
Originariamente Scritto da
=DADOUKOS=
(ANSA – 28/09/2006 19.58)
MILANO - Lo stemma reale sul podio, davanti a lui tre file di supporter monarchici che sono scattati in piedi ossequiosi al suo ingresso, Vittorio Emanuele ha voluto incontrare i giornalisti per parlare delle sue vicende. Una dichiarazione letta in 8 minuti, la voce un po' rauca ma decisa. "Voglio parlarvi di giustizia - ha esordito dopo i ringraziamenti -, della mia fiducia nella giustizia". E poi ha accusato i "poteri occulti" come registi delle sue disavventure.
E' uscito quindi dal silenzio il principe di Napoli, coinvolto all'inizio dell'estate nella complessa inchiesta di Potenza, vicenda da cui è poi scoppiato, per via delle intercettazioni, lo scandalo di Vallettopoli. Incarcerato, sottoposto a misure restrittive (ancora non può espatriare), Vittorio Emanuele ha visto poi, da successive intercettazioni fatte in carcere, i riflettori riaccendersi sul dramma dell'uccisione del giovane Dirk Hamer isola di Cavallo. E infine, come in una valanga, si sono abbattute su di lui anche le questioni dinastiche: il 'lontano parente', come lo ha definito, Amedeo D'Aosta, ha ricominciato con le sue pretese al trono che non c'é.
Per tutti questi motivi Vittorio Emanuele ha deciso di invitare la stampa. Sede scelta, l'Hotel Principe di Savoia, in piazza della Repubblica, uno dei più prestigiosi della città e certamente il più adatto visto il nome. In prima fila la moglie Mariana Doria, che si è seduta tra i baciamani dei supporter monarchici. Accanto il portavoce di Casa Savoia, Filippo Bruno di Tornaforte.
"Sono stato in silenzio per molte settimane, su suggerimento dei miei avvocati, ora è il momento di parlare, di far emergere la verità - ha cominciato Vittorio Emanuele leggendo il primo dei tre fogli, pare frutto di una lunga trattativa e limatura tra lui e i legali -. Stiamo vedendo ogni giorno che cosa accade in questo paese, il mio paese, con le intercettazioni telefoniche, le fughe di notizie, la voglia di protagonismo di alcuni personaggi. Solo che queste notizie, lo stiamo vedendo in modo sempre più chiaro, sono talvolta manipolate o non sono vere".
"Non se ci sia un disegno unico dietro a quello che mi é accaduto" - ha aggiunto Vittorio Emanuele, secondo il quale gli attacchi contro casa Savoia sono cominciati nel gennaio scorso dopo un sondaggio sulla popolarità del suo casato ('in un momento di confusione sociale e politica - ha spiegato - le persone si affidano ai simboli conosciutì). Attacchi quindi portati avanti "nel modo subdolo dei poteri occulti con messaggi indegni, con intercettazioni i cui testi estrapolati e resi pubblici fuori da ogni contesto danno un senso diverso da quello che viene detto".
Poi è passato all'argomento dinastia, troncando ogni pretesa del "lontano parente" Amedeo D'Aosta ("mai mio padre Re Umberto II lo ha indicato quale suo erede") e rinviando il tutto alla giustizia contro l'uso abusivo di stemma e nome. Quindi la vicenda Isola di Cavallo. "Due tribunali francesi mi hanno prosciolto - ha detto - e tecniche sempre più sofisticate hanno dimostrato che la pallottola che ha colpito il ragazzo non era del mio fucile".
"Vorrei parlarvi di giustizia e delle accuse che mi sono state rivolte ma non lo posso fare - ha detto -. Non posso ad esempio darvi le trascrizioni originali delle mie telefonate dalle quali si capisce ben altro di quello che ci è stato raccontato". E poi il contrattacco: "Mi chiedo perché solo un giornale ha scritto in poche righe di quello che ha scoperto l'indagine del Consiglio Superiore della Magistratura a Potenza. "Ho letto di come parlava di me coi suoi colleghi il pm ben prima di arrestarmi - ha aggiunto -. E chissà cosa avrà detto al telefono...ma questo non lo sapremo mai". Concludendo ha invitato tutti a portare avanti le decine di iniziative benefiche raccolte dalle fondazioni di casa Savoia e dagli ordini monastici. Terminato l' incontro il principe e la moglie hanno lasciato l'hotel a bordo di una Porsche guidata da un amico.
