Pavolini anticipa la lotta alla globalizzazione
Il fascismo dunque come ricerca continua di essenzialità, di essenzialità esemplare.
Potremmo ribattere che quest’essenzialità si può ritrovare anche al di fuori del fascismo. Non scomodiamo uomini di ecclesia quali San Francesco o Padre Pio che, come lo stesso Pavolini, hanno trovato più avversari presso chi doveva esser loro più vicino proprio perché, con l’esempio, ne mettevano a nudo la mistificazione e la menzogna. Non ci azzarderemo a parlare del comandante Massoud perché le differenze di modello culturale sono tante. Ma come non pensare ad Ernesto Guevara, detto El Che, ribelle argentino, rivoluzionario in Cuba, che abbandonò una poltrona ministeriale per andare a farsi ammazzare in Bolivia da guerrigliero ? « Rivoluzione è trasportare i valori della guerriglia nella vita di tutti i giorni » ebbe a dire. Non così diverso da Pavolini anche se molto meno fortunato per esser divenuto simbolo di merchandising presso i rampolli del consumismo occidentale.
Ma tra Pavolini e Che Guevara vi sono un paio di differenze rilevanti che rendono più interessante il fiorentino.
La prima è che il credo pavoliniano è tutto improntato sull’essenzialità e sull’esempio allorché l’ideologia di riferimento del Che, funzionale, pragmatica ed utilitaria nella metodologia, fa del grande guerrigliero un’eccezione, un’eresia. Ed il fascismo, invece è ortodossia dell’eresia o se vogliamo eresia continua che assurge alla dignità di norma.
La seconda è che Pavolini è politicamente e programmaticamente attuale, avendo già, con sei decenni d’anticipo, risposto alla globalizzazione.
Una globalizzazione che già identificava nelle sue componenti, visto che per lui il fascismo repubblicano intendeva combattere tutte le internazionali del potere.Quelle economiche, finanziarie, religiose e politiche. Ossia le diverse strutture portanti dell’ideologia globale.
Ma Pavolini è andato oltre nella risposta alla minaccia incombente. Lo ha fatto negli orientamenti (il Nuovo Ordine Europeo poliarchico ed etniarchico anticipa le soluzioni imperiali europee a vocazione eurasiatica che rappresentano la prima alternativa al mondialismo, un’alternativa che oggi seppur vagamente e faticosamente sembra prender forma) ; e lo ha realizzato nelle attuazioni pratiche. Le sue scelte sia dal punto di vista organizzativo (territorializzazione, binomio decentramento-coordinamento, assemblearismo) che da quello socioeconomico (superiorità del lavoro sul capitale, valorizzazione della produttività cogestita) vanno nel senso della localizzazione armonica, dell’autonomia e della partecipazione diretta.
Le scelte selettive ed operative fondate sul sacrificio, sull’onere e sulla generosità a tutti i livelli (sacrificio della vita, solidarietà, assistenza ai bisognosi) gettano le basi di un’autentica élite.
In altre parole, nell’attuazione pavoliniana dell’insegnamento di Mussolini troviamo tutte le risposte per il nostro domani. Un domani che non può non coniugare l’idea di Europa, l’economia sociale, la partecipazione e, come garanzia di tutto, un’eutentica élite povera e dedita al servizio. Un domani, insomma, frugale, spartano, solidale e vincente.
Per questo, o meglio, anche per questo, ci par cosa giusta e fruttuosa andare a vederlo una volta di più questo fascismo sansepolcrista, squadrista, futurista, fiumano, volontario, repubblicano.
Questo fascismo che ha nobilitato l’intero passato italiano, l’impeto risorgimentale, che ha rinnovato e nobilitato il socialismo, che ha scritto le poche ma grandi pagine di storia dell’Italia unita ed ha lasciato dopo di sé non solo uova di drago ma germogli di sempreverde.
Fascismo allora come spunto, esempio e orientamento. Fascismo come ritorno al futuro.
Da Orion “Ricorrenza e Orientamento - Ben oltre la nostalgia”di Gabriele Adinolfi


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