Bentivegna: è lecito definirlo massacratore
Quel partigiano “eroico”, decorato per strage, aveva chiamato in giudizio il federale romano della Fiamma Tricolore, Giuliano Castellino, che ha vinto la causa
Fonte: Fiamma Roma/Noreporter
Al termine dell’udienza preliminare il giudice Croce ha stabilito il non luogo a procedere nei confronti di Giuliano Castellino accusato da Bentivegna (l’autore del “coraggioso” massacro di via Rasella a Roma nel quale, il 23 marzo 1944, perirono trentatre soldati disarmati della sussistenza e dei civili tra cui un bambino di undici anni n.d.r.) di diffamazione a mezzo stampa perché il fatto non costituisce reato.
Castellino aveva affermato la corresponsabilità nell’eccidio delle Fosse Ardeatine della medaglia d’oro (…) Rosario Bentivegna già denunciato per strage da alcuni dei familiari delle vittime civili di Via Rasella e delle Fosse Ardeatine ricevendone in cambio una denuncia per diffamazione.
Castellino conclude esprimendo “viva soddisfazione per una sentenza dal chiaro sapore storico/politico. Affermare che tra i partigiani vi fossero uomini colpevoli di azioni infami, rese apprezzabili solo da certa storiografia, e soprattutto da certa magistratura, comincia a divenire non mero revisionismo ma condivisa verità storica.”
Conclude Castellino “rivendicando il ruolo di tutti coloro che hanno perseverato nella diffusione di valori e conquiste sociali negli anni dal 25 al 45, quanto mai sommerse da una nube di menzogne, consegnate al popolo italiano e ciò nonostante le infamanti accuse rivolte da impiegati al soldo del partito comunista travestiti da storici, professori, giornalisti, artisti e intellettuali vari”.




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