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    Predefinito La Spezia: al largo il nuovo sommergibile S. Todaro

    Dopo quattro mesi d'intensa attività di collaudo, grazie al lavoro sinergico delle maestranze Fincantieri e dall’Equipaggio designato, il nuovo sommergibile lanciamissili S. todaro, è a tutti gli effetti in forza alla marina Militare Italiana.

    Simbolo dell'avanguardia tecnica dell'industria marittima nazionale, il sommergibile, montato dal primo all'ultimo pezzo dalla divisone Navi Militari di Fincantieri, è pronto a prendere il largo e a portare un pezzo d'Italia negli abissi più profondi degli oceani.




  2. #2
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    SALVATORE TODARO
    Salvatore Todaro nacque a Messina nel 1908 [...] Fin dalla giovinezza si riscontrano in lui tratti che lo avvicinano a Tesei. Un suo compagno di corso, Walter Ghetti, così ne parla: “Todaro era differente da noi, non solo per alcune peculiarità, come la pratica dello yoga, il non mangiare mai carne, il carattere chiuso e un po’ melanconico; tuttavia, provammo per lui una grande amicizia, malgrado questo essere differente, che era superiorità: probabilmente perché lo sentivamo sincero [...] Divenuto sottotenente di vascello, Todaro aspirò a far parte del reparto aerosiluranti e nel ’31 lo troviamo nella 187° Squadriglia Idrovolanti Elmas. Ma il 27 aprile del ’33 un incidente a Cadimare (La Spezia) gli provocò una grave contusione della colonna vertebrale che lo costrinse a portare un busto per tutta la vita e a rinunciare al volo. Ciò nonostante volle rimanere in servizio [...] egli comunicò ai suoi compagni più cari una triste profezia: “Io morirò in guerra – disse – ma non da sveglio. Sarò ucciso mentre starò dormendo” [...] Nel 1936, con il grado di tenente di vascello, Todaro iniziava il suo tirocinio di sommergibilista come ufficiale in seconda sul “Colonna”, partecipando dal ’36 al ’39 alla guerra di Spagna; dal ’37 come comandante [...] Severo ed affettuoso ad un tempo, Todaro era idolatrato dai suoi uomini. Lenzi testimonia che ad ogni partenza del suo sommergibile si scoprivano dei clandestini a bordo, marinai che anelavano a far parte del suo equipaggio. I suoi marinai lo chiamavano affettuosamente “Mago Bakù” (un nome che veniva da un giornale umoristico dell’epoca), per le sue qualità sapide di magia [...] L’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale colse Todaro comandante del sommergibile “Luciano Manara”. Già a fine maggio del 1940, quando l’ingresso dell’Italia nel conflitto era nell’aria, egli aveva scritto alla moglie Rina: “Ho compreso che la morte coglie solo i vili. Per gli altri non esiste. Io sono pronto ad osare ciò che non è mai stato osato, come è nel motto del mio sommergibile [Inausum audet]” [...] Poco più avanti venne destinato a Bordeaux, al Comando Superiore delle Forze subacquee italiane in Atlantico. E lì fu al comando del sommergibile “Cappellini”, col quale dimostrò subito come la sua etica guerriera comportasse l’assoluta disponibilità al sacrificio di sé unitamente all’imperativo di salvare, se possibile, la vita altrui. Furono memorabili, tanto da renderlo famoso e ammirato dal nemico, i suoi affondamenti del piroscafo belga “Kabalo” (ottobre ’40) e del piroscafo armato inglese “Shakespeare” (gennaio ’41). In entrambi i casi egli salvò tutti i naufraghi, rimorchiandone la lancia dopo aver prestato cure mediche ai feriti, e addirittura, perduta tutt’e due le volte la lancia a rimorchio, egli tornò indietro a cercarla, quindi portò col “Cappellini” fino alla terra ferma il nemico beneficato. Venuto a conoscenza delle rimostranze tedesche per il salvataggio dei naufraghi del “Kabalo”, egli, che non conosceva né il servilismo né il conformismo, rispose seccamente a chi si era fatto latore di tali rimostranze: “I Tedeschi non hanno dietro di loro i nostri duemila anni di civiltà”, quindi di congedò con un “Buona sera, signori!” [...] ma i suoi uomini non temevano di morire, perché sapevano che il primo ad esporre la propria vita era il loro comandante. Sul suo sommergibile regnava un cameratesco egualitarismo: uguale vestiario, uguale vitto, uguale tempo libero per tutti, obbligo di ginnastica giornaliera. Scriverà l’ammiraglio tedesco Doenitz sul temperamento e le qualità militari dei sommergibilisti italiani: “Essi sono perfettamente capaci di attaccare il nemico con ardimento e abnegazione. Anzi, in certe circostanze, possono nello slancio dell’azione, comportarsi più audacemente di noi che non ci lasciamo trascinare così dall’entusiasmo della battaglia”. La salute di Todaro era però minata dall’incidente del ’33. Mascherava le sue sofferenze per rimanere al suo posto di combattimento, ma nel dicembre del ’41 veniva dichiarato “disponibile ammalato” e rimpatriato. Aveva affondato nell’Atlantico ben 30.000 tonnellate di naviglio nemico. Mentre cercava a tutti i costi di tornare a combattere, incontrò il suo ex compagno di corso, ora capitano di corvetta, Junio Valerio Borghese, che aveva appena assunto il comando interinale della X Mas [...] Borghese volle Todaro in sostituzione di Giobbe, alla testa del reparto superficie, che venne intitolato a “Vittorio Moccagatta”, mentre quello subacquei lo fu a “Teseo Tesei” [...] Il 4 luglio ’42 Todaro tornava in Italia dal Mar Nero, dove aveva compiuto tredici missioni di guerra. Il comandante Auconi testimonia che Todaro “sentiva” che sarebbe caduto in guerra e che parlava di ciò senza commozione, con assoluta naturalezza. A ottobre visitò per l’ultima volta la famiglia a Sottomarina. Si recò dal monsignor Voltolina e, malgrado anche la sua famiglia stentasse a far quadrare il bilancio, fece, come era solito, generosa beneficenza anonima ai poveri assistiti dal buon prete [...] La mattina del 14 dicembre ’42, nell’isolotto di La Galite, mentre riposava a bordo del “Cefalo”, il piropeschereccio nave-appoggio dei moto-siluranti della X, con i quali si preparava ad attaccare i porto tunisino di Bona, Todaro morì durante l’attacco di due caccia inglesi. Un proiettile trapassò il ponte e una scheggia colpì la sua testa. Lo trovarono nella sua cuccetta, che pareva continuasse a dormire. Si avverava così la sua profezia: “Io morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”.

 

 

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