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  1. #1
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    Predefinito Anche ai loro amministratori la finanziaria non piace

    ECONOMIA
    Bresso: così il Nord verrà strangolato
    La Presidente ulivista critica con la manovra
    4/10/2006
    intervista di Maurizio Tropeano


    TORINO. A caldo aveva parlato di «tagli pesanti». Adesso, dopo aver letto con attenzione la legge Finanziaria e le decine di tabelle applicative preparate dai funzionari regionali la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, parla di una «situazione preoccupante», quasi da allarme rosso. Attacca: «C’è una parte della Finanziaria che deve essere assolutamente cambiata altrimenti rischiamo di bloccare la ripresa economica, soprattutto al Nord». Quello che preoccupa la Bresso non è tanto il taglio sulla spesa corrente quanto la cancellazione di cinque punti del tasso massimo di indebitamento deciso dal Governo. «Così ci strangolano».

    Addirittura?

    «Strangolano gli investimenti pubblici. Prima della Finanziaria noi eravamo in grado di accendere mutui per oltre 2 miliardi di euro. Adesso il taglio deciso dal Governo riduce questa cifra a circa 950 milioni. Seicento li abbiamo già impegnati nel corso del 2006, ne restano 350 per i prossimi anni. Fondi che utilizzeremo per cofinanziare i fondi strutturali europei ma che non potremo investire nelle infrastrutture».

    Il suo collega Bassolino non si lamenta, perché?

    «Perché in Campania arriveranno almeno 4 miliardi di fondi comunitari che grazie al cofinanziamento statale e regionale triplicano. E quei fondi possono anche essere utilizzati per costruire infrastrutture. In questo caso lo squilibrio tra Nord e Sud c’è ma è a nostro sfavore».

    Questa finanziaria penalizza il Nord?

    «Se non si alza la soglia massima dell’indebitamento sì. Per questo sono pronta alla battaglia. Questa parte della Finanziaria va cambiata. Ad ogni costo. Se si azzera la capacità di contrarre mutui addio investimenti pubblici e tutto il sistema economico si blocca. E se a questo si aggiunge il rischio di una diminuzione degli investimenti privati - la manovra sui fondi Inps per le piccole e medie imprese è quantomeno discutibile se non inopportuna - il gioco è fatto».

    Aumenterà l’addizionale sull’Irpef?

    «Puntiamo su efficienza e risparmio. Il problema è che in questa Finanziaria, almeno sui documenti finora resi pubblici, non c’è traccia del federalismo fiscale anzi il Governo ha messo in pratica una serie di abusi sulle nostre competenze».

    Abusi del Governo?

    «L’introduzione di una tassa di soggiorno sul turismo è una materia che la Costituzione, dico Costituzione, attribuisce in via esclusiva alla potestà regionale. E’ una scelta che spetta alle Regioni e che non deve essere imposta dal Governo. Abbiamo subito la reintroduzione del ministero dell’Agricoltura non assisteremo impotenti alla ricentralizzazione del Turismo».

    Un colpo basso da un governo amico. Se lo aspettava?

    «No. Le Regioni si erano dette disponibili ad accettare una riduzione di uno, due punti del tetto massimo di indebitamento, ne hanno tagliati 5, siamo scesi dal 25 al 20. Adesso non vorremmo avere sorprese nella sanità. La nostra linea del Piave sembra aver retto agli assalti del Governo e così possiamo sopravvivere. Però dobbiamo firmare ancora il Patto, speriamo non cambino i termini dell’intesa».

    Fidarsi è bene e non fidarsi è meglio?

    «Il giudizio è sospeso. Prima vogliamo vedere che cosa scrivono nel patto».

  2. #2
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    Stia tranquilla la Bresso, non è Torino che il Gobierno vuole punire... vedrà che in un modo o nell'altro i miliarducci glieli faranno arrivare. A lei.
    Sono gli altri poveri derelitti, così stupidi da votare centrodestra, che verranno severamente puniti.

    Siegh Heil, Prodi!

  3. #3
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    Gli amministratori locali del Settentrione, anche provenienti dalle fila del centrosinistra, denunciano i rischi della manovra: così si penalizzano le categorie più dinamiche del Paese. »
    da PANORAMA

    Prima il sindaco di Venezia Massimo Cacciari (Margherita). Poi quello di Torino Sergio Chiamparino (Ds). Il presifente della provincia di Milano Filippo Penato (Ds). Ora il presidente della regione Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy (Margherita) e la presidentessa de Piemonte, Mercedes Bresso (Ds). Gli amministratori unionisti del Nord si ribellano ad una Finanziaria che, dicono, non solo toglie loro fondi, ma disegna un’Italia assai diversa da quella che loro governano.

    BASI SOCIALI DIVERSE
    Romano Prodi parla di un Paese «più giusto»; il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa veste i panni improbabili del Robin Hood («Non capisco i piagnistei dei ricchi»). Sindaci, governatori e amministratori pensano invece ad un tessuto sociale di dipendenti specializzati a reddito medio, di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori: non possono essere trattati tutti da evasori fiscali, non comprano mega-yacht, non si può aumentargli le tasse «per equità», moltiplicare gli obblighi contabili e amministrativi, e non dargli più servizi, più infrastrutture, insomma un sistema economico più moderno.
    Soprattutto se contemporaneamente vengono confermati gli aumenti di stipendio al pubblico impiego e si assumono 170 mila docenti in una scuola che ha il record mondiale di insegnanti per studenti.

    I VERI RISCHI
    Attenzione: la lamentela dei sindaci che si ribellano contro i tagli perché saranno costretti a prendersi la responsabilità di aumentare i tributi locali, è una cosa. I rischi denunciati da Penati, da Illy, da Chiamparino, un’altra.
    La prima rientra anch’essa nelle ritualità di tipo corporativo: L’Anci, di cui è presidente il sindaco di Firenze, Viviano Domenici, contesta la Finanziaria perché impone a sindaci e assessori di ridurre spese, oppure di aumentare le tasse. Avevano fatto lo stesso, con ben altri toni, di fronte ai tagli del governo Berlusconi, benché allora la sforbiciata fosse di 1,7 miliardi, e oggi sia il doppio.
    Ma chi ha predicato l’autonomia amministrativa ed il federalismo fiscale non può volerli solo a senso unico, quando rende in campagna elettorale. Discorso diverso quello, appunto, di Illy, Penati, Chiamparino, Bresso. Tutti sostengono che il governo dimostra di non capire i bisogni del Nord, ma soprattutto il modello sociale ed economico della Lombardia, del Veneto, del Piemonte, dell’Emilia, un’area del Paese che si è sviluppata con altri ritmi e criteri rispetto al modello prodiano.

    BRESSO
    Quest’area ha bisogno soprattutto di investimenti ed infrastrutture, dice ad esempio la Bresso, ed è pronta anche a finanziarseli da sola. «Ma se il governo ci mette un tetto di 950 milioni ai mutui che possiamo chiedere, se ci impone un taglio di cinque punti nell’indebitamento per opere pubbliche che ci paghiamo da soli, verremo strangolati, e lo strangolatore sarà per giunta un governo amico». Non solo. Il ritorno dell’imposta di soggiorno, per dirne una, altra misura che invade il campo degli enti locali: «Abbiamo subito la reintroduzione del ministero dell’Agricoltura, non assisteremo impotenti alla ricentralizzazione del turismo».

    ILLY
    Ancora più drastica la stroncatura di Illy: «Non c’è traccia di riforme. Solo tasse, ed un piccolo incremento delle entrate che ci potevamo risparmiare e ci fa passare per dei vampiri. Gli oneri previdenziali non vengono ridotti, i fondi introdotti dal centrodestra per la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono stati cancellati. Non si danno risposte a questioni concrete come le infrastrutture: la Tav si fa o no? Così perdiano il Nord. Se Berlusconi tornasse oggi a Vicenza per un convegno di imprenditori, lo porterebbero in trionfo».
    Gli imprenditori: anche una che aveva puntato sull’Unione come Anna Maria Artoni, ex presidentessa dei giovani industriali e tra i vice di Luca di Montezemolo alla Confindustria, fa riflessioni amare: «La manovra non aiuta le aziende, dà da una parte ciò che toglie dall’altra». Lo stesso Montezemolo deve convocare un vertice straordinario, e lo fa a Milano. Tra le prime cose, vuole allontanare il sospetto che con le rottamazioni il centrosinistra abbia voluto ingraziarsi certi industriali, dalla Fiat alla Merloni (elettrodomestici).

    Non è una minaccia di tipo leghista, non c’è in ballo il «dio Po», né al momento si parla di mobilitare le piazze come dice di voler fare il centrodestra. C’è invece la percezione netta di chi è a contatto con la base della delusione di un elettorato che pure, in gran parte, aveva dato fiducia a Prodi. E che ora, senza tante storie, magari ha già deciso di cambiare cavallo.

  4. #4
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    04/10/2006
    Iervolino attacca il governo: «Napoli tradita»
    LUIGI ROANO Non solo non c’è stato il tavolo propedeutico con il premier Romano Prodi, incontro che avrebbe dovuto garantire a Napoli risorse per il rilancio. Ma la manovra finanziaria per il sindaco Iervolino si è rivelato «il libro delle promesse non mantenute». Un j’accuse contro il «governo amico» che fa seguito alle polemiche scoppiate un mese fa. Nelle stesse ore in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva auspicato per Napoli misure straordinarie. Il grido di dolore della Iervolino non è isolato, in Campania ci sono altri due primi cittadini, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e quello di Caserta Nicodemo Petteruti, che bocciano la manovra finanziaria e invitano (De Luca è anche parlamentare) a ribellarsi contro le decisioni dell’esecutivo. Il governatore Antonio Bassolino - invece - mantiene in linea generale un giudizio non negativo sulla Finanziaria. «O si cambia la legge o non si possono garantire più tutti i servizi», spiega la Iervolino: «Lo ha detto il mio assessore al Bilancio Enrico Cardillo e io lo condivido. Io stessa ho espresso preoccupazioni che la lettura del testo ha purtroppo confermato. Sono solidale con la battaglia che l’Anci sta facendo e noto una cosa con molto dispiacere: nella legge Finanziaria dopo tantissime promesse la parola Napoli non è mai pronunciata. Se non all’articolo 36 quando si parla di sblocco dei fondi per la cittadella della polizia. Per il resto ci sono fondi speciali per Venezia, per Roma e per il Molise, ma per Napoli no». La Iervolino assolve i deputati napoletani, secondo il sindaco non hanno responsabilità: «La legge la fa il governo e quantomeno ci sono promesse non mantenute. Avevamo fondate speranze che la Finanziaria uscisse con un’attenzione per Napoli. Cosa farò? Ricominceremo a combattere come abbiamo fatto con il governo precedente». Il governatore è più attendista: «Vi sono aspetti interessanti come le zone franche, altri che mi auguro nel corso del dibattito vengano risolti meglio. Per esempio c’è una sofferenza nei Comuni e negli enti locali». Bassolino auspica presto un’altra misura importante, il varo del federalismo fiscale. De Luca invece è tranchant: «La Finanziaria è assolutamente insostenibile e impone una radicale modifica, viene bloccata la possibilità di accensione di mutui e quindi degli investimenti del pubblico, al Sud avrà un impatto enorme. Servono modifiche radicali e sostanziali. Per imporle occorre una mobilitazione straordinaria dei sindaci, del sistema delle autonomie, dei Consigli comunali». Petteruti è sulla stessa linea: «C’è poco da stare allegri. Questa Finanziaria mette in ginocchio gli enti locali e, ancor più, Comuni come Caserta che hanno ereditato un disastro economico-finanziario bisogna mobilitarci e ottenere modifiche alla legge». Nicola Cosentino, segretario regionale di Forza Italia e Parlamentare cavalca la polemica: «Ha ragione la Iervolino, Prodi ha tradito Napoli». Al coro di insoddisfatti si uniscono i consiglieri comunali. L’articolo 76 della Finanziaria alla lettera F stabilisce che il compenso dei «consiglieri comunali, provinciali e circoscrizionali in nessun caso può superare un quinto dell’indennità massima prevista per il sindaco». In sostanza lo stipendio dei consiglieri che ora è un terzo di quello del sindaco o del presidente della Provincia scende a un quinto. «Io percepirò - lancia l’allarme il giovane consigliere comunale dei Ds Emilio Di Marzio - circa mille euro al mese. Troppo poco e mi sembra una vergogna. Sono pronto a dimettermi. La mia passione per la politica non basterà a farmi mettere il piatto in tavola».

    tratto dal mattino di napoli di oggi

 

 

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