Da bravo Tavaroli lo sappiamo che se un'animi pia, liberati dal fardello che ti opprime


Interrogato Tavaroli: riferivo all'ad Buora, non a Tronchetti



«Respingo tutte le accuse, sono innocente su tutti i reati». Ha scelto una linea di difesa senza sfumature Giuliano Tavaroli. Nel primo interrogatorio di fronte ai giudici milanesi dopo il suo arresto per lo scandalo intercettazioni, l´ex manager della sicurezza Telecom, si è limitato a fornire informazioni ai giudici, negando di qualsiasi addebito di reato.

Tavaroli, ex Carabiniere e capo della sicurezza della Telecom non è semplicemente uno dei 21 arrestati nell'ambito dell'inchiesta milanese sulle intercettazioni illegali, ma è considerato la "mente" dell´«associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione di segreto d'ufficio» che, attraverso Telecom con la complicità di appartenenti alle Forze dell'Ordine e affiancato dal suo braccio destro Emanuele Cipriani (titolare della famigerata agenzia investigativa privata Polis d´istinto), avrebbe spiato e schedato centinaia e centinai di cittadini italiani più o meno noti. Dal banchiere Cesare Geronzi (il cui nome emerse durante l´indagine su Abu Omar) all´ex centravanti dell´Inter e della Nazionale Bobo Vieri.

Ai giudici Tavaroli si è limitato a spiegare di aver fornito una «consulenza tecnica, in seguito agli attentati di Londra, richiestagli da Telecom sulla base della sua enorme esperienza antieversione». Infatti, spiegano i suoi avvocati, «anche l'Italia si trovava a rischio attentati e a lui fu chiesta una consulenza, iniziata a fine settembre del 2005 e cessata nel gennaio del 2006». L´ex manager ha inoltre assolto da ogni responsabilità l´ex presidente Telecom Marco Tronchetti Provera, sostenendo che il suo referente era l´ex amministratore delegato Carlo Buora.

Nella giornata di venerdì il gip Paola Belsito e i pm milanesi hanno anche interrogato per circa due ore Emanuele Cipriani. L´ex investigatore della Polis d´Istitnto, secondo i giudici, aveva il suo domicilio nell'abitazione della moglie del figlio di Licio Gelli a Montecarlo. E da lì sarebbero passati 13 milioni di euro poi finiti sui suoi conti fra il Lussemburgo e la Svizzera e ora sequestrati.