È bastata mezz’ora con Nichi Vendola ospite di Lucia Annunziata per riaccendere un surreale scontro politico attorno a Raitre. Eppure, nel silenzio di tutti, è il centrodestra che sta completando l’assalto a telegiornali e talk show per preparare al meglio le regionali di marzo. Mentre in senato è depositata la proposta di modifica della legge sulla par condicio, il consiglio di amministrazione della Rai ha approvato le nomine di cinque nuovi caporedattori delle testate regionali, guarda caso in cinque regioni nelle quali si voterà a marzo: Lazio, Puglia, Calabria, Basilicata e Veneto.
Un’infornata di nomi che si è rivelata più complicata del cubo di Rubik e ha regalato alla TgR sette nuovi vicedirettori. Per sgombrare la casella di Bari, per esempio, è stato chiamato a Roma Giancarlo Spadoni. Al suo posto è arrivato dalla Basilicata Renato Cantore, spostato per lasciare la poltrona libera a Oreste Lopomo. Alla direzione del Tg del Lazio è arrivato Nicola Rao, aennino del Pdl molto vicino al sindaco di Roma Alemanno, mentre in Calabria è stata promossa Annamaria Terremoto, considerata “in quota” Gasparri, che ha preso il posto di Pino Nano, storico caporedattore dal 2001. Completa il valzer Giuseppe Gioia, tornato sulla poltrona più importante del telegiornale regionale del Veneto al posto di Giovanni Stefani, suo ex vice. Di ottobre era stata la nomina a condirettore del Tgr con delega per il Nord di Alessandro Casarin, quota Lega e ormai “ospite” fisso del Tg1 delle 20 di Augusto Minzolini.
Snobbati perché considerati notiziari di serie B, fuori dal radar di Vigilanza e Agcom, in realtà i tg regionali pesano in termini di ascolto e di consenso.
Le morning news (dalle 7,30 alle 8) hanno toccato il 12 per cento di share, mentre l’edizione delle 14 raggiunge i 3 milioni e 500mila spettatori, con uno share del 20,4 per cento. Il tg serale, alle 19,30, oscilla tra il 15 e il 16 per cento.
Un pubblico per lo più adulto al quale i tg regionali consegnano una lettura morbidamente orientata della vita politica- amministrativa delle varie regioni. «Secondo un recente sondaggio il Tgr raggiunge il più alto livello di credibilità» dice il nuovo direttore Alberto Maccari, senza citare l’autore del sondaggio e il campione. Tanto lui tra un anno e mezzo se ne va in pensione.
Per marzo, poi, in piena campagna elettorale per le regionali, è previsto il debutto del nuovo atteso talk politico di Maurizio Belpietro. Raidue gli ha lasciato carta bianca su mezzi e uomini, ma il direttore di Libero teme di scottarsi nel confronto di ascolti con Ballarò e soprattutto Annozero.
Timori che il flop del programma di Gianluigi Paragone (6 per cento di share) finisce per rafforzare. E anche se la rete ha confermato L’ultima parola per altre 16 serate, non è detto che Belpietro non decida per un rinvio o non si trasferisca in uno spazio più coperto in seconda serata.
Nel frattempo la direzione della Rai sembra aver deciso di chiudere RaiMed, il canale bilingue sui paesi del Mediterraneo, i maligni dicono per fare spazio a Nessma Tv, la nuova creatura via satellite di Tarak Ben Ammar, grande amico del presidente del consiglio.
Domani, infine, Giovanni Masotti dovrebbe essere nominato condirettore di Rai- News24. Ex corrispondente Rai da Londra, considerato vicino al Pdl, Masotti affiancherà Corradino Mineo (quota centrosinistra), ma tutti scommettono che la coabitazione non durerà a lungo. E con Masotti a Rainews24 l’en plein di centrodestra nelle testate giornalistiche sarebbe praticamente completo: 10 a 1 (Tg3). Alla faccia della lottizzazione.
Giovanni Cocconi
L?assalto ai TgR, il Pdl verso l?en plein - Europa




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