Domani, mertedì 26 settembre, la Commissione europea si pronuncerà sull’adesione di Bulgaria e Romania dal primo gennaio 2007.
Il via libera sembra scontato, ma sarebbe l’ultimo. Il processo di allargamento potrebbe conoscere una lunga fase di interruzione. La conferma viene dalle dichiarazioni di José Manuel Barroso, secondo cui «sarebbe imprudente intraprendere l’adesione di altri Stati membri all’Ue, oltre a Bulgaria e Romania, prima di aver risolto la questione costituzionale».
«Con la struttura attuale - ha spiegato Barroso in una conferenza stampa congiunta con il premier francese, Dominique de Villepin, con il quale ha avuto un colloquio - ci sono limiti di assorbimento».La questione costituzionale, ha aggiunto Barroso, «diventa sempre più importante, per aver un progetto che funziona abbiamo bisogno dell’impegno di tutti quelli che vi partecipano. Non possiamo continuare ad allargare senza chiarire la questione istituzionale».
Domani, al Parlamento europeo di Strasburgo, la Commissione europea si pronuncerà definitivamente sulla loro data di adesione alla Ue. L’adesione potrebbe arrivare dal primo gennaio 2007, a delle condizioni rigorose, addirittura con la possibilità di una sospensione di un quarto dei fondi della Politica agricola comune (Pac). Secondo la bozza citata dalla Bbc, il rapporto Ue elencherà sei "benchmark" per la Bulgaria e quattro per la Romania: si tratta di traguardi specifici che i due Paesi dovranno raggiungere per evitare che le "clausole" entrino in funzione. Sofia, per esempio, deve adottare gli emendamenti costituzionali che eliminano ogni incertezza sull’indipendenza della magistratura, e misure più incisive contro la corruzione ad alto livello, nelle amministrazioni locali e ai controlli di frontiera e una nuova "strategia" contro la criminalità organizzata e il riciclaggio di denaro. Bucarest, dal canto suo, è invitata a varare l’Agenzia di sorveglianza sugli stipendi dei funzionari pubblici, passo che Rehn e Frattini hanno direttamente sollecitato due settimane fa con una lettera alle autorità romene. Entrambe i Paesi rischiano di essere esclusi temporaneamente dal mandato d’arresto europeo e di vedere non riconosciute le sentenze della propria magistratura. Destano inoltre preoccupazione le condizioni fitosanitarie, che indurranno l’esecutivo Ue a mantenere il divieto di importazione di carne suina. La misura più severa in ogni caso è il taglio dei fondi agricoli riservati a Bulgaria e Romania se le carenze amministrative nella loro gestione non saranno risolte entro il 31 marzo 2007. Tra i due Paesi, la Bulgaria appare più in ritardo con le riforme previste, soprattutto per rimettere a posto il sistema amministrativo e nella lotta alla corruzione.


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