Nato nel villaggio di Bazuyeh il 31 agosto 1960 (ma le fonti variano tra 1953, 1955, 1958 e, appunto, 1960), Hassan Nasrallah è dal 1992 segretario generale di Hezbollah, il partito di Dio.



Mio padre Abdulkarim vendeva frutta e verdura. I miei fratelli lo aiutavano. Quando la sua situazione finanziaria migliorò, aprì una piccola drogheria nel quartiere dove io andavo per dare un aiuto. Appesa a una parete del negozio avevamo una fotografia dell’imam Musa al-Sadr. Io mi sedevo su una sedia di fronte alla foto e la guardavo. Desideravo di diventare come lui un giorno.

Nel nostro quartiere, che si chiamava Kortina, non c’era una moschea, così per pregare andavo al San Al-Fil, Borj Jamud, cioè alle moschee Nob'eh. Leggevo ogni cosa da leggere che trovassi, soprattutto libri islamici. Tutti i libri che non avrei potuto capire, li mettevo da parte per leggerli quando sarei diventato più grande.

Andai alle scuole elementari e medie nel quartiere Al-Najah e fui nell’ultimo gruppo di studenti che ottenne il certificato di diploma. Dopo di che andai alla scuola statale San Al-Fil per continuare la mia istruzione, ma le fiamme della guerra civile del 1975 scoppiarono subito dopo. Così, lasciai Cortina e ritornai con la mia famiglia nel villaggio di Bazuyeh, dove ero nato. In seguito terminai la scuola superiore in una delle scuole statali della città costiera di Sur.

In precedenza, quando ancora vivevamo nel quartiere Kortina, né io né nessuno dei miei famigliari eravamo membri o iscritti a nessun partito politico. In quel periodo parecchie organizzazioni politiche, di cui alcune palestinesi, erano attive in quell’area. Ma più tardi quando ci trasferimmo a Bazuyeh, entrai nelle fila del movimento Amal. Fu quella una scelta che feci con molto entusiasmo perché ammiravo profondamente l’imam Musa al-Sadr. A quell’epoca avevo solo 15 anni e il movimento Amal era chiamato e conosciuto come il movimento di chi non aveva privilegi. Stavo diventando meno interessato a quel che avveniva a Bazuyeh perché il villaggio stava diventando un’arena per l’attività degli intellettuali, marxisti e soprattutto sostenitori del Partito comunista libanese. In ogni caso, mio fratello Seyyed Hosein e io diventammo membri del movimento Amal e, nonostante la mia giovane età, presto diventai il rappresentante del nostro villaggio.

Nel giro di pochi mesi presi la ferma decisione di andare a Najaf la Santa in Iraq. A quel tempo non avevo ancora 16 anni e per andare affrontai molti ostacoli. Però, poiché dipendevo da dio, un giorno alla moschea della città di Sur incontrai uno studioso di religione che si chiamava Seyyed Mohammad Gharavi. Lavorava là come insegnante in rappresentanza dell’imam Musa Sadr. Appena sentì che desideravo andare a Najaf la Santa per istruirmi, scrisse una lettera e me la diede. Seyyed Mohammad Gharavi era amico intimo e prediletto del Grande Ayatollah Seyyed Muhammad Baqr al-Sadr. La lettera che mi aveva dato era di raccomandazione per la mia ammissione alla classe di quel dignitario.

Con l’aiuto di amici e di mio padre, e dopo avere venduto alcune cose che possedevo, raccolsi un po’ di denaro e volai a Baghdad. Da lì presi un autobus per Najaf. Quando giunsi a Najaf, non avevo più soldi in tasca. Ma a Najaf c’erano molti stranieri e persone sole. Ancora più importante, naturalmente, è il fatto che uno studioso deve imparare a vivere una vita rispettabile anche a mani vuote. Il mio cibo era pane e acqua e il mio letto era un pezzo rettangolare di materiale spugnoso. Appena arrivai, chiesi agli altri studiosi libanesi che vivevano là come avrei potuto portare la mia lettera di raccomandazione all’Ayatollah al-Sadr, che era considerato il pilastro del seminario religioso. Mi dissero che per me avrebbe potuto farlo Seyyed Abbas Musavi.

Quando mi incontrai con Seyyed Abbas Musavi, siccome era un po’ scuro di pelle, pensai che fosse iracheno. Pertanto gli parlai in arabico semplice. Ma in risposta, Seyyed Abbas mi disse: "Non ti disturbare, anche io sono libanese. Sono venuto qui dall’area di Nabi Sheys!”. Fu quello il modo in cui la nostra conoscenza e stretta amicizia incominciarono. Musa per me è stato un amico, un fratello, un mentore e un compagno. Siamo stati separati l’uno dall’altro quando gli israeliani lanciarono un missile contro la sua auto da un elicottero e martirizzarono Seyyed Abbas insieme a sua moglie e al suo bambino. Questo incidente avvenne 16 anni dopo il dolce inizio della nostra amicizia nella città di Najaf.

Dopo avermi ammesso e aver letto la mia lettera di raccomandazione scritta da Seyyed Mohammad Gharavi, l’Ayatollah Sadr mi chiese: “Hai soldi?” Dissi: “Neanche un soldo!”. Allora l’Ayatollah si girò verso Musavi e affermò: “Per prima cosa trovagli una stanza, poi sarai il suo tutor e prenditi cura di lui”. Dopodiché, mi diede del denaro per comprarmi vestiti e libri, e in più del denaro per le spese di un mese. Musavi mi procurò una stanza al seminario vicino a casa sua.

A quell’epoca Seyyed Abbas Musavi si era già sposato e alle coppie sposate era permesso avere case separate per loro. Invece gli studiosi singoli avevano camere e a volte due o tre di loro vivevano insieme in una camera. C’era anche un piccolo sussidio di cinque dinari per studente.

Seyyed Abbas Musavi, che aveva già passato il corso preliminare e era entrato nella fase successive, aveva alcuni alunni. Io ero uno di loro. Musavi era molto severo e serio. Grazie al suo modo di insegnare intensivo, riuscimmo a completare un programma di studi di cinque anni in due anni soltanto. Dovevamo studiare tutto il tempo, anche durante le vacanze come durante il mese del Ramadam in cui partivamo e nel periodo del Pellegrinaggio Haij, senza fermarci mai. Studiavamo perfino il giovedì e il venerdì che erano il normale weekend nel seminario religioso.
Nel 1982 terminai il primo corso con un passaggio di grado. Nello stesso anno il regime baathista iracheno iniziò a mettere sotto pressione gli studiosi curdi deportandone molti nei loro Paesi d’origine. Molti studiosi di differenti nazionalità furono costretti a interrompere la propria istruzione. Cosa ancora peggiore, i politici di Baghdad individuarono gli studiosi libanesi e li accusarono di essere agenti del movimento Amal. Alcune volte, ci collegarono anche al partito Da’vat o al partito baathista siriano. Sostenevano che davvero, qualunque cosa avessimo in programma, eravano stati mandati là dall’intelligence siriana. Finalmente, nel 1987, gli studiosi libanesi, al pari di quelli di altri paesi, furono espulsi dall’Iraq (molti di loro dopo essere stati in prigione per mesi).

Durante quel periodo le forze di Saddam fecero un raid nel seminario religioso. Musavi era in Libano quel giorno particolare, ma la sua famiglia si trovava ancora a Najaf. I suoi studenti lo avvisarono di non tornare in Iraq perché era ricercato. Poco tempo dopo anche i suoi studenti furono espulsi dall’Iraq. Io fui fortunato quella volta, perché non mi trovavo là quando la polizia fece il raid al seminario religioso.

Non appena seppi quanto era avvenuto lasciai immediatamente Najaf. Dal momento che il mio mandato di arresto era stato emanato solo per la provincia di Najaf e non per l’intero Paese, non ebbi nessun problema alla frontiera. Riuscii a lasciare l’Iraq facilmente e potei tornare in Libano.
Musavi, insieme con altri dottori di teologia, fondò una scuola di scienze religiose a Ba’albak che è aperta ancora oggi. I continuai i miei studi in quella scuola e continuai a collaborare con il movimento Amal. Nel 1987, il movimento Amal mi nominò suo rappresentante politico nella regione di Biqa. Fu così che diventai uno dei membri politici dell’ufficio centrale. Nello stesso anno, terminai il secondo corso al seminario.

Nel giugno 1982, Israele iniziò la sua invasione su larga scala del Libano. Quando gli israeliani presero Beirut, fu creato un fronte chiamato Fronte di salvezza nazionale. Il leader di Amal, Nabih Birri mostrò molto interesse a fare confluire il movimento Amal in quel fronte, ma gli osulgaran (coloro che stabilivano i principi religiosi) del movimento Amal si opposero. Da quel momento le differenze iniziarono a ingrandirsi e il gruppo degli osulgaran si separò dal movimento. Era un fatto ovvio e prevedibile perché alcune differenze di opinione, soprattutto sulla visione e versione dell’insegnamento dell’imam Musa al Sadr, erano piuttosto apprezzabili già da una fase precedente. Le forze religiose capirono che Amal stava uscendo dalla retta via. Compresero che il Fronte di salvezza stava cercando di fare Bashir Gemayel presidente del Libano, il che costituiva una decisione che l’ala religiosa di Amal non poteva assolutamente accettare. Le forze religiose credevano che il leader dei gruppi paramilitari della Falange fossero abbastanza desiderosi di venire a patti con Israele. Ma, dal loro punto di vista, venire a patti era contro gli interessi del fronte, come contro gli interessi del fronte era parlare e stringersi mani con lui.
Gli osulgaran lasciarono Amal ed entrarono in una coalizione con altri gruppi che stavano fuori da quel movimento, in modo da formare e fondare Hezbollah. Quando io lasciai Amal, mio fratello Hoseyn non fece lo stesso. E’ rimasto con Amal fino a oggi. Per un breve periodo, ha rappresentato il movimento nella regione di Shiyah, ma si è dimesso da quel ruolo tempo dopo a causa delle sue condizioni di salute (perché si era ammalato).

Io ero il primo figlio di una famiglia di 11 persone. Eravamo nove tra fratelli e sorelle. Hoseyn viene dopo di me; dopo di lui c’è Zeynab, poi Fatemeh, che è ancora in casa. Dopo di lei c’è Muhammad, un uomo d’affari, e Ja’far che è impiegato. Dopo di loro, in ordine di età, ci sono Zakiyeh, Ameneh, e Sa'ad, che sono tutte sposate.

Tutte le mie sorelle sono membre attive di Hezbollah. Ma, come per i fratelli, tutte prima erano nel movimento Amal. Ora, tutti loro, eccetto Hoseyn, l’hanno lasciato. Muhammad è fondamentalmente disinteressato alla politica, ma anche se non è un membro di Hezbollah, gli dà la sua approvazione. Tuttavia, Ja’far al momento è indeciso politicamente; da un po’ stiamo discutendo e scambiando punti di vista.

Oggi Hezbollah sta facendo dei buoni progressi e cambiamenti verso il meglio. Il suo obbiettivo è muoversi nella giusta direzione tenendo conto delle necessità dell’epoca e dare forza ai propri principi sciiti. E’ sbagliato pensare che una persona, quale che sia, non importa quanto sia esaltata la sua posizione, possa accumulare e monopolizzare tutto il sapere intellettuale, religioso, teologico e politico nel mondo per sé. I membri di Hezbollah credono che la più grande, più degna e indiscussa personalità del secolo (il ventesimo secolo) sia l’imam Khomeini. Dopo la dipartita dell’imam Khomeini, l’imam Khamenei è stato naturalmente il più giusto successore di Khomeini. A nostro giudizio, le precedenti visioni e pensieri rimangono valide.

Quando Hezbollah venne fondato, io avevo 22 anni e facevo parte della forza di resistenza Basij. In seguito, divenni responsabile del partito nel distretto di Ba’albak. Dopodiché, divenni responsabile per l’intera regione di Biqa. Dopo poco, fui nominato assistente e vice di Seyyed Ebrahim Ayman al-Seyyed, che era il responsabile per Beirut. Poco tempo dopo, il partito decise di separare i suoi affari politici dalle sue attività operative e organizzative. Seyyed Ebrahim scelse il ramo politico, e io diventai responsabile per il distretto di Beirut dopo di lui. Poi fu creato il ruolo di direttore esecutivo generale, la cui responsabilità era rendere effettivi gli ordini del Consiglio Consultivo. Fui nominato a quel posto.
Nonostante tutte le responsabilità che avevo al partito, che mi prendevano effettivamente tutto il tempo, decisi anche di continuare i miei studi. Ma dopo l’invasione israeliana in grande scala, avevo dovuto mettere i miei studi da parte. Sette anni dopo, nel 1989, la situazione divenne adatta per studiare ancora una volta. Pertanto, con il permesso del partito, andai a Qom a completare la mia istruzione. Naturalmente, anche allora le malelingue non smisero di lavorare. Sostenevano che Seyyed Nasrallah avesse lasciato il Libano a causa dei suoi contrasti con i leader di Hezbollah.

In seguito all’accentuarsi delle differenze con il movimento Amal e allo scoppio di conflitti armati nella regione di Biqa, ritenni mio dovere ritornare in Libano. Questo era naturalmente anche ciò che il partito voleva da me. Pertanto, un’altra volta ancora non riuscii a sfruttare l’occasione e continuare i miei studi fino al punto che desideravo. Oggi il mio desiderio più grande è che i miei fratelli alleggeriscano il mio carico di lavoro e mi sospendano da segretario generale del partito, in modo che io possa tornare al seminario e continuare i miei studi di studioso.

Dopo l’assassinio di Abbas Musa da parte degli israeliani, fui nominato leader di Hezbollah e segretario generale del partito. Prima di allora, e durante il periodo della mia residenza a Qom, diedero la mia responsabilità nell’alto consiglio del partito al mio assistente Sheikh Na'im Qasem. Perciò, quando tornai, servii semplicemente come quadro del commando, senza assumermi alcuna responsabilità particolare. Tuttavia, quando Abbas Musa fu scelto come segretario generale di Hezbollah, nominò Na'im Qasem come suo vice e io ritornai di nuovo al mio posto precedente.

Nel 1992 gli israeliani assassinarono Seyyed Abbas Musa. Pertanti, i membri del Consiglio consultivo convocarono un incontro per scegliere il suo successore, che venne fuori che fossi io. Il giorno in cui fui scelto dal Consiglio consultivo, provai molta paura e ansia perché allora ero molto più giovane. Fino a quel momento ero solo stato incaricato di gestire gi incontri interni del partito e non avevo esperienza dei suoi affari esteri. Però, il consiglio insistette che io prendessi il lavoro. All’inizio rifiutai, ma più tardi, quando gli esperti insistettero ancora, accettai finalmente questa responsabilità.

Nel 1978 avevo sposato Ms. Fatemeh Yasin del quartiere Abbasiyeh della città di Sur. Oltre a mio figlio Hadi, che divenne martire all’età di 18 anni, ho altri tre figli: Muhammad Javad, Zeynab e Muhammad Ali. Quando metto piede in casa mia, lascio tutto il mio lavoro e le difficoltà sulla porta, in modo da essere un marito e padre premuroso a casa. Cerco di dare valore alla mia vita privata e alla mia fede. Leggo molto, specialmente sulle avventure dei politici. Ho letto per un po’ la biografia di Sharon e leggerò il libro di nuovo.

Sono dell’opinione che Hezbollah non significhi solo resistenza. Oggi Hezbollah è anche una dottrina politica e un’ideologia basata sull’Islam. In breve, per noi, Islam non è soltanto una semplice religione che è limitata alla venerazione e ai doveri religiosi. Islam è un dovere speciale e divino per tutta l’umanità ed è la risposta a tutte le preoccupazioni generali e specifiche del genere umano. Islam è la religione per ogni società che voglia rivoluzionare e formare un governo. Islam è la religione su cui si può fondare un governo sulla base dei suoi principi. Non voglio negare che il desiderio di Hezbollah è stabilire una Repubblica islamica un giorno, perché Hezbollah crede che stabilire un governo islamico è l’unico modo di portare stabilità a una società e di appianare le differenze sociali, perfino in una società composta da numerose minoranze. Nondimeno, stabilire una Repubblica islamica non è possibile attraverso la forza e la resistenza. Richiede un referendum nazionale. E un referendum che vince con il 51 per cento dei voti non è ancora la soluzione. Ciò che serve è un referendum per cui voti il 90 per cento del popolo. Pertanto, con questa affermazione, e vedendo lo status quo, stabilire una Repubblica islamica in Libano non è oggi possibile.

La morte non è altro che un passaggio tra due mondi. Alcune persone passano attraverso questo passaggio con difficoltà e agonia, e altri lo fanno con facilità e buona disposizione d’animo. Il martirio è il modo migliore di passare al mondo eterno, perché il martirio è uno dei doni di dio onnipotente. Quando muore un martire (si muove da un posto a un altro), è come una persona che va in paradiso con doni preziosi. Questo è il motivo per cui il martirio è così tenuto in valore tra i musulmani. Anche in quelle nazioni che non credono in dio, quando la gente dedica la propria vita alla patria, alla propria nazione e ha un obbiettivo in cui crede, questo è lodevole e ammirevole. Come padre che ha perso suo figlio, non ho preoccupazioni; io sono sicuro che mio figlio è in paradiso con dio onnipotente.

Prima del suo martirio, l’immagine di Hadi era solo a casa nostra. Tuttavia, oggi la sua immagine si può trovare ovunque e in ogni casa. E’ vero che io e la mia famiglia abbiamo perso il nostro caro e amato figlio, ma confidiamo che lo incontreremo un giorno nella vita eterna.

Per quanto riguarda il carisma che tu affermi che la gente vede in me, questo non è qualcosa di cui io possa parlare. E’ qualcosa di cui la gente parla. Ma il carisma significa in generale l’influenza che una persona ha sugli altri. Questa è, in effetti, una benedizione divina che uno può ulteriormente migliorare con la conoscenza e l’esperienza, sebbene conoscenza, capacità ed esperienza non siano sufficienti a rendere carismatica una persona. C’è anche bisogno della benedizione e dell’attenzione di dio.