Amici, sappiate che se i desideri bananas di caduta del governo Prodi malauguratamente si avverassero, Forza Italia ci costringerebbe a ipotecare la casa per finanziare lì'ammanco di cassa di 70 miliardi di euro che i creativi ci hanno lasciato in eredità.
Si tratta solo di aggiornare alla nuova realtà odiera del giorno d'oggi il DPEF bananas del 2003, mica di un secolo fa.
Allora il prohlema era tirare a fine mese perchè Berlusconi ci aveva portato alla miseria e non c'avevamo una lira da spendere, ora è quello di pagare le tasse perchè con Prodi l'economia va meglio ma purtroppo c'è il problemino dell' ammanco di cassa che siamo chiamati a coprire.
E cosa c'è di meglio di un bel mutuo ipotecario.
In alternativa, se sei vecchio, puoi sempre venderti la casa mantenendo pero' l'usufrutto, in modo che quando schiatti i tuoi figli non pagano la tassa di successione perchè non hanno nessuna casa cui succedere, suggerisce Tremonti. E i soldi ti balleranno sul conto corrente e potrai pagare le tasse e fare pure le ferie a Ibiza.
Corriere, 16.7.03
«Dalla casa una rendita per spingere i consumi»
Nel Dpef l’idea di prestiti legati alla cessione della nuda proprietà E per i giovani l’ipotesi di mutui a rata costante e durata variabile
L'obiettivo è di rilanciare i consumi per combattere lo spauracchio della deflazione. E il documento di programmazione economico finanziaria (Dpef) del governo individua una serie di strumenti che potrebbero portare maggiore ricchezza nelle tasche delle famiglie in modo da indurle ad allentare un po' i cordoni della borsa e ad aumentare la fetta del bilancio destinata agli acquisti. Non uno shopping sfrenato, ma soprattutto beni durevoli. Ma una ricetta sicura non c'è. E il Dpef esamina, allora, quelle che sono le esperienze estere su questa strada. Così, tra gli argomenti ben definiti, compaiono anche soluzioni innovative. E, forse proprio per questo, nel documento sono idee riquadrate e in carattere corsivo. Ad esempio, si avanza l'ipotesi che il mattone potrebbe essere il volano della ripresa. A patto che la famiglia decida di finanziarsi ipotecando la casa e, con i soldi ottenuti, comprare ciò che non sarebbe riuscita ad acquistare altrimenti. Un'idea, ispirata dai bassi tassi d’interesse, che però al solo apparire è stata bocciata dal responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani come «la volontà di trasferire alle famiglie la finanza creativa del governo». Ma quali sono le mosse che potrebbero fare le famiglie per aumentare i consumi? I giovani, per esempio, che sono destinati a veder crescere il proprio reddito ma anche il numero dei componenti il loro nucleo familiare, potrebbero scegliere dei mutui a rata costante e durata variabile. In questo modo, anche nel caso in cui i tassi d’interesse dovessero riprendere a salire, potrebbero mantenere la rata mensile a un livello sostenibile perché, intanto, gli eventuali aumenti vanno a scaricarsi in coda allungando la durata del rimborso. Allo stesso modo eventuali nuove riduzioni dei tassi riporterebbero la durata verso il traguardo prefissato.
Non si tratta di una grande novità, prodotti del genere sono già sul mercato da tempo. Si tratterebbe però di studiare rate particolarmente basse in modo da lasciare una fetta maggiore di reddito a disposizione di questi nuovi nuclei. E delle loro spese. E, se la famiglia è già formata da anni, anzi, i componenti hanno già un’età matura e sono proprietari della loro casa? In questo caso l’esperienza suggerisce che potrebbero fare ricorso al finanziamento vendendo la nuda proprietà dell’immobile mantenendo l’usufrutto (più propriamente il diritto di abitazione che non è commerciabile e non può essere ceduto) fino a che saranno in vita.
A comperare potrebbe essere una finanziaria, un fondo immobiliare o un fondo pensione che, in cambio di uno sconto sul prezzo d’acquisto parametrato all’età del proprietario o dei proprietari, scommette sulla continua rivalutazione di quell’immobile. Un domani, quando i vecchi proprietari non saranno più in grado di abitare in quell’appartamento (o verranno a mancare), l’usufrutto si congiungerà automaticamente e senza dover pagare altre tasse nelle mani del nudo proprietario che potrà vendere l’appartamento libero. Anche in questo caso, però, si tratta di uno strumento già utilizzato in Italia, soprattutto dalle persone anziane che abitano appartamenti grandi, in zone centrali, e non vogliono lasciare la loro abitazione ma hanno bisogno di integrare la pensione.
Lo strumento che però si adatta meglio alla volontà di convertire in reddito una parte della ricchezza delle famiglie rappresentata dalla casa è il rifinanziamento del mutuo. Un po’ quello che succede nel mondo anglosassone. Un esempio lo può spiegare meglio. La famiglia sta rimborsando un mutuo di 70.000 euro erogato quando ha acquistato la casa, casa che aveva un valore di 100.000 euro. Nel momento in cui la crescita delle quotazioni immobiliari fa salire il valore dell’appartamento a 200.000 euro, questa famiglia va in banca, chiede di estinguere il vecchio prestito e si fa rifinanziare per 150.000 euro. Operazione che negli Stati Uniti è normale ma che in Italia ora è sconsigliabile poiché i costi si mangerebbero una buona fetta del guadagno. Parte dei soldi ottenuti andrà a estinguere il vecchio mutuo, ma un buon due terzi del nuovo finanziamento servirà per acquistare l’auto, per iscrivere i figli all’università e per rinnovare l’arredamento della casa.
Ma l’indebitamento della famiglia è salito molto. I guai potrebbero arrivare se l’economia va in crisi e, insieme al posto di lavoro, c’è il rischio di perdere anche la casa.




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