Innanzitutto vedo che la volontà che ci mettete per portare avanti queste cose non manca.
Il Manifesto secondo me va bene nelle linee generali, anche se non mi sembrano del tutto chiari gli obiettivi (massimi) finali di autonomia: federazione all’interno della Repubblica italiana, dell’Europa, della Mitteleuropa o con i popoli cisalpini. Immagino comunque che i programmi siano ancora in fase di elaborazione.

L’osservazione fatta sulle diverse aree del Friuli secondo me è appropriata, almeno parzialmente: non ci deve essere eccessivo centralismo da parte di una città o di una zona che rappresenti l’intera regione, dato che esistono varie anime al suo interno: montana, bassa, udinese, pordenonese (trieste) ecc. ognuna caratterizzata dalle sue peculiarità. Quindi per assicurare una buona convivenza, per eliminare rivalità e campanilismi inutili è necessario tenere presente questi fattori.

Economicamente ritengo giusto puntare su tutti i fronti, da quelli tradizionali come agricoltura e artigianato, lavori che se retribuiti in maniera equa rappresentano anche un buon numero di posti di lavoro (anche se qui ci sono forse politiche della comunità europea abbastanza restrittive, contro cui mi rendo conto che potrebbe essere difficile cambiare le cose). Oltre a questo è fondamentale sviluppare anche i settori di alta tecnologia, fondamentali in futuro per assicurare buona competitività economica al nostro territorio. La nostra ricchezza economica infatti consiste solo nel lavoro; se sul territorio si formano personalità ad alta professionalità (ad esempio dalle università) e poi sono costrette ad allontanarsi per poter sfruttare le proprie competenze, è ovvio che è uno sviluppo mancato.
Ovvio che per permettere lo sviluppo economico è necessario verificare lo stato del sistema creditizio, senza il quale nulla si può, incentivando al più possibile quello pubblico.

Sopra si parlava delle condizioni che le nostre terre vivevano ai tempi della caduta sotto l’Italia: sappiamo tutti quale povertà c’era, l’emigrazione a cui i nostri avi erano costretti. Perché? Non avevamo risorse minerarie, oro, carbone, ferro? Non le abbiamo mai avute. Avevano poca voglia di lavorare? No, il contrario, lo sappiamo bene.
Occorre ricordare invece che a parte il modo con cui il Friuli e anche il Veneto vennero ceduti all’Italia (e ce ne sarebbe molto da dire), i debiti di guerra altrui vennero scaricati sulle popolazioni del territorio, introducendo anche tasse sulla povertà, come quella sul macinato.