Libano: una faccenda sporca

di Giancarlo Chetoni


Cosa si cela dietro la missione italiana in Libano? Quali i possibili retroscena? Chi andiamo a difendere? Cosa c'entra la legge che fu pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale del 7.6.2005?
Cominciamo a metter giù un po’ di materiale che tornerà utile a capire cosa bolle in pentola dalle parti di Beirut e del Libano. Partiamo dalla Legge 17 maggio 2005 n° 94 approvata dal Parlamento Italiano, quindi in piena epoca Berlusconi con Fini Ministro degli Esteri e Martino alla Difesa avente per oggetto la ratifica e l’esecuzione del Memorandum d’intesa tra il Governo dello Stato della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia - viene specificato nel testo - di cooperazione nel settore militare e della difesa, firmato a Parigi (Parigi?).
Sì, proprio così (per fare uno sgarbo a Chirac o che altro?), il 16 giugno 2003 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 130 del 7 Giugno 2005. La Legge si esaurisce in 4 articoletti, proprio 4, un niente, e un memorandum allegato segreto, segretissimo.
Per fare un altro passo avanti, per metter giù altra roba, questa volta ricorreremo a un articolo scritto da Manlio Dinucci , la data non serve, è recente. Lo riportiamo. …
Si chiama Memorandum per la Cooperazione Militare diventato Legge nel Maggio 2005 per una vera e propria partnership tra Italia e Israele.
A dar retta al sito Debka File, una rivista web gestita a quanto è dato sapere, dal Mossad, stiamo parlando di un accordo da 181 milioni di dollari da spendere in tecnologie di interdizione, sorveglianza e guerra elettronica (occorrerà tenere a mente questo capitolato, Nda).
Insomma, nel momento, prosegue Dinucci, in cui il Consiglio dei Ministri dà inizio alla Missione Italiana in Libano vale la pena di tirar fuori dal cassetto questo Memorandum d’Intesa grazie al quale Italia e Israele avviano una cooperazione che riguarda anche l’importazione, l’esportazione e il transito di materiali militari, l’organizzazione delle forze armate e l’attività di formazione e addestramento.
Una serie di scambi che, ovviamente, implicano riunioni dei Ministri della Difesa e dei Comandanti in Capo dei due Paesi, lo scambio di esperienze tra gli esperti, l’organizzazione delle attività di addestramento e delle esercitazioni e, naturalmente, la partecipazione di osservatori alle esercitazioni militari.
Ma la cooperazione non finisce qui. Ci sono in ballo anche la ricerca, lo sviluppo e la produzione di tecnologie militari tramite lo scambio di tecnici, informazioni e hardware.
Di certo c’è che le forze armate e l’industria militare nel nostro Paese sono state coinvolte in attività militari di cui nessuno, neppure il Parlamento, viene o verrà mai messo a conoscenza. La Legge stabilisce infatti che tali attività sono soggette all’accordo sulla sicurezza, e quindi segrete.
Dinucci conclude affermando che di certo sono sicure le dichiarazioni del ministro della difesa israeliano, che ebbe a dichiarare che nessun altro paese dell’Unione Europea gode (è proprio un grosso privilegio! Nda ) di questo tipo di cooperazione con Israele.
Nato per iniziativa del governo Berlusconi, il Memorandum è stato ratificato al Senato nel Febbraio 2005 anche grazie al voto del Gruppo dei Democratici di Sinistra-Ulivo schieratosi col centro-destra. Ci viene in mente il Sindaco di Marano e la sua battuta sul Segretario Nazionale dei DS. “Fassino? Lungo e cretino”.
Detto che non siamo né giuristi parlamentari né esperti di rapporti tra Stati, lasciamo per ora da parte i problemini sulla segretezza del Memorandum e tutto il resto.
A occhio e croce crediamo, ma potremmo sbagliare, che ci siano sul Memorandum segreto delle cose da capire, da chiedere e da mettere bene nero su bianco dando poi fiato alle trombe. O meglio, stando più sul reale, a dei fischietti senza pallina o a internet. Finché dura. Poi non resterà che affidarsi ai piccioni viaggiatori.
Ora torniamo alla recente telefonata di Prodi ad al-Asad e ai colloqui del Ministro della Difesa Parisi con il collega Elias Murr a Beirut di un paio di giorni fa sempre sulla solita solfa dei sorveglianti ai confini della Siria e del Libano.
Colloqui in cui, si dice, che si sia discusso anche di non precisate forniture di armi all’esercito libanese. Per farne che?
Per disarmare Nasrallah con la forza e dare fuoco alle polveri della guerra civile in Libano?
A vantaggio di chi?
Se la risposta fosse di “Israele” sarebbe già da ora meglio reimbarcare sulla S. Giorgio, S. Marco e S. Giusto baracca e burattini. Verremmo annientati sul campo. Per quanto ne capiamo il blocco aereo, terrestre e navale delle forniture militari dovrebbe valere allora solo per Hezbollah?
Gatta potrebbe covarci, Siniora o no. In queste due ultime settimane non possiamo fare a meno di osservare che qualcosa di strano e di preoccupante in giro è successo. Dopo lo sbarco sottotono dei Lagunari, in casco blu, è arrivato a Beirut il premier inglese Blair, una stranezza. Rappresentava Bush e La Rice?
Hezbollah manifesta in piazza contro il Premier e i ragazzini di Tiro e dintorni lanciano sassi contro i blindati del contingente italiano senza essere presi per un orecchio dai genitori.
Minacce di al-Qa’ida e provocazioni del Vaticano a parte.
Se la mossa di Langley De Villepin se l’aspettava, quella di Benedetto XVI, anche dopo l’avvio di Colonia di qualche mese fa e il codazzo a seguire di incontri con le Comunità Ebraiche, ad essere onesti era un po’ meno scontata.

Fatto sta che dal 1958 il pretino tedesco ascoltava Radio Europa Libera e pare frequentasse con assiduità, già da quei tempi, agenti della Cia.
Poi è stata la volta dei “preti pedofili”. Come Prefetto della Congregazione della Fede di Papa Giovanni Paolo II ha dovuto trattare nientemeno che con il Ministro della Giustizia USA per abbuiare decine di scandali ed evitare alla S. Sede centinaia di milioni di dollari di refusione di danni, già definiti dai tribunali a stelle e strisce, a centinaia di giovanissime vittime di sacrestie e clargyman.
Una mia precedente nota sull’argomento pubblicata su Internet ha finito per prendere la strada per Radio Teheran.
Insomma, l’ex cardinale Ratzinger è messo un po’peggio con gli USA di Kofy Annan per le creste del rampollo sull’Oil for Food dell’Iraq.
Intanto stamattina gli F 16 di “Israele” hanno ricominciato a violare la tregua Onu, lo riferisce l’Agenzia LPV Beirut, volando in profondità sulla Fascia Sud del Libano senza che si sia alzato, anche questa volta, un accenno di protesta da parte della cosiddetta, fallaciana “Comunità Internazionale“ né dell’Europa.
Strano? Macché.
Diremmo normale, visti i precedenti di 76 risoluzioni del Palazzo di Vetro ignorate alla grande da “Israele” a partire dal 1948. E pensare che deve restituire alla Siria il Golan e al Libano le fattorie di Shebaa, per non parlare di tutto il resto da saldare in guerre di aggressione, morti, distruzioni e stragi come Qana.
Ma andiamo avanti.
Si è già parlato dei tentativi un po’ penosi di Prodi nel chiedere e nel vedersi rifiutata da al-Asad l’allocazione di un contingente di esperti in tartufi sul territorio di Damasco. Ci siamo arrampicati sugli specchi, facendo ricorso alle percezioni e ai precedenti “storici” per separare i comportamenti del Presidente del Consiglio da quelli del suo Ministro degli Esteri, l’ex bombarolo di Belgrado.
Pensavamo che qualche anno in più lo avesse maturato.
Ci è andato tutto storto. Il perché è presto detto. Sabato mattina 16 Settembre abbiamo dato un occhiata a “Repubblica”.
In soldoni è successo questo. Al Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea in seduta plenaria, D’Alema, in perfetta identità di vedute con Prodi, ha illustrato a Solana e ai colleghi che il confine Libano-Siria va, in ogni caso, sigillato a doppia mandata. Tentativi di coazione a ripetere.
Baffo e Mortadella devono forse pagare delle cambiali alla Livmi e ad Olmert per vedersi riconosciuta la patente di “pacificatori” ante litteram nel Mediterraneo Orientale e di trascinatori, sopportati, e tutto sommato inoffensivi, di quella “Vecchia Europa” che sta di traverso a Rumsfeld? Le insistenze con la Siria e il Libano di Prodi e D’Alema passano forse per l’applicazione dei capitolati segreti dell’accordo militare Italia-Israele sugli “osservatori” (e lo stanziamento 181 milioni di dollari)?
Cercano forse, più semplicemente, razzolando nel portafoglio degli italiani per altre missioni oltremare, di durare un’intera legislatura senza affanni, opposizione né ribaltoni?
Berlusconi intanto gigioneggia a 36 denti alla Fiera del Levante, Napolitano garantisce Mediaset e affari, Riotta va al TG1, Landolfi di Alleanza Nazionale alla Vigilanza, Bertinotti da Azione Giovani, Marini fa il sindacalista con un occhio di riguardo per i precari morti ammazzati sul lavoro e Padoa Schioppa punta con la finanziaria (ancora una?) a mettere a pagliolo pensioni, sanità e chissà cos’altro.
Non è che centro-sinistra e centro-destra facciano a chi fa più danni a Montecitorio, a Palazzo Madama e dove capita che c’è da granocchiare?
Chiusa la parentesi di casa nostra (?), torniamo a Premier, Vice e Libano.
Fatto sta che l’Europa ha preso D’Alema con le molle. Hanno definito “interessante” la proposta, ma gli hanno detto, chiaro e tondo, che la sua proposta dovrà essere prima analizzata e valutata molto attentamente. In altri termini non se ne fa nulla. Almeno per ora.
Una mossa sbagliata, e l’Unione Europea potrebbe viaggiare degli anni in triciclo per il blocco dello stretto di Ormuz.
La risposta, bruciante, al mitragliatore della Serbia è arrivata dal Commissario Europeo alle relazioni Esterne, l’austriaca Ferrero Waldner che ha riassunto alla fine la posizione dei 25 ministri presenti a Bruxelles.
La sola voce possibilista sulla proposta D’Alema l’ha espressa la Germania.
Il perché è semplice. Gli Usa tengono sotto tiro il Vaticano e Annan, e Annan, con il consenso di Bush, la Merkel, a cui ha promesso un seggio permanente con diritto di veto al pari dei 5 Grandi al Palazzo di Vetro.
Siria, Iran, Russia e Cina devono ancora dire la loro. La partita che si sta aprendo potrebbe essere esplosiva. E finire male. Per tutti.
Un ultima curiosità.
Telesur, l’emittente satellitare dell’America Latina, sul modello Al-Jazeera, ha recentemente dichiarato, per bocca di un suo speaker, che il Presidente del Consiglio Prodi è stato un appartenente alla Stay-Behind, all’organizzazione Nato-Gladio per intenderci.
Se fosse vero sarebbe proprio bella, e spiegherebbe molti dei misteri ancora insoluti delle gestioni Prodi come la vendita del Nuovo Pignone alla multinazionale USA General Electric per un miserabile tozzo di pane.
Un industria strategica, a livello mondiale ne esistevano solo 4, nel settore turbine e compressori, in piena salute, con un portafoglio gonfio di ordinativi esteri e che realizzava utili per decine di miliardi all’anno.