Gilad Atzmon
27/09/2006
«E’ difficile da credere, ma solo 60 anni dopo l’Olocausto il popolo ebreo corre ancora il rischio di essere distrutto - almeno nel suo stesso Stato, dove sono concentrati il 40 % degli ebrei del mondo. Prova della gravità del pericolo può essere trovata non solo nelle esplicite minacce del presidente iraniano, che sono confermate da un programma di riarmo che fornirebbe i mezzi per metterle in pratica. Essa si può trovare anche in recenti articoli della stampa europea che discutono la possibilità della ‘scomparsa’ di Israele come di una ragionevole ‘ipotesi di lavoro’.
Ulteriore prova circa il livello della minaccia consiste nel fatto che non solo Israele è l’unico Paese del mondo minacciato di distruzione, esso è anche l’unico Stato il cui diritto di esistere è oggetto di sondaggi internazionali, ai quali molti di coloro che partecipano rispondono negativamente.
Questo è un onore che persino all’Iran, alla Corea del Nord e al Sud Africa dell’era dell’apartheid fu sempre negato». (Yair Sheleg su Haaretz http://www.haaretz. com/hasen/spages/757767.html )
Mentre molti possono trovare incoraggiante o divertente che persino un israeliano di destra non riesca a vedere un solo raggio di luce alla fine del tunnel sionista, è piuttosto imbarazzante leggere che gli israeliani stanno già prendendo in seria considerazione la loro prossima Shoah.
Vorrei spiegare qui che è esattamente questa forma di funerea meditazione che fa di Israele, degli israeliani, dei sionisti globali e dei neocon i più seri nemici della pace mondiale.
In effetti un numero crescente di persone vuole vedere la fine di Israele, lo «Stato solo giudaico». Tuttavia nessuno esprime un qualunque piano omicida o soluzione finale contro gli ebrei di tutto il mondo o persino contro il loro Stato giudaico.
Nessuno in ambito politico o nel campo dei media sta chiedendo un atto omicida contro i giudei o il loro Stato giudaico.
Pertanto la ben radicata tendenza giudeocentrica ad interpretare praticamente ogni legittima critica politica e ideologica come l’attuazione di un prossimo giudeocidio dovrebbe essere intesa come una seria forma di paranoia tendente a diventare una psicosi collettiva, che definisco come «disordine da stress pre-traumatico» (Pre-Traumatic Stress Disorder, Pre-TSD).
In base alle condizioni del disordine da stress pre-traumatico, lo stress è il prodotto di un fantasmatico evento, un immaginario episodio situato nel futuro, un evento che non è mai accaduto.
Diversamente dal «disordine da stress post-traumatico» (Post Traumatic Stress Disorder, PTSD) nel quale lo stress si manifesta come reazione diretta ad un evento accaduto (o che può essere accaduto) nel passato, nello stato di Pre-TSD lo stress è chiaramente l’effetto di un immaginario possibile evento.
Nel Pre-TSD un illusione prende il posto della realtà, e il modo in cui l’immaginazione del terrore è portata al centro dell’attenzione diventa esso stesso una grave realtà.
Se tutto ciò è portato alle estreme conseguenze, persino un programma di guerra totale contro il resto del mondo non è una reazione impensabile.
A questo punto ci si potrebbe chiedere se la Pre-TSD non è altro che un nome diverso per indicare la paranoia.
Vorrei spiegare che la differenza tra le due è piuttosto ovvia.
Nel caso della paranoia colui che è soggetto alla malattia ci fa sentire addolorati per lui.
Se ci si confronta con un caso di Pre-TSD, ci sentiamo addolorati per noi stessi.
Diversamente dal caso della paranoia in cui chi ne soffre è soggetto ai suoi propri sintomi, nel caso della Pre-TSD il malato effettivamente celebra i suoi sintomi mentre agli altri è lasciato il ruolo del pubblico.
Circa la paranoia possiamo chiaramente sottolineare che il malato è ingannato e intrappolato in un immaginario universo.
Quanto alla Pre-TSD gli ipotetici sani non sono del tutto sicuri di non perdere contatto con la realtà. Più di una volta finiamo per credere al malato di Pre-TSD quando protesta di essere realmente vittima di un «futuro fantasmatico crimine».
In qualche modo ci troviamo a far parte della fantasia.
Comunque, noi siamo i destinatari fino a quando rimaniamo in silenzio.
Una volta che facciamo sentire le nostre voci, che spieghiamo che il futuro crimine deve ancora accadere e in realtà può non aver mai luogo, allora diventiamo immediatamente parte del crimine noi stessi.
Proiezione e Pre-TSD
«Abbiamo sparato più di un milione di bombe a grappolo in Libano. … Ciò che abbiamo fatto è folle e mostruoso, abbiamo coperto intere città di bombe a grappolo» (il comandante di un’unita missilistica dell’esercito israeliano in Libano http://www.haaretz.com/hasen/spages/761781.html).
Diciamolo una volta per tutte.
Poiché nessuno chiede di gettare gli israeliani in mare o piuttosto di bombardarli con l’atomica, si ha diritto di affermare che la tendenza israeliana ad accusare musulmani e arabi di avere tali intenzioni omicide deve essere letta in termini di proiezione.
Il popolo che ha sepolto il Libano sotto «più di un milione di bombe a grappolo» sta proiettando il suo zelo omicida sulle sue vittime e persino sulle sue future vittime.
Sheleg, per esempio, rigetta le sue malvagie intenzioni sul mondo musulmano e sull’Iran in particolare.
Sheleg, un devoto sionista che invoca provvedimenti violenti contro praticamente chiunque non è ebreo, è condannato a proiettare il suo zelo omicida quando parla di arabi e mussulmani.
Ovviamente Sheleg non è l’unico; l’American Jewish Committee (AJC) sta facendo esattamente la stessa cosa.
In una recente campagna di pubbliche relazioni ha messo in guardia l’Europa contro i missili a lungo raggio dell’Iran.
Chiaramente nel loro fantasmatico universo giudeocentrico una guerra globale contro l’Islam è un «interesse giudeo-cristiano».
Tuttavia gli europei tendono a mettersi a ridere quando si trovano di fronte all’ideologia smaccatamente aggressiva dell’AJC.
Gli europei ovviamente non hanno per nulla paura dell’Iran.
Contrariamente ai membri dell’American Jewish Committee che si trovano a promuovere la violenza, gli europei fanno sogni di pace; sembra che gli europei abbiano avuto abbastanza guerre (chiaramente l’AJC non ne ha avuto ancora abbastanza…).
Gli europei inoltre comprendono che fino a quando non danneggiano l’Iran, la capacità balistica iraniana è totalmente irrilevante per la loro sicurezza.
In altre parole, gli europei non considerano l’Iran come un’entità omicida esattamente perché, diversamente dall’AJC, tanto per cominciare non sono omicidi loro stessi. Poiché non sono omicidi, semplicemente non vedono omicidi negli altri.
Agli europei manca il necessario zelo aggressivo, di cui l’AJC è completamente saturo.
Questo è esattamente il punto in cui un abisso sempre più grande sta emergendo fra l’universo sanguinario totalmente fantastico dei sionisti e il resto dell’umanità.
Chi ha bisogno di un arsenale nucleare (i missili katyusha non sono più che sufficienti)?
L’umore generale in Israele, espresso così eloquentemente da Sheleg e riflesso nello scenario catastrofico dell’AJC, rivela una seria forma collettiva di disordine da stress pre-traumatico.
Gli israeliani e le loro lobby stanno esaminando a fondo pubblicamente la loro futura Shoah nucleare.
Questo comportamento patologico è piuttosto bizzarro considerando che i coraggiosi hezbollah sono riusciti a sconfiggere il potente esercito israeliano utilizzando solo armi leggere.
Essi inoltre sono riusciti a sconfiggere la società israeliana con appena dei razzi katyusha a corto raggio.
In effetti, il nemico di Israele non ha bisogno di «bombardare con l’atomica Israele», tutto quello che devono fare è semplicemente mandare un messaggio agli ebrei del mondo: Israele non è proprio un bunker.
Facendo questo mettono di fronte gli israeliani a questa consapevolezza: ancora una volta avete fallito la prova «ama i tuoi vicini».
Questo è tutto ciò in cui consiste la resistenza araba.
E’ un messaggio metafisico piuttosto che un tentativo di giudeocidio.
Tuttavia, in un modo o nell’altro, gli israeliani non riescono a recepire il messaggio.
Piuttosto che guardarsi allo specchio e individuare le loro ovvie colpe che sono già divenute una seria bancarotta morale, gli israeliani preferiscono una totale sottomissione alla fantasia materialista del giudeocidio nucleare.
Piuttosto che pensare in termini etici, gli isaraeliani cedono al ragionamento più superficialmente materialista centrato unicamente sulla «distruzione di I[sraele]».
Gli israeliani sono caduti vittime di un’immaginaria e fantasmatica Shoah in cui vengono bombardati con atomiche quotidianamente.
Ciò che è piuttosto preoccupante è che gli israeliani non sono soli, per ciò che riguarda un tale illusorio terrore, poiché Blair e Bush sono infettati esattamente dalla stessa malattia mentale.
Ripetutamente, Sheleg, l’AJC e Bush attribuiscono tendenze omicide al presidente iraniano, ma è proprio così?
Ne hanno la prova?
Il presidente iraniano ha mai parlato di distruggere il popolo ebreo, gli israeliani o qualcun altro ?
Esaminiamo i fatti.
Certamente il presidente Ahmadinejad ha detto che Israele dovrebbe essere «spazzato via dalla mappa».
Tuttavia il presidente non ha mai detto che gli ebrei in quanto popolo dovrebbe essere sterminato.
Si stava chiaramente riferendo a Israele, il razzista «Stato solo giudeo».
Questa è una critica legittima, tanto quanto era giustificabile la critica del Sud Africa dell’apartheid. Ma Ahmadinejad non si ferma qui, sviluppa il problema.
Intelligentemente - e piuttosto ragionevolmente - sfida l’occidente: «Se voi (Occidente) avete bruciato gli ebrei, perché non date voi un pezzo di Europa, di Stati Uniti, di Canada o di Alaska a Israele ?... La nostra domanda è: se voi avete commesso questo enorme crimine, perchè per esso dovrebbe pagare l’innocente nazione palestinese?».
Questa è in realtà una domanda assolutamente appropriata, eppure non c’è il pur minimo indizio che quest’uomo abbia un qualunque piano per annichilire gli ebrei o il loro Stato.
Se non altro, Ahmadinejad fa del suo meglio per trovare agli ebrei una nuova casa.
Chiaramente, il sogno sionista di un insediamento ebraico in Terra Santa si è trasformato in un grande disastro.
Ed è Ahmadinejad che ha già indicato che i nomadi potrebbero dover emigrare (1) nuovamente. Posso suggerire che uno sguardo alla lista lunghissima di cittadini israeliani che stanno chiedendo la cittadinanza polacca e di altri paesi dell’Unione Europea mostra che un crescente numero di israeliani ha già fatto propria l’idea che l’emigrazione è probabilmente la prossima fase della loro esistenza di ebrei.
Immagine che, a nostro avviso, esprime benissimo la «follia» sionista
Il vero asse del male
Leggendo l’editoriale di Sheleg in Haaretz ci si può domandare «esattamente chi progetta la liquidazione dello Stato ebreo?».
Ovviamente è chiaro che l’Iran pianifica di entrare a far parte del club nucleare.
Comunque, anche se l’Iran vuole sviluppare un arsenale di mortifere armi nucleari, senz’altro non sarà il primo nella regione.
Verrebbe dopo lo Stato ebreo, uno Stato che ha dimostrato che l’assassinio di civili innocenti è la sua attività favorita.
Pertanto, la paura tanto israeliana che zion-centrica di un’aggressione nucleare iraniana dev’essere compresa come nient’altro che proiezione.
Poiché Israele è impegnato quotidianamente nell’assassinio di civili innocenti, gli israeliani e i sionisti sono destinati a interpretare il comportamento altrui come una inclinazione omicida.
Tutto questo è molto triste, ma è ben lungi dall’essere un caso unico.
Quello della paranoia americana da Guerra Fredda non è molto differente dal caso di Israele.
Poiché l’America fu il primo e finora unico Paese ad usare la bomba atomica contro un altro popolo, furono gli americani ad essere colpiti da un disordine da stress pre-traumatico da Guerra Fredda.
Essi semplicemente proiettavano le loro tendenze omicide collettive sui sovietici.
Non c’è bisogno di accennare al fatto che, diversamente dagli americani, i «comunisti» non hanno mai sganciato una bomba atomica su qualcuno e non sembra che abbiano mai progettato di compiere una tale azione.
Comunque, diventa chiaro che più uno è crudele, più è soggetto alla paura.
Inoltre, quanto più una nazione è invischiata in pratiche crudeli, tanto più sarà soggetta alla politica della paura.
Questa semplice formula può gettare un po’ di luce sul legame che sta emergendo fra America e Israele.
Applicando alcune ingannevoli tattiche espansionistiche i due Paesi stanno affondando in un modo di pensare tremendamente oscuro alle soglie della paranoia collettiva.
Questa paranoia collettiva sostiene l’egemonia dell’unico asse del male in circolazione: cioè, il sionismo globale e i neoconservatori.
Un intermezzo comico
Un telegramma ebraico: «Comincia a preoccuparti; seguiranno dettagli».
Questa barzelletta in realtà è più vecchia di Israele, è probabilmente vecchia come il telegrafo stesso.
Essa descrive una realtà devastante in cui la dialettica della paura domina sia l’esistenza che la mente ebraiche.
Apparentemente il terrore è stato sfruttato politicamente dai leader etnici ebrei sin dai primi giorni dell’emancipazione.
E’ possibile che nel processo di secolarizzazione ed emancipazione degli ebrei iniziato dall’illuminismo e dalla rivoluzione francese, la paura di una immaginaria e fantasmatica realtà abbia sostituito il terrore dell’onnipotente Dio malvagio, il Dio che uccide senza grazia e misericordia, lo stesso Dio di Sodoma e Gomorra.
Se le cose stanno così, la «paura» dovrebbe essere vista come il moderno Dio degli ebrei e il disordine da stress pre-traumatico è piuttosto interpretabile come la moderna pratica religiosa degli ebrei.
La giudaizzazione di Blair e di Bush può essere letta come l’emergere della «politica della paura». Sembra evidente che questa pratica politica abbia molto successo in America, ma è stata un fallimento totale nel Regno Unito.
Comunque il disordine da stress pre-traumatico non è per nulla un invenzione israeliana.
Sia gli opinion leader che gli attivisti politici ebrei si specializzavano nel sollecitare l’ansietà ebraica molto tempo prima che lo Stato di Israele apparisse.
I primi sionisti erano molto bravi a terrorizzare i loro fratelli.
Herzl era ridicolmente inspirato dal caso Dreyfus (come Lenni Brenner sottolinea, Herzl non aveva capito il significato del caso e le sue implicazioni.
Infatti, la riabilitazione di Dreyfus prova che il popolo francese e gli ebrei francesi vinsero la loro battaglia contro l’antisemitismo e la xenofobia).
Altri sionisti dei primi tempi erano stimolati da alcuni pogrom e rivolte anti giudaiche dell’est Europa.
In generale, il sionismo può essere interpretato come un tentativo di formulare un programma politico generale fondato sul terrore auto imposto.
Questo è probabilmente il motivo per cui il sionismo deve mantenere il terrore per sostenere il suo potere.
E’ evidente che Bush e i neoconservatori usano esattamente la stessa tattica.
Intervento divino
A questo punto si può ragionevolmente ipotizzare che più di un leader mondiale sia preoccupato dal programma atomico iraniano non per la paura di un aggressione iraniana ma piuttosto perché ormai sono tutti ben consapevoli della psicosi collettiva israeliana.
Senza saper nulla del disordine da stress pre-traumatico, i leader occidentali comprendono che Israele non esiterebbe ad iniziare una guerra nucleare così come non ha esitato a coprire le città libanesi con più di un milione di bombe a grappolo.
Un Paese che distrugge il suo vicino e trasforma un terzo dei suoi cittadini in senzatetto per due prigionieri di guerra è fondamentalmente capace di qualunque cosa.
Io non sono uno psichiatra, e nemmeno uno psicoanalista, non so se esiste un divano da analista grande abbastanza per farvi accomodare l’intero popolo di Israele e i loro numerosi fratelli sionisti globali.
Non sono sicuro se esiste sulla piazza un professionista che possa prendersi cura degli israeliani e aiutarli a trattare la loro attuale fase Pre-TSD.
Non so nemmeno se gli israeliani accoglierebbero il suggerimento di ricorrere a uno strizzacervelli. Tutto quello che faccio è solamente di proporre la diagnosi di una malattia piuttosto grave.
Mentre molti di noi sono persuasi che il comportamento di Israele è il prodotto di una bancarotta morale, io insisto nel dire che l’identità di Israele sta emergendo come un patologico caso psicotico. La bancarotta morale, così, è solo un sintomo di un disordine mentale molto preoccupante.
Essendo in uno stato psicotico, gli israeliani godono dei loro sintomi, a noi chiedono appena un po’ di attenzione.
Fondamentalmente hanno bisogno della nostra approvazione.
Mentre radevano al suolo la parte meridionale di Beirut, il loro portavoce insisteva a convincerci che in realtà era una sacra guerra occidentale quella che stavano combattendo.
Essi veramente volevano che noi credessimo che tutto quello che avevano fatto era per il nostro bene e a nostro nome.
Dobbiamo ammettere che eccetto due casi di Pre-TSD democraticamente eletti (Bush e Blair) che approvavano le atrocità israeliane, il resto dell’umanità che assisteva alla crescente carneficina di Beirut provava una crescente ostilità verso lo Stato giudeo e tutta l’avventura sionista.
Per coloro che ancora non capiscono, stiamo trattando qui di un serio caso di follia di uno Stato che sta raggiungendo il picco massimo della sua fase psicotica collettiva.
Per coloro che tendono a dimenticare, questa entità nazionale mentalmente disordinata possiede un vasto arsenale nucleare, ed è piena di intenzioni mortifere.
Ne siamo orripilanti, come è giusto che sia.
Li vediamo angariare l’intero medio oriente.
Siamo circondati dal loro edonismo sfrenato e dal loro credersi giusti ed è ben poco ciò che possiamo fare, eccetto pregare per l’intervento divino.
Gilad Atzmon
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Note
1) Shlepn è un verbo yiddish equivalente all’inglese to drag (emigrare). Da «Information Clearingh House», 18 settembre 2006. Traduzione di Marco Scanavacca.
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