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    Predefinito Chi sta morendo, l'islam o l'Europa?

    Chi sta morendo, l’islam o l’Europa, si chiede il direttore del Brussels Journal Paul Belien, in un articolo pubblicato il 20 settembre (”Is Islam Dying? Europe Certainly is”). Il professor Koenrad Elst, uno dei maggiori orientalisti belgi, ha infatti affermato che l’islam è in declino, e che il suo impressionante slancio demografico e militare rappresenterebbe solo l’ultimo colpo di coda. Elst riconosce tuttavia che questo declino può richiedere tempo per concretizzarsi, e che prima di collassare l’islam potrebbe diventare la religione di maggioranza in Europa.

    A sostegno della tesi del prof. Elst si può forse sostenere che il modo ipersensibile con cui gli islamici hanno reagito furiosamente alle inoffensive vignette danesi e alle misurate parole del Papa Benedetto XVI rappresenta un segnale di agonia dell’islam. Se una persona è incapace di tollerare le critiche, comprese quelle più blande, e soprattutto se vede critiche dappertutto, anche dove non ce ne sono, questo è spesso un segno di profonda insicurezza psicologica. Le aggressioni brutali e le manifestazioni di rabbia incontenibile non sono certo comportamenti normali di una persona fiduciosa di sé; piuttosto, sembrano le reazioni di chi è consapevole di essere sconfitto dai ragionamenti a meno che non riesca ad intimidire l’interlocutore riducendolo al silenzio.

    Domenica 13 settembre i fedeli cattolici inglesi, all’uscita dalla Messa celebrata alla Cattedrale di Westminister, sono stati circondati da musulmani cristofobici che urlavano e agitavano cartelli con scritto “Il Papa va all’inferno”, “Benedetto guardati le spalle”, “Possa Allah maledire il papa”, “Gesù è il servo di Allah”, “L’islam conquisterà Roma” e altre minacce del genere. Cosa si deve pensare di questi manifestanti musulmani? Sembrano forse persone sicure di sé?

    L’impressione è che i musulmani non riescano ad adattarsi ad una società aperta e a un mondo globalizzato. In Europa, infatti, la cronaca registra un forte aumento di aggressioni, minacce e intimidazioni da parte di musulmani a propri correligionari, soprattutto donne, accusati di vivere all’occidentale. Il problema è se dobbiamo interpretare questa loro aggressività come una dimostrazione di forza o piuttosto come un segno di intrinseca debolezza, come suggerisce il prof. Elst. Secondo Paul Belien, se è plausibile che l’aggressività sia un modo per nascondere la debolezza e l’insicurezza dell’islam, il rifiuto dell’Occidente di contrastare i violenti e di proteggere le loro vittime è una prova di una debolezza ancor maggiore.

    Si potrebbe ipotizzare che l’intolleranza dei musulmani radicali, perfino quando è rivolta contro i “nemici” occidentali (come il Papa o gli autori delle vignette danesi), sia principalmente intesa a intimidire e terrorizzare le persone che crescono in società e famiglie musulmane, allo scopo di prevenire la loro apostasia. La violenza degli islamisti potrebbe cioè avere come scopo quello di mostrare ai musulmani d’Europa in odor di apostasia che in nessun modo possono contare sull’aiuto e sul sostegno delle autorità dei paesi in cui vivono.

    Può darsi, come dice il prof. Elst, che nella sua fase di declino l’islam sia comunque in grado di conquistare l’Europa entro la fine del XXI secolo, e in questo senso i cartelli mostrati a Westminister con la scritta “L’islam conquisterà Roma” potrebbero essere profetici. Se veramente questo succederà il merito non sarà della forza degli islamisti, ma della estrema debolezza degli europei. Se i musulmani islamizzeranno il vecchio continente senza incontrare ostacoli, gli unici responsabili saranno gli europei stessi.

    Il problema, scrive Paul Belien, è che il cristianesimo nell’Europa occidentale ha virtualmente cessato di esistere. Lo spirito del relativismo secolare nato dall’illuminismo francese ha persuaso l’Europa, comprese le sue chiese, a commettere un suicidio culturale che si sta consumando da due secoli. I sintomi di questo suicidio culturale dell’Europa sono stati il comunismo, il nazionalsocialismo e oggi il relativismo morale.

    L’uomo, osserva Belien, è un essere religioso che ha bisogno di credere in qualcosa di trascendente. Se oggi le chiese cristiane fossero in piena salute e avessero conservato la fede di un tempo si sarebbero impegnate in un’intensa attività di proselitismo, e avrebbero cercato di raggiungere con zelo missionario i milioni di musulmani emigrati in Europa negli ultimi decenni. Avrebbero interpretato l’arrivo delle masse musulmane in Europa come un segno della provvidenza, e avrebbero cercato di offrirgli il messaggio cristiano.

    Oggi invece le chiese cristiane, dominate dal progressismo, sono diventate i bastioni del relativismo religioso. Gli edifici cristiani vengono lasciati ai musulmani, perché li usino come moschee, mentre alcuni esponenti delle gerarchie cattoliche sono addirittura arrivati a dissuadere i musulmani che vogliono convertirsi al cristianesimo perché sarebbe “troppo pericoloso”: in questo modo abbandonando la stessa ragion d’essere della Chiesa e calpestando la memoria di tutti i martiri cristiani che nel corso dei secoli hanno sfidato enormi pericoli, e sono morti, per testimoniare la loro fede in Gesù Cristo. Per questo motivo, oggi l’Europa offre ai nuovi arrivati solo decadenza culturale, dalla quale gli immigrati vogliono proteggere i propri figli, e vuoto spirituale, che genera solo disprezzo.

    Gli europei non hanno solo perso lo zelo missionario di convertire gli immigrati, ma anche lo zelo di trasmettere la propria eredità culturale ai propri discendenti. Ancora peggio, mancano della volontà stessa di avere discendenti. Rifiutandosi di procreare, gli europei - forse per punirsi da supposte colpe passate - stanno commettendo una sorta di autogenocidio che ha ben pochi paragoni nella storia. Poiché la demografia è la madre di tutte le politiche, osserva Belien, è praticamente certo che l’islam, salvo un miracolo, diventerà la religione dominante in Europa.

    L’Europa deve ritrovare al più presto la volontà di sopravvivere, perché prima o poi la furia islamista si abbatterà sull’Europa e, come spesso ha fatto in passato, cercherà di cancellare ogni vestigia della cultura pre-islamica. Le cattedrali dell’Europa potrebbero seguire lo stesso destino dei grandi Buddha di Bamiyan, demolite dai talebani afghani. Le opere artistiche cristiane potrebbero essere distrutte, perché una fede che vieta la raffigurazione di figure umane considererà sicuramente oltraggiosa l’arte medievale europea, così come i nudi del Rinascimento. Forse, suggerisce Belien, è venuto il momento di pensare seriamente al modo di salvare il maggior numero di tesori culturali europei, spedendoli altrove prima che sia troppo tardi.

    (Articolo tratto da Il Filo a Piombo)

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  2. #2
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    Predefinito

    Mah.... personalmente non credo che l'europa possa morire perchè è GIA' un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Gli esempi che lo dimostrano sono tantissimi.
    Saluti G

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Paleo Visualizza Messaggio
    Chi sta morendo, l’islam o l’Europa, si chiede il direttore del Brussels Journal Paul Belien, in un articolo pubblicato il 20 settembre (”Is Islam Dying? Europe Certainly is”). Il professor Koenrad Elst, uno dei maggiori orientalisti belgi, ha infatti affermato che l’islam è in declino, e che il suo impressionante slancio demografico e militare rappresenterebbe solo l’ultimo colpo di coda. Elst riconosce tuttavia che questo declino può richiedere tempo per concretizzarsi, e che prima di collassare l’islam potrebbe diventare la religione di maggioranza in Europa.

    A sostegno della tesi del prof. Elst si può forse sostenere che il modo ipersensibile con cui gli islamici hanno reagito furiosamente alle inoffensive vignette danesi e alle misurate parole del Papa Benedetto XVI rappresenta un segnale di agonia dell’islam. Se una persona è incapace di tollerare le critiche, comprese quelle più blande, e soprattutto se vede critiche dappertutto, anche dove non ce ne sono, questo è spesso un segno di profonda insicurezza psicologica. Le aggressioni brutali e le manifestazioni di rabbia incontenibile non sono certo comportamenti normali di una persona fiduciosa di sé; piuttosto, sembrano le reazioni di chi è consapevole di essere sconfitto dai ragionamenti a meno che non riesca ad intimidire l’interlocutore riducendolo al silenzio.

    Domenica 13 settembre i fedeli cattolici inglesi, all’uscita dalla Messa celebrata alla Cattedrale di Westminister, sono stati circondati da musulmani cristofobici che urlavano e agitavano cartelli con scritto “Il Papa va all’inferno”, “Benedetto guardati le spalle”, “Possa Allah maledire il papa”, “Gesù è il servo di Allah”, “L’islam conquisterà Roma” e altre minacce del genere. Cosa si deve pensare di questi manifestanti musulmani? Sembrano forse persone sicure di sé?

    L’impressione è che i musulmani non riescano ad adattarsi ad una società aperta e a un mondo globalizzato. In Europa, infatti, la cronaca registra un forte aumento di aggressioni, minacce e intimidazioni da parte di musulmani a propri correligionari, soprattutto donne, accusati di vivere all’occidentale. Il problema è se dobbiamo interpretare questa loro aggressività come una dimostrazione di forza o piuttosto come un segno di intrinseca debolezza, come suggerisce il prof. Elst. Secondo Paul Belien, se è plausibile che l’aggressività sia un modo per nascondere la debolezza e l’insicurezza dell’islam, il rifiuto dell’Occidente di contrastare i violenti e di proteggere le loro vittime è una prova di una debolezza ancor maggiore.

    Si potrebbe ipotizzare che l’intolleranza dei musulmani radicali, perfino quando è rivolta contro i “nemici” occidentali (come il Papa o gli autori delle vignette danesi), sia principalmente intesa a intimidire e terrorizzare le persone che crescono in società e famiglie musulmane, allo scopo di prevenire la loro apostasia. La violenza degli islamisti potrebbe cioè avere come scopo quello di mostrare ai musulmani d’Europa in odor di apostasia che in nessun modo possono contare sull’aiuto e sul sostegno delle autorità dei paesi in cui vivono.

    Può darsi, come dice il prof. Elst, che nella sua fase di declino l’islam sia comunque in grado di conquistare l’Europa entro la fine del XXI secolo, e in questo senso i cartelli mostrati a Westminister con la scritta “L’islam conquisterà Roma” potrebbero essere profetici. Se veramente questo succederà il merito non sarà della forza degli islamisti, ma della estrema debolezza degli europei. Se i musulmani islamizzeranno il vecchio continente senza incontrare ostacoli, gli unici responsabili saranno gli europei stessi.

    Il problema, scrive Paul Belien, è che il cristianesimo nell’Europa occidentale ha virtualmente cessato di esistere. Lo spirito del relativismo secolare nato dall’illuminismo francese ha persuaso l’Europa, comprese le sue chiese, a commettere un suicidio culturale che si sta consumando da due secoli. I sintomi di questo suicidio culturale dell’Europa sono stati il comunismo, il nazionalsocialismo e oggi il relativismo morale.

    L’uomo, osserva Belien, è un essere religioso che ha bisogno di credere in qualcosa di trascendente. Se oggi le chiese cristiane fossero in piena salute e avessero conservato la fede di un tempo si sarebbero impegnate in un’intensa attività di proselitismo, e avrebbero cercato di raggiungere con zelo missionario i milioni di musulmani emigrati in Europa negli ultimi decenni. Avrebbero interpretato l’arrivo delle masse musulmane in Europa come un segno della provvidenza, e avrebbero cercato di offrirgli il messaggio cristiano.

    Oggi invece le chiese cristiane, dominate dal progressismo, sono diventate i bastioni del relativismo religioso. Gli edifici cristiani vengono lasciati ai musulmani, perché li usino come moschee, mentre alcuni esponenti delle gerarchie cattoliche sono addirittura arrivati a dissuadere i musulmani che vogliono convertirsi al cristianesimo perché sarebbe “troppo pericoloso”: in questo modo abbandonando la stessa ragion d’essere della Chiesa e calpestando la memoria di tutti i martiri cristiani che nel corso dei secoli hanno sfidato enormi pericoli, e sono morti, per testimoniare la loro fede in Gesù Cristo. Per questo motivo, oggi l’Europa offre ai nuovi arrivati solo decadenza culturale, dalla quale gli immigrati vogliono proteggere i propri figli, e vuoto spirituale, che genera solo disprezzo.

    Gli europei non hanno solo perso lo zelo missionario di convertire gli immigrati, ma anche lo zelo di trasmettere la propria eredità culturale ai propri discendenti. Ancora peggio, mancano della volontà stessa di avere discendenti. Rifiutandosi di procreare, gli europei - forse per punirsi da supposte colpe passate - stanno commettendo una sorta di autogenocidio che ha ben pochi paragoni nella storia. Poiché la demografia è la madre di tutte le politiche, osserva Belien, è praticamente certo che l’islam, salvo un miracolo, diventerà la religione dominante in Europa.

    L’Europa deve ritrovare al più presto la volontà di sopravvivere, perché prima o poi la furia islamista si abbatterà sull’Europa e, come spesso ha fatto in passato, cercherà di cancellare ogni vestigia della cultura pre-islamica. Le cattedrali dell’Europa potrebbero seguire lo stesso destino dei grandi Buddha di Bamiyan, demolite dai talebani afghani. Le opere artistiche cristiane potrebbero essere distrutte, perché una fede che vieta la raffigurazione di figure umane considererà sicuramente oltraggiosa l’arte medievale europea, così come i nudi del Rinascimento. Forse, suggerisce Belien, è venuto il momento di pensare seriamente al modo di salvare il maggior numero di tesori culturali europei, spedendoli altrove prima che sia troppo tardi.

    (Articolo tratto da Il Filo a Piombo)
    Guarda caso... ieri notte prima di dormire ho fatto una riflessione...
    Mi è venuto in mente una discussione sul cattolicesimo che ho avuto con una mia carissima amica... via mail... lei disse pressapoco: "adesso che la tradizione non ha più importanza e la Chiesa è molto meno forte, alla messa ci andranno i cattolici più 'veri' "... infatti partiva da presupposti dei classici stereotipi laicisti (si andava a messa per mettersi il vestito della festa e per fare nuove conoscenze)... le risposi: "secondo me sei soggetta ai classici pregiudizi anticristiani"...
    Infinita tristezza è quella che ho provato nel constatare come per i non cattolici, i cosiddetti "laici", il cristianesimo non solo non può vantare alcun primato sulle altre religioni, ma per di più non conta nemmeno come religione... infatti ci si dice cattolici senza esserne osservanti... difficile sentir dire "sono ebreo" da un ebreo non osservante, vero? (per non parlare di un musulmano)...
    In poche parole i cattolici non si distinguono più dalla massa che per lo più commisera un cattolico che 'deve' seguire certi precetti, cosicché presso i media i cristiani sono messi alla berlina come dei poveri patetici individui sottomessi... e invece massimo rispetto per qualunque altra religione... potrà sembrare assurdo ma io credo che il rispetto di cui godono l'ebraismo, l'islam (magari più per paura ormai) e l'induismo -tanto per esemplificare con le religioni più diffuse, sia dovuto al fatto che i loro fedeli devono avere un 'look', una 'divisa', per cui il loro 'status' è considerato con maggior dignità. Il cattolico invece, non ha un suo look, anzi deve avere un aspetto molto conforme, anche perché uno stile diverso viene presto guardato con sospetto... L'unico modo che un cattolico ha per distinguersi dalla massa è il comportamento esemplare, non solo mantenendo una condotta di livello uguale a un non cattolico, ma cercando di essere migliore di un non cattolico... è l'unica soluzione per dimostrare loro che il cristianesimo è davvero speciale, che la Chiesa cattolica è davvero il nostro unico rifugio nella disperazione perché il nostro Dio è l'unico dio magnanimo che ci salva e quindi il cattolicesimo -nel mio caso- è l'unica religione amorevole perché ci da la possibilità -attraverso il sacrificio di Gesù Cristo- di vivere in eterno, di sperare nella Vita Eterna.
    Come conseguenza ho davvero provato dolore spirituale per coloro che si rifiutano di convertirsi al cristianesimo che salva... come fanno a vivere quando l'angoscia e la depressione li sovrasta, come accade un po' a tutti?

  4. #4
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Gundam Visualizza Messaggio
    Mah.... personalmente non credo che l'europa possa morire perchè è GIA' un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Gli esempi che lo dimostrano sono tantissimi.
    Saluti G
    Quoto.

 

 

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