
Originariamente Scritto da
willy
Al seminario sul Pd intervengono tutti i leader dell'Unione
Il premier Prodi soddisfatto: "Ci sono grandi convergenze"
A Orvieto per il Partito Democratico
Veltroni: "Ultima chance, non perdiamola"
D'Alema: "Non mi convince un partito dei cittadini e del leader"
Rutelli: "Gli elettori del centrosinistra non hanno una pazienza infinita"
Il viceministro Vincenzo Visco e il premier Romano Prodi
ROMA - L'ottimismo di Prodi, il monito di Veltroni, la difesa della struttura-partito di D'Alema, l'accellerazione di Rutelli. Il seminario di Orvieto per far compiere un altro passo al Partito Democratico vede schierati tutti i leader. Con l'assenza pesante della sinistra Ds.
"Molto bene, ci sono state grandi convergenze sia di volontà che di sentimenti", dice Romano Prodi a metà giornata, sostenendo che "sono state trovate grandi linee in comune sulle quali dobbiamo costruire. Vediamo se le conclusioni di oggi saranno coerenti con tutte le premesse". Il premier insiste sulla natura del nuovo partito che non deve prevedere alcuna "abiura, ma deve essere la sintesi delle nostre storie e culture".
Appassionato l'intervento di Walter Veltroni: "Questa è l'ultima chance, se andasse perduta faremmo fatica alle prossime elezioni". Secondo il sindaco di Roma
nel progetto del Pd devono convivere, "senza essere l'una contro l'altra, i partiti e la società civile". E ancora: il Pd "non nasce senza le forze politiche, ma non nasce neanche se si chiude".
Concetto ripreso da Massimo D'Alema, che mette in guardia chi vuole sciogliere l'esperienza dei partiti in qualcosa di "leggero", meno attento a radicamento e organizzazione. "Non mi convince - dice - un partito di cittadini e del leader". Il ministro degli Esteri ricorda che le primarie sono state un momento straordinario, ma "se non ci fosse stata la sezione dei Ds o il circolo della Margherita, non si sarebbero potute svolgere. Non c'è un'ora x in cui tutto di scioglie, tutti vanno al gazebo e nasce il Partito democratico".
Francesco Rutelli avverte che "indietro non torneremo" e poi spiega che il Pd debba prendere "l'abbrivio creativo e forte" che viene dalla richiesta degli elettori del centrosinistra, "la cui attesa non è infinita". Il leader della Margherita ha anche toccato il tema della collocazione europea del Partito democratico sostenendo che essa non è "tra gli elementi caratterizzanti del progetto".
Piero Fassino definisce "velleitaria" l'idea "che il Partito democratico nasca a prescindere dai partiti che hanno costruito l'Ulivo", poi fa appello alla sinistra Ds: "Vorrei dire a coloro che non ci sono, che qui ci sarebbero stati benissimo e dobbiamo fare di tutto perchè domani ci siano".
Precedentemente aveva parlato il ministro dell'Interno Giuliano Amato secondo il quale "se non dimostriamo la capacità di unirci e di ridare tessuto sociale, riceveremo discredito, perderemo consenso e rischiamo di rivivere una situazione simile ai primi anni '90".
Peppino Caldarola (Ds) - sulla linea di D'Alema - non è convinto della necessità di annullare i partiti nel nuovo soggetto: non sono d'accordo con Arturo Parisi nemmeno nelle virgole, sostiene, e se si va avanti con tutti questi americanismi si avranno "soluzioni alla Beppe Grillo".
Se si parte, avverte Dario Franceschini, il problema della collocazione in Europa, tra i più dibattuti a Orvieto - potrebbe risolversi d'incanto da solo. L'importante è tenere a mente le priorità: "ci sono ragioni di prospettiva ma anche ragioni urgenti, e la stabilità di questa coalizione passa per la presenza di un'area riformista molto forte che sia baricentro".
Sempre tra i cattolici, Pierluigi Castagnetti mette in chiaro che soprattutto nella prima fase "i voti si pesano, non si contano" (come a dire che i partiti avranno un loro ruolo almeno agli inizi), mentre Antonio Bassolino e Anna Finocchiaro mettono fretta nel raggiungere l'obiettivo considerato, da Basoslino, una "necessità per l'Italia".
Nel frattempo Ciriaco De Mita puntualizza: "La stampa mi colloca tra i contrari e non è vero, ma non è vero nemmeno che sono a favore". Quel che non gli piace è comunque l'idea di un Ulivo mondiale.
Domanda: ma tutti costoro non dicono una parola sui programmi del Pd perché?