonio, i giovani martiri mai dimenticati, i campi e la gioventù. E ci dicevamo: possibile che tutto ciò non debba avere un giorno, nel mondo, anche un'appartenenza francese?" [Je suis partout, 25 aprile 1942 cit. in Lettera ad un soldato della classe 40, a cura di Adriano Romualdi, Volpe ed. 1975 pag. 23]. La letttura di questo libretto la raccomando ai più giovani.
    Bene , io nel frattempo ho verificato la mia citazione ed è sempre in "lettera a un soldato della classe 40" , esattamente la trovi alla voce "10 Novembre" della lettera diario (non ti dò la pagina precisa perchè ho qui l'edizione francese mentre l'edizione italiana, che è la stessa tua della Volpe, ce l'ho seppellita in biblioteca).
    Quindi è del novembre '44 ma di fatto Brasillach a quanto sembra cita in buona parte ciò che egli stesso aveva scritto in Je Suis Partout nel 1942.
    Mi sembra che la parte citata da te confermi però a maggior ragione la "dimensione europea" dell'immagine di fascismo immenso e rosso evocata dallo scrittore francese.
    Più tardi cerco di rispondere se mi è possibile a quello che è invece il "nucleo centrale" del topic da te aperto.

    PS:Grazie per gli apprezzamenti personali, il poco equilibrio che ho l'ho acquisito col tempo e molti errori

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    Come ha scritto qualcuno, non un'ideologia, ma un logos..
    Per citare un altro grande del Fascismo francese, Drieu
    "là dove non si è soli, si è assieme
    là dove non si muore ognuno nel suo cantuccio
    ma si vive."
    Ne ha detta un'altra P.D.La Rochelle che rende molto bene l'idea è citata nell'articolo che ho postato sul mio blog, di cui ho postato un'anterprima qui...

    "Ho pensato di diventare comunista, per spingere verso la decadenza, verso la fine di tutto, per mettere tutti al muro - soprattutto il popolo [...]. E ad un tratto, c'è stato il fascismo. Tutto ridiventava possibile, povero il mio cuore!".

 

 
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