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  1. #1
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    Tempo Da Lupi. Tempo Di Ritiro

    La quiete dopo la tempesta. L’ho invocata stamattina dopo due tempeste che più diverse non potrebbero essere. Si sono abbattute insieme. Una mi ha sventrato le tende di casa, mistura letale di pioggia e vento. Uno di quei cataclismi che in quest’angolo di paradiso chiamato Salento vediamo ogni trenta giubilei. Per un americano sarebbe stata una brezza leggermente più forte, ma per un terrone salentino è stata l’apocalisse eolica. Ma se una tenda si aggiusta, una vita, se è troppo lacerata, puoi solo affidarla nelle mani di Dio. Giacché anche il migliore dei sarti dovrebbe chinare il capo e piangere sommesso. E questa è la seconda tempesta del giorno.
    Un altro ragazzo in divisa è morto in Afghanistan. Non è morto. E’ stato deliberatamente sventrato, come le mie tende, da un puntuale ordigno di Maometto. E’ l’ennesimo. In Iraq e in Afghanistan. Laggiù tra i deserti e le montagne dei cerebrolesi col turbante, dove regna perenne l’inverno della ragione.
    Il copione è sempre lo stesso. Morte, lacrime presidenziali e Palazzi della politica sgomenti. Non sapete quanto possa piangere un Onorevole parlamentare che non sa neanche dove stia l’Afghanistan. Praticamente una cipolla con la cravatta.
    Comunque, il giorno dopo è tutto uguale a prima. Prodi torna a serrare gli occhietti da idiota negli zigomi cicciuti, e Berlusconi ricomincia a festeggiare a casa Briatore.

    Ora si è passato il segno, e sono stanco di vedere pianti e funerali. Funerali e pianti. Non sono un italico destro, sono un Conservatore fieramente italiano. Certo in cabina elettorale non ho molta scelta e ho sempre votato quell’ex Polo, ora Casa delle libertà, diventato nel frattempo un lupanare dell’anarchia. Lo è sempre stato per le mezze tacche che lo guidano e i leccasuole che gli stanno dietro, ma ora che il bordello centrodestro sta crollando la situazione è addirittura peggiorata. Ci voleva un miracolo perché succedesse, vista la conclamata penosità del carrozzone, ma è successo. Miracoli berlusconiani e aennini. Padani e scudocrociati. Forse ce li meritiamo, ma anche no. Gli italiani sono molto meglio di quanto si creda.

    Per riprendere il filo, ho sempre votato quella parte politica che ha sostenuto con più convinzione le missioni all’estero. Soprattutto le ultime inaugurate dagli Stati Uniti: Afghanistan e Iraq. Le ho appoggiate anch’io, convinto com’ero e come non sono più, che fosse necessario pacificare quelle lande devastate dal musulmanesimo più radicale (vedi i talebani) o dal dispotismo nel contempo più stucchevole e imbecille (Saddam). Che illuso che sono stato. Ma ogni uomo merita la sua maturazione politica. A tutti va dato il tempo di levigare le proprie idee. Non di cambiarle dalla sera alla mattina, ma di affinarle con la necessaria gradualità. Non va sostituita la cornice, bisogna solo sistemare i dettagli all’interno. Per intenderci: è dai quindici anni che mi proclamo conservatore, e continuo a definirmi tale. Non c’è un’etichetta politica che mi possa rappresentare meglio. Ma da piccoli liceali anticomunisti, in politica estera o in economia ci si può solo dire amici dello Zio Sam e nemici dei socialisti.

    A ventitre anni scopri che puoi capire molte più cose. Dopo l’undici settembre era normale attaccare l’Afghanistan. Bisognava reagire. Ma era completamente insensato seppellire di bombe Baghdad, sebbene questa guerra all’inizio abbia avuto anche il mio consenso. A posteriori però la balla di Saddam a braccetto con Bin Laden mi fa imbestialire. Se la logica era invece quella di iniziare a eliminare tutti i dittatorelli del globo, allora aspetto che i missili vadano a colpire Chavez, Castro e Ahmadinejad. Ma a furia di attendere farei le ragnatele cari “nuovi” conservatori. Il realismo e la coerenza: mi pento di quell’entusiasmo guerrafondaio in nome di questi due sacri – e conservatorissimi – principi.
    In America ci sono i “vecchi” e i “nuovi” conservatori. Giacché le mie posizioni, pur essendo da sempre tradizionaliste, si sono ulteriormente sviluppate nella direzione dei “vecchi”, anch’io – come loro - voglio che tutti i militari tornino a casa. E per le prossime volte, anch’io – come loro – non vorrò che un solo soldato italiano o americano vada a morire per un pezzente coranico. Non ne vale la pena. I nostri soldati, e i nostri fratelli americani, meritano solo di difendere i confini italiani e statunitensi. Nessun’altra frontiera.

    Ci arrendiamo davanti alla minaccia dei fondamentalisti? No, evitiamo di farci uccidere a casa loro per massacrarli se solo si azzardano ad avvicinarsi a casa nostra. Anche la destra si accoda a Diliberto? Così come è “uguale” – solo nella forma ben inteso - l’appello di questa destra isolazionista a quello dei comunisti italiani, tanto è “contrario”. Se gli eredi di Stalin vogliono cancellare l’orgoglio patrio e qualsiasi apparato militare, io pretendo che il tricolore sventoli sul più moderno e efficiente dei carri armati. E dentro vorrei che ci fossero dei soldati chiamati a fare i soldati e non le crocerossine di pace. Ma sembra che al posto delle mimetiche i nostri militari indossino il camice bianco e visto che quei ragazzi sono a migliaia di chilometri da casa per fare un mestiere che non è il loro, è bene che tornino subito. Visto che non possono combattere il nemico ma devono limitarsi a mettere cerotti e a sparare coriandoli, è necessario che tornino immediatamente.
    Nel Salento è tornato il sole. La quiete dopo la tempesta. Nel cuore dei nostri soldati continua a piovere disperazione.

    Italianhawk

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  2. #2
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    Penso, caro Falco, che il tuo intervento apra un dibattito per nulla scontato.
    Io però al contrario tuo sono non solo per il mantenimento, ma possibilmente per l'AUMENTO del nostro impegno militare (ma anche diplomatico e di intelligence) in giro per il mondo.

    E questo fondamentalmente per una ragione "storica": quando NOI eravamo nel bisogno, sono stati gli USA a intervenire per liberarci dalla barbarie. Ora che anche noi possiamo dare una mano, è nostro dovere imprescindibile quello di lavorare per un mondo più umano e più civile, dove le libertà e i diritti umani siano garantiti e dove si lavori insieme per un futuro migliore.

    L'opzione militare, ovviamente, rimane l'extrema ratio. E' ovvio che condivido la tua polemica sulle FFAA che debbono essere considerate per quelel che sono, ovvero forze MILITARI e non di soccorso umanitario (anche se è ovvio che la parte umanitaria di certe missioni deve essere presente e importante).

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    E questo fondamentalmente per una ragione "storica": quando NOI eravamo nel bisogno, sono stati gli USA a intervenire per liberarci dalla barbarie.
    Caro Ugo,
    è fondamentale - come hai sottolineato - aprire un dibattito sul tema all'interno del gruppo.
    Quanto alla tua risposta, come puoi immaginare, non sono d'accordo e mi piacerebbe leggere una tua ulteriore replica.

    Punto primo: Hitler non era Saddam Hussein, e sai bene, peraltro, quanto gli Usa tergiversarono prima di intervenire sebbene il nemico di allora fosse un migliaio di volte più pericoloso del pirla baathista. Sulla lotta contro Al Qaeda poi (solo un marchio ormai, un insieme di cellule invisibili), il paragone con un conflitto convenzionale come quello di allora non può tenere.

    Punto secondo: non credo che tu sia mai stato un fiero neocon, ergo il tuo auspicio riguardo l'aumento dell'impegno militare mi lascia piuttosto stupito. E perplesso. Il messianismo neocon fa ridere, caro Ugo (oltre ad essere in stridente contraddizione con i principi kirkiani, leggi "Realismo"). L'ho scritto: se attaccassero anche l'Iran e la Corea del Nord - forse - sarei con loro, ma visto che i "grandi" strateghi oggi attaccano l'Iraq (e si ritrovano in un pantano infame) e domani al massimo San Marino, beh è proprio giunta l'ora di accodarsi a Buchanan e alla Destra di sempre. Non a quella cucinata da un manipolo di marxisti.

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    Italianhawk

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianhawk83 Visualizza Messaggio
    Il copione è sempre lo stesso. Morte, lacrime presidenziali e Palazzi della politica sgomenti. Non sapete quanto possa piangere un Onorevole parlamentare che non sa neanche dove stia l’Afghanistan. Praticamente una cipolla con la cravatta.
    Comunque, il giorno dopo è tutto uguale a prima. Prodi torna a serrare gli occhietti da idiota negli zigomi cicciuti, e Berlusconi ricomincia a festeggiare a casa Briatore.

    A ventitre anni scopri che puoi capire molte più cose. Dopo l’undici settembre era normale attaccare l’Afghanistan. Bisognava reagire. Ma era completamente insensato seppellire di bombe Baghdad, sebbene questa guerra all’inizio abbia avuto anche il mio consenso. A posteriori però la balla di Saddam a braccetto con Bin Laden mi fa imbestialire. Se la logica era invece quella di iniziare a eliminare tutti i dittatorelli del globo, allora aspetto che i missili vadano a colpire Chavez, Castro e Ahmadinejad. Ma a furia di attendere farei le ragnatele cari “nuovi” conservatori. Il realismo e la coerenza: mi pento di quell’entusiasmo guerrafondaio in nome di questi due sacri – e conservatorissimi – principi.
    In America ci sono i “vecchi” e i “nuovi” conservatori. Giacché le mie posizioni, pur essendo da sempre tradizionaliste, si sono ulteriormente sviluppate nella direzione dei “vecchi”, anch’io – come loro - voglio che tutti i militari tornino a casa. E per le prossime volte, anch’io – come loro – non vorrò che un solo soldato italiano o americano vada a morire per un pezzente coranico. Non ne vale la pena. I nostri soldati, e i nostri fratelli americani, meritano solo di difendere i confini italiani e statunitensi. Nessun’altra frontiera.

    Ci arrendiamo davanti alla minaccia dei fondamentalisti? No, evitiamo di farci uccidere a casa loro per massacrarli se solo si azzardano ad avvicinarsi a casa nostra.
    Italianhawk
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianhawk83 Visualizza Messaggio
    La quiete dopo la tempesta. L’ho invocata stamattina dopo due tempeste che più diverse non potrebbero essere. Si sono abbattute insieme. Una mi ha sventrato le tende di casa, mistura letale di pioggia e vento. Uno di quei cataclismi che in quest’angolo di paradiso chiamato Salento vediamo ogni trenta giubilei. Per un americano sarebbe stata una brezza leggermente più forte, ma per un terrone salentino è stata l’apocalisse eolica. Ma se una tenda si aggiusta, una vita, se è troppo lacerata, puoi solo affidarla nelle mani di Dio. Giacché anche il migliore dei sarti dovrebbe chinare il capo e piangere sommesso. E questa è la seconda tempesta del giorno.
    Un altro ragazzo in divisa è morto in Afghanistan. Non è morto. E’ stato deliberatamente sventrato, come le mie tende, da un puntuale ordigno di Maometto. E’ l’ennesimo. In Iraq e in Afghanistan. Laggiù tra i deserti e le montagne dei cerebrolesi col turbante, dove regna perenne l’inverno della ragione.
    Il copione è sempre lo stesso. Morte, lacrime presidenziali e Palazzi della politica sgomenti. Non sapete quanto possa piangere un Onorevole parlamentare che non sa neanche dove stia l’Afghanistan. Praticamente una cipolla con la cravatta.
    Comunque, il giorno dopo è tutto uguale a prima. Prodi torna a serrare gli occhietti da idiota negli zigomi cicciuti, e Berlusconi ricomincia a festeggiare a casa Briatore.

    Ora si è passato il segno, e sono stanco di vedere pianti e funerali. Funerali e pianti. Non sono un italico destro, sono un Conservatore fieramente italiano. Certo in cabina elettorale non ho molta scelta e ho sempre votato quell’ex Polo, ora Casa delle libertà, diventato nel frattempo un lupanare dell’anarchia. Lo è sempre stato per le mezze tacche che lo guidano e i leccasuole che gli stanno dietro, ma ora che il bordello centrodestro sta crollando la situazione è addirittura peggiorata. Ci voleva un miracolo perché succedesse, vista la conclamata penosità del carrozzone, ma è successo. Miracoli berlusconiani e aennini. Padani e scudocrociati. Forse ce li meritiamo, ma anche no. Gli italiani sono molto meglio di quanto si creda.

    Per riprendere il filo, ho sempre votato quella parte politica che ha sostenuto con più convinzione le missioni all’estero. Soprattutto le ultime inaugurate dagli Stati Uniti: Afghanistan e Iraq. Le ho appoggiate anch’io, convinto com’ero e come non sono più, che fosse necessario pacificare quelle lande devastate dal musulmanesimo più radicale (vedi i talebani) o dal dispotismo nel contempo più stucchevole e imbecille (Saddam). Che illuso che sono stato. Ma ogni uomo merita la sua maturazione politica. A tutti va dato il tempo di levigare le proprie idee. Non di cambiarle dalla sera alla mattina, ma di affinarle con la necessaria gradualità. Non va sostituita la cornice, bisogna solo sistemare i dettagli all’interno. Per intenderci: è dai quindici anni che mi proclamo conservatore, e continuo a definirmi tale. Non c’è un’etichetta politica che mi possa rappresentare meglio. Ma da piccoli liceali anticomunisti, in politica estera o in economia ci si può solo dire amici dello Zio Sam e nemici dei socialisti.

    A ventitre anni scopri che puoi capire molte più cose. Dopo l’undici settembre era normale attaccare l’Afghanistan. Bisognava reagire. Ma era completamente insensato seppellire di bombe Baghdad, sebbene questa guerra all’inizio abbia avuto anche il mio consenso. A posteriori però la balla di Saddam a braccetto con Bin Laden mi fa imbestialire. Se la logica era invece quella di iniziare a eliminare tutti i dittatorelli del globo, allora aspetto che i missili vadano a colpire Chavez, Castro e Ahmadinejad. Ma a furia di attendere farei le ragnatele cari “nuovi” conservatori. Il realismo e la coerenza: mi pento di quell’entusiasmo guerrafondaio in nome di questi due sacri – e conservatorissimi – principi.
    In America ci sono i “vecchi” e i “nuovi” conservatori. Giacché le mie posizioni, pur essendo da sempre tradizionaliste, si sono ulteriormente sviluppate nella direzione dei “vecchi”, anch’io – come loro - voglio che tutti i militari tornino a casa. E per le prossime volte, anch’io – come loro – non vorrò che un solo soldato italiano o americano vada a morire per un pezzente coranico. Non ne vale la pena. I nostri soldati, e i nostri fratelli americani, meritano solo di difendere i confini italiani e statunitensi. Nessun’altra frontiera.

    Ci arrendiamo davanti alla minaccia dei fondamentalisti? No, evitiamo di farci uccidere a casa loro per massacrarli se solo si azzardano ad avvicinarsi a casa nostra. Anche la destra si accoda a Diliberto? Così come è “uguale” – solo nella forma ben inteso - l’appello di questa destra isolazionista a quello dei comunisti italiani, tanto è “contrario”. Se gli eredi di Stalin vogliono cancellare l’orgoglio patrio e qualsiasi apparato militare, io pretendo che il tricolore sventoli sul più moderno e efficiente dei carri armati. E dentro vorrei che ci fossero dei soldati chiamati a fare i soldati e non le crocerossine di pace. Ma sembra che al posto delle mimetiche i nostri militari indossino il camice bianco e visto che quei ragazzi sono a migliaia di chilometri da casa per fare un mestiere che non è il loro, è bene che tornino subito. Visto che non possono combattere il nemico ma devono limitarsi a mettere cerotti e a sparare coriandoli, è necessario che tornino immediatamente.
    Nel Salento è tornato il sole. La quiete dopo la tempesta. Nel cuore dei nostri soldati continua a piovere disperazione.

    Italianhawk
    Data la tua giovane età, debbo dire che è un intervento ricco di spunti di rilfessione. e poiché il sottoscritto è costretto a venire su POL col mitra puntato (in senso metaforico ), credo che ritornerò sull'argomento e magari in privato vorrei chiederti un favore.

    Ritengo la classe politca della CDL inadeguata -come molti intellettuali d'area reputano- alle esigenze del momento storico. L'ho detto per anni, non qui, ma dove scrivo da più tempo. Tanti sono stati i miei strali contro la Prestigiacomo che vi hanno soprannominato anti-stefania.

    Ma è la classe poltica che adesso ci tocca. E gli avversari giacobini non stanno meglio. Ne ho parlato in questo periodo con amici della sx riformista e sono colpiti tutti da diverticolosi intestinale per questi primi mesi di governo dell'Unione.

    Sull'intervento in Iraq purtroppo le varie famiglie dell'antiamericanismo nostrano hanno soffiato sulla disinformazione. Era giusto andare in Iraq, non per il petrolio (quanti sanno in Italia che negli USA la ricerca sull'idrogeno quale sostitutivo del petrolio è all'avanguardia?) ma quale deterrente all'espansione degli stati canaglia, vere oasi finanziare dell'internazionale del terrore.

    Si potevano evitare errori come lo scioglimento troppo precoce dell'esercito iracheno, ma soprattutto l'Europa doveva fare la sua parte anche attraverso il deterrente militare.
    Perché solo gli angloamericani?

    Per la cocciutaggine di un leader piccolo piccolo come Chirac che ha avuto l'appoggio della Germania socialdemocratica. Se nel 2002 l'elezioni tedesche le avesse vinte il bavarese Stoiber, l'asse franco-tedesco sull'Iraq si sarebbe sfaldato e le cose sarebbe andate diversamente.

    Bisogna, poi, tenere conto che la guerra al terrorismo è asimmetrica e non possiamo lasciar stare i terroristi dove sono, perché potrebbero venire da noi. E per politiche migratorie ultra aperte sono già maggioranza ricattotoria da Noi.

    Sarà imperfetta, e migliorabile ma la guerra preventiva all'islamismo è la soluzione più plausibile in questo momento. Altrimenti non resta per l'Occidente che chiudersi come fortezza assediata e aspettare la capitolazione.

    In questo amici paleocon anche americani mi sembrano legati al vecchio e romantico cliché dell'isolazionismo, seppur rivisitato, utile nel passato, impossibile o quasi da applicarsi al presente.

    Il resto alla prossima puntata.

  6. #6
    roberto m
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianhawk83 Visualizza Messaggio
    La quiete dopo la tempesta. L’ho invocata stamattina dopo due tempeste che più diverse non potrebbero essere. Si sono abbattute insieme. Una mi ha sventrato le tende di casa, mistura letale di pioggia e vento. Uno di quei cataclismi che in quest’angolo di paradiso chiamato Salento vediamo ogni trenta giubilei. Per un americano sarebbe stata una brezza leggermente più forte, ma per un terrone salentino è stata l’apocalisse eolica. Ma se una tenda si aggiusta, una vita, se è troppo lacerata, puoi solo affidarla nelle mani di Dio. Giacché anche il migliore dei sarti dovrebbe chinare il capo e piangere sommesso. E questa è la seconda tempesta del giorno.
    Un altro ragazzo in divisa è morto in Afghanistan. Non è morto. E’ stato deliberatamente sventrato, come le mie tende, da un puntuale ordigno di Maometto. E’ l’ennesimo. In Iraq e in Afghanistan. Laggiù tra i deserti e le montagne dei cerebrolesi col turbante, dove regna perenne l’inverno della ragione.
    Il copione è sempre lo stesso. Morte, lacrime presidenziali e Palazzi della politica sgomenti. Non sapete quanto possa piangere un Onorevole parlamentare che non sa neanche dove stia l’Afghanistan. Praticamente una cipolla con la cravatta.
    Comunque, il giorno dopo è tutto uguale a prima. Prodi torna a serrare gli occhietti da idiota negli zigomi cicciuti, e Berlusconi ricomincia a festeggiare a casa Briatore.

    Ora si è passato il segno, e sono stanco di vedere pianti e funerali. Funerali e pianti. Non sono un italico destro, sono un Conservatore fieramente italiano. Certo in cabina elettorale non ho molta scelta e ho sempre votato quell’ex Polo, ora Casa delle libertà, diventato nel frattempo un lupanare dell’anarchia. Lo è sempre stato per le mezze tacche che lo guidano e i leccasuole che gli stanno dietro, ma ora che il bordello centrodestro sta crollando la situazione è addirittura peggiorata. Ci voleva un miracolo perché succedesse, vista la conclamata penosità del carrozzone, ma è successo. Miracoli berlusconiani e aennini. Padani e scudocrociati. Forse ce li meritiamo, ma anche no. Gli italiani sono molto meglio di quanto si creda.

    Per riprendere il filo, ho sempre votato quella parte politica che ha sostenuto con più convinzione le missioni all’estero. Soprattutto le ultime inaugurate dagli Stati Uniti: Afghanistan e Iraq. Le ho appoggiate anch’io, convinto com’ero e come non sono più, che fosse necessario pacificare quelle lande devastate dal musulmanesimo più radicale (vedi i talebani) o dal dispotismo nel contempo più stucchevole e imbecille (Saddam). Che illuso che sono stato. Ma ogni uomo merita la sua maturazione politica. A tutti va dato il tempo di levigare le proprie idee. Non di cambiarle dalla sera alla mattina, ma di affinarle con la necessaria gradualità. Non va sostituita la cornice, bisogna solo sistemare i dettagli all’interno. Per intenderci: è dai quindici anni che mi proclamo conservatore, e continuo a definirmi tale. Non c’è un’etichetta politica che mi possa rappresentare meglio. Ma da piccoli liceali anticomunisti, in politica estera o in economia ci si può solo dire amici dello Zio Sam e nemici dei socialisti.

    A ventitre anni scopri che puoi capire molte più cose. Dopo l’undici settembre era normale attaccare l’Afghanistan. Bisognava reagire. Ma era completamente insensato seppellire di bombe Baghdad, sebbene questa guerra all’inizio abbia avuto anche il mio consenso. A posteriori però la balla di Saddam a braccetto con Bin Laden mi fa imbestialire. Se la logica era invece quella di iniziare a eliminare tutti i dittatorelli del globo, allora aspetto che i missili vadano a colpire Chavez, Castro e Ahmadinejad. Ma a furia di attendere farei le ragnatele cari “nuovi” conservatori. Il realismo e la coerenza: mi pento di quell’entusiasmo guerrafondaio in nome di questi due sacri – e conservatorissimi – principi.
    In America ci sono i “vecchi” e i “nuovi” conservatori. Giacché le mie posizioni, pur essendo da sempre tradizionaliste, si sono ulteriormente sviluppate nella direzione dei “vecchi”, anch’io – come loro - voglio che tutti i militari tornino a casa. E per le prossime volte, anch’io – come loro – non vorrò che un solo soldato italiano o americano vada a morire per un pezzente coranico. Non ne vale la pena. I nostri soldati, e i nostri fratelli americani, meritano solo di difendere i confini italiani e statunitensi. Nessun’altra frontiera.

    Ci arrendiamo davanti alla minaccia dei fondamentalisti? No, evitiamo di farci uccidere a casa loro per massacrarli se solo si azzardano ad avvicinarsi a casa nostra. Anche la destra si accoda a Diliberto? Così come è “uguale” – solo nella forma ben inteso - l’appello di questa destra isolazionista a quello dei comunisti italiani, tanto è “contrario”. Se gli eredi di Stalin vogliono cancellare l’orgoglio patrio e qualsiasi apparato militare, io pretendo che il tricolore sventoli sul più moderno e efficiente dei carri armati. E dentro vorrei che ci fossero dei soldati chiamati a fare i soldati e non le crocerossine di pace. Ma sembra che al posto delle mimetiche i nostri militari indossino il camice bianco e visto che quei ragazzi sono a migliaia di chilometri da casa per fare un mestiere che non è il loro, è bene che tornino subito. Visto che non possono combattere il nemico ma devono limitarsi a mettere cerotti e a sparare coriandoli, è necessario che tornino immediatamente.
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    Italianhawk
    bravo bravissimo quoto totalmente e spero che questo mio intervento non sia visto come tentativo di avvicinamento a voi, comunque Italianhawk questi dubbi se valeva la pena combattere una guerra non nostra e per interessi economici non nostri mi è venuta fin dal 2003, sei una persona molto intelligente anche rispetto alle tue posiziooni di scetticismo nei confronti delle elezioni del POL dove non ho voluto partecipare come candidato

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Vandeano05 Visualizza Messaggio
    Data la tua giovane età, debbo dire che è un intervento ricco di spunti di rilfessione. e poiché il sottoscritto è costretto a venire su POL col mitra puntato (in senso metaforico ), credo che ritornerò sull'argomento e magari in privato vorrei chiederti un favore.

    Ritengo la classe politca della CDL inadeguata -come molti intellettuali d'area reputano- alle esigenze del momento storico. L'ho detto per anni, non qui, ma dove scrivo da più tempo. Tanti sono stati i miei strali contro la Prestigiacomo che vi hanno soprannominato anti-stefania.

    Ma è la classe poltica che adesso ci tocca. E gli avversari giacobini non stanno meglio. Ne ho parlato in questo periodo con amici della sx riformista e sono colpiti tutti da diverticolosi intestinale per questi primi mesi di governo dell'Unione.

    Sull'intervento in Iraq purtroppo le varie famiglie dell'antiamericanismo nostrano hanno soffiato sulla disinformazione. Era giusto andare in Iraq, non per il petrolio (quanti sanno in Italia che negli USA la ricerca sull'idrogeno quale sostitutivo del petrolio è all'avanguardia?) ma quale deterrente all'espansione degli stati canaglia, vere oasi finanziare dell'internazionale del terrore.

    Si potevano evitare errori come lo scioglimento troppo precoce dell'esercito iracheno, ma soprattutto l'Europa doveva fare la sua parte anche attraverso il deterrente militare.
    Perché solo gli angloamericani?

    Per la cocciutaggine di un leader piccolo piccolo come Chirac che ha avuto l'appoggio della Germania socialdemocratica. Se nel 2002 l'elezioni tedesche le avesse vinte il bavarese Stoiber, l'asse franco-tedesco sull'Iraq si sarebbe sfaldato e le cose sarebbe andate diversamente.

    Bisogna, poi, tenere conto che la guerra al terrorismo è asimmetrica e non possiamo lasciar stare i terroristi dove sono, perché potrebbero venire da noi. E per politiche migratorie ultra aperte sono già maggioranza ricattotoria da Noi.

    Sarà imperfetta, e migliorabile ma la guerra preventiva all'islamismo è la soluzione più plausibile in questo momento. Altrimenti non resta per l'Occidente che chiudersi come fortezza assediata e aspettare la capitolazione.

    In questo amici paleocon anche americani mi sembrano legati al vecchio e romantico cliché dell'isolazionismo, seppur rivisitato, utile nel passato, impossibile o quasi da applicarsi al presente.

    Il resto alla prossima puntata.
    Sono sostanzialmente d'accordo con te. Specialmente considerando che anche il più rigido isolazionista di fronte a un ATTACCO DIRETTO sul territorio nazionale e alle proprie sedi di rappresentanza all'estero dovrebbe ritenere necessario reagire.

    E tale reazione, dovendo rispondere a una minaccia asimmetrica, non potrebbe che manifestarsi nel modo nel quale il Presidente Bush sta agendo.

  8. #8
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    Ho il conforto del grande Russell Kirk...

    http://www.politicaonline.net/forum/...87#post4706687

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianhawk83 Visualizza Messaggio
    Ho il conforto del grande Russell Kirk...

    http://www.politicaonline.net/forum/...87#post4706687
    Conosco questo luogo di Kirk e mi fa piacere che tu lo usi come auctoritas a tuo sostegno. Tuttavia i nostri modelli vanno riadattati ai tempi nostri senza per questo scadere in relativismo storicistico. Il problema è uno solo: in Italia penetrano della Destra conservatrice Usa solo brandelli e per di più filtrati da ex socialisti e radicali del cdx (In proposito invito a non firmare il manifesto "libertario" dei Riformatori lIberali che è il mondo per far esploderela CDL e far governare l'Unione per 5 anni. Inaccettabile che il cdx possa approvare leggi contro lo spirito della nazione italiana ) e le cose migliori non passino o passino deformate. Idem sulla guerra asimmetrica all'Islamismo (non all'Islam, che è cosa diversa) e sulle conseguenti scelte politico-militari. Sulla politica di Bush non vorrei che si ripetesse quello che in Italia è successo con Berlusconi: tutti all'attacco quando era al governo; oggi tutti a piangere lacrime di sangue e di tasse, ma ormai è troppo tardi....perché prima di tornare a Palazzo Chigi occorre ristrutturare la Casa e soprattutto defenestrare - purtroppo solo in senso metaforico - qualche intruso che toglie, non porta voti.

  10. #10
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    La questione sollevata da Giò è spinosa, inutile negare che gli interrogativi su tale tema sorgano nella mente di ognuno noi.
    Uno spunto lo ritengo essenziale e soprattutto dovrebbe indurci a riflettere amici: lo spirito messianico cui Giò faceva riferimento un pò collide con la linea prudente adoperata con Corea del Nord, Iran e company.
    L'Iraq era sicuramente porto di attracco del terrorismo internazionale, ma molto meno di quanto possano esserlo altri stati canaglia come Sudan, North Corea, Iran.
    Mi spiego meglio : personalmente ritengo che la guerra al terrore (anzichè estendersi) sia iniziata e finita in Iraq giacchè con gli altri Paesi esportatori di morte non si è utilizzato lo stesso criterio.
    Non mi piace balzare a conclusioni affrettate, soprattutto rinnegare ragioni che ho condiviso (essendo stato io per primo uno dei sostenitori dell'attacco all'Iraq), ma se l'opera di ripulitura del pianeta dal virus terrorismo non và avanti si è legittimati a pensare che qualcosa sotto ci fosse, e che forse la guerra al terrore non fosse la ragione unica del defenestramento di Saddam Hussein.
    Se guerra dev' essere sia guerra totale o tacciano le armi: riprendendo un parallelo di Ugo, 60 anni fà le truppe alleate combatterono in tutta Europa, in Asia e ovunque ce ne fosse bisogno, non si fermarono certo alla Sicilia.
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

 

 
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