| Martedì 3 Ottobre 2006 - 19:02 | Andrea Perrone |

Si incrinano ulteriormente i rapporti fra il presidente Putin e quello georgiano Saakashvili.
Nei giorni scorsi, per l’esattezza il 28 settembre, alcuni ufficiali dei servizi segreti russi sono stati arrestati dal governo di Tiblisi con l’accusa di spionaggio. Il presidente russo, durante una riunione del consiglio di sicurezza della Federazione, tenutasi lontano dalla capitale, ha dichiarato a riguardo che “è assolutamente chiaro che stanno cercando di provocare la Russia”. Lo scopo della Georgia e del suo alleato statunitense è quello di far salire la tensione per ottenere un ammorbidimento delle posizioni russe in previsione delle elezioni presidenziali del 2008, che non vedranno fra i possibili candidati Vladimir Putin, nella speranza di veder eletto un nuovo presidente a Mosca più vicino agli interessi della Nato e di Washington. Infatti, i difficili rapporti fra i due Paesi si sono ulteriormente deteriorati dopo che la Georgia, nei mesi scorsi, ha avviato i colloqui per la sua piena adesione all’Alleanza Atlantica.
La Russia, intanto, ha annunciato la sospensione dei collegamenti stradali, ferroviari, aerei e postali con la Georgia, in rappresaglia per l’arresto dei militari russii. La Georgia ha confermato, da parte sua, che gli appartenenti all’esercito russo arrestati mercoledì scorso sono stati liberati e consegnati all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).
“Oggi, dopo l’incontro fra il presidente dell’Osce e il presidente georgiano, i quattro ufficiali russi che erano detenuti verranno trasferiti a rappresentanti dell’Ocse”, aveva dichiarato a Tiblisi un portavoce del presidente della Georgia. L’incontro a cui si riferisce il portavoce si è svolto ieri nella capitale georgiana fra Mikhail Saakashvili e il ministro degli Esteri belga Karel De Gucht, presidente di turno dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
Il governo di Mosca ha deciso intanto il ritiro dei suoi diplomatici da Tiblisi in risposta alle decisioni del presidente Saakasvili di acuire i rapporti fra i due Paesi. In seguito alla decisione delle autorità georgiane di consegnare all’Osce i quattro agenti dei servizi russi, il governo di Mosca ha disposto il blocco di tutti collegamenti con la sua ex-repubblica. Nonostante l’annunciato rilascio, il braccio di ferro tra Mosca e Tiblisi non accenna ad attenuarsi. Nella serata di ieri, infatti, il presidente Putin ha continuato a sottolineare di non escludere un eventuale “uso della forza”. Il presidente Putin ha accusato la Georgia di “terrorismo di Stato” realizzato attraverso l’impiego di ostaggi a scopo propagandistico. Ha poi commentato l’accaduto ricordando a Saakashvili che è stupido da parte sua credere di poter contare su appoggi stranieri, riferendosi in questo caso agli Stati Uniti, nel caso volesse giungere ad un “confronto duro con la Russia”.
Intanto, la Repubblica dell’Abkhazia, che da anni dichiara la propria indipendenza da Tiblisi con cui è in conflitto, ha annullato tutte le trattative negoziali con la Georgia sino a quando le truppe del presidente Saakashvili non abbandoneranno il territorio di Kodori Gorge. Un altro piccolo Stato del Caucaso che reclama la legittima indipendenza, l’Ossezia del sud, ha seguito l’esempio di Sukhumi abbandonando anche lei le trattative con il Paese guidato da Saakashvili. Inoltre, i già difficili rapporti con l’Abkhazia si sono ulteriormente inaspriti nell’ultimo fine settimana dopo che un cittadino della piccola repubblica è stato ucciso dai militari georgiani e due ufficiali di Tiblisi sono rimasti feriti in uno scontro a fuoco.
Andrea Perrone