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    Predefinito Sette donne rischiano l' impiccagione.

    Protestiamo contro le impiccagioni di donne in Iran
    L’Iran è il primo ed unico paese al mondo in cui degli integralisti misogini detengono ufficialmente il potere. Una delle caratteristiche dell’integralismo è proprio la sua avversita` ai diritti e alla libertà delle donne. Per questo i mullà al potere in Iran, sin dal loro insediamento, hanno represso spietatamente le donne, calpestando i loro diritti più elementari. Oggi in Iran l’aparthide sessuale e le idee misogine sono legiferate dal regime.

    Con Ahmadinejad, nuovo persidente della Repubblica dei mullà le donne sono soggette a pressioni ancora maggiori. Da una parte le donne vengono maltrattate in vari ambiti della società, dall’altra, quando fanno appello alla legge, scoprono che proprio quelle leggi sono a loro contrarie e per contro i loro problemi aumentano.

    Nella giornata delle donne, l’8 marzo, le molte donne che hanno partecipato alle diverse manifestazioni pacifiche a Teheran e in altre città iraniane, sono state caricate, picchiate duramente ed arrestate solo per aver mostrato striscioni in cui rivendicavano il loro diritto alla parità.

    L’Iran è il primo paese per numero di esecuzioni e le donne sono parte importante di questo numero. Negli ultimi 12 mesi in Iran sono state impiccate 182 persone, molte di loro donne e minorenni. Ci sono ora sei povere donne in attesa di esecuzione. Queste giovani donne e ragazze, vittime della misoginia istituzionalizzata del regime iraniano sono state condannate a morte e sono in attesa, in carcere,di essere impiccate.

    Noi firmatari di questo appello condanniamo fermamente la sentenza di morte contro le donne iraniane,chiedendo di rivedere secondo il giusto processo la loro situazione.

    Per maggiori informazioni
    http://www.donneiran.org/



    Ps: per aderire all' appello, mandare una mail con il testo a

    donneiran@yahoo.it

  2. #2
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Protestiamo contro le impiccagioni di donne in Iran
    L’Iran è il primo ed unico paese al mondo in cui degli integralisti misogini detengono ufficialmente il potere. Una delle caratteristiche dell’integralismo è proprio la sua avversita` ai diritti e alla libertà delle donne. Per questo i mullà al potere in Iran, sin dal loro insediamento, hanno represso spietatamente le donne, calpestando i loro diritti più elementari. Oggi in Iran l’aparthide sessuale e le idee misogine sono legiferate dal regime.

    Con Ahmadinejad, nuovo persidente della Repubblica dei mullà le donne sono soggette a pressioni ancora maggiori. Da una parte le donne vengono maltrattate in vari ambiti della società, dall’altra, quando fanno appello alla legge, scoprono che proprio quelle leggi sono a loro contrarie e per contro i loro problemi aumentano.

    Nella giornata delle donne, l’8 marzo, le molte donne che hanno partecipato alle diverse manifestazioni pacifiche a Teheran e in altre città iraniane, sono state caricate, picchiate duramente ed arrestate solo per aver mostrato striscioni in cui rivendicavano il loro diritto alla parità.

    L’Iran è il primo paese per numero di esecuzioni e le donne sono parte importante di questo numero. Negli ultimi 12 mesi in Iran sono state impiccate 182 persone, molte di loro donne e minorenni. Ci sono ora sei povere donne in attesa di esecuzione. Queste giovani donne e ragazze, vittime della misoginia istituzionalizzata del regime iraniano sono state condannate a morte e sono in attesa, in carcere,di essere impiccate.

    Noi firmatari di questo appello condanniamo fermamente la sentenza di morte contro le donne iraniane,chiedendo di rivedere secondo il giusto processo la loro situazione.

    Per maggiori informazioni
    http://www.donneiran.org/



    Ps: per aderire all' appello, mandare una mail con il testo a

    donneiran@yahoo.it
    Pare che la nostra ministra Pollastrini ieri all'Infedele non lo sapesse o, più probabilmente, non gliene fregasse nulla, impegnata com'era ad organizzare una grande conferenza per farsi dire di maschi islamici quanta libertà vogliano o meno concedere alle loro donne!

  3. #3
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    Beh, qui si tratta di politica estera e non credo che il ministro Pollastrini abbia delle competenze particolari. Su questa assurda "conferenza"che vuole fare ti rispondo nell' altra discussione.

  4. #4
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Beh, qui si tratta di politica estera e non credo che il ministro Pollastrini abbia delle competenze particolari. Su questa assurda "conferenza"che vuole fare ti rispondo nell' altra discussione.

    Certo che non aveva competenza maqq come è già suuccesso in altri casi quando si sono mobilitate tante donne e società civile poteva almeno ricordare quersta vergogna ed esprimersi. Quello che è mancato ieri è stato soprattutto la rivendicazione orgogliosa di principi intangibili a salvaguardia della dignità della PERSONA "a prescindere" dalle pretese di chiunque venga in questo paese. Che sarebbe poi la Carta dei VALORI di Amato (non della Pollastrini naturalmente) che TUTTI devono sottoscrivere, accettare e rispettare se vogliono vivere in questo paese.
    Avevo considerato sempre Lerner misogino ma ieri ha avuto quasi toni befffardi (per fortuna) rispetto a certi pretesi valori islamici cui si devono sottomettere le donne!

  5. #5
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    “Sono un essere umano come voi. Non voglio morire. Ma attualmente, somiglio più ad un corpo senza vita che ha dimenticato la felicità e il sorriso e che è terrorizzata dalla sua esecuzione… Sono soltanto ad un passo dalla morte. Come tutti voi, ho timore di morire.

    Aiutatemi perché questa non sia la mia ultima lettera. Molto spesso fuggo con il pensiero e sogno che la mia vita ha seguito un cammino diverso. Sogno di potere finire i miei studi pre-universitari. Sogno di non essere forzata a lavorare e servire la famiglia di mio marito. Sogno di non avere raggiunto il limite della pazzia. Ma ho così tanto sofferto. Sono una vera vittima. Ed è questa vittima che impiccheranno fino alla sua morte. Non è la sorte che merito. In questi giorni di terrore e d’orrore, mi giro ancora una volta verso di voi. Ringrazio tutti i mass media, giornali e persone che mi hanno sostenuto e che hanno protestato ` Kobra non deve essere impiccata’. Questa volta, forse l’ultima, vi chiedo di compiere un ultimo sforzo per me perché non sia impicata e che abbia una possibilità di essere libera. Nei miei sogni, penso sempre alla libertà e ad una bella vita dopo tutto quello. Ho sufficientemente sofferto. Aiutatemi perché quest’incubo orribile che mi ha così spesso perseguito nel mio sonno e mi ha svegliato gridando, non diventi realtà. Aiutatemi a sfuggire alla morte. Fate tutto il vostro possibile, ci resta poco tempo. Ogni secondo che passa mi ricorda che la morte è vicina. Per favore aiutate a sfuggire dalla morte e da quest’esecuzione. Maledico questa fune e questa gru. Voglio vivere. Tutte le altre vie mi sono chiuse. Nessuno non è là per me. La mia sola speranza risiede nella gente e nei miei simili. Voglio stringere mio padre e la mia madre nelle mie braccia. Infine, vorrei ringraziare la mia famiglia ed ogni persona che lotta per salvare la mia vita e per tutti i loro sforzi”.



    [Working Group on Arbitrary Detention, Opinion No 14/2006, 11 mai 2006, paragraphe 15]

    L’11 maggio 2006 il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite ha pubblicato un comunicato su questo caso. Dato che Kobra Rahmanpour non aveva avuto accesso al servizio di un avvocato per la sua difesa “tra il momento in cui è stata messa in detenzione provvisoria e l’inizio del processo”, il gruppo ha sottolineato: “L’assenza di rappresentazione legale in un’indagine su un crimine suscettibile della pena capitale può seriamente compromettere un valore umano supremo, la vita dell’imputata. Questo gruppo di lavoro pensa che nel caso presente, l’assenza d’avvocato della difesa fin dalla fase iniziale dell’indagine sia così nocivo per gli interessi della giustizia in generale, e per gli interessi della persona accusata in particolare, che conferisca alla procedura penale un carattere arbitrario “. Il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria ha aggiunto: “Nelle circostanze specifiche di questa causa, e conservando in memoria il fatto che è condannata a morte da tempo, il ricorso più adeguato sarebbe di ottenere una deroga alla messa in atto della pena capitale.” Una misura così generosa, secondo il gruppo di lavoro, sarebbe il benvenuto e sarebbe estremamente apprezzata dalla Comunità internazionale.
    http://www.donneiran.org

    PER SALVARE KOBRA, FIRMATE!

  6. #6
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    Sette donne condannate alla lapidazione in Iran

    BERLINO, 4 ottobre 2006 (IPS) - Amnesty International ha lanciato un appello urgente per la richiesta, con una lettera indirizzata alla Repubblica dell’Iran, di fermare la condanna alla lapidazione per sette donne.

    Quasi tutte sono state condannate a morte mediante lapidazione per adulterio. L’Iran aveva ufficialmente adottato la moratoria nel 2002 su questa pratica dolorosa e crudele, ma secondo Amnesty le condanne non si sono fermate. Il gruppo ha saputo da fonti attendibili che due persone sarebbero morte per lapidazione lo scorso maggio.

    La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha stabilito che giudicare delitto penale l’adulterio e la fornicazione non è conforme agli standard internazionali sui diritti umani.

    “La sentenza di esecuzione della lapidazione per adulterio viola l’adesione dell’Iran all’articolo 6(2) del patto internazionale sui diritti civili e politici, secondo il quale le sentenze di morte sarebbero imposte ‘solo per i crimini più gravi’”, ha scritto Amnesty nel suo appello.

    Per la legge islamica sharia, il prigioniero viene sotterrato fino al petto, le mani bloccate. La legge specifica persino la dimensione delle pietre da lanciare, così che la morte sia dolorosa e più lenta. Possono essere condannati alla lapidazione sia le donne che gli uomini ma, in pratica, sono soprattutto le donne a scontare questa pena.

    “È ora che questa pratica brutale abbia fine. Non solo si viene privati, per mano dello stato, del proprio diritto alla vita, ma si viene anche torturati durante il processo”, spiega all’IPS Nicole Choueiry, addetta stampa di Amnesty per il Medio Oriente.

    “L’Iran dovrebbe rivedere urgentemente la propria legislazione, e metterla in linea con gli standard internazionali dei diritti umani”, ha aggiunto.

    Secondo un’analisi giuridica indipendente del codice penale del paese, ai giudici iraniani viene richiesto di emettere tali condanne obbligatorie. Tuttavia, secondo alcune fonti dell’IPS nel paese, queste sentenze vengono eseguite di rado.

    Un avvocato, che ha chiesto di restare anonimo, ha detto all’IPS che il capo del giudiziario, l’Ayatollah Shahroudi, spesso ha potuto rinviare le esecuzioni, ma non ha l’autorità per commutare le condanne a morte in ergastolo.

    Oltre alle sette donne citate nell’ultimo dossier, Amnesty aveva presentato un rapporto su altre due iraniane che sembra corressero il rischio di essere lapidate.

    Secondo Amnesty, Parisa A. aveva ricevuto una condanna esecutiva mentre lavorava come prostituta nella città di Shiraz. La donna racconta di essere stata costretta dal marito a prostituirsi, perché la sua famiglia era povera. La condanna è stata confermata da una sezione della Corte suprema a novembre 2005, ma il caso è attualmente in riesame presso la Corte suprema.

    Iran E., araba di Ahwaz del clan Bakhtiari, è stata condannata alla lapidazione per adulterio. Il verdetto è stato confermato dalla Corte suprema lo scorso aprile. Khayrieh V., anche lei araba della regione di Ahwaz, sembra subisse violenza domestica da parte del marito quando cominciò presumibilmente una relazione con uno dei familiari, che poi uccise il marito, secondo il rapporto di Amnesty. La donna ha negato ogni coinvolgimento nell’omicidio ma ha confessato l’adulterio.

    La Corte suprema ha confermato la condanna e il caso sembra sia ora passato al giudiziario per il provvedimento esecutivo. Amnesty riporta le parole della donna: “Sono pronta ad essere impiccata, ma non voglio essere lapidata. Se ti strangolano muori, ma è molto difficile che le pietre ti colpiscano in testa”.

    Shamameh Ghorbani (conosciuta come Malek), è stata condannata a morte mediante lapidazione per adulterio a giugno, dopo che i familiari avevano ucciso un uomo trovato nella sua casa. Il suo caso è ora in riesame.

    Kobra Najjar, 44 anni, è a rischio di imminente esecuzione, secondo Amnesty. La donna dice di essere stata costretta a prostituirsi dal marito, un eroinomane che la maltrattava.

    ”Nel 1995, dopo aver subito gravi percosse da lui, raccontò a uno dei suoi clienti che avrebbe voluto ucciderlo. Il cliente sembra abbia ucciso il marito dopo essere stato condotto da Kobra Najjar in un luogo prestabilito. Il cliente è stato inizialmente condannato a morte, ma poi perdonato dalla famiglia della vittima, alla quale avrebbe pagato denaro sporco”, aggiunge Amnesty.

    Soghra Mola’i è invece stata condannata a 15 anni di prigione per complicità nell’omicidio del marito Abdollah avvenuto nel gennaio 2004, e all’esecuzione mediante lapidazione per adulterio. La donna sostiene che sia stato l’amante ad uccidere il marito. Il compagno è stato condannato all’impiccagione per omicidio, dopo aver ricevuto 100 frustrate per ‘relazioni illecite’.

    Nel maggio 2005, un tribunale di Teheran ha condannato Fatemeh, il cui cognome è ignoto, a pagare una pena per complicità in omicidio, e ad essere lapidata per “relazione illecita” con un uomo di nome Mahmoud. Il marito è stato condannato a 16 anni di prigione per complicità nell’omicidio. Il suo caso è attualmente in riesame presso la Corte suprema.

    Oltre a queste donne, gli operatori di Amnesty riferiscono di essere preoccupati della sorte di Ashraf Kalhori e Hajjeh Esmailvand, anch’esse accusate di adulterio e condannate alla lapidazione.


    FIRMATE PER SALVARE QUESTE DONNE!

  7. #7
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    Predefinito La storia di Kobra

    Fiaccolata per l’Iraniana Kobra,condannata a morte Print E-mail
    05 Oct 2006
    Ilsecolo xix
    Isabella Villa,04/10/2006
    Il marito, ieri, ha detto che non la perdonerà, che non chiederà un risarcimento economico per "compensare" l'omicidio di sua madre. E cosى a Kobra, 25 anni, da sei rinchiusa nelle carceri iraniane con l'accusa di aver assassinato sua suocera, non resta che sperare che il governo del suo Paese accetti le pressioni delle associazioni per i diritti dell'uomo e non la faccia morire impiccata ad una grù in una piazza di Teheran. C'è tempo fino al 12 ottobre, poi verrà fissata la data dell'esecuzione.

    Anche l'Italia scenderà in piazza per Kobra con una fiaccolata davanti all'ambasciata iraniana di Roma. Nei giorni scorsi Kobra Rahmanpour ha scritto una lettera appello dal carcere di Evine: «Sono un essere umano come voi. Non voglio morire. Ma attualmente assomiglio più a un corpo senza vita che ha dimenticato la felicità e il sorriso e che è terrorizzato dalla sua esecuzione... Sono soltanto a un passo dalla morte. Aiutatemi perché questa non sia la mia ultima lettera».

    La triste storia di Kobra ha inizio il 5 novembre del 2000 quando fu fermata con l'accusa di aver ucciso la suocera. Lei ha sempre dichiarato di aver agito per legittima difesa, dopo che la donna l'aveva minacciata con un coltello da cucina. Kobra si era sposata giovanissima, contro la sua volontà e dietro la pressione dei suoi genitori a causa della povertà della sua famigia ed è stata vittima di violenze domestiche durante tutto il suo matrimonio.
    Nel gennaio del 2002 la sezione 1608 del tribunale penale di Teheran l'ha condannata a morte. La sentenza è stata confermata dalla Corte Suprema. Lei ha sempre detto di aver agito per legittima difesa dopo che la suocera aveva tentato di attaccarla con un coltello da cucina. Kobra doveva essere impiccata il 31 dicembre 2003 ma quel giorno il giudice dell'Ufficio per l'esecuzione delle pene riferى a una giornalista dell'Isna, l'Iranian student's news agency, che l'esecuzione era stata annullata perché le autorità carcerarie non avevano personale per trasferirla sul luogo dell'esecuzione.

    "Zapping" (il programma radiofonico che ha promosso grandi campagne per i diritti umani, comprese quelle per salvare la vita delle due giovani nigeriane, Saphya e Amina) ha deciso una serie di iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica: dall'invito a inviare migliaia di e-mail e di fax all'ambasciata iraniana, a una fiaccolata che avrà luogo domani (oggi ndr) alle 21,45, davanti alla sede diplomatica romana (via Nomentana). Dal carcere ancora la voce di Kobra: «Fate che questo non sia il mio ultimo appello».

  8. #8
    Hanno assassinato Calipari
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    domanda: si devono salvare solo perchè donne?

  9. #9
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    domanda: si devono salvare solo perchè donne?
    Rispondo per quel che mi riguarda apprezzando molto non ti sia molto coinvolto in una presa di posizione e in questi casi, quando i distinguo arrivano proprio se si parla di donne, rispondo in modo aggressivo: si ciascuno/a si faccia i cazzi propri.
    Invece con risposta più meditata dico si perché le donne vengono lapidate e/o condannayte a morte per motivi di inaudita discriminazione che non toccano gli uomini. Quindi la domanda oltreché essere fuori luogo è inutile. Gli umini non rischiano la lapidazione per adulterio...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    domanda: si devono salvare solo perchè donne?

    1) si devono salvare come TUTTi i condannati a morte. Sul ito c'è anche un appello contro la condanna a morte degli oppoitori politici e io ho firmato anche quello.

    2) le donne, in particolare, sono discriminate: in tribunale, la loro testimonianza vale la metà di quella di un uomo (quindi si capisce facilmente come possano difendersi in un processo per maltrattamenti, stupro ecc); vengono sposate (sarebbe più esatto dire vendute) a uomini dei quali a loro non frega niente e che magari non hanno mai vistoo) e poi condannate a morte se li tradiscono (io a uno che mi stuprasse perchè mi ha comprato troverei legittimo e giusto mettere un bosco di corna); se si separano, i figli vanno al marito; la lapidazione per adulterio è prevista per la donne ecc si capice facilmente come possano arrivare anche all' omicidio, in questa situazione di schiavitù.

 

 
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