La due giorni di dibattito alla direzione nazionale della Rosa nel Pugno non ha conseguito lo scopo di superare i contrasti e creare le condizioni per rilanciare il partito. Al contrario, per esplicita ammissione di entrambe le componenti, la radicale e la socialista, i contrasti sono venuti maggiormente allo scoperto e si sono accentuati.
Diverse e non da poco le cose sulle quali SDI e Radicali sono divisi, tanto che ormai quasi non riescono più a parlarsi e su tutto cala la cappa della reciproca insofferenza e della sfiducia.
Emblematica la questione del simbolo, la rosa nel pugno, appunto. Esso appartiene a Pannella che, lo scorso anno lo mise a disposizione della nuova formazione. Un “prestito” fino al 2011, poi, in caso di divorzio, il legittimo proprietario avrebbe potuto riutilizzarlo. In politica nessuno regala niente. Perciò i socialisti avvertono come una spada di Damocle sospesa sulla loro testa; i radicali temono, se cedessero, di essere fatti prigionieri. Rispetto a loro, infatti, lo SDI è più strutturato su tutto il territorio.
Ed è per questo stesso motivo che i socialisti intendono presentare liste alle elezioni amministrative ed i radicali si oppongono. Oltre al timore dei secondi di essere fagocitati, c’è il reale conflitto tra due diverse tradizioni: la socialista portata a valorizzare l’iniziativa nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni; la radicale, movimentista, imperniata tutta sulle iniziative prese dal centro e sulle parole d’ordine trasmesse attraverso la radio del partito.
Ancora: l’esperienza di governo ha capovolto i ruoli. I radicali se ne sono fatti completamente risucchiare. Vivono con neofita entusiasmo l’illusione che la visibilità del ministro Bonino e quella derivante dalle iniziative del segretario Capezzone pongano il partito all’attenzione della gente. I socialisti- non al vertice, ma alla base- da questo punto di vista hanno imparato a loro spese che non è così. E vivono con con crescente disagio il ruolo insignificante che è loro consentito di svolgere. Sono in imbarazzo per le posizioni di politica estera e frustrati per la maggiore attenzione che anche in materia di scelte economiche Prodi dimostra per la sinistra estrema rispetto a loro.
In queste condizioni la Rosa Nel Pugno deve scegliere: o sciogliersi, affinché radicali e SDI possano recuperare, ciascuno per proprio conto un minimo di iniziativa politica; oppure creare le condizioni per un rilancio. Sarebbe preferibile la seconda strada. Ma è la più difficile e richiede grande coraggio. Il coraggio di riconoscere due verità che radicali e socialisti non vollero far venire allo scoperto quando dettero vita alla RNP e subito dopo il modesto risultato elettorale. La prima è che nella coalizione di centro-sinistra, così come essa è ora, non è possibile per Socialisti e Radicali assumere dirette responsabilità di governo senza entrare in contraddizione con le stesse ragioni del loro essere (vedi il disastroso viaggio in Cina di Emma Bonino); la seconda verità riguarda i rapporti con tutto il mondo laico, liberale e socialista. La riaggregazione in un nuovo soggetto deve riguardare tutti, altrimenti fallisce.
Pannella e Boselli abbiano il coraggio di compiere un gesto capace di spiazzare gli avversari ed entusiasmare compagni ed amici. Restino pure nella maggioranza, essendosi in tal senso impegnati con gli elettori. Ma escano dal governo per dedicarsi anima e corpo, assieme a chi ci sta, alla edificazione della casa di tutti i liberalsocialisti. Guadagnerebbero a loro stessi ed al progetto politico una capacità di attrazione tale da consentire una reale svolta nella politica italiana
NB: aggiungo io una cosa : perchp finalmente non pensare ad un grande soggetto riunificato socialista ?




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