La “notte oscura dello spirito” in Gran Bretagna
Continuano a diminuire le presenze in chiesa
di P. John Flynn
LONDRA, mercoledì, 11 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Il numero dei fedeli che va a messa la domenica continua a diminuire in Inghilterra, secondo un rapporto pubblicato il 18 settembre dall’organizzazione britannica Christian Research. Il calo tuttavia sembra che stia rallentando.
Il rapporto “2005 English Church Census” mostra che dal 1998 al 2005 “solo” mezzo milione di persone ha smesso di andare a messa. La buona notizia è che si tratta della metà della perdita registrata nei nove anni precedenti al 1998.
Il comunicato stampa che accompagna il rapporto è intitolato “Pulling out of the Nosedive” (uscire dalla caduta in picchiata) ed esso afferma che “molte chiese in Inghilterra si trovano in uno stato di salute migliore rispetto a sette anni fa”.
Il rapporto evidenzia due ragioni principali per il rallentamento del calo: l’aumento del numero delle chiese e il considerevole aumento della presenza a messa da parte delle minoranze etniche, soprattutto persone di colore.
I dati provengono dai questionari inviati a 37,500 chiese, a cui circa la metà di esse ha risposto, e si riferiscono alla domenica 8 maggio 2005. Secondo il rapporto, il 6,3% della popolazione – poco più di 3,1 milioni di persone – vanno normalmente in chiesa la domenica, rispetto al 7,5% del 1998.
Le chiese in crescita sono poco più di un terzo, il 34%. Mentre nel 1998 erano il 21%. Quelle rimaste stabili sono il 16%, rispetto al 14% del 1998. La percentuale delle chiese in declino si è ridotta dal 65% del 1998, al 50%. Ciò nonostante, le perdite delle chiese in declino sono maggiori degli acquisti da parte di quelle in aumento. E questo sta avvenendo in un contesto in cui la presenza in chiesa è già a livelli estremamente bassi.
La Chiesa cattolica e quella anglicana coprono più della metà dei numeri del rapporto, in entrambe si è registrata la presenza in chiesa di poco più di 800.000 persone, il giorno in cui sono stati raccolti i dati. A seguire in graduatoria figurano i metodisti, i pentecostali e le chiese battiste.
Il numero dei cattolici è leggermente maggiore di quello anglicano. Ma rispetto al 1998, il calo della frequentazione nelle chiese cattoliche è stato molto maggiore rispetto a quello degli anglicani. Nel 1998 la partecipazione alla messa domenicale da parte dei cattolici raggiungeva poco più di 1,2 milioni, il ché significa che nel corso dei sette anni precedenti, il loro numero era diminuito di quasi un terzo.
Un altro problema è che chi va a messa ha un’età notevolmente più avanzata rispetto alla media della popolazione. Non meno del 29% di coloro che vanno a messa ha più di 65 anni, mentre rispetto alla popolazione totale essi rappresentano una quota del 16%. Anche i fedeli più giovani tendono ad andare di meno in chiesa, tanto che si registra un calo progressivo nella fede, più l’età è bassa, e sono pochi i giovani che vanno a messa. Meno del 10% di loro nella fascia di età tra i 20 e i 19 anni va in chiesa, e tale percentuale scende al 5% nella fascia dei 15-19 anni.
Riguardo la questione della maggiore partecipazione da parte dei gruppi etnici minoritari, il rapporto rileva che le persone di colore rappresentano oggi il 10% di tutti i fedeli che vanno in chiesa in Inghilterra, a cui si aggiunge un ulteriore 7% proveniente dagli altri gruppi etnici non bianchi.
Problemi cattolici
Un esame più dettagliato della situazione della Chiesa cattolica appare in un altro rapporto pubblicato questa estate dal Pastoral Research Center. Nel corso di quasi tre decenni, dal 1963 al 1991, la presenza a messa è calata del 40%, secondo una sintesi di questo rapporto, pubblicata sul quotidiano Times il 4 luglio.
Nel corso degli stessi decenni, il numero dei battesimi celebrati si è dimezzato, mentre i matrimoni e le cresime sono crollate del 60%.
Le prime comunioni sono diminuite del 40%, mentre il numero delle conversioni adulte è crollato del 55%. Secondo il Times, da alcuni dati più recenti relativi al 2004, la situazione non risulta essere migliorata di molto. Le presenze a messa, registrate durante una domenica del 1991 in Inghilterra e Galles, ammontavano a 1,3 milioni, mentre nel 2004 erano scese a 960.000.
Il sito Internet della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles ha pubblicato alcuni dati che confermano questa tendenza. Il numero dei preti diocesani è diminuito dai 4.755 del 1981, a 3.765 nel 2003. I sacerdoti degli ordini religiosi sono diminuiti da 2.266 a 1.363 nello steso periodo.
Il numero delle celebrazioni matrimoniali nelle chiese cattoliche è crollato vertiginosamente dai 29.337 del 1981 agli 11.013 del 2003. Il sito Internet stima una presenza settimanale alla messa di 915.497 persone.
Lo scorso 10 aprile il quotidiano Telegraph ha pubblicato un articolo dettagliato sulla situazione dei monasteri e conventi cattolici. Riportando dati ufficiali, l’articolo afferma che solo una dozzina di persone sono entrate in convento nel 2004, confermando un calo ormai consolidato negli ultimi decenni.
Le vocazioni monastiche sono state 107 nel 1982, mentre nel 1990 erano scese a 52 e nel 2000 solamente a 20. Il numero totale di frati in Inghilterra e Galles si attesta oggi a 1.345, molti dei quali sono anziani.
La situazione delle suore è analoga. In Inghilterra e Galles sono oggi 1.150 e il numero delle vocazioni continua a diminuire. Nel 1982 le donne ad entrare in convento sono state 100; nel 2000 sono diminuite a 22. Nel 2004 si sono registrate solo 7 vocazioni, a cui ha fatto seguito un leggero aumento a 13 nel 2005. Aumenta poi il numero dei monasteri e dei conventi che vengono venduti a causa del calo delle vocazioni, secondo quanto riportato dal Telegraph.
In Scozia la situazione non è migliore. Il Cardinale Keith O'Brien, Arcivescovo e Metropolita di St. Andrew's ed Edinburgo, ha pubblicato un programma che prevede la chiusura di molte parrocchie. Secondo un servizio del quotidiano Scotland on Sunday, dell’11 giugno, il numero dei preti potrebbe dimezzarsi in alcune aree per via dell’accorpamento delle parrocchie.
L’età media dei preti in Scozia si attesta ora sopra i 60 anni e il numero dei preti attivi nell’Arcidiocesi di Edinburgo dovrebbe diminuire dagli attuali 63 a soli 34 nell’arco di un decennio.
In Scozia vi sono ora poco più di 200.000 cattolici praticanti. Una cifra che si è ridotta del 20% nel corso dell’ultimo decennio. La Chiesa di Scozia, comunemente chiamata Kirk, vede oggi poco più di mezzo milione di persone che frequentano la messa, rispetto agli 1,3 milioni degli anni ’60.
“La religione può morire”
Il quotidiano Chicago Tribune ha esaminato l’11 maggio scorso la crisi della fede in Gran Bretagna. L’articolo osserva che il 72% della popolazione britannica si definisce cristiana nel censimento del 2001, ma solo l’8% di essa va a messa regolarmente.
“La Gran Bretagna sta dimostrando al mondo che la religione, come l’abbiamo conosciuta noi, può morire”, ha riferito Callum Brown al Chicago Tribune. Brown è uno storico dell’Università di Dundee in Scozia. La sua visione del futuro è pessimistica. Egli afferma infatti che dopo due generazioni di persone che non hanno vissuto una partecipazione costante a messa, sarà difficile far invertire la tendenza.
Una nuova campagna pubblicitaria sta tentando di rivolgersi ai giovani per superare questo problema. Le modalità di questa campagna, che arriva ad esempio a mettere l’immagine del volto di cristo sui boccali di birra, sono state criticate per l’eccessiva superficialità. La campagna è organizzata da un gruppo ecumenico denominato Churches’ Advertising Network.
Un’altra strategia della campagna, secondo quanto riportato dal Telegraph il 15 settembre, consiste nell’allestimento di una pagina Internet su Gesù, sul sito “MySpace”, molto diffuso tra gli adolescenti.
Di fronte ai timori sul futuro delle religioni organizzate, in Gran Bretagna, un editoriale del quotidiano Guardian scritto da Madeleine Bunting fa appello ad un contributo maggiore, da parte della fede, alla società attuale. Nel suo articolo del 19 giugno, Bunting osserva che esiste “un vuoto di motivazioni, di valori e di significato”, in tutti i maggiori raggruppamenti dello spettro politico.
Ha osservato inoltre che i progressi scientifici rischiano di “imporsi sulla nostra immaginazione etica”. La Gran Bretagna ha bisogno della religione oggi più che mai, anche se sembra non dimostrarlo.




Rispondi Citando
