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Amato e Ferrero: quando l’ideologia fa danni
Da via Anelli al Tossic Park di Torino: tutte nostre le colpe degli immigrati
ALESSANDRO MONTANARI
Nel caos primordiale che sembra governare le scelte dell’esecutivo un dato emerge con chiarezza: Giuliano Amato e Paolo Ferrero stanno gestendo le politiche migratorie secondo una visione personale, e talvolta personalistica, del tutto indipendente dal consenso popolare.
Il problema, però, è che quando si assumono provvedimenti drastici destinati a cambiare il volto e i costumi sociali di una nazione, una certa sintonia con gli umori della gente sarebbe auspicabile, quando non doverosa. È sempre più evidente, invece, che oltre a non aver mai espresso una volontà comune all’intero Paese, la linea di condotta adottata dal Governo non accontenta nemmeno più quella risicata maggioranza dell’elettorato che ne decretò la vittoria. Giorno dopo giorno, intervista dopo intervista, consiglio dei ministri dopo consiglio dei ministri lo scollamento tra i titolari dei due dicasteri-chiave e gli italiani va progressivamente dilatandosi e di questo passo è facile prevedere che lo strappo arrivi a manifestarsi, prima o poi, con una fragorosa rottura. Quando? Se il Governo non dovesse cadere prima, quando gli elettori saranno chiamati ad abrogare la legge sulla cittadinanza breve che l’Unione sarà eventualmente riuscita a far approvare dal Parlamento. Lì la frattura tra l’elite di palazzo e il paese reale acquisirà la visibilità che oggi, purtroppo, non può avere. C’è da scommettere, infatti, che fino a quando non si arriverà alle urne il ministro degli Interni e il ministro della Solidarietà Sociale continueranno ad ignorare il malcontento popolare che grava su parecchi loro provvedimenti. Pur discordi su molte cose, Amato e Ferrero hanno individuato un minimo comun denominatore politico nella volontà di spazzare via la Bossi-Fini. Il primo, a dire il vero, usa preferibilmente il verbo “cambiare”, mentre il secondo non si fa scrupoli retorici di sorta e l’odiata legge che porta la firma dei leader della Lega e di An vuole fermamente “cancellarla”, “abolirla”, “superarla”. Al di là della coloritura del linguaggio, i due ministri che stanno aprendo le porte del Paese agli extracomunitari condividono sul complesso fenomeno una prospettiva di fondo che rovescia i canoni di pensiero tradizionali: benché irregolare, e quindi fuorilegge, l’extracomunitario per loro è “presunto innocente”, mentre “presunto colpevole” dei loro reati e della loro irregolarità è sempre l’italiano, gretto, sfruttatore, oppressore. «Buona parte della nostra edilizia - spiegava al Corriere della Sera il Dottor Sottile Giuliano Amato al Corriere - vive di lavoro nero immigrato. Costano molto meno. Si denuncia la loro presenza nel cantiere solo quando hanno un incidente, per evitare guai. E sono i più fortunati. Altri ricevono una somma cash purché spariscano. E non voglio generalizzare il caso di quelli che vengono gettati dal camion dopo aver avuto un incidente e vengono trovati morti...».
Non vorrà generalizzare, ma intanto generalizza dipingendo l’edilizia nazionale come quella egiziana che produsse le Piramidi sulla pelle degli schiavi. Tuttavia basta proseguire nell’intervista per rendersi conto che, come accennavamo prima, è proprio una questione di prospettive: che si tratti di lavoro nero, di lavavetri, di spacciatori o di prostituzione quello da punire è sempre l’italiano. La tossic park di Torino? «Consumiamo meno droga e ci sarà meno offerta». Il muro di via Anelli eretto per proteggere i padovani onesti dalle gang di stranieri? «Questi fenomeni sono creati dall’ingordigia di alcuni proprietari di immobili i quali all’affitto di una famiglia preferiscono sei studenti o ancor meglio sedici immigrati che vengono messi a centimetri quadrati, realizzando un profitto fuori di misura». Strade di periferia invase da nigeriane e ragazze dell’Est? «Non ho alcuna obiezione a prendersela con i clienti». Lavavetri e accattoni ai semafori? «Quasi tutti sono sfruttati».
Per la cronaca, poi, il titolare del Viminale ci informa che è sua abitudine farsi pulire il parabrezza ai semafori e che considera la moneta allungata al lavavetri non “un’elemosina” ma una “remunerazione di un lavoro”. Possibile che dopo la bella predica il ministro non si renda conto che la remunerazione che generosamente elargisce al lavavetri, secondo il suo stesso ragionamento, è un pagamento in nero? Ad ogni modo - dice infine Amato - gli italiani non debbono temere i nuovi arrivati: «Forza italiani -ci esorta il ministro - guardate al futuro! Non abbiate paura degli immigrati e chiedete a me di difendervi dai criminali». Avete capito bene. Non siamo su Scherzi a Parte: il ministro invita gli italiani a farsi proteggere da lui, dopo che lui stesso ha gettato sulle loro coscienze tutti i reati o malcostumi riconducibili agli extracomunitari!
Per quanto estreme, ingiuste o paradossali che possano suonare le teorie del responsabile del Viminale, sono poca cosa rispetto alle iniziative del ministero della Solidarietà Sociale, che già altre volte, ad esempio auspicando un rimborso statale di duemila euro a coloro che entrano illegalmente nel nostro Paese, si era fatto un vanto di superare il collega in ideologismo. Sempre dalle colonne del Corriere, e in replica all’intervista del ministro dell’Interno, Paolo Ferrero ha annunciato che porterà in cdm un decreto legge che stabilisca l’assegnazione di un permesso di soggiorno all’extracomunitario impiegato in nero che denunci il proprio datore di lavoro. «Sul caso - spiega il ministro - viene aperta un’inchiesta per accertare la veridicità di quanto denunciato. In caso positivo al migrante viene dato un permesso di soggiorno temporaneo per cercare di regolarizzare la sua posizione o trovare un nuovo impiego. Un permesso da sei mesi a un anno, questo è uno dei punti ancora in discussione». Le ricadute della nuova normativa sono evidenti e l’opposizione le ha già ampiamente prefigurate. Se dovesse passare il principio per cui lo Stato “scorda” l’illegalità dell’ingresso irregolare in conseguenza di un successivo sopruso patito dall’extracomunitario, si configurerebbero le premesse di una maxi-sanatoria che andrebbe così a sommarsi ai consistenti flussi d’entrata già previsti dal Governo. Il reato originario commesso dallo straniero che permane illecitamente sul territorio verrebbe così cancellato ed anzi premiato grazie alla denuncia nei confronti del datore di lavoro. Per Ferrero, tuttavia, il pericolo di una sanatoria sui generis non esiste. Per il ministro della Solidarietà Sociale “si tratta di una norma che dopo la lotta all’evasione fiscale punta all’emersione del lavoro nero”. Se così fosse il Governo sceglierebbe di avere atteggiamenti opposti verso due tipologie di infrazione alle legge ugualmente gravi: combattendo, giustamente, il lavoro nero e tollerando, anzi incoraggiando, l’immigrazione clandestina.
[Data pubblicazione: 10/10/2006]
... per una volta condivido un articolo del quotidiano della leganoddde.




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