Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    Predefinito Swaller de Lubicz: il vero Fulcanelli?

    Swaller de Lubicz, simbolista e studioso del sapere egizio, da alcuni viene ritenuto che non sia altro che il mistrioso Fulcanelli.

    Fulcanelli viene considerato l'ultimo vero Alchimista del XX secolo, membro della altrettanto misteriosa Fratellanza di Heliopolis.

    La particolarità della Fratellanza di Heliopolis è che i membri che ne fanno parte hanno conseguito la Grande Opera Alchemica, e quindi sono immortali.

    In pratica si presume che si tratti di una Fratellanza di veri illuminati. E a tal proposito la migliore rassegna di veri illuminati che sono riuscito a trovare è un libro in inglese del 1901: Cosmic Consciousness

    Tornando a Swaller de Lubicz la sua principale opera è The Temple of Men, oltre alla realizzazione, mediante procedimenti alchemici, di un vetro colorato analogo ai vetri dlle Cattedrali Gotiche...



    Ultima modifica di GNU-GPL; 19-08-10 alle 18:01

  2. #2
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    Lightbulb Rif: Swaller de Lubicz: il vero Fulcanelli?

    e' molto probabile,almeno i segni sembrano dire che sia lui,nutrirei qualche dubbio quasi impercettibile per la parte inerente la costruzione del tempio astrale,perfettamente eterno quindi platonico.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Swaller de Lubicz: il vero Fulcanelli?

    Secondo Geneviève Dubois, autrice di Fulcanelli dévoilé, l'opera di Fulcanelli sarebbe frutto della collaborazione a più mani di René Schwaller de Lubicz, Jean Julien Champagne, pittore parigino, Pierre Dujols, libraio e studioso di alchimia, ed Eugène Canseliet, redattore dell'opera finale. Ma il saggio della Dubois, che si basa su alcuni documenti e su ipotesi personali, potrebbe non aver risolto definitivamente il mistero sull'identità di Fulcanelli.

    Ad ogni modo, c'è da dire che il quadro tratteggiato da Geneviève Dubois coincide sostanzialmente con quello delineato da De Lubicz, che scrisse all'amico Vandenbroeck: «Fulcanelli deve essere inteso come il nome generico di un molteplice sforzo che si è protratto per quasi mezzo secolo [...]. Si ricordi, quando dico Fulcanelli, intendo quell'intero gruppo di letterati e "soffiatori": Canseliet, Dujols, Champagne, Boucher, Sauvage; tutti hanno contribuito a dar forma alla produzione di Fulcanelli, una volta diffuse le mie idee fra di loro. La mia ricerca sulle cattedrali come veicolo. [...] E poi un po' di lustro intorno, la fantastica erudizione, molta della quale risale a Dujols, un po' a Canseliet; si aggiunga il lavoro grafico di Champagne, ed ecco pronto un libro vendibile. » (da "Applausi per mano sola", Walter Catalano – Editrice Clinamen, pag. 60).

  4. #4
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    Predefinito Rif: Swaller de Lubicz: il vero Fulcanelli?

    Ripropongo, dalla vecchia POL, lo stralcio da un articolo di Enrica Perucchietti.



    L'AFFAIRE FULCANELLI



    Il frontespizio de Il Mistero delle cattedrali.
    Il disegno è opera di Canseliet


    Recentemente, Geneviève Dubois (autrice di Fulcanelli. Svelato l'enigma del più famoso alchimista del XX secolo – Ed. Mediterranee) ha identificato Fulcanelli con Jean-Julien Champagne, alchimista, artista e pittore parigino, maestro di Canseliet. Champagne avrebbe però goduto di una ventennale e feconda collaborazione con René Schwaller de Lubicz, esoterista ed egittologo a cui avrebbe "rubato" l'idea e i manoscritti originali de Il Mistero delle cattedrali e Le Dimore Filosofali per dettarli all'ignaro Canseliet che li avrebbe fatti pubblicare in buona fede.

    Schwaller de Lubicz giunse a Parigi nel 1910. A questo periodo risale l'incontro con Champagne. Quest'ultimo aveva ritrovato, all'interno di un raro esemplare degli scritti di Newton, un manoscritto che conteneva il segreto delle manipolazioni alchemiche che avevano permesso la realizzazione dei colori blu e rossi utilizzati nelle vetrate della cattedrale di Chartres. Invano tentò di decifrarlo. Proprio in quel periodo decise di avvicinare De Lubicz, il cui interesse per l'alchimia era noto, e gli propose la lettura del manoscritto e un'eventuale collaborazione. Questi ne rimase colpito e, nonostante non stimasse Champagne, decise di stipulare un accordo con lui: Schwaller avrebbe versato una somma mensile al pittore, in cambio della quale Champagne avrebbe lavorato all'aspetto operativo. Nessuno avrebbe dovuto sapere di questo patto. Champagne proseguì nei suoi esperimenti anche dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che vide la mobilitazione di De Lubicz in un laboratorio dell'esercito. Fu proprio nel 1916 che l'allora sedicenne Eugène Canseliet venne presentato a Champagne, divenendone presto allievo. Secondo la Dubois, Champagne avrebbe ordito per tutta la vita la trama destinata a consacrare il mito di Fulcanelli. In molti hanno dubitato anche della sincerità di Canseliet, ma la Dubois lo scagiona: egli credeva veramente che le opere pubblicate fossero di Champagne, mentre il vero autore era René Schwaller de Lubicz.

    Canseliet si rese conto dell'inganno solo dopo la morte di Champagne e, deluso, scrisse una lettera a De Lubicz biasimando il comportamento del suo "maestro". Canseliet, che ha rivestito un ruolo fondamentale nella trasmissione del mito e delle opere di Fulcanelli, sarebbe stato dunque una pedina inconsapevole. Nel settembre del 1922 assistette alla prima trasmutazione operata da Fulcanelli nella centrale del gas di Sarcelles trasmutazione che, sebbene non segnasse il compimento dell'Opera, ne costituiva una fase importante.



    René Schwaller de Lubicz e Jean Julien Champagne



    Una delle prove a sostegno dell'identificazione di Fulcanelli con Schwaller de Lubicz è la testimonianza di Canseliet della partenza del leggendario alchimista nel 1922 e del suo ritorno nel 1952. Schwaller partì da Parigi proprio nel 1922 e tornò definitivamente in Europa, dopo il suo soggiorno in Egitto, nel 1952. Le date coincidono. Durante gli anni della guerra passati a Parigi, Schwaller aveva redatto un manoscritto su un argomento che gli stava molto a cuore: le cattedrali gotiche e il simbolismo alchemico. Lo mostrò a Champagne che gli propose di sottoporre il lavoro a un editore. De Lubicz, fiducioso, gli consegnò il manoscritto. Diversi giorni dopo, Champagne glielo restituì informandolo che non poteva essere pubblicato. Nel frattempo De Lubicz si accingeva a partire per la Svizzera con la moglie Isha, dove fondò una stazione scientifica denominata Suhalia, una specie di monastero iniziatico fornito di un avanzatissimo laboratorio chimico, di una stamperia, di un osservatorio astronomico e dell'attrezzatura necessaria per le ricerche. Durante il suo soggiorno in Svizzera (7 anni), De Lubicz continuò a spedire regolarmente la rendita promessa a Champagne, il quale nascondeva ai suoi allievi, Canseliet e l'inseparabile amico e collega Pierre Dujols, i suoi rapporti con Schwaller: nessuno avrebbe potuto così sospettare che negli scritti di Champagne si nascondesse la penna di De Lubicz.

    Grazie agli appunti di quest'ultimo sui rapporti tra Notre-Dame de Paris e il simbolismo ermetico, giovandosi della collaborazione e della straordinaria erudizione dell'amico Dujols, Champagne diede inizio alla stesura dell'opera. Fu così che il 15 giugno 1916, Le Mystère des Chatédrales venne pubblicato a Parigi, sotto lo pseudonimo di Fulcanelli, da Jean Schémit con grande stupore di De Lubicz che, riconosciuto il suo lavoro, avrebbe riferito in una lettera inidirizzata ad André Vandenbroeck: «Fulcanelli ha preso le mie idee, me l'ha fatta». Schwaller De Lubicz, secondo Vandenbroeck, chiamava sempre Champagne col nome di Fulcanelli. Secondo la Dubois, Dujols, uomo di saldi principi, era all'oscuro della provenienza delle annotazioni presentategli da Champagne. Quando Pierre Dujols morì, nel 1926, la moglie consegnò a Champagne l'intero schedario redatto dal marito sui monumenti a carattere alchemico. E ancora prima, malato e costretto a letto, Dujols aveva affidato a Canseliet il compito di ordinare gli appunti e di redigere l'opera che, una volta sottoposta alla revisione di Champagne, venne pubblicata nel 1930 con il titolo di Les Demeures Philosophales.



    Eugène Canseliet e Pierre Dujols



    Nel 1930, dopo diciannove anni di ricerche, Champagne e Schwaller de Lubicz riuscirono finalmente a ottenere in laboratorio la fabbricazione dei blu e dei rossi delle vetrate, come quelli che si possono osservare nella Cattedrale di Chartres. Il successo dell'opera avrebbe dovuto condurre all'ottemperamento del patto stipulato vent'anni prima, secondo il quale le strade dei due si sarebbero definitivamente separate e De Lubicz avrebbe smesso di inviare al collaboratore il versamento della mensilità. Ma Champagne cambiò atteggiamento: raggiunto uno stato di costante eccitazione, decise di continuare su questa strada e di ripetere l'operazione. Per un anno Champagne, che si scoprì malato, mantenne la parola data e non fece allusioni alle loro ricerche di laboratorio. Però desiderava svelare tutto ai suoi discepoli e avvertì De Lubicz dell'intenzione. Quest'ultimo tornò a Parigi nel 1931. Quando si incontrarono, De Lubicz ricordò a Champagne il patto e gli propose, in cambio del suo silenzio, di continuare ad aiutarlo finanziariamente. Nell'agosto del 1932 Champagne inviò una lettera a De Lubicz in cui precisava la data della riunione con i discepoli. Pochi giorni prima di questa data, De Lubicz tornò a Parigi, si diresse da Champagne e lo trovò a letto con la pelle nera: aveva una gamba in cancrena. Dopo aver riflettuto Champagne si mostrò pentito e chiese all'amico di portar via tutte le carte dei suoi lavori e il manoscritto che aveva dato origine alla loro collaborazione. Fu il loro ultimo incontro, perché Champagne morì l'indomani, il 26 agosto 1932. Tre giorni dopo venne seppellito nel cimitero di Arnoiulle-les-Gonesse. La sua lapide, che è stata successivamente tolta o rubata, recava questo epitaffio: APOSTOLUS HERMETICAE SCIENTIAE, le cui iniziali sono le stesse che compaiono nelle firma di Fulcanelli.





    Ma se dietro il nome del leggendario alchimista si nascondeva davvero Champagne (e se gli scritti firmati con lo pseudonimo di Fulcanelli erano opera del sodalizio tra Champagne, Dujols e Canseliet e dell'inganno ordito dal primo nei confronti di Schwaller De Lubicz), risulta difficile comprendere alcune successive testimonianze di Canseliet. Quest'ultimo, venuto a conoscenza del misfatto dopo la morte di Champagne, scrisse una lettera a De Lubicz in cui confessava tutto il rammarico per la condotta del maestro. Non si spiega innanzitutto il motivo per cui, saputa la verità sull'origine delle opere di Fulcanelli, Canseliet sia rimasto fedele alla memoria di Champagne. Scoperta la verità avrebbe dovuto, plausibilmente, interrompere l'opera di promozione della fama dell'alchimista. E invece rimase sempre fedele alla memoria di Fulcanelli.


    Da un articolo di Enrica Perucchietti pubblicato su Hera n° 50 (febbraio 2004)
    Ultima modifica di Silvia; 20-08-10 alle 14:17

  5. #5
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    Predefinito Rif: Swaller de Lubicz: il vero Fulcanelli?

    Seguiamo alcuni punti della conversazione che Robert Amadou ebbe con l'Alchimista Canseliet (Le Feu du Solei, Ed. Pauvert, Paris 1978):

    ...non mi aspettavo di incontrare Fulcanelli, il quale mi disse "Ma allora mi riconosci?". Quando avete conosciuto qualcuno da ragazzo è difficile che poi lo riconosciate quando ha raggiunto i 25 anni. Il caso citato è esattamente l'opposto... era come se fosse andato a ritroso nel tempo, anche se si riconosceva ogni tratto del suo viso; le orecchie, la forma, l'attacco dei capelli, certo brizzolati, ma comunque neri... Non ho potuto vedere se avesse molti denti nuovi... ma nel complesso, quale portamento... ".

    Amadou allora chiese a Canseliet se il suo Maestro non fosse più lo stesso socialmente ed egli rispose che in effetti non lo era, non è più sul piano sociale; è sulla terra ma si tratta del Paradiso terrestre... L'Alchimista che riesce, entra nell'eterno presente e, d'un tratto, ha la conoscenza del passato, e dell'avvenire. Egli sa tutto...

    d: Come sapete se adesso egli è vivo o morto?

    r: Non ne so nulla. Ma, per loro, il tempo non conta. Per lui almeno. Quando io dico 'loro', penso agli adepti del genere di Saint-Germain, che egli incontra sicuramente. Essi comunicano tra loro, a loro piacere. E' per questo che i Rosacroce sono ritenuti invisibili. Egli è nell'eterno presente, egli conosce tutto il passato... come Saint Germain che vedeva il passato come vedeva l'avvenire... fabbricata la pietra, poteva vedere a distanza e nel tempo."

    d: Grazie al magistero, Fulcanelli ha potuto prolungare la sua esistenza terrena?

    r: Sicuramente! Io l'ho rivisto nel 1952. Egli aveva 113 anni.

    d: Si tratta di un prolungamento indefinito dell'esistenza terrestre, o di un prolungamento limitato nel tempo?

    r: Oh,no! Nel 1952, e gli mi sembrava un uomo della mia età.

    d: Voi pensate che il prolungamento possa essere indefinito?

    r: Oh,io lo penso, del resto, io sono convinto che vi è tutta una società sulla terra,una categoria di individui che vivono su un piano diverso dal nostro.

    d: Sarebbe la misteriosa Fraternità di Heliopolis?

    r: Insomma,vi si rialleccerebbe..."

    d: Quanto tempo pensate che Fulcanelli possa vivere?

    r: Egli virà certamente fin dopo di me,se io non riesco (a compiere l'Opera)

    d: Voi ritenete che egli possa vivere eternamente?

    r: Ah questo è certo. Fulcanelli potrà restare sulla terra per tutto il tempo che vorrà.

    d: Come il Conte di Saint-Germain?

    r: Si, egli è nella medesima situazione.

    d: perchè ha ottenuto la pietra?

    r: si.

    Due passi nel mistero - Fulcanelli
    Ultima modifica di GNU-GPL; 20-08-10 alle 14:37

 

 

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