Un professore è minacciato di morte e costretto a nascondersi per aver osato esprimere pubblicamente la propria opinione sull’Islam. È accaduto in Francia e il caso allunga la lista dei perseguitati dai fondamentalisti musulmani in un’Europa dove aumenta il clima di intimidazione e diminuisce la libertà di espressione.
Tutto è cominciato una decina di giorni fa quando Robert Redeker, 52 anni, insegnante di filosofia presso una scuola pubblica di Saint Orens de Gameville, in provincia di Tolosa, ha scritto un articolo, apparso nella pagina delle opinioni del quotidiano Le Figaro, in cui difendeva il Papa e criticava il Corano. Il giorno successivo Redeker ha iniziato a ricevere minacce di morte per telefono e via email. Forum islamici hanno reso noto il suo numero di cellulare, il suo indirizzo e hanno pubblicato la sua foto emettendo una fatwa, un decreto religioso che incita i fedeli islamici ad uccidere chi è considerato colpevole di aver violato o offeso la religione di Maometto.
«Non ti sentirai mai più sicuro su questo pianeta. Un miliardo e 300 mila musulmani sono pronti ad ucciderti», cita uno dei tanti messaggi apparsi contro Redeker su Al Hesbah , un sito musulmano vicino ad Al Qaeda. «Che Allah mandi un leone a tagliare la sua testa», continua lo scritto che sollecita i musulmani francesi a seguire l’esempio di Muhammed Bouyeri, l’assassino del regista olandese Theo Van Gogh, sgozzato perché autore di “Sottomissione”, un documentario che denuncia gli abusi contro le donne nel mondo musulmano.
Anche la moglie e i figli di Redeker sono stati minacciati di morte e l’intera famiglia è oggi obbligata a vivere sotto scorta della polizia in una località segreta. «Non posso lavorare, non posso andare in giro, sono costretto a nascondermi - ha affermato Redeker in una recente intervista al quotdiano Le Dépeche du Midi -. I servizi segreti si occupano della mia protezione e io non ho più il diritto di vivere a casa mia, visto che sui siti internet in cui si parla della mia condanna a morte ci sono cartine topografiche che spiegano come arrivare alla mia abitazione per assassinarmi. Quello che sta accadendo a me corrisponde esattamente a ciò che denuncio nei mei scritti: l’Occidente è sotto la sorveglianza ideologica dell’Islam».
La vicenda del professore francese non è la prima che si verifica nel mondo occidentale, basta citare i casi illustri dello scrittore indiano Salman Rusdie o dell’ex deputata di origine somala Ayaan Hirsi Ali, entrambi colpevoli di aver criticato l’Islam e per questo minacciati di morte dagli estremisti musulmani.
«Odio e violenza abitano il libro in cui ogni musulmano viene educato, il Corano - ha scritto Redeker nell’articolo apparso su Le Figaro -. E oggi come ai tempi della Guerra fredda, violenza e intimidazione, sono i mezzi utilizzati da un’ideologia a vocazione egemonica, per imporre la sua cappa di piombo sul mondo. L’Islam cerca di dettare le regole in Europa che tiene aperte le piscine in orari straordinari esclusivamente per le donne islamiche, proibisce le caricature di Maometto, si adopera in favore di diete speciali per i bambini musulmani nelle mense scolastiche, combatte per far indossare alle studentesse il velo islamico e mette sotto accusa i liberi pensatori definendoli “islamofobici”».
In un’intervista a una radio francese, il professore ha denunciato di essere stato abbandonato dallo Stato francese che non gli avrebbe dato sufficiente protezione per continuare a condurre una vita normale. Secondo Redeker il ministro dell’Istruzione Gilles de Robien non ha voluto impegnarsi in modo adeguato per difendere la sua persona, la sua causa morale e i suoi interessi materiali.
La vicenda non ha avuto ancora ampio eco sulla stampa italiana. Tra gli articoli apparsi vi è quello tratto da Il Velino che scrive: «La vicenda di Robert Redeker ripropone fragorosamente un problema capitale: quello della resa progressiva dell’Occidente alle continue intimidazioni islamiste in nome di una falsa tolleranza e di un nichilismo in salsa buonista che potrebbero pian piano, una capitolazione dopo l’altra, finire per provocare una completa sottomissione, più o meno cosciente, del mondo libero all’ordine coranico».
«Da quest’ultimo indizio di sottomissione al furore islamista - continua il Velino - non è esagerato dedurre che presto, molto presto, dalle scuole europee non verranno licenziati solo gli insegnanti che coltivano ed esprimono qualche pensierino critico su Maometto e sul Corano, bensì anche i loro massimi maestri (...). Ora resta solo da definire il reato che dovrà essergli contestato. Il più appropriato sembrerebbe quello di concorso esterno in associazione di stampo anti-islamico».


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