Io ancora non ho capito se la Sbarbati è favorevole o contraria all'eutanasia.
Forse però voi sì.
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Io ancora non ho capito se la Sbarbati è favorevole o contraria all'eutanasia.
Forse però voi sì.
Neanche io.
Mi è tuttavia chiaro che la Nostra, riallacciando tutto il discorso all'escatologia psicosomatica polivalentemente intesa, senza dubbio alcuno sostiene che l'etnosincrasia può essere esaminata anche da un punto di vista gnoseologico, il che implica che l'ontologia metafisica possa essere scremata da tutte le accezioni superflue;tutto questo è dimostrato dal fatto che la cosmologia prospilettica si esplica propriamente secondo un indirizzo meno echinodeuterologico e più metapotamico. In esito a tutto ciò, si potrebbe concludere (cfr. anche la sterminata letteratura prodottasi negli anni in ordine al rilevante problema della c.d. supercazzola) che l'essenza sostantivamente intesa non può essere avventatamente dedotta dalla psicomotricità intrinseca nell'autocoscienza di ciascuno di noi.
PAPA: Sbarbati (MRE) le parole del Papa non siano il prodromo di altre ingerenze smaccate
Roma 19.10.06 : “Le parole pronunciate oggi da Benedetto XVI sono legittime solo se espressione del pensiero della chiesa ma guai se rappresentano il prodromo per altre ingerenze smaccate della Chiesa cattolica nello Stato Italiano” dichiara Luciana Sbarbati segretario dei Repubblicani Europei che aggiunge “A questo punto non è solo necessaria l’apertura urgente di un confronto, sempre più aperto, sul tema dell’eutanasia ma mi sembra indispensabile che a questo punto tutti gli uomini e le donne della politica di cultura non confessionale prendano posizione con altrettanta chiarezza in difesa dell’autonomia dello Stato laico e dei diritti civili che una società moderna deve poter garantire a tutti”.
MILANO. Una donna cinquantenne, paralizzata a letto dalla distrofia muscolare, chiede di essere staccata dal respiratore che la tiene in vita. Avviene in Spagna, dove si riapre così il dibattito sul diritto all’eutanasia. Che in Italia non si è mai chiuso: ieri la repubblicana Luciana Sbarbati ha chiesto che l’Unione si confronti sul tema «con la gente, senza timori». E il radicale Daniele Capezzone cerca di aprire un varco con i credenti: «Bisogna dire basta alla contrapposizione tra laici e cattolici». Possibile? Ascoltando Javier Lozano Barragan, capo del Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute (il ministero della sanità del Vaticano) si comprende che pur restando rigido sul tema dell’eutanasia («Per la Chiesa è un assassinio», dice senza mezzi termini) è invece molto sensibile a tematiche come la necessità della terapia del dolore e il rifiuto dell’accanimento terapeutico, «quei trattamenti inutili e sproporzionati davanti alla morte imminente del paziente, che avrebbero il solo risultato di prolungare l’agonia».
Questo va evitato?
«Certamente. Ma le questioni sono due. La prima: stabilire qual è la cura inutile. Fermo restando che l’idratazione e l’alimentazione di un paziente terminale non possono essere considerate accanimento, il concetto deve essere per forza evolutivo: non si può dire a priori che un trattamento non serve, poiché non sappiamo quali saranno le evoluzioni della scienza. Non possiamo pensarci infallibili su questo terreno».
La seconda questione?
«Chi determina che la cura vada interrotta. Innanzitutto deve essere lo stesso paziente, poi la sua famiglia. Quindi i medici che lo curano, la scienza, e anche la società».
Il paziente per primo, anche con un testamento biologico?
«Sì, su questo siamo d’accordo. Purché sia ben chiaro che questo “testamento” può comprendere solo la rinuncia all’accanimento terapeutico. In nessun modo, invece, siamo d’accordo sull’ipotesi dell’eutanasia, cioè quell’azione, od omissione, destinata a causare la morte del paziente».
Ma come fare di fronte a sofferenze atroci?
«Occorre lenire il dolore con tutti i mezzi che offre la moderna medicina; oggi esistono cure palliative in grado di accompagnare il malato fino alla fine. Occorre che chi lo assiste sappia comprenderlo, sappia identificarsi in lui. L’eutanasia è un percorso di morte; le cure contro il dolore e l’assistenza sono invece l’accompagnamento all’abbandono della vita terrena. Per un cristiano la morte non è la fine; è il momento del ritorno al Padre. E dunque ognuno ha diritto ad arrivare a quel momento con dignità».
Ma come arrivarci?
«Ogni caso va affrontato a sè, tenendo conto della norma etica fondamentale: quello che ci distrugge è cattivo; quello che costruisce è buono».
E dunque è cattivo...
da RnP, figuratevi se non apprezzo questa attenzione alla eutanasia.
Ma affrontata ed affiancata al Congresso del MRE, mi sembra qualcosa di freudiano.
:)
canc