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    ANTIAMERICANO
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    Predefinito Una nuova forza popolare in Umbria!

    UNA FORZA POPOLARE DI LIBERAZIONE

    I motivi e le idee della resistenza all’impero americano


    Febbraio 2004


    Un anno fa alcuni di noi si fecero promotori di un testo dal titolo Peoples smash America che in poco tempo raccolse centinaia di adesioni. Non era solo un grido di allarme contro la guerra, era un appello al movimento che dilagava per le strade del paese a non fermarsi alla difesa della pace, ad attrezzarsi per la necessaria resistenza all’Impero americano. La nostra esortazione cadde sfortunatamente nel vuoto, che della “seconda superpotenza mondiale”, non appena i carri armati di Bush entrarono a Bagdad, non restò traccia. Neanche l’eroica resistenza del popolo iracheno risvegliò il movimento per la pace dalla sua catalessi.
    Rifiutandoci di seguire la corrente di riflusso noi ritenemmo, pur disponendo di forze modeste, che fosse necessario rilanciare l’iniziativa, a due livelli. Occorreva sostenere subito la resistenza irachena contro gli occupanti, ma pure avviare un lavoro che sapevamo essere di medio periodo, quello di fondare un nuovo movimentoche non solo raccogliesse l’ostilità alla politica imperiale americana ma organizzasse anche qui una Resistenza all’americanismo e all’imperialismo.

    Non ci saremmo aspettati tanto fuoco di sbarramento. La manifestazione del 13 dicembre “Con il popolo iracheno che resiste” (presenziata dal portavoce della Resistenza Awni Al Kalemji) e al cui successo abbiamo contribuito, è stata oggetto, oltreché di un boicottaggio senza precedenti da parte di ampi settori della sinistra, di una vera e propria campagna di demonizzazione e criminalizzazione dei principali mezzi di informazione.

    Stessa sorte è toccata all’idea che ci sta più a cuore, quella di fondare un movimento politico antiamericanista, su cui è stato detto tutto e il contrario di tutto.

    E’ necessario a questo punto precisare le ragioni per cui riteniamo di dover andare avanti, iniziando proprio dall’analisi della situazione sociale, allo scopo di verificare se ciò che stiamo proponendo è velleitario o se, come pensiamo, poggia su obiettive tendenze materiali e spirituali. Di proposte politiche se ne possono infatti fare molte, si affermano però solo quelle che incontrano un’effettiva domanda sociale.

    Ribatteremo infine, punto per punto, alle critiche e alle accuse che in questi mesi ci sono state rivolte.

    La crisi italiana


    Il nostro paese vive da lunga data una crisi complessiva, che è economica, sociale, politica e culturale. Essa si inscrive in quella internazionale segnata da due fattori: l’incapacità del capitalismo di soddisfare i bisogni, anche primari, della maggioranza degli esseri umani, e le tensioni dovute al passaggio dall’estinto ordine bipolare all’impero americano.
    I gruppi dominanti che negli anni ‘90 si sono trovati al potere, approfittando del collasso del regime democristiano, portarono un attacco demolitore alle conquiste del movimento operaioe alle secolari tradizioni popolari, solidaristiche ed egualitarie (che pur in modo parziale sono state fissate nella Costituzione). Questi gruppi importarono il modello americano, non solo sul piano economico, ma pure su quelli politico, istituzionale e culturale. Ma questa americanizzazione, invece di risolvere la crisi l’ha aggravata, e da essa non si uscirà con semplici aggiustamenti, con mezze misure, ma solo con soluzioni radicali.
    Quali sono? O l’americanizzazione verrà completata, portata alle sue ultime conseguenze con devastanti lacerazioni sociali, o al suo posto si affermerà la contro-tendenza opposta, una sostanziale de-americanizzazione, economica, politica, sociale e culturale.
    Il paese non può, pena il naufragio, galleggiare e oscillare ancora a lungo tra Scilla e Cariddi. Il momento della scelta è più vicino di quanto si pensi. Sotto traccia, impercettibilmente, matura una nuova polarizzazione sociale, si vanno formando gli eserciti destinati ad affrontarsi in campo aperto. Dall’esito di questa battaglia dipenderà il futuro.

    L’opposizione all’americanizzazione

    Gli artefici dell’americanizzazione liberista non possono dunque né restare a lungo in mezzo al guado né fare marcia indietro. Sono obbligati ad andare avanti. Essi debbono accelerare il processo di americanizzazione su tutti i piani: economico, sociale, istituzionale e culturale. Ma più essi procedono, più si separano dalla “società civile”, più alimentano la resistenza. Le recenti proteste sociali, da quelle dei dipendenti del trasporto urbano a quelle dei medici, da quelle dei siderurgici a quelle ambientaliste, da quelle dei lavoratori dell’Alitalia a quelle dei magistrati, pur profondamente diverse l’una dall’altra, hanno un oggettivo comune denominatore: il rifiuto del modello sociale e istituzionale americano-liberista.
    Questa tendenza era stata preceduta da alcuni fenomeni di grande importanza politica. Il movimento no global e quello per la pace, hanno mostrato che la società non è stata normalizzata, che l’americanizzazione si è fermata alla superficie; che in essa vanno anzi crescendo non solo l’opposizione al corso degli eventi ma pure una domanda di cambiamento, un desiderio ancora confuso di svolta.
    I sondaggi di opinione commissionati dagli stessi governi confermano lo iato tra la “società civile” e la sua rappresentazione politica, di destra e sinistra, di vecchi e nuovi reazionari, mostrano che i sentimenti antiamericanisti si vanno consolidando. Emblematico quello compiuto a scala europea, in base al quale la maggioranza dei cittadini ritiene che Israele e gli USA siano le due principali minacce alla pace mondiale.
    La vergognosa successiva campagna di intossicazione, centrata sull’accusa di “antisemitismo”, è stata la più chiara conferma che questa discrasia diventa una voragine, che le forze politiche sistemiche (in un contesto in cui ai governi nazionali non restano che margini del tutto residuali di azione) non possono rappresentare queste spinte sociali e questi sentimenti culturali.
    Siamo davanti alle avvisaglie di una crisi sociale che potrebbe dunque diventare una crisi politica e istituzionale senza precedenti. E’ questa fibrillazione sociale, è la resistenza popolare trasversale che rende virulenta e imprevedibile la guerra per bande dentro le istituzioni, che spiega l’instabilità politica crescente, la sostanziale paralisi dei governi nonostante essi godano di maggioranze parlamentari senza precedenti.

    Chi rappresenta chi?

    Chi darà voce a queste istanze profonde? Questo è il problema più scottante di questo periodo, la domanda che ci siamo posti quando abbiamo avanzato l’idea di un nuovo movimento popolare di liberazione antiamericanista.
    Noi muoviamo da tre convinzioni: che le tradizioni storiche di questo paese (che i liberali liquidano con l’epiteto di “catto-comunista” intendendo in realtà l’egualitarismo sociale e un universalismo umanistico) sono refrattarie all’americanismo e chiedono di essere rappresentate; che si sta aprendo, fuori dal campo bipolare, uno varco che diventerà un vero e proprio spazio politico di massa; che questo spazio ora vuoto, prima o poi, sarà occupato.
    Stiamo appunto proponendo di rompere gli indugi, di porsi l’obbiettivo di dare voce alle istanze che vanno prendendo piede tra le masse e che non noi, ma i maître a penser del regime hanno bollato, in maniera dispregiativa, come antiamericaniste.
    I tempi sono stringenti. Il fattore tempo, in politica, è cruciale, è quello che separa le potenziali avanguardie che vogliono imprimere una data direzione agli eventi storici, da coloro che non potranno che assistere fatalisticamente ai fatti.
    Sappiamo bene che il nostro slancio, affinché produca il risultato sperato, ha bisogno che certi processi sociali, ancora incipienti, giungano ad una certa maturazione. Occorre anzitutto che la resistenza si stabilizzi e si rafforzi, che entrino in scena, oltre agli strati sociali contrattualmente forti, quelli più deboli afferrati nell’universo del lavoro precario e flessibile, dell’esclusione sociale. Occorre che questa nuova opposizione sociale incontri la diffusa ostilità culturale e spirituale al Moloch americano-liberista.
    Questa evoluzione non dipende da noi, ciò che dipende da noi è costruire per tempo un saldo punto di riferimento e di ancoraggio a istanze sociali e politiche che stanno oltre al mero sindacalismo sociale, che contengono un’esigenza generale di fuoriuscita dalla globalizzazione imperialistica e dalla sfera geopolitica del dominio americano. Non abbiamo nulla da perdere, se non le catene di un paralizzante minoritarismo.

    Il populismo

    Ciò che deve spingerci ad accelerare il passo è che il varco politico che sta tra la “società regale” e quella “reale”, vista la refrattarietà dei ceti politici istituzionali, rischia di essere occupato da un nuovo populismo, un populismo che troverà quasi certamente i suoi catalizzatori fuori dal perimetro istituzionale. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: da un decennio, non solo in Italia ma in mezza Europa, vediamo tutti sintomi dell’avvento di movimenti populisti (Italia, Austria, Francia, Olanda, Belgio, ecc.).
    Non si tratta di fare esorcismi. Col populismo in fieri occorre fare i conti, individuando anzitutto le sue cause, che risiedono nella fine delle “aspettative di benessere crescente”, nel lento processo di pauperizzazione dello stesso ceto medio, nella percezione che la caduta di rango sociale è inarrestabile. Certi sociologi parlano dello “effetto di spaesamento e sradicamento” indotto dai processi di globalizzazione. Questo “spaesamento” è amplificato dal pensiero unico americanista dominante che batte in modo martellante su un unico tasto: la globalizzazione è una ineluttabile e auspicabile fatalità.
    Quattro sono gli elementi principali dell’incipiente populismo:
    1. la resistenza alla pauperizzazione e alla degradazione del proprio rango sociale; 2. il rifiuto della modernità realmente esistente e la renitenza davanti al mito della globalizzazione; 3. la rivolta contro il fatalismo che presenta la globalizzazione come fenomeno inarrestabile; 4. l’avversione verso il carattere iper-oligarchico del capitalismo, che è anche astio verso il sistema politico che protegge gli interessi di queste oligarchie.
    Possiamo considerare queste istanze come reazionarie? No, non possiamo.
    Esse, pur presentandosi mescolate ad altre meno nobili e inaccettabili (è un vizio dei dottrinari la spocchia verso ciò che non è “puro e limpido” come vorrebbero) sono istanze legittime, hanno un valore che osiamo definire progressivo. Esse sono tuttavia aperte ad esiti non solo diversi ma opposti: possono essere utilizzate sia da forze politiche anticapitaliste e antisistemiche, che neocapitaliste e neoimperialiste.
    E’ indiscutibile che chiunque voglia fuoriuscire dal capitalismo non può prescindere da queste istanze, deve anzi rappresentarle per declinarle in maniera adeguata.
    Tra le istanze populiste inaccettabili due spiccano sulle altre: la xenofobia e la pulsione allo “Statofortismo”. Pur respingendo l’ideologia della “società multietnica” (che si traduce nei fatti nell’americano melting pot, ovvero nel sistema segregazionistico dei ghetti) e ogni feticismo parlamentare; noi vogliamo invece difendere i diritti degli immigrati, che sono le prime vittime della globalizzazione capitalistica, e le tradizioni e le norme democratiche che a caro prezzo il movimento operaio e le classi subalterne hanno strappato in lotte secolari.

    La sinistra sistemica inorridisce davanti al rischio “plebeo e antipolitico” del populismo in fieri aggrappandosi ostinatamente al PTPC (Partito Trasversale Politicamente Corretto) e ai dogmi dell’americanismo. Quali sono questi dogmi? Il capitalismo come sistema sociale eterno, il diritto dell’Occidente imperialista ad esercitare la propria supremazia mondiale, gli Stati Uniti come Stato guida del sistema, Israele come suo avamposto inviolabile.
    La sinistra radicale, pur rappresentando forze sociali che resistono all’americanismo, si rifiuta pudicamente di ammetterlo, restando impigliata, via Rifondazione, nell’orbita del PTPC. Si illude di contrastare il populismo con l’anatema, opponendo un sindacalismo sociale vagamente classista declinato con un massimalismo politico privo di costrutto. In realtà questa sinistra è già populistizzata: il massimalismo non è infatti altro che un populismo declinato a sinistra. Essa tende sì a rappresentare istanze sociali anticapitaliste ma non va oltre aslogan astratti e generici, avanzando l’idea velleitariadi una “umanizzazione della globalizzazione” (“un altro mondo è possibile”), rifiutando di porre sul tappeto la fuoriuscita dal capitalismo. E’ un massimalismo che ha reciso i suoi ponti col marxismo, “politicamente corretto”, imbelle e senza prospettive.
    Questa sinistra non vuole accettare che il fenomeno della mondializzazione imperialista, avendo causato devastanti sconquassi sociali planetari non meno violenti della rivoluzione industriale, ha travolto le sovrastrutture e le rappresentazioni ideologiche, tra cui le categorie di scaturigine ottocentesca di “progressista e conservatore”, “riformatore e reazionario”, “innovatore e passatista”.

    Un’altra possibilità


    Se adottassimo la tradizionale categorizzazione per cui progressista è accogliere la modernità, lo sviluppo della tecnica e della scienza, il primato categorico dello sviluppo delle forze produttive; progressisti e di sinistra sarebbero proprio gli artefici e i partigiani americanisti della globalizzazione imperialista. Non a caso i cantori di quest’ultima condannano addirittura il movimento no global come “conservatore” e spesso “reazionario”. Di converso, ove assumessimo altri paradigmi e pietre angolari - una concezione antieconomicistica e anticonsumistica della qualità della vita umano-sociale,il creativo lavoro umano come principale forza produttiva,la salvaguardia della natura e delle biodiversità, la difesa di culture, costumi e tradizioni in cui si incardina un’intera civilizzazione, la difesa delle prerogative degli stati nazionali - saremmo effettivamente dei “conservatori”; in quanto bisogna “mettere al riparo” le basi della civilizzazione, ciò che resta di naturale e di umano, dallo schiacciasassi dello sviluppo imperialistico, in quanto effettivamente “salvaguardare” significa anche “conservare”. Senza questa preservazione nessun futuro storico di liberazione sarebbe possibile.
    Non stiamo dicendo che queste categorie sono prive di ogni contenuto di senso: stiamo dicendo che esse vanno riprecisate e riformulate se davvero vogliamo cambiare questo mondo. Così come occorre respingere l’ideologia “progressista” che considera la scienza e la tecnologia come fossero fenomeni neutrali. Scienza e tecnica sono invece fattori sociali, che il sistema forgia e utilizza per perpetuare determinate relazioni classiste di oppressione. Non è quindi il concetto di modernità in sé che respingiamo, ma la modernità realmente esistente, quella che porta le stimmate della globalizzazione imperialista. Lo sviluppo scientifico può essere un fattore distruttivo se non lo si strappa dalle mani dell’oligarchia imperialista per porlo sotto il controllo sociale.

    Non si contrasta il populismo che cova tra le masse demonizzandolo, confondendo le istanze legittime con quelle inaccettabili, la spinta sociale con la sua eventuale rappresentazione politica.
    Il fatto è che il populismo in fieri si va nutrendo non dentro gli angusti e improbabili confini del neofascismo, ma dentro il nostro universo, quello antiamericanista e antiliberista. Lo stesso nazionalismo di ritorno di cui il populismo si farà senz’altro interprete non può essere liquidato come “reazionario”. Acerte condizioni è invece un fattore positivo, in quanto la richiesta di un maggiore interventismo nazionalee pubblico, non solo traduce la legittima richiesta di stato sociale (di tutela pubblica dalla globalizzazione liberista e dalle cieche leggi di mercato); esprime anche il rifiuto della supremazia americana e contesta la sovranità limitata a cui l’Italia e l’Europa soggiacciono con l’avallo delle classi e dei blocchi politici bipolari dominanti. Possiamo e dobbiamo accogliere, anche nel nostro paese, l’istanza di una piena indipendenza nazionale, declinandola in maniera antimperialista, coniugandola anzi con una politica estera di solidarietà coi popoli del sud del mondo, a partire da quelli del Mediterraneo e del Medio Oriente.

    In questa cornice noi non accettiamo l’Unione Europea, non solo in quanto le sue fondamenta sono imperialistiche (NATO) e liberiste (Maastricht), ma anche in quanto questa Unione è stata intrinsecamente concepita come alleata subordinata e cobelligerante degli Stati Uniti un segmento sull’asse WashingtonTel Aviv. L’unità europea che vogliamo passa per il rovesciamento degli attuali regimi e la rottura dei legami di sudditanza con gli USA.

    Il nostro è dunque un grido di allarme: se non sarà un soggetto anticapitalista a rappresentare queste legittime istanze, declinandole in modo universalistico sarà senz’altro il populismo a farlo, con il rischio che esso, come accadde già col fascismo, diventi la clava con cui il capitale prima colpirà i suoi avversari, poi rinsalderà il suo dominio statuale. Non si tratta dunque di allearsi al populismo, ma di contrastarlo, di fermarlo occupando il suo spazio sociale.
    Per questo occorre un nuovo soggetto politico, una forza popolare di liberazione, saldamente ancorata ai principi anticapitalisti e socialisti di uguaglianza, fratellanza e libertà. o

    •   Alt 

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  2. #2
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    Legittima Difesa organizza convegni,appuntamenti di lotta,battaglie politiche contro il sistema bipolare che si è annidato in Umbria.
    Anzi più che sistema bipolare,si può parlare concretamente di sistema unipolare costituito dal blocco Ds-Rifondazione che va a braccetto con la massoneria,facendo di fatto sorgere una mafia che reprime con ogni sistema possibile (anche con le minacce più esplicite) ogni opposizione reale.
    In ultimo per ordine di tempo il criminale disegno di far sorgere al posto del Mercato coperto,un'enorme centro commerciale americanista,con ovviamente la deturpazione del centro storico di Perugia!

    Opponiamoci a tale disegno!!!

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    Citazione Originariamente Scritto da Corsaro Rosso Visualizza Messaggio
    Legittima Difesa organizza convegni,appuntamenti di lotta,battaglie politiche contro il sistema bipolare che si è annidato in Umbria.
    Anzi più che sistema bipolare,si può parlare concretamente di sistema unipolare costituito dal blocco Ds-Rifondazione che va a braccetto con la massoneria,facendo di fatto sorgere una mafia che reprime con ogni sistema possibile (anche con le minacce più esplicite) ogni opposizione reale.
    In ultimo per ordine di tempo il criminale disegno di far sorgere al posto del Mercato coperto,un'enorme centro commerciale americanista,con ovviamente la deturpazione del centro storico di Perugia!

    Opponiamoci a tale disegno!!!
    Ehi Corsaro Rosso ma qual'è l'attuale stato di salute di Legittima Difesa?

    A luta continua

  4. #4
    ANTIAMERICANO
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    L.D. è in via di guarigione dopo un breve periodo di coma.
    Si sta ripartendo con vigore,pronti a nuove lotte,ma sempre cercando di mantenere i piedi saldi.

    A pugno chiuso!

  5. #5
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    Quando asltò fuori, guardai con molto interesse questo movimento che, addirittura, proponeva di candidarsi come tarza forza contro la follia bipolarista. Ho letto di diversi convegni, prima sull'e-45 autostrada, poi a Agosto hanno portato a Perugia Ferrando, che usciva dal governo e l'incontro si intitolava "Perchè usciamo da Rifondazione e dal governo", dacchè ho pensato che in extremis legittima difesa avesse deciso di identificarsi con l'ala Trotzkysta di Rifondazione (e quindi con la coalizione di centro-sx, grande controsenso). Poi uno stato comatoso senza notizie. Secondo voi, qualora legittima difesa si fosse candidata in Umbria come terza forza, che risultato avrebbe ottenuto? Facendo un calcolo, contando che l'Unione in Italia ha vinto per 20000 voti, se Legittima Difesa avesse preso il 3,3% dei voti (comunque utopia) in umbria, pari a 20000 voti, avrebbe vinto la casa delle libertà.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da XXGiugno Visualizza Messaggio
    Quando asltò fuori, guardai con molto interesse questo movimento che, addirittura, proponeva di candidarsi come tarza forza contro la follia bipolarista. Ho letto di diversi convegni, prima sull'e-45 autostrada, poi a Agosto hanno portato a Perugia Ferrando, che usciva dal governo e l'incontro si intitolava "Perchè usciamo da Rifondazione e dal governo", dacchè ho pensato che in extremis legittima difesa avesse deciso di identificarsi con l'ala Trotzkysta di Rifondazione (e quindi con la coalizione di centro-sx, grande controsenso). Poi uno stato comatoso senza notizie. Secondo voi, qualora legittima difesa si fosse candidata in Umbria come terza forza, che risultato avrebbe ottenuto? Facendo un calcolo, contando che l'Unione in Italia ha vinto per 20000 voti, se Legittima Difesa avesse preso il 3,3% dei voti (comunque utopia) in umbria, pari a 20000 voti, avrebbe vinto la casa delle libertà.
    E cosa sarebbe cambiato se avesse vinto la CdL al posto dell'unione? Marcusianamente credo che Unione e CdL facciano parte dello stesso sistema undimensionale per cui uno o l'altro dal punto di vista politico e anche da quello strategico non sarebbe cambiato nulla.
    Comunque come hai sottolineato tu pensare che Legittima Difesa potesse prendere il 3.3% dei voti così di punto in bianco è veramente utopico.
    Oltretutto tu a mio parere nella tua analisi, quando parli di possibile controsenso dimentichi che mPCL come PC Rol sono usciti da rifondazione e dall'Unione e attualmente rappresentano i dui enzimi più forti per tutta la sinistra extrasistemica italiana, volente o nolente che si sia.

    A luta continua

  7. #7
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    No, no, sia chiaro, sono d'accordo con te, prodi contro berlusconi è il progetto della p2 che si è prontamente realizzato, io volevo solo chiedere qualora qualcuno ne sapesse più di me se legittima difesa era compenetrata in rifondazione per le elezioni oppure semplicemente non avesse raggiunto le firme per presentare candidature. Inoltre perdona l'ignoranza, ma non so cosa siano, benchè posso imma ginarmelo mPCL (partito comunista marxista leninista?) e PC Rol (Partito comunista...?).
    Ma secondo te ha senso fare tuti quei bei discorsi, sicuramente attivi, razionali e quanto mai necessari oggi come oggi, e poi presentarsi con rifondazione e entrare nell'Unione?

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    Citazione Originariamente Scritto da XXGiugno Visualizza Messaggio
    No, no, sia chiaro, sono d'accordo con te, prodi contro berlusconi è il progetto della p2 che si è prontamente realizzato, io volevo solo chiedere qualora qualcuno ne sapesse più di me se legittima difesa era compenetrata in rifondazione per le elezioni oppure semplicemente non avesse raggiunto le firme per presentare candidature. Inoltre perdona l'ignoranza, ma non so cosa siano, benchè posso imma ginarmelo mPCL (partito comunista marxista leninista?) e PC Rol (Partito comunista...?).
    Ma secondo te ha senso fare tuti quei bei discorsi, sicuramente attivi, razionali e quanto mai necessari oggi come oggi, e poi presentarsi con rifondazione e entrare nell'Unione?
    Il mPCL è il movimento costitutivo per il partito comunista dei lavoratori di Ferrando e Grisolia che sono usciti da Rifondazione in primavera e stanno fondando un partito esterno all'unione. Il PC Rol sta per Progetto Comunista-rifondare l'opposizione dei lavoratori e sostanzialmente si differenzia dal primo soprattutto per la critica al personalismo di Ferrando.
    Entrambi però sono esterni a PRC e criticano aspramente l'Unione e ancora di più Rifondazione.
    Quindi hai pienamente ragione quando dici che non ha senso presentarsi con Rifondazione ed entrare nell'Unione (altrimenti tutto il mio discorso di prima come giustamente hai detto tu sarebbero solo belle parole). Tuttavia forse non ho ben capito il tuo discorso ma sia il mPCL sia il PC Rol sono esterni all'Unione e si pongono in opposizione ad essa quindi tatticamente il dialogo con queste forze politiche mi sembra auspicabile o comunque non un controsenso.
    Spero di aver capito correttamente il tuo pensiero.

    A luta continua

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Il mPCL è il movimento costitutivo per il partito comunista dei lavoratori di Ferrando e Grisolia che sono usciti da Rifondazione in primavera e stanno fondando un partito esterno all'unione. Il PC Rol sta per Progetto Comunista-rifondare l'opposizione dei lavoratori e sostanzialmente si differenzia dal primo soprattutto per la critica al personalismo di Ferrando.
    Entrambi però sono esterni a PRC e criticano aspramente l'Unione e ancora di più Rifondazione.
    Quindi hai pienamente ragione quando dici che non ha senso presentarsi con Rifondazione ed entrare nell'Unione (altrimenti tutto il mio discorso di prima come giustamente hai detto tu sarebbero solo belle parole). Tuttavia forse non ho ben capito il tuo discorso ma sia il mPCL sia il PC Rol sono esterni all'Unione e si pongono in opposizione ad essa quindi tatticamente il dialogo con queste forze politiche mi sembra auspicabile o comunque non un controsenso.
    Spero di aver capito correttamente il tuo pensiero.

    A luta continua
    grazie per la spiegazione.
    Sì quello che dicevo io era per capire se questi movimenti ad Aprile erano dentro rifondazione e quindi dentro all'unione e ne sono uscito solo post-elezioni o se erano gia organizzazioni contrapposte all'unione. Mi sebrerebbe un pò una boiata presentarsi come ostili a rifondazione e a prodi, presentarvisi insieme per le elezioni e poi sciogliersene a maggio. Spero di essermi spiegato. Comunque sono movimenti da tenere d'occhio, probabilmente non riusciranno mai ad avere un consenso tale da permetterne una minima rilevanza politica, ma il fatto che esistano è comunque incoraggiante.

    Il partito comunista dei lavoratori mi ricorda vagamente Ocalan

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da XXGiugno Visualizza Messaggio
    grazie per la spiegazione.
    Sì quello che dicevo io era per capire se questi movimenti ad Aprile erano dentro rifondazione e quindi dentro all'unione e ne sono uscito solo post-elezioni o se erano gia organizzazioni contrapposte all'unione. Mi sebrerebbe un pò una boiata presentarsi come ostili a rifondazione e a prodi, presentarvisi insieme per le elezioni e poi sciogliersene a maggio. Spero di essermi spiegato. Comunque sono movimenti da tenere d'occhio, probabilmente non riusciranno mai ad avere un consenso tale da permetterne una minima rilevanza politica, ma il fatto che esistano è comunque incoraggiante.

    Il partito comunista dei lavoratori mi ricorda vagamente Ocalan
    Ne sono usciti chiaramente prima delle elezioni. Il processo didistacco da Rifondazione è stato piuttosto elaborato e le elezioni imminenti probabilmente sono state il catalizzatore che ha accelerato il processo (per Ferrando ci sarebbe poi stato il problema di spiegare come mai sia uscito da l PRC poco dopo essere stato escluso dalle liste elettorali).

    Quanto ad Abdullah Ocalan mi prendo lo sfizio visto che lo hai nominato di dirti che attualmente il PKK si è costituito anche legalmente chiamandosi Kadek il cui leader èchiaramente sempre lui. Interessante (e per il quale sto scrivendo un lungo articolo) la sua Teoria del Terzo Dominio.

    A luta continua

 

 

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