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  1. #1
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    Predefinito Proposta di manifesto politico per movimento autonomista friulano

    MANIFESTO POLITICO DEL NUOVO MOVIMENTO POLITICO FRIULANO- Ottobre 2006-09-26
    (Mutato dalla Carta di Chivasso - 19.12.1943)




    Noi popoli delle terre friulane




    CONSTATANDO che centocinquant’ anni di mal governo livellatore ed accentratore hanno avuto per le nostre terre i seguenti dolorosi e significativi risultati:

    a) OPPRESSIONE POLITICA attraverso l'opera dei suoi rappresentanti politici ed amministrativi incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale di cui furono solerti distruttori;

    b) ROVINA ECONOMICA per la dilapidazione dei loro patrimoni forestali ed agricoli, industriali e dell’ artigianato, per l'effettiva mancanza di organizzazione tecnica e finanziaria, mascherata dal vasto sfoggio di assistenze centrali, per la incapacità di una moderna organizzazione turistica rispettosa dei luoghi; condizioni tutte che determinarono lo spopolamento alpino e la cementificazione delle pianure;


    c) DlSTRUZIONE DELLA CULTURA LOCALE per la soppressione della lingua fondamentale locale, laddove esisteva, la brutale e goffa trasformazione dei nomi e delle iscrizioni locali, la chiusura di scuole e di istituti locali autonomi, patrimonio culturale che è anche una ricchezza, favorendo invece negli anni l’ emigrazione all'estero dei friulani e l’ importazione di popolazioni che nulla hanno a che vedere con le lingue e le tradizioni locali;


    AFFERMANDO

    a) che la libertà di lingua come quella di culto è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana;


    b) che il federalismo è il quadro più adatto a fornire le garanzie di questo diritto individuale e collettivo e rappresenta la soluzione del problema delle piccole nazionalità e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo nel futuro assetto europeo l'avvento di una pacifica convivenza stabile e duratura;


    c) che un’ organizzazione Federale repubblicana a base regionale è l'unica garanzia contro un ritorno dei fantasmi della dittatura, la quale trovò nello stato monarchico accentrato italiano lo strumento già pronto per il proprio predominio sul paese; fedeli allo spirito migliore del Risorgimento



    DICHIARIAMO quanto segue



    AUTONOMIE POLITICHE AMMINlSTRATIVE


    1) Nel quadro generale dell’ Unione Europea che economicamente ed amministrativamente auspichiamo venga riorganizzata con criteri federalistici, alle regioni alpine e mitteleuropee dovrà essere riconosciuto il diritto di costituirsi in comunità politico-amministrative autonome;


    2) come tali ad esse dovrà comunque essere assicurata, la rappresentatività nelle assemblee legislative statali ed europee;


    3) l'esercizio delle funzioni politiche ed amministrative locali (compresa quella giudiziaria), comunali e regionali, dovrà essere affidato ad elementi originari del luogo o aventi ivi una residenza stabile di un determinato numero di anni che verrà fissato dalle assemblee locali;


    AUTONOMIE CULTURALI E SCOLASTICHE


    Per la loro posizione geografica di intermediarie tra diverse culture, per il rispetto delle loro tradizioni e della loro personalità etnica, e per i vantaggi derivanti dalla conoscenza di diverse lingue, nelle regioni alpine e mitteleuropee deve essere pienamente rispettata e garantita una particolare autonomia cultural e linguistica consistente nel:


    1) diritto di usare la lingua locale, là dove esiste, accanto a quella ufficiale dello Stato, in tutti gli atti pubblici e nella stampa locale;


    2) diritto all'insegnamento della lingua locale nelle scuole di ogni ordine e grado con le necessarie garanzie nei concorsi perché gli insegnanti risultino idonei a tale insegnamento. L'insegnamento in genere sarà sottoposto al controllo o alla direzione di un consiglio locale;

    AUTONOMIE ECONOMICHE


    Per facilitare lo sviluppo dell'economia montana e conseguentemente combattere lo spopolamento delle vallate alpine, sono necessari:


    1) un comprensivo sistema di tassazione delle attività produttive che si trovano sui territori regionali e dello sfruttamento delle loro risorse in modo che una parte dei loro utili resti in loco;


    2) un sistema di equa riduzione dei tributi, variabile da zona a zona, a seconda della ricchezza del territorio;

    3) una razionale e sostanziale riforma agraria comprendente l'unificazione per il buon rendimento dell'azienda,mediante scambi e compensi di terreni e una legislazione adeguata della proprietà agraria oggi troppo frammentaria;


    4) il potenziamento delle industrie e dell' artigianato, detassazione degli utili reinvestiti in innovazione tecnologica e formazione professionale;


    5) la dipendenza dall'amministrazione locale delle opere pubbliche a carattere locale e il controllo di tutti i servizi e concessioni aventi carattere pubblico.


    Questi principi, noi rappresentanti delle terre friulane vogliamo vedere affermati da parte dell’ Unione Europea e dalla Repubblica Italiana.


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  2. #2
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    Mi sembrano posizioni sane, abbastanza aperte anche a vari sviluppi concreti, ma comunque contengono dei valori che è opportuno tutelare, a prescindere con quali strumenti dovesse venir realizzato il federalismo. Anche ottimo il richiamo forte all' Unione Europea.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    MANIFESTO POLITICO DEL NUOVO MOVIMENTO POLITICO FRIULANO- Ottobre 2006-09-26
    (Mutato dalla Carta di Chivasso - 19.12.1943)




    Noi popoli delle terre friulane




    CONSTATANDO che centocinquant’ anni di mal governo livellatore ed accentratore hanno avuto per le nostre terre i seguenti dolorosi e significativi risultati:

    a) OPPRESSIONE POLITICA attraverso l'opera dei suoi rappresentanti politici ed amministrativi incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale di cui furono solerti distruttori;

    b) ROVINA ECONOMICA per la dilapidazione dei loro patrimoni forestali ed agricoli, industriali e dell’ artigianato, per l'effettiva mancanza di organizzazione tecnica e finanziaria, mascherata dal vasto sfoggio di assistenze centrali, per la incapacità di una moderna organizzazione turistica rispettosa dei luoghi; condizioni tutte che determinarono lo spopolamento alpino e la cementificazione delle pianure;

    c) DlSTRUZIONE DELLA CULTURA LOCALE per la soppressione della lingua fondamentale locale, laddove esisteva, la brutale e goffa trasformazione dei nomi e delle iscrizioni locali, la chiusura di scuole e di istituti locali autonomi, patrimonio culturale che è anche una ricchezza, favorendo invece negli anni l’ emigrazione all'estero dei friulani e l’ importazione di popolazioni che nulla hanno a che vedere con le lingue e le tradizioni locali;

    B) Sei proprio sicuro che prima dell'ingresso nel Regno d'Italia il Friuli fosse una regione prospera e ricca?
    C) Sei proprio sicuro che prima dell'ingresso nel Regno d'Italia gli amministratori del caso tenessero molto in considerazione la lingua e la cultura locali?

  4. #4
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  5. #5
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    Predefinito Prego spiegazioni!

    Le domande di Imperator sono giustificate. Comunque, a mio parere il Friuli ha avuto due storie abbastanza diverse, divise dal fiume Iudrio, per cui quello che vale per la Carnia, per esempio, non vale per Cormòns. Quindi la mia lettura del testo "storico" è quella di un compromesso.

    Furlan, è corretto quello che penso?

    Citazione Originariamente Scritto da Imperator Visualizza Messaggio
    B) Sei proprio sicuro che prima dell'ingresso nel Regno d'Italia il Friuli fosse una regione prospera e ricca?
    C) Sei proprio sicuro che prima dell'ingresso nel Regno d'Italia gli amministratori del caso tenessero molto in considerazione la lingua e la cultura locali?

  6. #6
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    Correttissimo.
    Comunque per l' intero territorio friulano fino al 1866 tutte le amministrazioni hanno sempre tenuto conto delle tradizioni e delle lingue locali. L' unica eccezione credo sia stato Napoleone.
    Anche dal 24.10.1917 al 4.11.1918 chi ha amministrato temporaneamente quelle terre ha tenuto in considerazione queste cose.
    Fino al 1866 il Friuli non ha mai conosciuto grandi splendori, ma sia la Serenissima che gli Asburgo avevano favorito un certo impulso economico su queste terre (vedi l' insediamento di parecchie famiglie di commercianti e l' esempio industriale del Linussio).
    Dopo il 1866 il Friuli ha conosciuto solo coscrizioni obbligatorie ed emigrazione forzata.
    Dopo il 1976, fino alla seconda metà degli anni '80 c'è stato un discreto sviluppo economico "drogato" da contributi economici ed agevolazioni, ma non coordinato e supportato da una politica seria di innovazione tecnologica e di produzione di alta qualità.
    Da 15 anni ne stiamo pagando lo scotto, con emigrazione di imprese, chiusura di fabbriche, crollo dell' indotto ed una società che si è riconvertita interamente sul terziario.
    Non può sopravvivere una società senza artigianato, senza agricoltura e piccola impresa.

  7. #7
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    Come accade anche inVeneto, anche qui, a mio avviso, manca l'autocritica. Il Friuli del pre-terremoto, a mio avviso, ha avuto delle opportunità non colte dalla sua classe dirigente locale. In particolare il Friuli è sempre stato caratterizzato da una politica utinocentrica che ha penalizzato l'economia della ex provincia unita.
    Nel passato, in Friuli, ci sono state delle aree che hanno economicamente "tirato" di più: queste sono la Bassa Friulana, per l'agricoltura, e Pordeonone, per il commercio prima, l'industria poi.
    Tralascio qui di parlare della Bassa, anche perchè spesso divisa tra Fruli "veneto" e Friuli "austriaco".
    Pordenone, invece, per quasi 400 anni, fino al 1968, gravitò direttamente o non, su Udine.
    La storia di Pordenone si diverge da quella del resto del Friuli, oltre che per non aver fatto parte del tanto blasonato Stato patriarcale, per una costante fiorente economia; tale economia si basò per molti secoli sul commercio, essendo l'antico porto la stazione d'interstambio acqua-terra, sulla direttrice Venezia-Austria, posta più a nord dell'intero Mediterraneo.
    Persa questa funzione, nell'800, in seguito alla costruzione della ferrovia e poi della strada Pontebbana, l'antico borgo si trovò ad essere stazione di passaggio e non più d'interscambio. Tuttavia, senza frignare, i pordenonesi si rimboccarono le maniche e fecero decollare l'industria, facendo registrare anno dopo anno dei risultati sempre migliori, facendo divenire la futura città la locomotiva economica del Friuli.
    Per tutta risposta l'intellighenzia udinese cominciò a far di tutto per spremere Pordenone come un limone ed accentrare su di sè tutte le funzioni e le infrastrutture. Basta guardare su una cartina geografica i tracciati delle ferrovie locali per capirlo.
    Tuttavia i pordenonesi hanno sempre dimostrato di avere spalle larghe e la Città ha saputo comunque emanciparsi, spesso appoggiandosi ad una complicità veneta piuttosto che ad una ostile collaborazione friulana, fino ad arrivare all'indipendenza da Udine, continuando ad avere un indice di crescita positivo anche oggi, anche in termini demografici.
    Tuttavia del malgoverno udinese restano molti segni, in primo luogo il forte gap infrastrutturale (non solo logistico, ma anche culturale) della Destra Tagliamento, in cui spicca l'assenza di un collegamento verso nord, visto che per ferrovia si deve passare per Udine e che i progetti per l'autostrada Pordenone-Gemona si sono ridotti ad una semplice strada, per altro oggi costruita solo per metà.
    Un altro esempio è quello dell'università di Udine, voluta per lo sviluppo del friuli all'indomani del terremoto. Tale istituzione, invece che essere diffusa sul territorio, come avrebbe dovuto essere, in un'ottica di diversità da quella di Trieste, è stata invece quasi tutta accentrata su Udine, penalizzando anche questa volta in modo grave il Friuli occidentale.
    Se il Friuli avesse invece investito di più su Pordenone, la città si sarebbe ulteriormente e più qualitativamente sviluppata e la sua funzione di traino avrebbe trascinato ancor di più tutta la Regione verso il benessere, senza bisogno che fosse un terremoto a portare la ricchezza.
    Certo, in questo caso probabilemente PN sarebbe divenuta la più grande città friulana (lo sta divenendo ugualemente) e consapevoli di questo gli udinesi ne ostacolarono a tal proposito lo sviuluppo, per quanto possibile. Per fortuna prima Venezia e poi Trieste hanno qualche volta, distrattamente, fornito una funzione di garanzia.
    Quindi parlare oggi di autonomismo friulano senza fare autocritica sulla nefasta centralizzazione udinese del passato (che si è ripercossa anche sul FVG, avendone Udine sempre avuto il controllo politico) è a mio avviso un fatto inacettabile per le aree poste alla periferia del potere friulano, come Pordenone, la Bassa, ma anche la montagna, che devono ben guardarsi dal progetto.

  8. #8
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    MANIFESTO POLITICO DEL NUOVO MOVIMENTO POLITICO FRIULANO- Ottobre 2006-09-26
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    Noi popoli delle terre friulane




    CONSTATANDO che centocinquant’ anni di mal governo livellatore ed accentratore hanno avuto per le nostre terre i seguenti dolorosi e significativi risultati:

    a) OPPRESSIONE POLITICA attraverso l'opera dei suoi rappresentanti politici ed amministrativi incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale di cui furono solerti distruttori;

    b) ROVINA ECONOMICA per la dilapidazione dei loro patrimoni forestali ed agricoli, industriali e dell’ artigianato, per l'effettiva mancanza di organizzazione tecnica e finanziaria, mascherata dal vasto sfoggio di assistenze centrali, per la incapacità di una moderna organizzazione turistica rispettosa dei luoghi; condizioni tutte che determinarono lo spopolamento alpino e la cementificazione delle pianure;


    c) DlSTRUZIONE DELLA CULTURA LOCALE per la soppressione della lingua fondamentale locale, laddove esisteva, la brutale e goffa trasformazione dei nomi e delle iscrizioni locali, la chiusura di scuole e di istituti locali autonomi, patrimonio culturale che è anche una ricchezza, favorendo invece negli anni l’ emigrazione all'estero dei friulani e l’ importazione di popolazioni che nulla hanno a che vedere con le lingue e le tradizioni locali;


    AFFERMANDO

    a) che la libertà di lingua come quella di culto è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana;


    b) che il federalismo è il quadro più adatto a fornire le garanzie di questo diritto individuale e collettivo e rappresenta la soluzione del problema delle piccole nazionalità e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo nel futuro assetto europeo l'avvento di una pacifica convivenza stabile e duratura;


    c) che un’ organizzazione Federale repubblicana a base regionale è l'unica garanzia contro un ritorno dei fantasmi della dittatura, la quale trovò nello stato monarchico accentrato italiano lo strumento già pronto per il proprio predominio sul paese; fedeli allo spirito migliore del Risorgimento



    DICHIARIAMO quanto segue



    AUTONOMIE POLITICHE AMMINlSTRATIVE


    1) Nel quadro generale dell’ Unione Europea che economicamente ed amministrativamente auspichiamo venga riorganizzata con criteri federalistici, alle regioni alpine e mitteleuropee dovrà essere riconosciuto il diritto di costituirsi in comunità politico-amministrative autonome;


    2) come tali ad esse dovrà comunque essere assicurata, la rappresentatività nelle assemblee legislative statali ed europee;


    3) l'esercizio delle funzioni politiche ed amministrative locali (compresa quella giudiziaria), comunali e regionali, dovrà essere affidato ad elementi originari del luogo o aventi ivi una residenza stabile di un determinato numero di anni che verrà fissato dalle assemblee locali;


    AUTONOMIE CULTURALI E SCOLASTICHE


    Per la loro posizione geografica di intermediarie tra diverse culture, per il rispetto delle loro tradizioni e della loro personalità etnica, e per i vantaggi derivanti dalla conoscenza di diverse lingue, nelle regioni alpine e mitteleuropee deve essere pienamente rispettata e garantita una particolare autonomia cultural e linguistica consistente nel:


    1) diritto di usare la lingua locale, là dove esiste, accanto a quella ufficiale dello Stato, in tutti gli atti pubblici e nella stampa locale;


    2) diritto all'insegnamento della lingua locale nelle scuole di ogni ordine e grado con le necessarie garanzie nei concorsi perché gli insegnanti risultino idonei a tale insegnamento. L'insegnamento in genere sarà sottoposto al controllo o alla direzione di un consiglio locale;

    AUTONOMIE ECONOMICHE


    Per facilitare lo sviluppo dell'economia montana e conseguentemente combattere lo spopolamento delle vallate alpine, sono necessari:


    1) un comprensivo sistema di tassazione delle attività produttive che si trovano sui territori regionali e dello sfruttamento delle loro risorse in modo che una parte dei loro utili resti in loco;


    2) un sistema di equa riduzione dei tributi, variabile da zona a zona, a seconda della ricchezza del territorio;

    3) una razionale e sostanziale riforma agraria comprendente l'unificazione per il buon rendimento dell'azienda,mediante scambi e compensi di terreni e una legislazione adeguata della proprietà agraria oggi troppo frammentaria;


    4) il potenziamento delle industrie e dell' artigianato, detassazione degli utili reinvestiti in innovazione tecnologica e formazione professionale;


    5) la dipendenza dall'amministrazione locale delle opere pubbliche a carattere locale e il controllo di tutti i servizi e concessioni aventi carattere pubblico.


    Questi principi, noi rappresentanti delle terre friulane vogliamo vedere affermati da parte dell’ Unione Europea e dalla Repubblica Italiana.
    niente male anche se mi riservo di rileggerlo.
    Valtrumplino sicuramente

    Lombardo forse

    Padano..per quel che resta

    Italiano MAI!

  9. #9
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    ciao ti rispondo qui sul forum piuttosto che via email
    Io tra i destinatari del manfiesto oltre a repubblica italiana e unione europea metterei anche la regione friuli venezia giulia.
    Non trovo riferimenti alla questione friuli vs venezai giulia, che conoscerai meglio di me...

  10. #10
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    concordo su federalismo come forma di libertà

 

 
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