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  1. #1
    Marco-Torino
    Ospite

    Thumbs up Perchè l'ccidente merita di morire - grende articolo di Blondet

    Perché l’Occidente merita di morire
    Effedieffe.com
    Maurizio Blondet
    26/09/2006



    Si apprende che l’occupante americano ha finanziato nell’Iraq occupato una campagna anti-fumo (1).
    Pubblicità televisiva e pacchetti con le note scritte «Il fumo uccide», «Fumare in gravidanza nuoce al bambino»: nel Paese che gli americani hanno coperto di uranio impoverito, che fa nascere feti mostruosi, e ammalare di cancri plurimi famiglie intere.
    E dove la truppaglia americana ammazza a casaccio ai posti di blocco, violenta ragazzine in casa, incarcera e tortura in massa, arbitrariamente; dove migliaia di esseri umani vengono trucidati da indecifrabili attentati e milizie private, da una violenza che l’occupante avrebbe il dovere di sedare, e che non vuole controllare affatto.
    La notizia non vuole far ridere; al contrario, segnala il parodistico, il grottesco - ossia il satanico - che reca con sé la civiltà occidentale terminale.
    Nessun Oriente è stato mai pari a questo Occidente in ipocrisia omicida.
    L’orda di Gengis Khan e Tamerlano massacrò a milioni, ma senza pretendere di preoccuparsi della salute delle sue vittime.
    L’America ha speso per la «ricostruzione» dell’Iraq 22 miliardi di dollari: senza riuscire a garantire nemmeno l’elettricità.
    I soldi sono finiti nelle tasche dei profittatori amici del regime statunitense, Halliburton in prima fila.
    I guerrieri della civiltà superiore hanno lasciato saccheggiare il Museo Nazionale di Baghdad nel 2003, partecipando al saccheggio: «Cose che capitano», commentò Rumsfeld.
    Mancano tuttora 14 mila opere d’arte.
    In compenso, soldi venivano dati a «consulenti» americani per esperimenti demenziali e falliti: come fornire l’Iraq, che affondava nel sangue, di una Borsa-valori moderna, tipo Wall Street, ovviamente mai aperta.


    Milioni di dollari sono stati pagati alle più celebri agenzie di PR per «conquistare i cuorie le menti» degli oppressi, avvelenati e senza luce: tutta una serie di video pubblicitari dove «testimonials» musulmani dicevano il loro amore per l’America, e «testimonials» americani il loro amore per l’Islam.
    Ha presieduto a lungo questa operazione-simpatia il giornalista (del Reader’s Digest) Kenneth Tomlinson, un raccomandato di Karl Rove (lo «spin doctor» di Bush) che lo ha messo a dirigere la Voice of America.
    Fino al 30 agosto 2006, quando il raccomandato è finito sotto inchiesta per essersi intascato i fondi stanziati alla bisogna; si è scoperto che questo individuo aveva messo su, dal suo ufficio al Dipartimento di Stato, un business di cavalli da corsa.
    Ora a presiedere alla propaganda verso l’Iraq è Karen Hughes, figlia dell’ultimo gestore americano del Canale di Panama, adulatrice di Bush in articoli e video, ciò che le ha valso la carica ministeriale di sottosegretario per la «Public Diplomacy and Public Affaire»: in questa veste, nel 2005, la signora ha intrapreso un giro nel Medio Oriente dove ha impartito lezioni sui diritti delle donne conculcati dalle società arabe maschiliste.
    Suscitando più che derisione, sgomento.
    I risultati di questi sforzi di relazioni pubbliche sono davanti agli occhi: nel 2003, solo 14 iracheni su 100 sostenevano i ribelli; oggi, 75 su cento.
    Ciò risulta da un sondaggio confidenziale del Pentagono.
    Perché gli occupanti non hanno mancato di portare agli iracheni anche questa gioia preziosa della modernità occidentale: i sondaggi delle loro opinioni, mentre sono massacrati.
    E proprio sulla base di uno di questi sondaggi David Brooks, neocon ed ebreo, editorialista del New York Times, rimprovera gli iracheni per la loro «chiusura mentale». (2)
    Il 93 % degli iracheni ritengono che è meglio avere per leader degli uomini anziché delle donne: «La più alta proporzione nel mondo», deplora Brooks, «gli iracheni resistono visceralmente alle riforme sociali».


    Vi disturberebbe avere un vicino di casa straniero?, hanno chiesto ineffabili i sondaggisti: chissà perchè, il 90% degli iracheni ha risposto sì, contro solo il 9 % degli americani e il 16 % di ogni altra nazione.
    Gli iracheni sono xenofobi, dice Brooks.
    E quali sono i valori che vorreste trasmettere ai vostri figli (beninteso se sopravvivono all’uranio impoverito)?
    Ebbene: gli iracheni rispondono «l’obbedienza» e «la fede religiosa» in proporzione maggiore rispetto alle altre 80 nazioni sondate.
    Lamenta Brooks: troppo pochi iracheni indicano «l’indipendenza» come utile ai loro figli.
    Il sondaggio rivela anche che gli iracheni tendono a fidarsi solo dei membri del loro gruppo etnico-religioso - gli sciiti degli sciiti, i curdi dei curdi, i sunniti dei sunniti.
    «Questa solidarietà interna al gruppo sociale è senza precedenti, si vede qui l’effetto corrosivo della dittatura di Saddam», commenta Brooks.
    Aggiunge il giudeo-con: scandalosamente dopo la «liberazione» gli iracheni, anziché più secolarizzati, sono diventati «più religiosi, in modo sorprendente».
    Conclusione di Brooks: «Gli iracheni sono come tartarughe ritiratesi nella loro corazza. Sospettosi verso gli estranei, intolleranti, attaccati ferocemente alla famiglia e alla tradizione».
    Questa tirata moralista ovviamente serve a preparare lo scarico di coscienza inevitabile, e radicalmente americano: il disastro è colpa degli iracheni.
    Non sono aperti al nuovo

    E’ un vero peccato che Benedetto XVI legga più Manuele Paleologo che le notizie d’attualità come queste, che i suoi servizi interni potrebbero fornirgli: sentirebbe l’alito dell’Anticristo dei nostri tempi, che oggi si riconosce meglio sull’informazione quotidiana.
    E potrebbe constatare che questo alito ha un odore «cristiano»: vi si sente l’ipocrisia dei devoti protestanti USA, quella dei devoti lettori della Bibbia che vendettero coperte infettate di vaiolo ai pellerossa.
    E’ uno stato della coscienza che è quasi impossibile tradurre - self-righteousness, «il sentirsi dalla parte della ragione» - che oggi continua ancor più velenoso nei seguaci dei telepredicatori, nei milioni di «cristiani rinati» che seguono Bush gioiosi nell’Armageddon.
    A loro, a questi estremi occidentali che parlano di «Jesus» e agitano la Torah, il Papa potrebbe applicare la parte migliore della sua lezione di Regensburg,e che ha in qualche modo diretto ai musulmani: «Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio».
    E’ a loro, ai cristiani rinati, che va diretto il rimprovero.
    A questi occidentali che lanciano campagne anti-fumo nel Paese che hanno condannato alla morte radioattiva, che allestiscono la Borsa sulla loro rovine.
    E questo Occidente idiota è inemendabile. Un generale americano di cui non ricordo il nome, quando gli Usa entrarono in Vietnam, rifiutò il consiglio di studiare le strategie militari dei francesi in Indocina: adducendo che i francesi avendo perso, non avevano niente da insegnare agli americani.
    Il risultato è agli atti della storia.


    Questo Occidente irrazionale, stupido e malvagio merita di morire.
    Lo dico a quei lettori che ancora e ancora - offensivamente, infine - mi tacciano di filo-islamismo. Ripercorro alcune delle loro offensive obiezioni.
    C’è un piano dell’Islam per convertirci in massa, noi occidentali, e «con la spada».
    Non può esserci un «piano», perché non c’è una guida unitaria dell’Islam che lo abbia concepito, anzi non c’è «un» Islam ma tanti, nazionali, in lotta tra loro.
    Ma se anche fosse - e certo gli immigrati quando saranno molti e troppi proveranno, loro credenti, a convertire alla loro fede noi kafir - «da che cosa» ci convertiranno?
    Non «dal» cristianesimo, non dalla vera fede.
    Pretenderanno di convertirci dalle discoteche dove i nostri ragazzi bevono in una sera 300 euro di vodka e le nostre figlie sedicenni «fanno gare di sesso orale» nei cessi (come ha rivelato un’inchiesta de La Padania, giustamente titolata «I nostri figli sono dei mostri»), senza contare le «paste» (pasticche di ecstasys) consumate, e l’Lsd.
    Uno dei «nostri ragazzi» spiega come avviene: una ragazza sconosciuta, nel buio, ti bacia in bocca e ti mette in bocca una «pasta»; la sera dopo la cerchi, e lei non ti bacia più, ti porta dal suo ragazzo spacciatore.
    Da questo ci convertiranno gli islamici?
    Perderemo queste vette della nostra civiltà?
    Ci vieteranno «L’isola dei famosi», la pubblicità sporca e ignobile, la strumentalizzazione sessuale delle donne?
    No, per Gesù, dobbiamo lottare: andiamo a morire per la globalizzazione, il Fondo Monetario, il livello dei consumi edonistici da quattro soldi!
    E il telefonino, non dimentichiamo!


    Ma sento l’altra domanda offensiva di quei miei lettori: Blondet non ammette che l’Islam sia una religione falsa.
    Blondet non è cristiano.
    Provo, offeso, a rispondere ancora una volta.
    Falsa è una religione che chiude i canali della grazia: in questo senso, è radicalmente falso il protestantesimo, il luterano «Sola Scriptura» e «sola fide», fede (self-righteous) senza le opere: pecca fortiter sed crede fortius, come predicava Lutero.
    Ancor più falsa la sua ultima incarnazione, il protestantesimo americanista demente e feroce.
    Queste sì chiudono i canali di grazia, perdono l’uomo e la sua anima.
    E questa religione falsa e omicida, satanica, è «nostra», è «occidentale», si proclama perfino cristiana.
    E ne abbiamo anche un’altra, di falsa: la religione pubblica della Shoah, a cui anche il Papa ha bruciato il grano d’incenso.


    Quanto all’Islam, non riconosce la divinità di Cristo, né la sua resurrezione.
    Come non la riconosce né conosce il buddhismo.
    Esiterei a concluderne che per questo chiudano i canali della grazia, vista la testimonianza millenaria di asceti e santi uomini - la cui assenza brilla invece nelle pseudoreligioni luterane, che produce solo ipocriti e Rockefeller.
    Sarebbe come dire che Gesù, il Salvatore, inganna e condanna persone che onestamente obbediscono alla fede che hanno conosciuto dai genitori - persone che digiunano, che fanno l’elemosina, che vivono la rinuncia e la generosità.
    Ne ho conosciuti.
    Non posso credere che la Misericordia li abbia tratti in una trappola eterna.
    L’Islam, del resto, non considera la fede cristiana né quella ebraica false: le considera incomplete e corrotte, fedele alla comune radice di Abramo.
    Per questo ebrei e cristiani hanno potuto vivere nelle società islamiche per secoli, indisturbati, prima della presente polarizzazione di cui noi occidentali siamo responsabili.
    Stranamente, l’Islam è in questo meno «integralista» di molti miei lettori cattolici: cattolici schematici, che estraggono una precettistica di pronto intervento anzichè la ragione consigliata da Papa Benedetto a Regensburg.
    A mio parere, questi cattolici con lo shema in testa sorvolano su (ha detto il Papa) «quel Dio che si è mostrato come logos, e come logos ha agito ed agisce pieno di amore in nostro favore».
    In quanto credenti nel Dio-logos, siamo obbligati a «pensare», e a pensare anche l’Islam - ora che lo abbiamo a contatto - in modo non schematico.
    Come lo ha pensato Dio.


    Perché Dio l’ha pensato.
    E’ nella Scrittura, nell’episodio in cui Abramo scaccia nel deserto Ismaele, suo figlio legittimo e primogenito, con la sua madre, Agar la schiava.
    Un angelo appare ai due, che stanno morendo di sete, e promette a nome di Dio: «Anche di te farò un grande popolo, perché anche tu sei seme di Abramo».
    Molti secoli dovevano passare, ma la promessa è stata mantenuta: Maometto e il suo Corano hanno fatto dei discendenti di Ismaele, gli arabi, un grande popolo.
    «Tu sarai come onagro nella steppa, le mani tue contro tutti i tuoi fratelli, le mani dei fratelli contro di te».
    Destino di guerra perpetua, ostinata, un popolo di testa dura ed ossa forti come l’onagro, l’asino selvatico, che morde.
    «A voi è prescritta la guerra, sia che vi piaccia, sia che vi dispiaccia», ripetè Maometto.
    Ecco, l’hai detto: la guerra santa è il nucleo dell’Islam, l’Islam ci aggredisce…
    Ma questo è cedere alla propaganda, alla «guerra di percezione», che hanno scatenato contro di noi i malvagi occidentali: la propaganda di cui siamo vittime in parte volontarie, perché non ci chiude così totalmente da impedirci di vedere la realtà.
    E la realtà è che l’Islam è aggredito.
    In questo momento storico, è la sola religione che sia sotto attacco bellico «in quanto religione», da parte delle sataniche armi americane.
    Due nazioni sono sotto occupazione militare, una terza - il Libano - è distrutta, altre due - Siria e Iran - sono minacciati ogni giorno, dalla Casa Bianca e da Israele, di bombardamento atomico.
    «Ma l’Indonesia ha condannato a morte tre cattolici, nonostante l’appello del Papa».


    Vogliamo provare, con la ragione, a metterci per un attimo nei loro panni?
    Facciamo un esperimento mentale, come il logos consente: poniamo che un regno cristiano condanni tre musulmani per aver partecipato a disordini e omicidi inter-religiosi; e immaginiamo che il Gran Muftì, o l’ayatollah Kathami (3), ne chieda, ne esiga l’assoluzione non in quanto «innocenti» (non lo sono) ma in quanto «musulmani».
    Non protesteremmo?
    Non diremmo che questi musulmani integralisti si impicciano degli affari nostri?
    Che pretendono di essere esentati dalle nostre leggi? (4)
    Gli esercizi mentali potrebbero continuare.
    Non so se fino al punto di pensare dell’Islam quel che ogni islamico - se non è in malafede - è tenuto a pensare di noi cristiani: non idolatri, ma popolo del Libro, aderente a una fede forse imperfetta, solo parzialmente vera, ma non falsa.
    Forse è troppo, lo so, ma sarebbe un passo avanti.
    La storia di Agar e Ismaele però sembra suggerirmi che Dio ha voluto l’Islam, che gli abbia dato una missione.
    Che ci sia in questa faccenda di sangue un compito misterioso - tre religioni, ciascuna delle quali ha al centro una pietra sacramentale (la nostra è di carne); ciascuna discendente da Abramo e dalla rivelazione che ricevette - e storicamente nemiche.
    C’è qui una volontà di Dio, misteriosa, da comprendere?
    Non so.
    Ma forse, troppo facilmente pensiamo che Cristo sia cristiano.
    Una cosa è certa: che non lo è al modo di Bush e dei suoi pentecostali rinati, self-righteous, che diffondono il vaiolo vendendo coperte a coloro che perseguitano, che dedicano campagne anti-fumo a coloro che sterminano.



    Solo il sospetto che i musulmani stiano soffrendo oggi per un compito affidato loro da Dio, che versino il sangue per impedire che la prima «roccia» - la roccia di Abramo, protetta dalla Moschea d’Oro in Gerusalemme - venga profanata dal rinnovato rito ebraico dell’agnello (l’ultimo Agnello è stato sacrificato, per noi) dovrebbe almeno farci esitare nei giudizi di condanna.
    Ma anche se rifiutiamo l’idea che i musulmani abbiano un compito - spina e mistero nella storia - non ci basta, come cattolici, che i loro bambini siano ammazzati?
    Bruciati col fosforo, senza alcuna pietà, in quanto credenti alla loro fede, da un potere invincibilmente superiore in armi, insensato e stupido e senza scrupoli?
    Non ci pare un segnale abbastanza evidente?
    Negare loro solidarietà e aiuto, siamo sicuri che sia ciò che Cristo ci ha imposto?

    Maurizio Blondet

    Note
    1) Frank Rich, «Stuff happens again in Baghdad», Herald Tribune, 25 settembre 2005.
    2) David Brooks, «The closing of a nation», New York times, 25 settembre 2006.
    3) A proposito: pochi sanno, nella civiltà superiore dell’Occidente, che l’ayatollah Kathami è uno studioso di Alexis de Tocqueville, ed ha tradotto in pharsi «La democrazia in America». non si sa perchè non si deve sapere. Israele ci ha addestrato a vedere in ogni musulmano un bruto ignorante e irrazionale, che capisce solo il bastone.
    4) Il problema dell’Indonesia non è l’Islam. E’ il problema di un arcipelago di 18 mila isole, abitate da 210 milioni di uomini di centinaia di etnie, religioni e razze diverse, che parlano 300 lingue e che non sono una nazione; tenute insieme con la forza da una casta militare senza scrupoli, che utilizza gli odii razziali e religiosi per mantenere il potere di Giakarta. Così, almeno, dovrebbe riflettere un cattolico se ascoltasse il Papa e usasse la ragione, anziché i clichè della propaganda chiamata giornalismo.

  2. #2
    Marco-Torino
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    ho errato il titolo, moderatoriiii me lo correggete?
    Gracias

  3. #3
    email non funzionante
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    Stupendo Blondet
    Come sempre

  4. #4
    Saloth Sâr
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    Già postato da Codino e Isoroku però.

  5. #5
    Saloth Sâr
    Ospite

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    "...Non so se fino al punto di pensare dell’Islam quel che ogni islamico - se non è in malafede - è tenuto a pensare di noi cristiani: non idolatri, ma popolo del Libro, aderente a una fede forse imperfetta, solo parzialmente vera, ma non falsa.
    Forse è troppo, lo so, ma sarebbe un passo avanti.
    La storia di Agar e Ismaele però sembra suggerirmi che Dio ha voluto l’Islam, che gli abbia dato una missione.
    Che ci sia in questa faccenda di sangue un compito misterioso - tre religioni, ciascuna delle quali ha al centro una pietra sacramentale (la nostra è di carne); ciascuna discendente da Abramo e dalla rivelazione che ricevette - e storicamente nemiche.
    C’è qui una volontà di Dio, misteriosa, da comprendere?
    Non so.
    Ma forse, troppo facilmente pensiamo che Cristo sia cristiano.
    Una cosa è certa: che non lo è al modo di Bush e dei suoi pentecostali rinati, self-righteous, che diffondono il vaiolo vendendo coperte a coloro che perseguitano, che dedicano campagne anti-fumo a coloro che sterminano.



    Solo il sospetto che i musulmani stiano soffrendo oggi per un compito affidato loro da Dio, che versino il sangue per impedire che la prima «roccia» - la roccia di Abramo, protetta dalla Moschea d’Oro in Gerusalemme - venga profanata dal rinnovato rito ebraico dell’agnello (l’ultimo Agnello è stato sacrificato, per noi) dovrebbe almeno farci esitare nei giudizi di condanna.
    Ma anche se rifiutiamo l’idea che i musulmani abbiano un compito - spina e mistero nella storia - non ci basta, come cattolici, che i loro bambini siano ammazzati?
    Bruciati col fosforo, senza alcuna pietà, in quanto credenti alla loro fede, da un potere invincibilmente superiore in armi, insensato e stupido e senza scrupoli?
    Non ci pare un segnale abbastanza evidente?
    Negare loro solidarietà e aiuto, siamo sicuri che sia ciò che Cristo ci ha imposto? "

    Rispondete !!!

    O almeno provateci.

  6. #6
    SatanFascista
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    Uno dei migliori post di sempre questo di Blondet , da incorniciare perchè riconoscere i propri sbagli , anche quelli della tua parte politica , della tua famiglia e della tua patria , quella che si chiama onestà intellettuale , è la spia della vera superiorità civica e dell'anima , solo dopo aver fatto questo sei legittimato a passare all'attacco , un vero uomo non è il bamboccio che si considera sempre dalla parte della ragione.
    Purtroppo ha tracciato sitenticamente un quadro del terribile declino che ha raggiunto la nostra civiltà , preda del nichilismo , del sessismo e del consumismo , solo una grande krisis ci salverà.

    La guerra all'Islam la può fare solo una nazione seria ed onesta , per proselitismo , per ricacciare i beduini in Arabia ma non un paese di ebrei e ipocriti mercanti come gli USA , non sono legittimati assolutamente , poi ovvio loro dell'etica se ne fottono.

    Ma il tempo sarà giudice..

  7. #7
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    Col cuore do ragione al 100% a Blondet.
    Con la testa mi soffermo un attimo e penso che ha ragione su molte cose ma che la realtà è complessa e che non va trascurato il fatto che anche l'Islam ha i suoi "protestanti", peraltro lautamente foraggiati e armati proprio dagli americani.
    Sono passati già sette anni dalla guerra in Jugoslavia (anche lì è stato usato l'uranio impoverito), ma in me ne è ancora troppo vivo il ricordo (e il rancore) per poter sul serio credere che gli americani e gli ebrei stiano facendo una guerra all'Islam.

  8. #8
    Marco-Torino
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    zu zu zu

  9. #9
    Mujâhid_Jihâd
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    COME IL GIUDAISMO MONDIALE HA SCATENATO LA GUERRA D'AGGRESSIONE IMPERIALISTA DEGLI STATI UNITI ALL'ISLAM

    -di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" da Haret Hreik (Beirut) Libano.


    del 12 febbraio 2006

    L'attuale situazione di conflittualità internazionale - determinata dalle avventure imperialistiche della superpotenza statunitense in Afghanistan e Iraq - nasce sotto il segno inequivocabile della volontà di dominio sionista.
    Avevamo già avuto occasione di rilevare (si veda il nostro "Iraq 2003: la seconda guerra giudaica contro Saddam Hussein" edizioni "Effepi" di Genova) che la direzione di marcia imposta dalla sgangherata politica estera dell'attuale amministrazione statunitense risultava oggettivamente funzionale alle direttive strategiche delle potenti lobbies ebraiche e ai piani di dominio regionali della potenza nucleare israeliana.
    In occasione della crisi dell'estate 1990 , durante i sei mesi che precedettero la prima aggressione mondialista all'Iraq ba'athista , l'allora presidente americano George Herbert Walker Bush aveva indicato nell'avvento di un nuovo ordine mondiale l'obiettivo terminale delle mire strategiche mondialiste.
    Alla falsa contrapposizione Est-Ovest si sostituiva la nuova strategia di accerchiamento che l'Occidente - uscito vittorioso dal confronto con i regimi del 'socialismo reale' dell'Europa Orientale - prevedeva inevitabile nei confronti del nuovo nemico: il mondo islamico.
    Un autorevole esponente dei circoli mondialisti , Thierry de Montbrial - membro del massonico Club "Le Siècle" , presidente dell'Istituto d'Affari Internazionali francese (I.F.R.I.) nonché affiliato ai mondialisti "Bildeberg Group" e "Trilateral Commission" - poteva così dichiarare: " …una coorte di pensatori ci indica oggi il nuovo nemico: il nuovo nemico è il Terzo Mondo. Multiforme, ha tuttavia un nocciolo duro, l'Islam".
    L'entità sionista - in quel periodo alle prese con la lunga guerra interna di logoramento al quale l'aveva costretto la rivolta delle pietre della popolazione palestinese (Intifadah) - non rimase certamente alla finestra di fronte all'eventuale scatenamento di un conflitto nell'area del Golfo. Le sue mire strategiche del resto avevano da anni individuato nell'Iraq il principale bastione del nazionalismo arabo e - fin dal 1981 con l'attacco al reattore nucleare di Tammuz 1 - l'aviazione israeliana non aveva perso tempo a ridurre le capacità tecnologiche militari del regime iracheno.
    Ariel Sharon , allora ministro della difesa , aveva dichiarato fin dai primi anni ottanta: La sfera di interesse strategico di Israele deve essere allargata fino ad includervi negli anni Ottanta paesi come la Turchia, Iran e Pakistan e aree come il Golfo Persico e l'Africa."
    Il nuovo ordine mondiale che Washington voleva edificare divenne il leit-motiv della stampa internazionale : "l'invasione del Kuwait è uno di quei momenti che indicano l'ingresso in una nuova era" aveva dichiarato trionfalmente il 5 settembre 1990 il segretario di Stato americano James Baker.
    Gli facevano eco numerose altre voci: Brent Scowcroft - altro elemento affiliato alla Trilateral Commission e al Council on Foreign Relations - dichiarava , al Business Week , il 16 settembre successivo che "Assistiamo senza dubbio all'emergere di un nuovo ordine mondiale".
    "E' certamente in nostro potere determinare un rinascimento , creare una nuova Onu per una nuova era internazionale" riecheggiava Boutros Ghali allora segretario generale delle Nazioni Unite (occorre ricordare che questo cristiano coopto egiziano 'è sposato ad una israelita e appartiene alla massoneria di ramo anglo-statunitense?)
    La guerra d'aggressione mondialista contro l'Iraq venne vinta in una quarantina di giorni, l'offensiva terrestre per la liberazione del Kuwait non durò più di settantadue ore, i marines del generale ebreo Norman Schwarzkopf respinsero le scalcinate truppe irachene al di là della frontiera provocando una autentica carneficina nel deserto compreso tra il confine kuwaitiano e Bassora (il numero iracheno di vittime non è mai stato completamente accertato perché a migliaia i soldati di Saddam Hussein furono sepolti vivi nella sabbia dall'avanzata dei buldozer e dei corazzati statunitensi).
    Dodici anni più tardi l'America , sospinta dalla lobby ebraica mondiale , ha scatenato una nuova guerra d'aggressione contro l'Iraq questa volta decisa ad andare fino in fondo e a regolare vecchi e nuovi conti con il Rais di Baghdad.
    L'offensiva lanciata dagli anglo-americani il 20 marzo 2003 ( dopo un decennio di nuove aggressioni dalla Somalia ad Haiti, dalla Yugoslavia all'Afghanistan ) segnava uno spartiacque nella storia delle relazioni tra Occidente e mondo arabo e musulmano e coincideva (…non certo per 'caso'..) con la festività ebraica del Purim che ricorda il massacro di settantacinquemila arabi e persiani nell'Impero di Persia di re Assuero .
    Il regime ba'athista veniva disintegrato in poche settimane e i vertici del Partito Ba'ath , delle Forze Armate irachene e del Governo braccati e costretti alla latitanza (nascerà in quei giorni primaverili l'imbecille idea del 'mazzo di carte' dei ricercati…ma tant'è stiamo parlando degli americani e la cosa non deve affatto sorprenderci).
    Mentre il mondo arabo subiva umiliato una cocente sconfitta e i mass media mondialisti in servizio permanente effettivo lanciavano osanna alla nuova vittoria americana che ridisegnava il volto e gettava le basi per l'esportazione della democrazia nel Vicino Oriente si cominciava , fin dalle prime settimane dopo la caduta della capitale irachena, a capire che qualcosa non 'quadrava'.
    Nasceva in quell'aprile 2003 la Resistenza Irachena un eterogenea e vasta galassia di movimenti e organizzazioni islamiche e nazionaliste che si opponevano all'occupazione anglo-americana e che avrebbe cominciato a produrre i suoi effetti devastanti mediante attacchi kamikaze sempre più micidiali contro i convogli militari, le basi e le sedi diplomatiche.
    Nella guerra del tutti contro tutti operava anche bande di mercenari, banditi e elementi dell'organizzazione radicale di stampo wahabita di Al-Qaeda legata all'ormai celeberrimo Osama bin Laden e al suo vice l'egiziano al Zahawiri. La Guerriglia Irachena avrebbe condotto da allora e fino ad oggi una inesauribile guerra di logoramento che porterà - dopo qualche entusiasmo iniziale di troppo - numerosi governi alleati a Washington al ritiro dei loro contingenti dal perimetro geopolitico iracheno trasformatosi rapidamente in un vero e proprio mattatoio.
    Nell'ottobre 2004 l'Onu varava la risoluzione 1559 per il completo ritiro delle truppe siriane del Libano e per il disarmo di tutte le milizie presenti nel paese dei cedri. Un autentica spada di Damocle veniva così posta sulla testa del governo ba'athista di Damasco il quale - dopo l'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri avvenuto nel giorno di San Valentino del 2005 nel cuore di Beirut - era costretta al ritiro (dopo ventisette anni) delle proprie truppe e dei propri servizi d'informazione.
    La Siria veniva indicata da Washington come responsabile dell'assassinio di Hariri nonché di sostenere militarmente gli insorti iracheni. Accuse che Damasco respingeva al mittente. La pressione internazionale (America, Francia, Onu) cresceva montava all'interno del Libano dove una sedicente opposizione nazionale cavalcava l'onda dei moti popolari e radunava sotto un'unica bandiera le componenti maronite e sunnite, druse e laiche di quella fazione uscita sconfitta dal conflitto civile. Gli sciiti di Hezb'Allah e Amal facevano fronte comune nei mesi terribili degli attentati e delle autobombe (primavera-estate scorsa) riuscendo a presentare una lista elettorale unitaria che stravinceva le elezioni nel sud del paese e nella regione della Beka'a assicurando una cospicua rappresentanza parlamentare (34 deputati su 120). Successivamente Hezb'Allah e 'Amal partecipavano ad un Governo di Unità Nazionale assieme ai rappresentanti del Partito Socialista Progressista del druso Walid Jumblatt, dei partiti maroniti delle Forze Libanesi e della vecchia Falange e del Movimento Future diretto dal figlio dell'ex premier Rafiq Hariri.
    L'obiettivo di questa strategia a tenaglia delle forze della sovversione e del disordine mondiale era chiaro: imporre il disarmo del movimento sciita di Resistenza Islamica legato al partito di Dio (Hezb'Allah) , premere sul governo siriano per un cambiamento ai vertici dello stato totalitario creato da Hafez el Assad nei primi anni settanta e individuare nella Repubblica Islamica dell'Iran l'ultimo "nemico della pace" accusando Teheran di rincorrere l'arma nucleare.
    Non ci dilunghiamo in analisi relative alla situazione attuale: l'Iran in data 31 Gennaio 2006 è stata infine deferita al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dai cinque membri permanenti e la situazione - dopo il voto di dicembre - non sembra essere sostanzialmente mutata nel vicino Iraq.
    Da un lato l'America si ostina a non riconoscere che la pacificazione dell'Iraq è un evento attualmente impensabile , dall'altro Washington prepara sapientemente la regia per una nuova guerra di aggressione contro la Repubblica Islamica la quale non ha accettato di essere inclusa all'interno di un "asse del male" partorito dalla fervida immaginazione dell'opinionismo stupido americano.
    Gli eventi futuri del Vicino Oriente costituiranno il banco di prova di tutte quelle componenti che si oppongono alla dittatura unica del Neoliberismo di Mercato, all'instaurazione di un Governo Mondiale Sionista e alla superpotenza dell'Imperialismo statunitense.
    Dipende essenzialmente dal confronto Usa-Iran lo sviluppo futuro delle relazioni internazionali. La recente vittoria elettorale del movimento di resistenza islamica di Hamas nelle legislative palestinesi ha confermato che l'Islam Rivoluzionario e Tradizionalista non ha abbassato la guardia e non intende disarmare dinanzi ai proclami roboanti e alle sirene della democratizzazione manu militari dell'area che vorrebbero le centrali di potere mondialiste.
    In Palestina come in Libano , in Iraq come in Iran si giocherà la partita finale ….e non è detto che - 'anche' stavolta .- i conti torneranno agli apprendisti stregoni del Sionismo e del Mondialismo.
    I movimenti di Resistenza Islamica sono schierati al lato della Repubblica Islamica dell'Iran perché vedono nella teocrazia sciita iraniana il solo baluardo politico, religioso, militare e culturale capace di arginare l'influenza e l'espansionismo occidentale.
    Hamas e Jihad Islamica palestinesi hanno da tempo dichiarato il loro rifiuto a qualsiasi accordo di pacificazione con l'entità sionista e confermato la loro volontà di proseguire le azioni di resistenza per la liberazione della Palestina. I movimenti laici e nazionalisti palestinesi hanno costantemente riaffermato che non potrà esserci alcuna pace contro i nemici storici che continuano la loro occupazione criminale della Terrasanta. A Damasco e a Beirut i capi delle fazioni islamiche e nazionaliste della Resistenza Palestinese hanno invitato i fratelli ed il popolo palestinese a rilanciare la sollevazione nazionale dell'Intifadah colpendo il nemico sionista. In Libano Hezb'Allah e la Resistenza Islamica sono da anni pronte al redde rationem contro "Israele" che continua ad occupare le fattorie di She'eba. La Siria ha rifiutato qualsiasi pressione straniera e Damasco è allineata con Teheran in questo fronte di resistenza. L'Iran del presidente Mahmood Ahmadinejad è coerente con i postulati fondamentali della Rivoluzione Islamica dell'Imam Khomeini e rilancia la sua sfida all'Occidente (rifiutando intromissioni e provocazioni nei suoi affari interni e denunciando la politica dei due pesi e delle due misure adottata dall'Onu e dalle nazioni imperialiste sul contenzioso nucleare …mentre l'opinione pubblica viene insistentemente lanciata contro Teheran tutti i principali mass media ignorano l'arsenale nucleare israeliano per il quale non fanno alcun scalpore neanche le nuove rivelazioni dell'ex tecnico della base di Dimona , il dr. Vanunu , che venne rapito vent'anni or sono da agenti del Mossad ed è stato incarcerato dalle autorità sioniste per un ventennio).
    Mentre il mondo segue con apprensione l'evoluzione di questi eventi internazionali e assiste spesso impotente a qualche nuova azione terroristica che serve per incitare gli animi contro l'Islam e i musulmani anche la partecipazione della nazionale iraniana al prossimo campionato mondiale di calcio sembra rappresentare un problema.
    Questa è la Lex Judaica che regna nell'Occidente delle democrazie e del parlamentarismo ipocrita. La legge imposta dalla Sinagoga Mondialista che intende scatenare una Guerra Globale contro l'Islam rivoluzionario e rovesciare la Repubblica Islamica dell'Iran che di esso è il supremo referente. ….vedremo se è 'vero'…

    DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI - Dir. Resp. "ISLAM ITALIA"

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    Citazione Originariamente Scritto da Marco-Torino Visualizza Messaggio
    Perché l’Occidente merita di morire
    [...]
    Questo Occidente irrazionale, stupido e malvagio merita di morire.
    Lo dico a quei lettori che ancora e ancora - offensivamente, infine - mi tacciano di filo-islamismo. Ripercorro alcune delle loro offensive obiezioni.
    C’è un piano dell’Islam per convertirci in massa, noi occidentali, e «con la spada».
    Non può esserci un «piano», perché non c’è una guida unitaria dell’Islam che lo abbia concepito, anzi non c’è «un» Islam ma tanti, nazionali, in lotta tra loro.
    Ma se anche fosse - e certo gli immigrati quando saranno molti e troppi proveranno, loro credenti, a convertire alla loro fede noi kafir - «da che cosa» ci convertiranno?
    Non «dal» cristianesimo, non dalla vera fede.
    Pretenderanno di convertirci dalle discoteche dove i nostri ragazzi bevono in una sera 300 euro di vodka e le nostre figlie sedicenni «fanno gare di sesso orale» nei cessi (come ha rivelato un’inchiesta de La Padania, giustamente titolata «I nostri figli sono dei mostri»), senza contare le «paste» (pasticche di ecstasys) consumate, e l’Lsd.
    Uno dei «nostri ragazzi» spiega come avviene: una ragazza sconosciuta, nel buio, ti bacia in bocca e ti mette in bocca una «pasta»; la sera dopo la cerchi, e lei non ti bacia più, ti porta dal suo ragazzo spacciatore.
    Da questo ci convertiranno gli islamici?
    Perderemo queste vette della nostra civiltà?
    Ci vieteranno «L’isola dei famosi», la pubblicità sporca e ignobile, la strumentalizzazione sessuale delle donne?
    No, per Gesù, dobbiamo lottare: andiamo a morire per la globalizzazione, il Fondo Monetario, il livello dei consumi edonistici da quattro soldi!
    E il telefonino, non dimentichiamo!
    [...].
    Grande!

 

 
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