...nell'imminenza della prossima crisi globale
di Nafeez Mosaddeq Ahmed [06/10/2006]
Fonte: [1]comedonchisciotte

In un articolo poco noto pubblicato agli inizi di agosto nell'
[2]Armed Forces Journal, un mensile per ufficiali e dirigenti della
comunità degli Stati Uniti, il maggiore in congedo anticipato Ralph
Peters presenta le ultime idee nell'attuale linea di pensiero
strategico degli USA. Esse sono estremamente inquietanti.
Pulizia etnica in tutto il Medio Oriente
Il maggiore Peters, assegnato all' Ufficio del Vice Capo degli Affari
per l'Intelligence, dove era responsabile delle guerre del futuro,
delinea apertamente come la mappa del Medio Oriente dovrebbe essere
ridisegnata in un nuovo e imperiale tentativo, progettato per
correggere gli errori del passato. "Senza un'importante revisione dei
confini non potremo mai vedere un Medio Oriente più pacifico",
osserva, ma dopo, ironicamente, aggiunge: "Oh, è un altro sporco
piccolo segreto, vecchio 5000 anni di storia: La pulizia etnica
funziona".
Pertanto, cosciente che la radicale configurazione delle frontiere
proposte coinvolgerebbe necessariamente un'enorme pulizia etnica con
il conseguente spargimento di sangue in scala probabilmente genocida,
insiste: "Noi dovremmo considerare come un dato di fatto che una parte
dello spargimento di sangue in quella regione continuerà ad essere
nostra". Tra i suoi propositi c'è la necessità di creare "uno stato
curdo indipendente" per garantire il diritto dei Curdi, a lungo
negato, all'autodeterminazione. Ma dietro ai falsi sentimenti
umanitari, il maggiore Peters dichiara che: "Un Kurdistan libero,
esteso da Diyarbakir fino a Tabriz, sarebb e lo stato più
pro-occidentale tra Bulgaria e Giappone".
Pet ers rimprovera gli Stati Uniti e alla sua coalizione di perdere
"una gloriosa opportunità" per frammentare l'Iraq, il quale, secondo
lui, "andrebbe diviso immediatamente in 3 stati più piccoli". Ciò
lascerebbe "le tre province irachene a maggioranza sunnita come uno
stato troncato, che potrebbe alla fine scegliere di unirsi con la
Siria la quale perderebbe il suo litorale in favore di un Gran Libano
orientato verso il Mediterraneo: civiltà fenicia rinata". Nel
frattempo, il sud sciita del vecchio Iraq "formerebbe le basi per uno
stato arabo sciita che confinerebbe con gran parte del Golfo Persico".
Giordania, stato amico di Usa e Israele nella zona, "manterrebbe il
suo attuale territorio con una espansione verso sud a spese
dell'Arabia Saudita. Da parte sua, l'innaturale stato dell' Arabia
Saudita sopporterebbe uno smantellamento grande quanto quello del
Pakistan". "L'Iran perderebbe un vasto territorio in favore
dell'Azerbaijan Unificato, del Kurdistan Libero, dello Stato Ar abo
Shiita e del Baluchistan Libero, ma guadagnerebbe le province intorno
a Herat, nell'odierno Afganistan. Nonostante sia impossibile
implementare adesso questo vasto ed imperiale programma, con il
tempo," sorgeranno nuovi e spontanei confini", indotti da "un
inevitabile e concomitante spargimento di sangue".
Per quanto riguarda gli obiettivi di tale piano, il maggiore Peters è
altrettanto franco. Includendo i rischi necessari del combattimento "
per la sicurezza contro il terrorismo e per la prospettiva di una
democrazia", egli menziona anche il terzo aspetto importante,"e per
accedere alle riserve di petrolio di una regione che è destinata a
combattersi da sola".
Tutta la questione suona inquietantemente familiare, specialmente per
coloro che hanno letto le divagazioni dell'allora funzionario del
Ministero degli Esteri israeliano, [3]Oded Yinon.
Mantenendo il mondo al sicuro per l! a nostra economia.
Malgrado provi a presentare la sua visione come un tentativo
altruistico di democratizzare il Medio Oriente, in una collaborazione
di un decennio fa alla rivista
[4]Parameters dello US Army War College, egli ha ammesso con un certo
tripudio che: " Quelli di noi che possono selezionare, assimilare,
sintetizzare e applicare una rilevante conoscenza riescono
professionalmente, finanziariamente, politicamente, militarmente e
socialmente. Noi, i vincitori, siamo una minoranza". Questa minoranza
sarà inevitabilmente in conflitto con la vasta maggioranza della
popolazione mondiale: " Per le masse del mondo devastate da
informazioni che non riescono a gestire od a interpretare
efficacemente, la vita è sgradevole, brutalee frustante'. "In "ogni
paese e regione", queste masse incapaci di "comprendere il nuovo
mondo" e di "approfittare delle sue incertezzediventeranno i nemici
violenti dei loro inadeguati governi, dei loro più fortunati vicini ed
infine degli Stati Uniti". Lo scontro seguente, quindi, non ha niente
a che vedere con il sangue, la fede o l'etnia. Riguarda semplicemente
la distanza tra i ricchi e i poveri. "Stiamo entrando in un nuovo
secolo dell'America", dice, in un velato riferimento al [5]Project del
governo Bush dello stesso nome e fondato nello stesso anno in cui egli
scriveva. Nel nuovo secolo, "diventeremo sempre più ricchi, più letali
dal punto di vista culturale e sempre più potenti. Provocheremo odi
senza precenti".
Predicendo il futuro dell'esercito degli USA, il maggiore Peters
sostiene: "Vedremo paesi e continenti divisi tra ricchi e poveri in
una inversione di tendenza economica del 20-esimo secolo". In questo
contesto, dice, "Noi negli Stati Un titi continueremo ad essere
percepiti come i ricchi più gran! di", e q uindi, "il terrorismo sarà
la forma più comune di violenza", insieme con "la criminalità
transnazionale, lo scontro civile, le secessioni, i conflitti di
frontiera e le guerre convenzionali". Nel frattempo, "in difesa dei
suoi interessi", gli Stati Uniti "interverranno in alcuni di questi
contesti". E poi riassume il tutto in un paragrafo compatto:
"Non ci sarà pace. In qualsiasi momento, per il resto delle nostre
vite, sul globo ci saranno conflitti multipli in varie forme. Il
conflitto violento dominerà le testate giornalistiche, ma le lotte
culturali ed economiche saranno più costanti e alla fine più decisive.
Il ruolo di fatto delle forze armate statunitensi sarà quello di
mantenere la sicurezza del mondo per la nostra economia e per favorire
il nostro assalto culturale. Con questi obiettivi uccideremo una
quantità considerevole di gente".
Cosa ha spinto il maggiore Peters a rivelare la sua visione sul Medio
Oriente nell' Armed Fo rces Journal sulla scia dell'ultima crisi in
Medio Oriente? Di seguito una serie di sviluppi critici al riguardo.
La fonte: convergono le imminenti crisi globali
Secondo una fonte americana, con accesso ad alto livello alla classe
dirigente militare, politica e di intelligence degli USA, coloro che
prendono le decisioni in Occidente non hanno dubbi che il mondo sta
affrontando l'imminente convergenza di varie crisi globali. Queste
crisi minacciano non solo di minare le basi del potere dell'Occidente
nella sua attuale configurazione militare e politica, ma anche di
destabilizzare tutte le fondamenta della civiltà industriale.
La fonte ha rivelato che gli ultimi dati sul petrolio indicano che "la
produzione globale del petrolio molto probabilmente ha raggiunto il
massimo due anni fa". Ciò è coerente con le scoperte di geologi
rispettabili come il dott. Colin Campbell, principale esperto
nell'esaurimento del petrolio, che ha predetto alla f ine degli anni
90 che la produzione mondiale di petrolio av! rebbe ra ggiunto il suo
massimo agli inizi del 21-esimo secolo. "Siamo arrivati alla fine
della prima metà dell'era del petrolio", ha detto il [6]dottor
Campbell, che ha un dottorato in geologia all'Università di Oxford e
possiede più di quaranta anni di esperienza nell'industria del
petrolio. Analogamente, Kenneth Deffeyes, un geologo ed emerito
professore dell'Università di Princeton, stima che tale picco si è
verificato alla fine dell'anno scorso.
La stessa fonte ha detto che influenti analisti finanziari degli Stati
Uniti credono che "un collasso del sistema bancario globale è
imminente per il 2008". Anche se l'avvertimento è coerente con
risultati pubblici ottenuti da altri esperti, questa è la prima volta
che è stimata una data più precisa. In un'analisi predittiva basata su
[7]fonti finanziarie ad alti li velli, lo storico statunitense Gabriel
Kolko, emerito professore della Università di York, ha concluso alla
fine di luglio che:
"Tutti i fattori che provocano i crash, quali le eccessive inversioni
nella borsa del denaro in prestito, la crescita dei tassi di
interesse,ecc, esistono Le contraddizioni distruggono ora il sistema
finanziario mondiale ed un crescente consenso esiste tra chi lo
appoggia e chi, come me, credono che lo status quo sia tendente alla
crisi e immorale. Se dobbiamo credere alle istituzioni e alle
personalità che sono state all'avanguardia della difesa del
capitalismo, e dovremmo farlo, è assolutamente possibile che siamo
sull'orlo di crisi molto serie".
La fonte ha spiegato anche il pericolo rappresentato dal rapido
cambiamento climatico. Anche se i calcoli più convenzionali
suggeriscono che la catastrofe climatica globale non verrà prima di 30
anni, la fonte commenta che la moltiplicazione di vari "punti c
ruciali" indica che una serie di devastanti avvenimenti clim! atici po
trebbe "verificarsi entro 10 o 15 anni". Ancora una volta, ciò è
coerente con i risultati di altri esperti, il più recente dei quali è
un rapporto di un [8]gruppo di lavoro dell'Istitute for Public
Research del Regno Unito, del Center for American Progress in USA e
dell'Australia Institute, che nel gennaio dello scorso anno ha
affermato che, se la temperatura media mondiale aumenta di "due gradi
centigradi sopra la media della temperatura mondiale esistente nel
1750 prima della rivoluzione industriale", si verificherà una catena
irreversibile di disastri climatici. Nel suo [9]rapporto, il gruppo di
lavoro dice:
"Le possibilità includono che si arrivi a punti cruciali climatici che
portino, per esempio, alla perdita dei ghiacciai continentali
dell'Ovest A ntartico e della Groenlandia (che, nell'insieme,
potrebbero innalzare il livello del mare di 10 metri in pochi secoli),
alla chiusura della circolazione termoalina* dell'oceano (e, insieme,
con la corrente del golfo) e alla trasformazione dei boschi e dei
territori del pianeta da scarico di carbonio a fonte di carbonio".
La fonte ha anche rivelato che i generali degli USA hanno
ripetutamente simulato un eventuale conflitto in Iraq, e coerentemente
hanno trovato che le simulazioni hanno predetto "un assoluto disastro
nucleare", dal quale non è possibile stabilire un vincitore con
chiarezza. Lo scenario simulato era talmente funesto che i generali
hanno informato i funzionari del governo di evitare a tutti i costi
una guerra di qule tipo. Comunque, la fonte ha detto che il governo
Bush sta ignorando i timori dei militari statunitensi.
In questo contesto sembrerebbe che le divagazioni del maggiore Peters
provengano meno da una fiducia combinata nel potere deg li USA e più
da un senso di crescente disperazione e di inqu! ietudine visto che
l'architettura politica, economica ed energetica del sistema globale è
sempre più frammentata sotto il peso della sua stessa instabilità.
Nonostante l'apparente oscurità della situazione, comunque, esiste
chiaramente un essenziale dissenso sull'attuale traiettoria della
politica statunitense e occidentale ai più alti livelli del potere. La
fonte ha evidenziato che "l'umanità è sull'orlo di un precipizio,
quindi semplicemente o cadiamo oppure ci evolviamo. Io non sono sicuro
come potrà essere il nuovo essere umano, ma sicuramente dovrà esserci
un completo rinnovamento delle idee e dei valori, un nuovo modo di
pensare al mondo che rispetti la vita e la natura".
* Per circolazione termoalina si intende la circolazione globale
oceanica causata dalla variazione di densità delle masse d'acqua.
Versione originale
Nafeez Mosaddeq Ahmed
Fonte: [10]http://nafeez.blogspot.com
Link: http://nafeez.blogspot
.com/2006/08/us-army-contemplates-redrawing-middle.html
31.08.2006
Versione spagnola
Fonte: http://www.rebellion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=37401
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PEPE JUDSON