E ora il Labour scopre quant'e' bravo Blair
• da Il Riformista del 18 settembre 2006, pag. 7
di Mauro Bottarelli
Si apre domenica a Manchester l'ultimo congresso del Labour sotto la guida di Tony Blair. Un sollievo per molti critici, un incubo per un partito che al di là delle guerre interne e dei proclami bellicosi si trova a vivere la medesima condizione di stordimento che lo colse sul finire degli anni Novanta, quando il collasso del socialismo inteso come programma pratico di governo rendeva i laburisti un insieme di persone che sapeva a cosa era contrario ma non a cosa era favorevole. Sul tappeto, al di là delle mille sfaccettature, la successione al primo ministro e le sue modalità, prima che la tempistica. Il “me ne andrò entro un anno” pronunciato dal premier, in effetti, significa tutto e niente ma non sposta di un millimetro il succo del problema: Gordon Brown non è più il premier in waitig inequivoco e inamovibile. E gli stessi schieramenti, una volta militarmente divisi tra blairiani e browniani, ora sono frammentati a causa dei timori che una lotta sanguinosa per la leadership comportano.
Tanto piu che anche a sinistra i segnali di una rilettura del blairismo non mancano. E con esiti inaspettati. Sul New Statesman, Nick Cohen si pone poche ma chiare domande al riguardo. ”Chi ha dato vita alle riforme costituzionali attese da decenni? Tony Blair, partendo da Scozia e Galles. Chi ha alzato gli stipendi degli insegnanti? Tony Blair. Chi ha portato la spesa pubblica per la sanità ai livelli europei? Tony Blair. Chi ha dato vita, tra il 1997 e il 2005, al secondo più grande aumento della spesa pubblica nella storia dei paesi avanzati? Tony Blair”. Sarebbe la politica estera, a detta di molti analisti, la vera causa del crollo del primo ministro? Argomenta Cohen: «L'obbrobrio seguito alla guerra in Iraq è indubbio ma non possiamo dimenticare il dato fondamentale: andando in guerra, Blair si è comportato da uomo di sinistra. Preferivamo forse quando la politica estera era nelle mani di Douglas Hurd e Malcolm Rifkind, gente che voleva lasciare mano libera all'esercito serbo in Bosnia? Blair, invece, ha agito da uomo di sinistra: in Kosovo ma anche a Timor Est, in Afghanistan, abbattendo un regime di psicopatici religiosi e in Iraq ponendo fine a una dittatura responsabile di uno degli ultimi genocidi del ventesimo secolo. Si possono non accettare le conseguenze ma i comportamenti e le intenzioni no».
Che succede dunque a sinistra? Paura, maledetta paura che l'affossamento di Blair rappresenti la consegna del paese a David Cameron, ovvero a un politico che ha copiato fino al parossismo l'attuale primo ministro ma con il peccato originale di essere Tory. Il ragionamento è semplice: è proprio il caso di andare alla guerra civile per rischiare di far vincere la fotocopia “in blue" dell'uomo di cui vogliamo sbarazzarci? Non è meglio essere certi di vincere prima di dar vita ai processi sommari? Pragmatismo, insomma. Ciò che spaventa da morire Gordon Brown e che ha gia fatto parzialmente tramontare la meteora di Alan Johnson e prendere quota quella di Alan Milburn, blariano di ferro, coordinatore della campagua elettorale che portò - nonostante l'Iraq e il rapporto Hutton - al terzo, storico mandato laburista. La sua forza? Incarnare appieno ciò che l'Old Labour odia ideologicamente ma che realisticamente sa essere la risposta esatta alle domande che i tempi pongono di fronte al partito. Milburn parla e volentieri di tasse, argomento che invece tutti gli altri evitano come la peste e lo fa richiamando le politiche di Margaret Thatcher di asset owning society, di tagli delle aliquote, di operai che comprano casa grazie alle agevolazioni offerte loro come passo in avanti nella responsabilizzazione della società («Nessuno lava mai una macchina a noleggio»), di «soffitti di vetro carichi di opportunità che vanno prima toccati ma poi sfondati», di rappresentanza proporzionale degli eletti a Westminster, di elezione diretta alla Camera dei Lords, di più scelta individuale e intrapresa privata nei servizi pubblici. Parla di ”una societa 80-20, ovvero con un 80 per cento di persone soddisfatte e un 20 che sta male» come un modello “che può star bene ai Conservatori, non al Labour. Noi dobbiamo liberare il potenziale di ogni individuo in quanto tale, dobbiamo offrire alla gente “pacchetti azionari" di questa società per farli sentire parte di qualcosa. Con diritti e doveri». Parla come Blair, è intraprendente come lui e come lui è senza timori: qualcuno, azzardando, si dice certo che l'incoronazione avverrà il 28 settembre, giorno di chiusura del congresso, proprio nel corso del discorso d'addio del premier (un primo intervento è atteso per il 26 pomeriggio). Una brutta gatta da pelare per l'oscuro ragioniere di Sua Maestà, quel Gordon Brown tutto tax and spend che a questo congresso sarà obbligato, giocoforza, a recitare il ruolo del pompiere. E a incrociare le dita.




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